Guido Catalano.
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D'amore si muore ma io no.
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2016. Rizzoli.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Giacomo fa il poeta ma campa di lavoretti precari, non ha la patente e con le donne  impacciato, ma gentile: la sua amica Francesca lo definisce scarsissimo. Un giorno in aereo conosce l'aracnologa Agata: lei  bellissima, e lo fa ridere. E' un colpo di fulmine, e Giacomo capisce che si tratta dell'amore della sua vita.
Ma se gi per arrivare a baciarla la strada per lui  particolarmente complicata, figuriamoci tutto il resto. Perch essere felici non  facile, si rischia di poter essere infelici, anche. 
Il primo romanzo di Guido Catalano, "poeta professionista vivente,  la storia impossibile da raccontare di un sentimento che nasce: un romanzo tenero e stralunato, zeppo di dubbi, fobie, strategie fallimentari e sorrisi. Che ci invitano a riconoscere una volta per tutte quanto  bello scoprirci ridicoli, se  per amore.
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L'AUTORE.
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GUIDO CATALANO, nato a Torino nel 1971,  poeta e performer. Portai suoi libri [e la sua barba) in giro per l'Italia con oltre 130 reading all'anno. Collabora con Smemoranda,  ospite fisso di Caterpillar su Rai Radio 2, tiene un blog su Il Fatto Quotidiano e cura la posta del cuore per la rivista "linus. Ha pubblicato per Miraggi Edizioni Ti amo ma posso spiegarti e Piuttosto che morire m'ammazzo. Il suo ultimo
libro pubblicato da Rizzoli  Ogni volta che mi baci muore un nazista.
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UN GIUDIZIO.
QUESTO LIBRO  QUALCOSA DI NUOVO. QUALCUNO LO TROVER TROPPO IRRIVERENTE E IRONICO:  COME UN COMPLESSO MULTIVITAMINICO CHE UNISCE VARI PREPARATI, E L'IRONIA, IN GIUSTE DOSI, PU ESSERE UN BALSAMO POTENTE.
Serena Dandini.
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Le poesie Supernova e L'uomo che gli trapiantarono un ordigno nucleare al posto del cuore, ai capitoli 67 e 78, sono edite da Miraggi edizioni.
(Sono un poeta, cara, 2015 e Ti amo ma posso spiegarti, 2011).
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La strategia amorosa si adopera soltanto quando non si  innamorati.
CESARE PAVESE.
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Intro.
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Ti ho cercata un sacco sai?
E come hai fatto a trovarmi?
Prima ho seguito il sentiero di mollichine di pane.
E poi?
Il bat-segnale.
E poi?
La stella cometa.
E poi?
Le tracce dei tuoi piedi nella sabbia.
E poi mi hai trovata?
S.
Raccontami come  andata.
Eri bella.
Ero simpatica?
Eri sorridente.
Ero contenta.
Ero impacciato.
Per mi hai baciata.
Come fosse l'ultima cosa che facevo prima di partire
per la guerra.
Poi abbiamo fatto una passeggiata?
S, mi hai chiesto se mi piaceva il tuo vestito.
Avevo un bel vestito?
Blu.
E rosso.
S, blu e rosso corto, molto bello, un sacco primaverile.
C'era il sole?
C'eravamo tu, io e il sole.
Hai fatto bene a cercarmi.
Sei stata brava a farti trovare.
  
Capitolo 1.
Io al gioco della bottiglia perdevo sempre.

La prima volta che mi son baciato con una ragazza
avevo un'et che mi vergogno a dirla. Molte delle cose
importanti della vita le ho fatte in gran ritardo. Tipo imparare
a leggere l'orologio con le lancette o allacciarsi le
scarpe. Guidare la macchina non ho ancora imparato.
Il mio primo bacio lo ricordo bene perch il mio primo
bacio non si scorda mai.
Anche il vostro, del resto.
Era una ragazza bionda con gli occhi molto azzurri, la
ragazza alla quale diedi il mio primo bacio. Aveva diciassette
anni; io di pi ma preferisco non dire quanti.
Eravamo su un divano di pelle rossa, faceva caldo e a
un certo punto ho capito che era venuto il momento.
L'ho guardata fissa per almeno un minuto per costringerla
a girarsi, stavamo guardando un film, a casa sua.
Poi si  girata. Il dialogo si  svolto pi o meno cos:
Senti, credo che sia venuto il momento.
Di cosa?
Di baciarci.
Sei sicuro?
 parecchio che lo aspetto, s, sono sicuro.
Credevo che non sarebbe giunto mai, credevo non mi
avresti baciata.
Lo so, sono lento.
Meglio tardi che mai.
Sei pronta?
S.
Perch non chiudi gli occhi?
Ora li chiudo.
Ok, li chiudo anche io?
Prima per baciami, se no mi manchi.
Sono anni che mi alleno in bacio alla cieca.
Dacci dentro.
Poi l'ho baciata.
E me lo ricordo bellissimo il mio primo bacio sul divano
rosso.
Quella sera fu anche la sera che toccai per la prima
volta le tette. Fu lei che mi fece notare che potevo anche
toccare sotto il reggiseno.
Non facemmo l'amore: per quello c'era ancora tempo.
O meglio, ce ne sarebbe dovuto essere. Ma lei mi lasci
dopo un mese, e io, che ero parecchio innamorato
dei suoi capelli biondi tutti sparati strani e dei suoi occhi
azzurri e dei suoi brutti tatuaggi, io ci rimasi male. Fu
una delusione grossa a livello sessual-sentimentale.
Ero riuscito, fino ad allora, a scampare alle delusioni
sessual-sentimentali adottando la tecnica dell'astensione.
Che poi uno si chiede se valga davvero la pena.
E poi si risponde: s che la vale, la pena, altroch se vale.
Walter Koenig, l'inventore del Gioco della Bottiglia,
alla domanda: Come ti  venuto in mente questo curioso
gioco? rispose: Volevo contribuire alla possibilit di
essere felici dei ragazzini delle medie.
Un uomo del genere, a mio parere, dovrebbe essere
candidato al Nobel per la pace.
Io per alle medie, al gioco della bottiglia, un disastro,
davvero un disastro.
Ricordo un pomeriggio a casa di Tiziana, una mia
compagnuccia che aveva una grande casa dove si facevano
delle bellissime feste di compleanno; si ballavano
i lenti tenendo le braccia dure dure distese, per evitare
qualsivoglia contatto tra i corpi. Si bevevano quantit
inaudite di aranciata e si facevano i giochi. Ricordo quel
pomeriggio che qualcuno propose il gioco della bottiglia;
non avevo mai baciato e la cosa mi terrorizzava.
A un certo punto tocc a me fare girare la bottiglia e
venne fuori, indovinate chi? Milena. La pi super carina
della classe. Che dico della classe? Della scuola. Che dico
della scuola? Di tutte le scuole del Regno. Ero spaventato,
tutti ci guardavano, Milena soprattutto mi fissava con uno
strano sorriso, come di sfida, o almeno io cos me lo ricordo.
Ricordo benissimo anche come era vestita: di azzurro.
Potremmo mica andare in cucina?
Milena mi guard davvero male e, carponi, mi si avvicin.
La tensione si tagliava con il coltello, quello terza serie
perfetta, quello affilatissimo.
Accadde tutto velocissimo.
La baciai.
Sulla guancia.
Fu un insulto inaccettabile per la pi desiderata della
scuola.
Milena prese la bottiglia e me la diede sul ginocchio.
Mi prese quello che mio padre chiama Nervo Pizzillo.
Non so se avete presente, quello che se ti becchi un
colpo, tipo una bottigliata di vetro, vien su una scarica
di dolore dal ginocchio, su su, fino alla mandibola e poi
torna gi e poi di nuovo su.
E tutti a ridere come pazzi.
Tutti a rotolarsi sulla moquette della stanza di Tiziana.
Io al gioco della bottiglia perdevo sempre.
  
Capitolo 2.
Aerocessofobia.

Ho conosciuto Agata in aeroplano. Non credevo di potere
conoscere una ragazza in aeroplano, pensavo succedesse
solo nei film americani. L capitano sempre queste cose,
tipo che i protagonisti si conoscono in aeroplano. Meglio
ancora al bar dell'aeroporto mentre sorseggiano un drink
attendendo il volo. Gli americani nei film americani bevono
tantissimi drink a qualsiasi ora del giorno e dovunque.
Io, quel giorno, al bar dell'aeroporto per esserci stato, ci
sono stato pure, ma mi son preso un panino con prosciutto
crudo e mozzarella di bufala, erano le dieci del mattino e
avevo fame ed ero anche un po' teso che a me l'aeroplano,
se da una parte mi piace, mi mette anche un poco di tensione
e quando sono teso mangio e quando mangio ingrasso
poich non sono fortunatissimo a livello di metabolismo.
Un'altra cosa strana degli americani nei film americani 
che quando c' una scena in cui si telefonano, attaccano
sempre senza salutare. Non so se ci avete fatto caso.
Comunque, stavo andando in Sicilia per un reading di
poesie. Mi pagano per leggere le poesie che scrivo in pubblico.
Non le scrivo in pubblico le poesie, le leggo e basta.
La scrittura avviene nell'intimit della mia stanza con le
porte finestre che danno sui tetti. Poi quelle che ritengo
pi valide le leggo in pubblico e alla gente sembra piacere.
Coi soldi che racimolo grazie ai reading di poesia mi ci
compro le sigarette, e non solo, ci sono mesi che racimolo
bene. Mi piacerebbe farlo diventare un lavoro, ma  difficile.
 gi un piccolo miracolo che ci sia gente disposta
a pagarmi le spese di viaggio verso la lontana Sicilia per
ascoltare la mia roba.
Comunque, dicevo, stavo andando in Sicilia per un
reading di poesie ed  il culo la prima cosa che ricordo
di Agata.
Niente, era davanti a me sulla scaletta e ce l'avevo ad
altezza viso. Notevolissimo culo, niente da dire, avvolto
in attillatissimi jeans. Quando poi mi sono seduto vicino
a lei non ho collegato subito che era lei la proprietaria del
culo in questione. Non ho collegato subito a causa del
caos tipico che si sviluppa quando sali su un aereo della
Ryanair, dovuto al fatto che lo spazio fisico per passeggeri
e valigie non  oggettivamente sufficiente: donne obese
che tentano di inglobarti nei loro lardi infiniti, anzianissimi
uomini che bloccano il passaggio per l'eternit,
bambini che urlano inumani, cani, nani, ballerine, ecco
s, tipo L'aereo pi pazzo del mondo nella scena del panico.
Avete presente? Se non avete presente smettete subito di
leggere e andate a vedervela su YouTube. Meglio ancora,
guardatevi il film completo.
Non ho collegato subito che la mia vicina di poltrona
era la proprietaria del culo della scaletta.
Dodicesima fila, poltrona esterna. Ottima per alzarsi
per andare alla toilette. Poltrona centrale: Agata. Finestrino:
Laura, collega di Agata (che si chiama Laura ma
noi ancora mica lo sappiamo).
La faccenda inizia male: mi si aggroviglia la cintura
di sicurezza. Queste son cose che mi mettono imbarazzo
che poi faccio la figura della persona che non  abituata
a viaggiare. Poi noto che Agata mi guarda. Sto tentando
di allacciarmi la sua cintura di sicurezza, il lembo sinistro
della sua alla mia.  per questo che mi si ingarbuglia.
Agata mi guarda e sorride, aspetta che mi accorga del
garbuglio. Forse questa  mia dice, indicando il suo
lembo di cintura.
Oh, s, ah, che stupido dico, e sento che la mia faccia
inizia a scaldarsi, sicuramente sto cambiando colore, per
fortuna gran parte della mia faccia  coperta di barba.
Tra barba e occhiali rimane poca faccia a disposizione
per arrossire.
L'aereo parte. Voliamo.
In ambito aeronautico il decollo e l'atterraggio sono
i momenti pi delicati. Poi c' anche quando ti cercano
di abbattere a colpi di missile che anche quello  un momento
abbastanza delicato, ma uno, di base, spera di no.
A me durante il decollo mi succede una cosa tipica: mi
iniziano a sudare tantissimo le mani.
Avevo una compagna di scuola che aveva questo problema
di sudorazione delle mani davvero importante.
Andava sempre in giro con un fazzoletto in mano, con
il quale si asciugava i palmi, insomma era piuttosto tesa
la ragazza in questione, come un decollo perenne, come
vivere su un aereo che decolla per sempre.
Comunque l'aereo decolla, mi sudano i palmi e io cerco
di mantenere un'aria impassibile, che voglio che le mie
vicine di poltrona non si accorgano che sono un uomo
poco avvezzo al viaggio.
Dunque viso impassibile, canticchiare un motivetto allegro,
magari fare una battuta intelligente. Non mi viene
nessuna battuta intelligente.
Voliamo.
A un certo punto l'amica di Agata si estroflette e mi
guarda, la guardo.
Tu sei Giacomo? mi chiede.
S rispondo.
Ti ho visto a Torino leggere le poesie.
Ah... s? Dove?
Iniziamo a chiacchierare, mi dice dove, mi dice che le
piacciono le mie poesie. Agata, in mezzo, ascolta incuriosita.
Ci presentiamo.
Agata e Laura sono due aracnologhe.
S esatto, due esperte di ragni che stanno andando in
Sicilia per una ricerca in alcune grotte con un microclima
speciale dove vivono dei ragni siciliani speciali.
Incredibile, due aracnologhe, non una, due. Se c' una
cosa che mi fa spavento nel mondo della natura, a parte i
supervulcani, sono i ragni.
Incredibile dico
Cosa? chiede Agata
Be', cavolo, prendi l'aereo e ti trovi due aracnologhe,
non una, due, vicine di poltrona, la probabilit che succeda
una cosa del genere  davvero bassa.
 il tuo giorno fortunato.
I ragni mi fanno abbastanza paura, non vi nego.
Sei in buona compagnia.
E voi?
Cosa?
Siete in molti, molte?
Agata sorride. Oh mamma che sorriso sorridentemente
carino.
Non direi proprio, siamo in pochissime, in Italia.
Queste due ragazze sembrano molto simpatiche e sanno
tutto sui ragni, che io, se  vero che i ragni mi spaventano
a manetta,  anche vero che provo nei loro confronti
una sorta di attrazione/repulsione.
Per Agata no.
Repulsione non direi proprio.
Solo attrazione.
A un certo punto Laura si alza per andare alla toilette
dell'aereo, quando torna, mi viene spontaneo chiederle:
Come  andata?.
Cosa?
L nella toilette.
Laura mi guarda strano.
Bene.
Ah.
Perch?
Non saprei dire se il mio problema coi ragni rientri
nella categoria delle fobie, ma una fobia ce l'ho di sicuro,
e si chiama aerocessofobia.
L'aerocessofobia  la paura che mentre sei l che pisci
in un cesso a diecimila metri, il cesso si stacca dal velivolo
e tu vedi la tua piscia che sale - avete presente, tipo
assenza di gravit - e tu ti schianti al suolo dentro un
cesso che si accartoccia sul tuo povero corpo indifeso.
Grazie a dio dico alle ragazze, non ho mai fatto
voli lunghi tipo andare in Giappone o in America.
Non so come farei. Dovrei pisciare in un contenitore
apposito che mi porto dietro e se mi scappasse da cagare,
scusate la franchezza, sarebbero cazzi.
Questo tipo di fobia  cugina di quella - meno rara -
di rimanere bloccati dentro i cessi pubblici. Io ce l'ho e
infatti non mi chiudo. Soprattutto in treno.
Comunque esiste un interessante sito per aerocessofobici
e cessofobici, dove si teorizza la possibilit di attrezzare
i cessi degli aerei con paracaduti, radio, razioni
di sopravvivenza, kit di pronto soccorso e canotti auto
gonfianti in caso di ammaraggio.
Un'altra paura che ho, sempre legata ai cessi dei mezzi
pubblici,  che mentre piscio a treno fermo in istazione,
la polizia ferroviaria se ne accorge, entra nel cesso, mi
becca col pirillo in mano e mi arresta.
  
Capitolo 3.
Ragni albini.

Non vedr Agata per i successivi venticinque anni.
Non  vero,  colpa di quel cazzone di Paul Auster,
ch sto leggendo la sua opera omnia e mi influenza. Lui
a un certo punto tipicamente se ne esce cos, che c' un
personaggio e bam!, lo fa scomparire cos come  apparso
che uno ci resta male.
Durante il volo Torino-Palermo racconto ad Agata e
a Laura del ragno albino che ho incontrato dentro un
tombino. C' stato un periodo della mia vita, prima di
diventare poeta semiprofessionista vivente, che ho fatto
diversi lavori, alcuni dei quali strani. Aracnologo per dire,
rientra secondo me nella categoria lavori strani. (Se
poi a fare l'aracnologo  una ragazza dal culo perfetto
e dal viso super carino come Agata, be', rasentiamo la
perfezione.)
E ci che rende super carino il suo viso o almeno ha
un ruolo fondamentale nella supercarineria in questione,
sono le sopracciglia. Ha delle sopracciglia davvero belle,
Agata. Che tra l'altro denotano intelligenza: non se le
massacra a colpi di pinza,  abbastanza chiaro.
Tra i lavori strani che ho fatto in giovent prima di
diventare poeta semiprofessionista vivente, c' stato il
pozzettista. Il pozzettista  colui che va in giro per la
citt a controllare i contatori dell'acqua nelle case, nelle
cantine delle case o nei tombini. Se si trovano nei tombini
tu, in quanto pozzettista, devi aprire il tombino e
cercare di decifrare i numeri del contatore. Ci sono volte
che devi entrare nel tombino. E niente, una volta ero
dentro questo tombino per tentare di decifrare il numero
sul contatore e mi si palesa il ragno albino. Ma grosso, e
bianco. Credo di essere uscito dal tombino con un unico
salto. Una prestazione da medaglia d'oro se esistesse alle
Olimpiadi la specialit salto dai tombini.
Anche il pozzettista  un lavoro originale nota Laura.
Originale e pericoloso, mia cara dico. Una storia
che si raccontava tra pozzettisti era la storia del
pozzettista che entr in un tombino in mezzo a una strada di
campagna assai poco frequentata, per sfiga volle che
pass un'automobile e gli centr in pieno la testa che
fuoriusciva dal tombino, uccidendolo secco, ma io non
ci credo, mi sa di mito metropolitano.
E a te non  successo niente di avventuroso? chiede
Agata.
Io, la cosa pi disastrosa avventurosa che mi successe
nel breve periodo di lavoro come pozzettista, fu di allagare
la cantina di una signora sbattendo inavvertitamente
contro un tubo dell'acqua e rompendolo. Scappai via
facendo finta di niente con il cappotto fradicio di acqua
gelata. Era inverno e mi venne una bronchite della Madonna.
Agata per come la ricordo quel pomeriggio in aereo
ha i capelli ricci e gli occhi grandi. Ha le gambe lunghe
avvolte nei jeans e un sorriso che definire meraviglioso
non va mica bene. Per nella nostra lingua non esiste un
aggettivo utile per definire il suo sorriso quando sorride
e siccome io non conosco altre lingue non se ne esce. Io
quell'ora e mezza di volo verso la Lontana Sicilia, vorrei
durasse all'infinito. Anche se poi mi scapperebbe da pisciare
e sarebbero guai.
In quell'ora e mezza parliamo di ragni, io, Agata e
Laura. Parliamo di poesia e di cibo. Cibo siculo, cannoli,
pesce, cassate, meuza, fichi d'india. Parliamo di grotte
siciliane con microclimi utili alla proliferazione di ragni
esotici e io poi chiedo a entrambe le ragazze se hanno il
fidanzato. Io questa domanda la faccio spesso alle ragazze
e non mi importa se non si fa, io lo faccio, io voglio
sapere, chiedo spesso anche l'et e il Codice Fiscale, io,
alle ragazze. Ridono, Laura ce l'ha il fidanzato, Agata no.
Agata mi chiede se io ho la fidanzata, rispondo no, ho un
fidanzato;  bello vedere un leggero sgomento nei suoi
occhi, poi dico, non  vero scherzo, non ho la fidanzata
da diversi anni. Poi l'aereo atterra.  la prima volta che
faccio amicizia in volo. E anche la prima volta che mi innamoro
di una ragazza a diecimila metri d'altezza.
Non la vedr pi fino alla fine della guerra.
Ok.
La smetto.
  
Capitolo 4.
Palermo.

Sono un ragazzo fortunato, come dice Lorenzo Cherubini
in arte Jovanotti, e non perch qualcuno mi abbia
regalato un sogno ma perch c' gente che ogni tanto mi
paga per leggere le cose che scrivo e mi invita in luoghi
belli ed esotici e lontani tipo Palermo, a farlo.
Non mi servono molti soldi, e infatti coi miei due lavori ne
guadagno pochi. Vestiti non ne compro quasi mai che ho bisogno
di qualcuno che mi accompagni e non  facile da trovare
una persona disponibile e paziente a tal punto. Ancor
meglio sarebbe che andasse al posto mio e comprasse i vestiti
in mia vece. A mia mamma non posso pi chiedere perch
mi vergogno e perch mi compra i vestiti anni Ottanta.
Non so dove li trovi, ma sono vestiti anni Ottanta.
Fanno schifo, anche se fra poco tornano di moda. Ho
gi visto le ragazze con la vita alta.
Ricordo quando arriv quella bassa, di vita. Fu una
bella rivoluzione.
Una rivoluzione di chiappe e di trippe, di pubi e di
panze. Un bel vedere in alcune occasioni, un vedere tragico,
in altre. Le ragazze e non solo, mettiamoci anche i
maschi, hanno raggiunto in questi anni livelli di bassezza
di vita, che io, giuro, non avrei mai creduto. Ho visto culi
che voi umani, verrebbe da dire.
Affascinante come l'essere umano, in nome della
Moda, possa raggiungere altissimi livelli di auto presa
in giro.
Alle medie andava il Moncler.
Tempi da paninari.
Gente che spendeva un occhio, per assomigliare all'Omino
Michelin.
Quello che andava di pi era quello arancione sparato.
Io non l'ho mai mica davvero capita questa cosa della
Moda.
Comunque vesto abbastanza di merda.
Palermo  una citt incredibile, ci son luoghi che sembrano
un bombardamento. Fa caldo,  fine ottobre, dormo
in un B&B bellissimo vicino a una piccola piazza con
una proprietaria giovane e carina che non mi rompe i
coglioni con la colazione. La colazione me la gestisco da
solo. Se c' una cosa che mi mette l'ansia  la colazione
nei B&B che uno deve dirgli alla proprietaria a che ora ti
svegli che lei ti prepara la colazione, in questo B&B invece
la colazione  in tutta autonomia. Una pacchia.
Dormo due notti a Palermo. Faccio il mio reading
in un cortile di un vecchio palazzo. Molta gente, contenta.
Alla fine mi si avvicina un ragazzo su una sedia a rotelle.
Barbuto, occhialuto, con un mio libro in mano, glielo
firmo. Si chiama Max e mi deve chiedere qualcosa.
Dimmi.
Senti, vorrei farti una proposta.
Proponimi pure.
Lavoro a un giornale on line, ci piacerebbe averti come
collaboratore.
Tipo l'angolo del poeta?
No, vorremmo che tu tenessi una rubrica di sessuologia.
Stai scherzando?
Son serissimo.
Accetto senz'altro.
Brindiamo.
Max alza il bicchiere che, mi accorgo ora, ha inserito
in un apposito porta bicchiere attaccato a uno dei braccioli
della sedia a rotelle.
Max mi racconta a grandi linee come  fatto il suo magazine
ma io ho discrete difficolt a seguire un discorso
articolato. Ho bevuto molto vino e sono stanco.
Per due giorni penso ad Agata, non ho che il suo nome
e so che lavoro fa. Lavora con i ragni. So anche dove: al
Museo di Scienze Naturali della mia citt.
Quando torno a Torino le porto i fiori. Non ho mai
regalato fiori a una ragazza. Strano. In quell'ora e mezza
di volo, a parte del favoloso mondo dei ragni, abbiamo
parlato quasi solo di me. A un certo punto Laura si  assopita
e Agata ha iniziato a farmi le domande.
Prima di addormentarmi, in quest'ultima notte palermitana,
riporto alla mente il dialogo aereo con Agata,
cos mi addormento meglio e voi pure.
Dicono che alle tue letture vengono tante persone.
Ultimamente s, parecchie.
Ma vero che ci son sempre un sacco di ragazze?
Ultimamente s, un sacco.
E come te lo spieghi?
Non me lo spiego, ma ne godo.
Poi vi baciate?
Come?
Vi baciate, dopo la lettura, dico?
Non con tutte,  capitato, ma sono timido, dunque
non spessissimo.
Ma il poeta becca, no?
S, nell'immaginario collettivo, becca un casino. Ma
io, come persona, non sono molto ben calibrato con l'immaginario.
Quello collettivo, dico.
Prima infatti quando ti si  attorcigliata la cintura sei
molto arrossito.
Davvero? Molto?
Moltissimo, s, eri buffo.
Lo sai che se sei obeso, in aereo, siccome prendi pi
posto, paghi di pi?
Forse se sei grande obeso, secondo me. Obeso non
basta.
Stiamo parlando davvero di obesi in aereo?
S, stiamo davvero parlando di obesi in aereo.
Scusami,  che quando son teso, mi vien da parlare di
cose strane e fuori contesto, tipicamente di musica Metal,
obesit o nanismo.
Siamo sospesi a diecimila metri di altezza.  naturale
essere un po' nervosi.
Io l, non gliel'ho mica detto, ma se ero un po' nervoso
non era certo per i diecimila metri d'altezza.
Se c' una cosa che mi piace son le ragazze che mi
fanno le domande.  cos pieno di gente che parla e cos
raro trovare gente che abbia voglia di ascoltare e di domandarti.
Mi chiedo, alle volte, dove vadano a finire tutte le parole
dette, dato che sono cos poco ascoltate. Tanto parlare,
poco ascoltare. Dove vanno a finire?
Lo sapete voi?
Probabilmente c' una sorta di Purgatorio di parole,
di pensieri, di frasi che sono state dette e che nessuno ha
veramente sentito.
Una volta scesi dall'aereo ci siamo salutati. Cos. Ciao
ci si vede a Torino. S ci si vede. Magari veniamo a una
tua lettura di poesie, s di venite, poi ci fai la dedica
su un libro, s ve la faccio s che ve la faccio, ciao buon
lavoro, occhio ai ragni delle grotte che ho visto dei film
dell'orrore paurosissimi a proposito di grotte e bestie carnivore
spaventosissime che si nascondono nel buio e ti si
mangiano vivo quando meno te lo aspetti.
Manco un numero di telefono le ho chiesto.
Manco il cognome so.
  
La Posta del Colon #1.

Benvenuti alla prima puntata della rubrica La Posta
del Colon. In questo piccolo angolo telematico cercheremo
di rispondere, con cadenza assai poco regolare,
alle domande di voi lettori. Dal titolo della rubrica,
anche i meno intuitivi capiranno che i temi affrontati
avranno a che fare con il magico mondo del sesso,
dell'amore, dei rapporti tra uomo e donna, tra donna e
uomo, tra uomo e uomo, tra donna e donna e, perch
no, tra elettrauto e commercialisti, nella societ moderna
contemporanea.
Iniziamo dalla domanda di Daniele B.
Quella di Daniele  la domanda delle domande.
 la domanda che spesso si pensa che sia una domanda
inutile, forse stupida, invece no.
Invece, cari lettori,  una domanda importante la domanda
di Daniele.
Non  n stupida, n banale, cari i miei sprovveduti
lettori e care le mie sprovvedute lettrici.
Volete sapere qual  la domanda di Daniele B.?
Eccola: Ma le dimensioni, contano?.
Ecco.
Le dimensioni.
S, avete capito bene, le dimensioni.
Vi risponder, cari lettori e carissime lettrici, con una
metafora a sfondo calcistico che io con le metafore a sfondo
calcistico son fortissimo.
Da ragazzo, a un certo punto, mi sono appassionato
al gioco del calcio e, a differenza della maggior parte dei
miei coetanei che volevano giocare in attacco, io volevo
fare il portiere.
Mi piaceva un sacco quel ruolo solitario e fondamentale.
Unico.
Mi piaceva che il portiere potesse prendere la palla
con le mani e che si vestisse diverso dagli altri.
Il mio mito era Dino Zoff.
Una volta, in pizzeria, lo vidi e mi emozionai molto.
Era a colori, non in bianco e nero.
Poi ho dovuto smettere di fare il portiere perch ho
avuto il blocco della crescita e, per fare il portiere in una
porta regolamentare, devi essere alto.
Fu una grossa delusione; una porta regolamentare, alta
oltre due metri e larga oltre sette, era davvero troppo
per me, non potevo fare tutto ci che mi si chiedeva di
fare come portiere. Allora ho giocato un paio di partite in
attacco ma non avevo mica capito il discorso del fuorigioco
e cos la mia carriera di calciatore  finita praticamente
prima di iniziare.
Da allora, cari lettori, ogni volta che sento qualcuno
che dice che le dimensioni non contano, lo investo del
mio disaccordo.
Chi dice che le dimensioni non contano, ve lo garantisco
al limone verde, chi dice che le dimensioni non sono
importanti, non sa di che sta parlando o fa il portiere di
calcetto.
E un po' come quando si dice che fare a botte, vince
il pi cattivo e non il pi grosso. Trovati davanti a un
castigamatti di due metri per centoventi chili incazzato
come una bestia e vediamo dove la metti tutta questa
cattiveria.
Poi, detto questo, e concludo, caro Daniele, ognuno fa
con quel che ha e dunque, non ti crucciare troppo per la
tua mini dotazione - s ti immagino mini dotato - che c'
davvero di peggio.
Sapevi che esiste gente con il pene storto tipo a novanta
gradi?
Pensa che casino, Daniele!
Novanta gradi!
Ti saluto e buon divertimento.
Il destino da portiere doveva comunque essere scritto
in qualche modo nel mio DNA. Per un paio d'anni della
mia vita ho infatti fatto davvero il portiere professionista,
solo che non difendevo la porta di un campo da calcio
ma stavo dietro il bancone di un residence.
Portiere diurno perch notturno non c'era, era pericoloso.
Il residence in questione era un palazzone di vetro e
metallo costruito negli anni Settanta che, nelle intenzioni
dei costruttori, doveva essere un posto di lusso, se non
che, quando vi sono approdato io, era in pieno decadimento:
le fontane-piscina all'interno del cortile erano
secche poich l'acqua era tracimata al piano sotterraneo,
inondando il garage. Gli ascensri si guastavano ogni tre
giorni, l'impianto elettrico degli appartamenti era andato
allegramente a puttane e cos anche quello idraulico. Era
come se il palazzone avesse una sorta di data di scadenza,
e la data fosse giunta da un bel po' di tempo.
Molti appartamenti avevano ancora la moquette e cadevano
letteralmente a pezzi.
Malgrado ci, il posto era vicino a uno degli ospedali
pi importanti di Torino e dunque assai frequentato da
infermieri, malati psichiatrici sbattuti l dai servizi sociali,sociopatici di vario livello e natura, poveracci, uomini
e donne tristi e soli e parecchie mignotte.
Uno dei miei compiti di portiere era quello di infastidire
le prostitute che portavano i clienti negli appartamenti.
Chiaramente me ne fottevo, non avevo nessuna
intenzione di rovinar loro gli affari.
Una di queste ragazze, si chiamava Andreea, o quanto
meno si faceva chiamare cos, era davvero bella e sembrava
giovanissima. Temo lo fosse. Aveva i capelli lunghi e
chiari e gli occhi pazzeschi: quel tipo di iper azzurro che
sembra quasi bianco.
Ogni tanto si fermava a parlare con me e mi era palesemente
grata per il fatto che non interferivo nel suo lavoro
anche se non ne parlava mai esplicitamente; affermava,
Andreea, di fare la ballerina in un qualche night. Ogni tanto
mi portava il caff, e credo fosse colpita dalla mia timidezza
e dal fatto che non cercassi di approfittare del mio ruolo.
Una volta Andreea mi port un dolce a base di miele
insieme al caff e mi chiese se quando staccavo volevo
andare a trovarla.
Dissi di no, che avevo da fare, che la ringraziavo ma
non potevo proprio.
Lei ci rimase male, credo.
Era sicuramente molto sola.
Magari avremmo guardato solo un po' di TV.
Chiss.
  
Capitolo 5.
Lavoro.

Per guadagnarmi il pane e il companatico faccio anche
altro oltre che il poeta semiprofessionista vivente. Ho un
secondo lavoro, insomma. Mi ci pago il cinema, i Negroni
e il Maalox.
Tre volte la settimana passo alcune ore della mia vita in
una stanza, seduto a una scrivania, davanti a un vecchio
PC polveroso, ronzante, e con lo schermo unto. Non sono
solo, solo che vorrei esserlo. Tre individui dividono con
me la stanza illuminata al neon. Due donne, un uomo.
L'uomo ha cinquantatr anni circa,  basso e panciuto,
calvo sulla capoccia ma mantiene i capelli a latere e sulla
nuca, bianchi. Si facesse crescere la barba potrebbe essere
un ottimo mini Babbo Natale. Fuma tantissimo ma fuma
solo mezza sigaretta alla volta. Ci troviamo spesso in
corridoio a fumare dove  consentito anche se vietato. Mi
parla dei suoi figli, che si stanno laureando, della moglie,
delle ferie, non ascolto nulla di quello che mi dice,  noioso
come la morte, con tutto che non penso che la morte
sia noiosa, direi il contrario, ma mi piace il modo di dire.
Le due donne avranno quarant'anni a testa ma ne dimostrano
di pi. Non so nulla di loro. Sono tristi. Sembrano
tristi. Non fumano. Siedono alla loro postazione e
battono sui tasti.
Dalla mia posizione vedo una finestra e dalla finestra
a circa quattro metri vedo la parete di un altro palazzo
grigio, una finestrella che deve essere la finestrella di un
cesso. La luce del sole diretta  bandita dalla stanza dove
lavoro alcune ore, tre giorni la settimana.
Cosa faccio esattamente?
Inserisco dati.
Che tipo di dati esattamente?
Forse ve lo dico poi.
  
Capitolo 6.
Mia madre  un ultracorpo.

Non ricordo di avere mai visto mia madre dormire, ma
 impossibile. Son molti anni che non vivo pi a casa dei
miei genitori per mi sembra impossibile non avere un
ricordo di mia madre che dorme.
Cerco di ricordare mia mamma che dorme. Niente.
Mio padre s. Lui fa sempre, da quando lo conosco, il
sonnellino postprandiale e io da bambino avevo il compito
di andarlo a svegliare e portargli il caff. Mi piaceva.
Entravo e appoggiavo la tazzina e tiravo su le serrande.
Nella stanza c'era un forte odore. Come un odore di padre
che dorme.
Secondo me anche a lui piaceva quando andavo a svegliarlo
con il caff e tiravo su le tapparelle. Se io avessi
un bambino credo che mi piacerebbe che mi venisse a
svegliare, anche se io il sonnellino postprandiale non riesco
a farlo e quando tento di farlo mi viene il malumore.
I miei genitori abitano a Torino in un appartamento
su due piani.
Anche io abito a Torino, ma il mio appartamento  su
un solo piano,  nettamente pi piccolo ma ha lunghe
finestre che danno sui tetti e sul cielo e sui camini e sulle
nuvole e se faccio l'amore sul mio letto dalle lenzuola rosse
i rondoni e il corvo ci guardano. Il corvo  un guardone
e ci guarda fare l'amore e i rondoni volano e urlano, ci
prendono in giro danzando nell'aria, sembrano, vi giuro,
lame volanti, che urlano, fanno paura, fanno le rasette ai
vetri delle mie lunghe finestre e un paio di volte, giuro,
ho sentito le ali sbattere contro i vetri, pazzi rondoni.
Una volta a settimana vado a pranzo dai miei, a sto
giro gli porto i dolcetti siciliani dei quali mio padre va
ghiotto, i dolcetti di marzapane a forma di frutti. Uno di
quei cosi ha il potere calorico dell'esplosione di un
supervulcano. Ma sono buonissimi.
Mio padre, ogni volta che vado a pranzo da lui e da
mia mamma, che ormai hanno quasi ottanta anni a testa,
mi chiede, verso la fine del pranzo, diciamo al momento
della frutta, mi chiede quando gli presento la mia fidanzata.
Io gli rispondo che non ce l'ho. Lui mi dice che non
ci crede. Io gli dico che non ho voglia di avere una fidanzata,
che preferirei una gatta, lui mi dice allora prenditi
una gatta, io gli dico che casa mia  troppo piccola per
dividerla con una gatta, lui va a dormire.
Da quando lo conosco, mio padre non ha mai saltato
un riposino.
A sto giro per gli dico: Ho conosciuto una sull'aereo.
Ma va? fa mio padre.
Giuro.
Quando la porti a pranzo qui?
Non so neanche come si chiama di cognome.
Che fa?
Aracnologa.
Ma va?
Giuro.
Vado a dormire.
Buonanotte padre.
Buonanotte figlio.
Mia mamma organizza il caff e intanto sparecchia
e io la aiuto. Da bambino amavo lavare i piatti, era una
cosa che facevo con piacere. Tuttora, tra le faccende
domestiche, lavare i piatti  una faccenda che non mi
pesa.
Aiuto mia mamma a sparecchiare e a un certo punto
glielo chiedo: Mamma ma tu dormi?.
Mi guarda come fossi scemo.
Certo che dormo.
Ma io non ti ho mai vista dormire mamma.
Ma sei scemo?
Mamma tu non dormi.
Fatti furbo.
Voglio le prove.
Vuoi il caff?
Mamma stanotte monto una telecamera nella vostra
camera da letto mamma.
Va bene, vuoi il caff?
Mamma sai che io non bevo il caff mamma tu non
sei mia mamma sei un ultracorpo e stanotte mi vuoi fare
diventare un ultracorpo quando dormo nella mia camera
di bambino ti ho smascherato!
Vai da qualche parte in 'sti giorni?
Prossima settimana a Milano.
Con chi?
Da solo.
Io e mia mamma spesso facciamo questi dialoghi e la
cosa che mi fa schiantare e che lei  serissima anche quando
le tocco la gobbetta, che mia mamma invecchiando si
sta un po' piegando come mia nonna e le viene la gobbetta
e io la tocco e le dico che porta fortuna, oppure prendo
un coltello e fingo di volerla accoltellare oppure le dico
che la spingo gi dalle scale, robe cos e lei non fa una
piega, fortissima mia mamma, fortissima.
  
Capitolo 7.
Pizzette.

Oggi non inserisco dati. Cos decido di andare a trovare
Agata e di portarle qualcosa. Tipo un piccolo regalo.
Tipo un libro.
Avrei preferito un gatto o dei fiori, o un gatto fatto di
fiori o un fiore a forma di gatto, ma non sono capace di regalare
fiori alle ragazze, non l'ho mai fatto, che cosa strana.
Un gatto magari pi avanti, ma la verit  che un gatto sono
io a desiderarlo e sarebbe uno di quei regali furbi che uno
dona ci che in realt desidera, tipo il marito che regala
alla moglie una motozappa ultimo modello o la moglie che
regala al marito un vestito da sera da donna di Armani.
Anche i libri non  cos facile.
Decido di portarle dei salatini. Tre etti di salatini, con
abbondanti pizzette. Conosco una pasticceria vicino al
Museo di Scienze Naturali dove fanno dei salatini della
Madonna, con tutto il rispetto per la Santa Vergine.
Vado verso le undici del mattino, mi sembra un bel
momento per una visita a sorpresa. C' un portinaio in
un gabbiotto all'interno del portone.
 uno di quegli uomini con il riporto, ma un riporto
come ne ho visti pochi. Un riportone, che dico, la madre
di tutti i riporti. Sul grosso cranio pelato  adagiato questo
strato di finissimi fili che partono dal lato sinistro e
si posano docili fino ad arrivare all'orecchio destro. Mi
chiedo come si possa concepire un sistema cos orrendo
per nascondere la propria calvizie. Piuttosto, penso, me
ne andrei con una marmotta sulla testa.
Buongiorno gli dico. Sto cercando la dottoressa
Agata.
Mi guarda infastidito.
Chiede il cognome.
Non lo so.
Lo sguardo di fastidio si tramuta in sguardo di disprezzo.
Nota il sacchetto che trasuda lunto dei salatini. Vedo
che lo guarda fisso.
Forse ha fame, forse dovrei offrirgli un salatino.
Ha un appuntamento? chiede.
Veramente no, ma ho portato i salatini spiego.
 sempre il solito problema: quando mi trovo in imbarazzo
tendo a dire cose stupide.
Lui finge di non sentire e da dietro la guardiola legge
su una specie di registro.
Non ho nessuna dottoressa Agata dice.
Professoressa?
Neanche.
Commendatrice?
Non risponde.
Tenga gli dico e gli porgo il sacchetto di salatini. Lui
lo prende.
Me ne torno a casa.
Sono deluso.
Odio i portinai.
Ho fatto il portinaio e odio i portinai.
Be', in verit ho fatto il portiere.
E comunque non odio i portinai, odio questo portinaio
e il suo stupido riporto.
  
Capitolo 8.
Francesca.

La mia amica Francesca dice che ho bisogno di psicofarmaci.
Lei li usa perch  pazza e ritiene che anche io
sia sulla buona strada, quantomeno la strada della sindrome
cos detta maniaco-depressiva. Sarebbe poi una
tendenza ad alternare momenti di iperattivit, eccitazione,
esaltazione nervosa a momenti di depressione dura.
Lei ce l'ha e dice che anche io. Io per gli psicofarmaci
non li voglio assumere, con tutto che sono un appassionato
di medicine chimiche. Non mi tiro indietro davanti
a un bell antidolorifico o a un antiacido. Per gli psicofarmaci
no, mi fa paura.
Francesca  una piccola ragazza graziosa dai capelli
rossi corti e gli occhi chiari, che di base sarebbe un'attrice
ma siccome  pazza lavora in un negozio di abbigliamento
per cani per gente molto ricca. Cani e gatti, ma pi
cani in effetti.
Una cosa che ci accomuna a me e a Francesca, oltre
alla tendenza maniaco-depressiva,  la passione per la
pizza, dunque una volta alla settimana ci troviamo sotto
casa mia e ci mangiamo una pizza a pranzo. Io le racconto
le mie questioni amorose perch lei  una femmina
sensibile e perch per un qualche strano motivo tra di noi
non  scattato il discorso di attrazione sessuale con tutto
che, con quei grandi occhi azzurri e quel viso carino e
con quelle tette niente male, Francesca potrebbe senz'altro
essere una ragazza che mi piace. E in effetti piacere,
mi piace, ma non  scattato il discorso, chiss perch. Comunque
meglio cos, che tra una pizza napoletana e una
prosciutto e funghi senza funghi io le racconto delle mie
pene amorose e lei oltre a dirmi che devo farmi curare
mi d dei consigli molto saggi tipici delle femmine sagge
seppur matte.
Ho conosciuto Francesca a una pizzata tra amici comuni.
Io non ci volevo andare perch odio le pizzate tra
amici comuni. Io la pizza preferisco mangiarmela da solo
davanti alla tele o tutt'al pi con la donna che amo. O al
massimo in compagnia di un amico.
Una cosa che detesto delle pizzate tra amici comuni -
che poi a dirla tutta non mi ricordo neanche perch ero
l e quali amici comuni esattamente fossero quegli amici
comuni - un'altra cosa che odio  che tipicamente in queste
pizzate con diversa gente - ma non  colpa della pizza,
fosse una pesciata o una polentata sarebbe uguale - uno
finisce seduto vicino a sconosciuti noiosissimi, al fondo
del tavolone, vicino ai reietti del gruppo e si deve sucare
due ore di noia mentre dall'altra parte del tavolo tutti si
divertono e festeggiano e si ubriacano e si corteggiano e
si baciano e si innamorano e poi vanno alla toilette a fare
l'amore.
Quella volta l invece finii vicino a Francesca che poi
doveva diventare la mia migliore amica e che a un certo
punto arriva il cameriere a fare il suo giro di comande,
arriva e la guarda e lei  l che studia attentissima il menu,
che passano i minuti e il cameriere inizia a innervosirsi
che il locale  pienissimo e Francesca a un certo punto
finalmente alza gli occhi dal menu e lo guarda, guarda
il cameriere con quei suoi grandi occhi che tiene e gli fa:
Una prosciutto e funghi. Senza funghi.
E il cameriere chiede: Scusi?.
E intanto guarda me, il cameriere, forse pensando che
tra me e Francesca ci sia un rapporto privilegiato e anche
io lo guardo perch la cosa mi sembra davvero surreale.
Ci guardiamo, io e il cameriere, come per capire se abbiamo
entrambi capito cosa abbia detto quella strana ragazza.
Gradirei una prosciutto e funghi, una prosciutto e
funghi senza funghi.
Ha detto senza funghi.
S, ragazzo, ho proprio detto senza funghi.
Dunque una prosciutto e funghi, ma senza funghi.
Bravissimo.
Una prosciutto dunque?
No, giovane, una prosciutto e funghi.
Intervengo io, lo guardo con il mio miglior sguardo di
preghiera, cercando di comunicargli silenziosamente,
paranormalmente: Amico questa  pazza ti prego fai finta
di niente e prosegui nel tuo giro.
Lui secondo me capisce.
Ho capito.
Bravo.
Senza funghi.
Perfetto.
Grazie.
Grazie a lei.
E l io capii che Francesca era una persona che faceva
per me.
Per il resto della sera parlammo tantissimo di un sacco
di cose e io bevvi parecchio e a un certo punto quasi quasi
pensai che quella ragazza un po' matta, con l'accento
un po' toscano, mi piaceva. Avevamo diverse passioni in
comune, prima tra tutte la pizza. Ma anche i gatti e le serie
televisive americane. Lei voleva scriverne una e diventare
ricca e famosa. Non le chiesi mai che cosa intendesse
davvero per prosciutto e funghi senza funghi.
E non glielo avrei mai chiesto, nemmeno dopo la fine
della guerra.
Francesca dice che Agata  una mia proiezione mentale,
 la donna perfetta, partorita dal mio inconscio, un sogno
a occhi aperti; io le dico che i sogni non profumano
e che mi ricordo perfettamente il suo profumo, dunque
non pu essere un'allucinazione, un sogno o una cazzo
di proiezione. Lei risponde che sto entrando nel mondo
della pazzia, io le dico che se ne pu andare a fare in
culo e che quando mi sposer con Agata non la invito al
matrimonio.
Dopo la pizza, passo il pomeriggio ad analizzare su
Facebook tutte le Agate possibili e immaginabili mentre
Francesca seduta per terra in mezzo alla stanza afferma di
stare scrivendo il soggetto per la sceneggiatura di una serie
televisiva che la render ricca e famosa. Ha un modo strano
di lavorare: appiccica dei fogli al pavimento e ci scrive
sopra compulsivamente usando i miei pennarelli colorati.
Mi ricordi la tipa bionda di Homeland, quando fai
cos.
In effetti abbiamo lo stesso disturbo.
Se solo io avessi i capelli rossi.
Saremmo una coppia perfetta.
Non la trovo.
Non esiste.
Esiste.
No.
Sei gelosa.
Suca.
Come procede la sceneggiatura?
Benissimo.
Puoi non consumarmi tutto il verde?
Cosa?
 il mio colore preferito.
Mi serve il verde.
Tienimene un po'.
Va bene.
Francesca mi piace perch con lei si possono fare questi
discorsi seri.
Agata non risulta tra i miei amici, n tra gli amici dei
miei amici, n tra gli amici dei nemici dei miei amici, n
tra le sorelle dei conoscenti intimi dei nemici della moglie
di mio cugino.
Amen.
  
Capitolo 9.
Il buio si ottiene con la luce.

 passata una settimana dal primo contatto con Agata,
d'ora in poi PCA. Il primo e unico, per la precisione.
Da quel giorno il cielo  perennemente grigio. Stiamo
iniziando, da queste parti, a dimenticarci il colore naturale
oltre le nuvole. Io per protesta non accendo il riscaldamento,
giro per casa con due maglioni, dei quali uno
sembra una specie di abito lungo che mi arriva alle ginocchia.
Questa sera ho un reading, qui a Torino.
Non ne ho voglia ma devo.
Siamo a novembre, uno dei mesi pi duri.
Il mese in cui inizia seriamente a fare buio.
Ci vado in bici al locale in questione.  un posto piccolo
vicino a via Po. Il Kat, si chiama. Il logo  la faccia di
un gatto che mi ricorda il Super Tele Gattone. Un locale
di tendenza dove fanno i club sandwich, per intenderci.
Una volta al mese ci vado a fare un reading, in solitaria e
miracolosamente continua a essere pieno e ancor pi miracolosamente
la gente ascolta e sta buona malgrado sia
tutta pigiata e accaldata e in piedi. Prima di iniziare mi
bevo due Negroni, poi intanto che leggo la mia roba ne
bevo un terzo e poi un quarto. Devo ricordarmi di proporre
una Master Class dal titolo: Tenere una lettura di
poesie in pubblico con quattro Negroni in corpo riuscendo
a non vomitare sulla tipa carina seduta in prima fila.
Piero, gestore del locale, mi ha predisposto la postazione.
Ci sono un sacco di giovani. Universitari per lo
pi. Mi intrattengo con la barista che sembra spagnola
ma forse ha semplicemente uno strano accento che sembra
spagnolo. Forse al secondo Negroni e mezzo la mia
percezione degli accenti muta leggermente.
Al che le chiedo:
Sei spagnola?.
No, sono di Novara.
Ah, hai un accento che sembri spagnola.
In effetti, s, deve essere quello che mettono dentro il
Bitter Campari, penso, che ti incasina un po' la percezione.
Poi lei mi fa:
Senti, mi tieni un libro?.
Con piacere, ti ci faccio anche una dedica, se vuoi.
Sarebbe per il mio fidanzato.
Le bariste non dovrebbero avere fidanzati.
...
Scherzo.
La barista novarese dall'accento spagnolo forse un po'
arrossisce, ma forse  il Martini Rosso, che influisce sulla
percezione dei colori dei visi delle bariste carine.
Be' dico, son le dieci, devo incominciare.
Sorride, mentre prepara un intruglio colorato per un
avventore.
In bocca al lupo.
Il locale  pieno, mi son fatto una scaletta con un sacco
di pezzi nuovi che non ne posso pi delle robe vecchie.
Come al solito al Kat la luce  troppo bassa e io non
ci vedo. La luce  un diritto quando tieni una lettura di
poesie. Come l'alcol. Chiedo a Piero se mi alza un po' le
lampade. In questo modo si perde l'atmosfera di penombra
ma chi se ne frega, se non vedo leggo male e son gi
sufficientemente stordito dai beveroni alcolici rosso rubino
che mi servono a superare lo spavento per quello che
sto per fare, per quello che sto facendo, per quello che se
dio vuole far ancora finch morte non mi separi dal mio
corpo e dalla mia voce e dai miei occhi stanchi.
Decido di iniziare con una poesia che parla di una
commessa di un supermercato, troppo magra e con i capelli
corti ma bella ed eccezionalmente pallida, la gente
inizia a diminuire il volume. Amo la possibilit di imporre
il quasi silenzio con lo sguardo, senza chiederlo esplicitamente,
basta uno sguardo, basta un silenzio.
Questa poesia della cassiera magra parla della cassiera
che ha preso servizio da qualche settimana nel mio
supermercato di riferimento.  troppo magra, porta i capelli
cortissimi e nerissimi. Io non le ho mai rivolto la
parola se non per dire grazie quando mi d il resto, per
una volta ho fatto un esperimento per vedere se lei, in
quanto cassiera,  cosciente di quello che io, in quanto
cliente fisso, consumo nella mia dieta.
Sono un abitudinario e prendo sempre le stesse cose,
dunque al posto delle solite pizze surgelate e carote crude
e caff solubile e birra ad alta gradazione, ho preso tutte
robe sane tipo spinaci, pollo super biologico, seitan, che
non so cosa sia ma so che lo assumono i vegani, latte di
soia e yogurt super magro.
Niente, la cassiera magra e pallida non ha fatto una
piega; ha passato la mercanzia sotto il coso elettronico e
mi ha detto quanto faceva. Ecco di cosa parla la poesia
con la quale apro il reading questa sera nel silenzio di un
pubblico piuttosto attento.
Il silenzio si ottiene con il silenzio.
Me lo ha insegnato la mia professoressa di francese
delle medie. Una specie di nazista francese da far accapponare
la pelle con il solo sguardo e con quel parruccone
rosso che si portava sulla capoccia. Terrore puro. Grandissima
maestra del silenzio col silenzio.
Utilizzava anche una tecnica punitiva semi-medievale
la professoressa in questione: non potendo percuoterci
con bastoni, verghe o fruste, ci dava le punizioni di noia,
cio a dire che se tu sgarravi in qualche modo, tipo
che dimenticavi il libro di grammatica, non stavi attento
durante la lezione o eri gravemente impreparato all'interrogazione,
ti faceva ricopiare tipo dodicimila volte sul
quaderno una minchia di frase in francese, roba da crampi
alla mano.
Ogni volta che vedo la sigla de I Simpson, in cui Bart
ricopia una frase sulla lavagna per punizione, mi viene in
mente la mia professoressa di francese delle medie.
C'era una ragazzina che mi piaceva in classe - ne parler
pi avanti e diffusamente, se credete. Siccome ero
scemo, non le dicevo che mi piaceva ma ogni tanto le
mandavo dei bigliettini con piccole stupidaggini: disegni,
frasi divertenti. Era il mio modo per dirle che ci tenevo
a lei. Un mattino, durante la lezione di francese, feci un
disegnino che ritraeva la faccia della vecchia professoressa
col suo parruccone rosso. Nel disegno il parruccone
rosso era composto di fiamme infernali e gli occhi della
temutissima prof erano due teschi e c'era un fumetto
in una sorta di francese maccheronico in cui il demone
francofono minacciava la fanciulla di mangiarla in un
sol boccon.
Sfiga fu che la professoressa mi cuzz nel momento
esatto in cui passavo il bigliettino alla fanciulletta.
Si sa, l'amore obnubila i sensi, e io non mi ero accorto
che il demone, mentre parlava di Madama Bovary, con il
suo terzo occhio mi osservava e insomma, mi intim, nella
sua lingua - lei non parlava mai in italiano con noi - di
alzarmi e portarle il foglietto. Me lo intim, come sempre,
a voce bassa, quasi sussurrando, e io vidi la mia vita,
ancora piuttosto breve, passarmi davanti mentre percorrevo
i pochi metri che mi separavano dalla cattedra.
Fu davvero una scena demenziale.
La professoressa che mi chiedeva cosa fosse il bigliettino
e io che in francese cercavo di spiegare: Escuse mu
madame, rien, rien de rien, se ne p important, davr,
une petite sciocchez, madam, ne se prend pas le disturb,
madame.
E lei che apriva il palmo della mano guardandomi fisso
a intimarmi di consegnarle il bigliettino. Lo dispieg
e, miracolo, sorrise, credo fosse la prima e l'ultima volta
che la vidi sorridere.
Mi fece ricopiare, tipo mezzo milione di volte, una frase
sul quaderno, ma quel poco di francese che so, lo devo
a lei.
Il pubblico lo vedo tutto in faccia.
Lavorando raramente nei teatri,  difficile che io possa
godere dell'effetto luce accecante negli occhi (conosciuto
anche come elao), basato sull'accecamento di colui o colei
che sta sul palco e che dunque pur riuscendo a stare
con gli occhi aperti, non vede il pubblico, vede solo un
gran buio davanti a s.
Il buio si ottiene con la luce.
Le prime volte  un'esperienza straniante. Poi ci fai l'abitudine
e ti piace. Almeno a me piace. Devi usare l'udito
per captare le reazioni. E come se fossi bendato. E una
cosa un po' sessuale. Come quando fai le cose sessuali da
bendato.
Il rapporto con il pubblico  di per s un rapporto
sessuale a prescindere dal fatto che tu lo veda in faccia o
meno, il tuo fine  di farlo godere, il pubblico, e il pubblico
che gode fa godere te e il tuo godimento fa godere
il pubblico e quando il rapporto funziona  un grande
grande orgasmo per entrambi.
Al Kat non c' l'effetto accecante, siamo vicinissimi io
e la gente. Alcune ragazze sono sedute ai miei piedi, si
beccheranno un bel po' di sputi a un certo punto, evidentemente
non lo sanno che quando leggo le poesie tendo
a sputazzare.
Sono circondato anche ai lati, c' gente seduta su delle
poltrone e su un divano, inizio a leggere la poesia e guardo
in mezzo alle persone che mi guardano che le guardo
e mi ascoltano e chiss cosa pensano, le persone, pensa
sentire i loro pensieri, che trip, probabilmente impazzirei
a sentire i loro pensieri che mi riguardano, intanto che mi
guardano, saranno una cinquantina, et media ventisei
anni, maggioranza (settanta per cento) di femmine, piuttosto
carine nel complesso, poi la vedo.
Agata.
Impossibile sbagliarsi, in penultima fila, posto che si
possa parlare di file, non c' un vero ordine di file,  piuttosto
un bolo di gente abbarbicata dovunque un po'. E lei
 l, si staglia in altezza e in bellezza. Saluto il pubblico.
Un ciccione gigantesco mi copre la visuale. Il viso di Agata
va e viene. Mi sono innamorato di un viso.
Ormai riesco a pensare ad altro intanto che leggo
una poesia davanti al pubblico. Non so se sia un buon
segno; quando stai scopando con una donna e pensi
ad altro, tipo alla telefonata che devi fare l'indomani
mattina al commercialista, secondo me non  un segno
buonissimo.
E insomma inizio a leggere e intanto cerco di agganciare
lo sguardo di Agata ma ci sta l'obeso maledetto che
me la copre,  veramente gigantesco, porca puttana. E
continuo a leggere e poi la poesia sulla cassiera finisce
e la gente applaude forte, ma io a questo punto inizio a
pensare che a sto giro devo riuscire a parlarle perch mi
sono innamorato del suo viso, e delle sue gambe e del suo
culo e di quel modo strano di sorridere che  un misto
di allegrezza e di tristezza, che non  la prima volta che
mi innamoro di un viso nella mia vita,  una cosa strana
e quando succede, penso, e intanto inizio a leggere la
seconda poesia, quella che parla di quella volta che ho
incontrato un nano nella doccia del mio bagno, e intanto
che racconto del nano nella doccia, penso che gli altri
due visi di cui mi sono innamorato nella mia vita hanno
sicuramente qualcosa in comune tra loro e con il viso di
Agata, ma non capisco esattamente cosa, e il maledetto
ciccione, io, se avessi un fucile a pompa, gli sparerei nella
panza gigante che tiene, solo che rischierei di colpire
Agata e sarebbe veramente un epilogo amoroso tragico
io che accoppo Agata prima di esserci baciati, non dico
fare l'amore ma almeno un bacio, che intanto che spiego
la terza poesia riesco a pensare lucidamente al fatto che
cascasse dio in terra in questo momento io devo riuscire a
parlarle e penso a quanto sia strana questa cosa dell'innamoramento
dei visi che quando io mi innamoro dei visi,
ed  gi la terza volta che succede, io non mi accorgo del
corpo, cio possono passare anche giorni, anche settimane
prima di notare cosa c' sotto il viso, attaccato al collo,
tipo se la ragazza  grassa o magra, ha le tette grandi o
piccole io mica me ne accorgo perch io non riesco a staccare
gli occhi dagli occhi, dalle sopracciglia, dal naso, dai
capelli, e magari possono passare anche mesi prima che,
piano piano, arrivi gi fino ai piedi, pu succedere addirittura
che io non ci arrivi mai ai piedi, penso, intanto
penso anche che con Agata non  successo proprio cos
nel senso che la prima cosa che ho conosciuto di Agata 
stato il suo meraviglioso culo e le sue gambe affusolate e
poi, ma solo poi, ho scoperto quel suo meraviglioso viso
o faccia che dir si voglia.
Poi finisco la poesia sulle ex fidanzate e i miei occhi si
incrociano con quelli del ciccione e Agata io non la vedo
pi, applausi.
  
Capitolo 10.
L'abbraccio finale di sofferenza.

 un periodo che mi sento un po' solo. Il fatto di non
avere una fidanzata da tre anni e mezzo non aiuta. Avessi
almeno un gatto, ma manco quello. Credo di soffrire, tra
le altre cose, di astinenza da gatti. Ho paura, un giorno,
di beccarmi una crisi di astinenza di quelle brutte e di essere
stroncato tipo da un infarto. Mi immagino il coroner
che guarda il mio cadavere e dice: Minchia, una crisi di
astinenza da gatti di questo livello non l'avevo mai vista.
L'ultima volta che sono stato fidanzato ufficialmente
con una ragazza ho scoperto il concetto di abbraccio
finale di sofferenza, da ora in poi AFS. Funziona che
tu sei davanti a lei e le stai dicendo che  finita, che la
vostra storia d'amore  finita, che tu non vuoi pi stare
con lei e lei ti guarda e poi inizia a uscirle dell'acqua salata
dagli occhi e inizia a singhiozzare e tu l'abbracci e
quello  l'abbraccio finale di sofferenza.  un abbraccio
di disperazione, non d'amore, o forse s,  anche quello un abbraccio d'amore ma assomiglia pi all'abbraccio
dei pugili, quando un pugile abbraccia l'altro pugile per
bloccarlo, per evitare che gli dia altri pugni, ma contemporaneamente
costringe se stesso all'impotenza e, insomma,
l'ultimo abbraccio, quello doloroso serve a fuggire
dal pianto della ragazza che hai amato e che adesso 
disperata perch non la ami pi e perch in realt anche
lei non ti ama pi ma non vuole farsene una ragione ed 
bellissimo e bruttissimo contemporaneamente l'abbraccio
finale di sofferenza.
E io a un certo punto ho pensato due cose.
Le ho pensate in due momenti differenti della mia vita.
La prima cosa  che non avrei mai pi avuto una gatta
dopo la mia ultima gatta che si chiamava Mimma e della
quale ero innamorato. La seconda cosa, che apparentemente
non c'entra ma invece centra parecchio,  che
dopo l'ultimo abbraccio finale di sofferenza che diedi,
all'ultima mia fidanzata, io ho pensato che mi ero stufato
degli amori che finiscono e delle gatte che muoiono.
  
Capitolo 11.
Il nerissimo compete con l'azzurrissimo.

All'universit conobbi Marta. La conobbi al corso di
Semiologia del Cinema, che era tenuto in un vecchio e
polveroso teatro non lontano dall'universit e raggiungeva
ai miei occhi, e alle mie orecchie, e alla mia schiena e a
tutto il mio corpo, un livello di noia quasi insopportabile.
Veniva tenuto di mattina abbastanza presto e riuscire a
non addormentarmi, malgrado la scomodit delle poltrone
di legno, era difficilissimo.
Marta aveva almeno tre anni meno di me e uno dei
visi pi belli che mi sia stata data la fortuna di incontrare
nel mio lungo viaggio di ricercatore di visi belli. Aveva i
capelli nerissimi e mossi, non so come si chiamano quel
tipo di capelli: non erano ricci, ma non erano lisci. S,
credo si chiamino capelli un po' mossi. E poi aveva questi
occhi neri ma cos neri che uno non ci credeva, cos
neri che sembravano due laghi neri di montagna notturna,
ma grandi, ma grandi e neri e un naso piccolo i denti
bianchissimi che contrastavano con tutto quel nero.
Credo che fu grazie a Marta che capii che il nerissimo
pu competere, e addirittura di molto battere, l'azzurrissimo,
il bluissimo e, persino, il meraviglioso verdissimo.
La prima volta che la vidi fu alla macchinetta del caff
del teatro dove si teneva il corso. Avevo un mal di testa
boia dovuto agli eccessi alcolici della sera prima ed ero di
pessimo umore. Quando la macchina erogatrice di caff
mi si mangi l'unica moneta che avevo, ebbi un cedimento
nervoso, e non mi ero accorto che dietro di me c'era
qualcuna.
Mi trovavo a un bivio: prendere a calci il distributore
o mettermi a piangere. Appoggiai la fronte alla parete
del macchinario e iniziai a lamentarmi, qualcosa del tipo
perch dio perch?. Fu l che Marta mi picchiett sulla
spalla, io mi girai e la vidi sorridermi con una moneta in
mano e con quei due occhi-lago neri e bellissimi.
La cosa incredibile  che non mi accorsi che era un po'
grassa, Marta. Impiegai parecchio a rendermene conto,
perch ero estasiato dalla sua faccia, ecco perch.
Mi offr il caff e iniziammo a chiacchierare, seduti
fuori dal teatro e anche quando inizi la lezione ce ne
fottemmo e continuammo a chiacchierare di cinema, di
quanto ci sfracellasse i coglioni l'analisi semiotica dei
film giapponesi degli anni Sessanta, e di che incredibile
potere avesse il professor semiologo nell'indurre il sonno
nei suoi sventurati ascoltatori.
Iniziammo a frequentarci, io e Marta; andavamo al
cinema spesso e io riuscii a non baciarla mai. Penso che
a un certo punto lei mi abbia pensato omosessuale. Ma
io mi accontentavo di guardarla, di ammirare quel viso
un po' antico e insomma, ero, e sono, un timido patologico
e lei non era quel tipo di donna che fa la prima
mossa.
Una volta al cinema ci prendemmo per mano.
Fu una cosa piuttosto carina e io l pensai: Questo 
proprio il momento che adesso la bacio.
Non la baciai.
Che stupido che posso essere.
Chiacchieravamo tantissimo e io iniziai a raccontarle
troppo di me, divent la mia confidente femmina, solo
che mi piaceva, solo che non glielo dicevo.
Una volta le scrissi una lettera d'amore.
Non gliela diedi mai.
Poi lei si stuf. Si fidanz e ci perdemmo di vista, ma
quando penso al suo viso mi viene da sorridere quindi
tutto sommato va bene.

La Posta del Colon #2.
Come faccio a capire quando baciare una ragazza?
E come vuoi fare mio giovane inesperto amico? Capire
il quando  una delle tre cose pi difficili al mondo. Le
altre due sono: tirare una bomba a mano con i piedi piatti
(tu, non la bomba. La bomba a mano non ha piedi. Seguir
un articolo su come fare a tirare una bomba a mano
con i piedi piatti) e restare seduti per pi di trentasette
minuti a un convegno di poeti.
La cosa migliore, se tu la vuoi baciare, una ragazza, ma
non capisci se lei vuole, la cosa migliore  che la ragazza
a un certo punto ti guardi fisso negli occhi e ti dica: S
adesso  il momento, baciami.
 molto raro che accada.
In realt non succede mai.
Personalmente detengo alcuni notevoli record di mancato
bacio o di bacio oltre il tempo limite. Una volta son
riuscito a stare seduto sei (sei!) ore appiccicato a una ragazza,
su un divano, senza baciarla. Lei, l'ho saputo poi,
avrebbe voluto che io la baciassi gi nei primi venti minuti.
Ma io non capivo mica. Mi mandava dei segni inequivocabili.
Ma io equivocavo.
Ora dovrei parlare dei segni inequivocabili, ma siccome
non li ho ancora capiti, non posso.
Sappi per, timido amico, che se la ragazza che tu vorresti
baciare vuole a sua volta essere baciata ma tu non
la baci perch non capisci che lei vuole, o peggio, capisci
che lei vuole ma tu hai paura, sappi che lei, la ragazza,
poi le viene l'amarezza e pensa: Ecco, ecco, ecco, io non
gli piaccio. Lui non mi bacia in quanto non gli piaccio.
Ecco!.
Se ci pensi, mio inesperto, giovane, inetto amico,  una
gran boiata esser l con questa bellina che vuol da te esser
baciata e tu non la baci e poi venite entrambi inondati di
amarezza: tu perch sei un minchione, lei perch si sente
non voluta.
Per concludere, mio caro, giovane, inesperto e minchione
amico, anche se qualcuno ti dir (giuro che te lo
dir, lo stolto) che ci che ti sto per consigliare non va
fatto, quando ti trovi l, nell'imbarazzo, dille: Senti, ho
l'esaltante sensazione che tu voglia da me esser baciata, e
la cosa pazzesca  che anche io desidero sopra ogni altra
cosa al mondo di baciarti, dunque ora io ti bacer.
Poi la baci.
Questa tecnica, che  la migliore al mondo, si chiama
avviso di bacio.
Il quando, insomma, hai tu da deciderlo.
Ma per dio, fai in fretta.
Al limite ti pigli un pugno.
Ciao.
  
Capitolo 12.
Interno notte con camomilla.

Mi sono comprato della camomilla per bambini, quella
solubile zuccherata, me ne faccio una dopo che Francesca
se n' andata. Ha lasciato i fogli con la sceneggiatura
colorata in casa mia, dice che vuole lavorare qui che si
concentra meglio. Provo a decifrarli, i fogli: un'incredibile
affastello di colori e nomi e frecce e insiemi e sotto-insiemi
che non si capisce un cazzo.
La camomilla prima di andare a dormire  un mio uso
e costume da molto tempo, mi fa stare bene,  veloce ed
 zuccherata. Meglio:  dolcificata gusto miele e arancia,
me la faccio doppia come Cocco Bill, il vecchio Cocco Bill
di jacovittiana memoria, che ne ordinava sempre una nel
saloon. Me la sorbisco davanti al computer mentre guardo
lo schermo luminoso e ascolto gli ultimi facinorosi che da
corso Vittorio Emanuele II se ne tornano a casa ubriachi di
birra e chupiti di merda, assunti in quantit spasmodiche
nelle birrerie del corso in questione o pi in l, nel quartiere
della movida, come si suol dire, San Salvario. Ascolto
i tamarri rincasare e vomitarmi ai piedi del portone, o urlare
canti vichinghi, mentre aspettano l'ultimo tram che li
riporter nelle loro cazzo di case periferiche e tristi come
la morte. Non che io pensi davvero che la morte sia triste,
piuttosto, direi,  una stronza. Mi piace il modo di dire.
Sono i tamarri che tipicamente, sbronzi marci, mi prendono
a calci la bici che sono costretto a tenere attaccata fuori
perch i bastardi del mio palazzo pongono il veto a che si
piazzino delle rastrelliere in cortile poich le rastrelliere
toglierebbero loro spazio per lauto, con tutto che attaccato
a una parete del cortile c' un divietone di posteggio per le
auto e non per le bici ma non c' un cazzo di stronzo palo
per attaccarla una bici e se avessi un fucile mi piazzerei alla
porta finestra ad aspettare il primo pirla che mi prende
a calci la bici, ma non ho un fucile grazie a dio, ho una
tazza arancione con sopra Charlie Brown seduto che tiene
in mano una ciotola per cani rossa e da dentro la ciotola
spunta la testa del suo stupido cane che gli lecca la faccia e
ne avrei bisogno io, dio sa quanto ne avrei bisogno in questa
notte di camomille solubili, di introvabili ragazze che
per un qualche strano motivo mi sembra di amare senza
conoscere.
Intanto che bevo la camomilla, si apre la chat.
 Diego, amico e socio musicista che spesso mi accompagna
in giro con la sua fisarmonica e con la sua tastiera.
Ottimo guidatore e bevitore moderato, soprattutto quando
guida. Affetto, tra l'altro, da insonnia pesante: dorme,
credo, non pi di tre ore a notte.
Alto uno e novanta. Stempiato quanto basta. Magro
ma tonico.
Ha un gruppo di cover di musica italiana anni Sessanta.
Mi chiama capo.
Ciao capo come va?
Mi sto scassando una camomilla.
Che racconti?
Mi sono innamorato.
Ma va?
Ma s.
Ma chi?
Ma non te lo dico.
Ma dai.
Ma no.
E di.
Non la conosci.
Come si chiama?
Ugo.
E di!
Cosa mi dai in cambio?
Non ti abbandono in una piazzola di sosta in autostrada
la prossima volta che andiamo a fare uno spettacolo.
Agata.
E poi?
Non so il cognome.
Ma va?
Ma s e comunque non te lo direi che poi la cerchi e
la importuni su Facebook.
Dove l'hai conosciuta?
A diecimila metri d'altezza.
In che senso?
Volavamo.
Avete fatto?
Cosa?
Le cose.
Le cose?
Eh.
No.
Limonato?
No.
Bacio senza lingua?
No.
Che scarso.
Ma non so nulla di lei!
Mi fai vedere una foto?
Vaffanculo.
Suca.
Fottiti.
Sei davvero innamorato?
S.
Di una che non sai manco il cognome?
S.
Occhio Giacomo.
A cosa?
All'amore.
In che senso?
La canzone di Milva.
Quale?
D'amore si muore.
Lo so.
Dunque?
Ma io no.
La notte sogno un sogno assurdo.
Sono in un treno seduto vicino ai due terzi dei Ricchi
e Poveri, c' la bruna e il biondo, manca il nasone. A un
certo punto vedo dal finestrino un aereo che sta precipitando,
fa fumo, fa fiamme, ci sta cadendo addosso, io
sono in un vagone in testa al treno e l'aereo continua la
sua caduta sempre pi in fiamme e sempre pi fumante e
capisco che sta venendoci addosso e in effetti a un certo
punto si schianta sulla coda del treno, ma io mi rendo
conto che l'impatto ci far deragliare comunque anche
noi che siamo avanti, e infatti si crea una specie di effetto
domino che coinvolge a una a una tutte le carrozze e allora
vedo un giovane uomo in giacca e cravatta che urla che
dobbiamo lanciarci dal treno in corsa e mi butto insieme
a lui da un'apertura e mi salvo mentre il treno deraglia.
Poi esplode.
Poi mi ritrovo dai miei genitori e sono molto contento
perch sono finito sui giornali come uno dei pochissimi
sopravvissuti e la stampa ci tratta come degli eroi, anche
se non si capisce perch, siamo solamente stati fortunati e
non abbiamo fatto nulla di eroico, comunque sono molto
felice e mi sveglio con una bella sensazione come quando
uno si sveglia dopo avere fatto un bel sogno.
  
Capitolo 13.
Telefono a mia mamma solo per dirle.

Ogni tanto bisogna dirglielo alle mamme che gli si
vuole bene. Intanto che il t si infonde nell'acqua calda
telefono a mia mamma che ci impiega sempre tipo cinque
minuti a rispondere, io lo so e tengo pazienza.
Mamma?
Eh.
Volevo dirti che in caso di attacco zombi saresti tu la
prima persona che verrei a salvare.
Grazie.
Prego.
Ciao, ci vediamo gioved a pranzo.
Ciao.
Vado a fare la spesa che poi consta in numero quattro
pizze surgelate di cui vado ghiotto.
C' questa nuova cassiera, alta, coi capelli molto corti,
carina ma davvero troppo magra, che ci ho pure scritto
la poesia di cui sopra e io, non so come mi viene, ma mi
viene che glielo dico.
Pi o meno va cos: Son ventiquattro euro e quaranta.
Sei troppo magra.
Scusi?
Metti su qualche chilo per favore.
...
Perch mi guardi cos? Sei troppo magra, mangia di
pi.
La ragazza cassiera inizia a guardarsi attorno come a
chiedere aiuto, probabilmente avesse lo spray al peperoncino
me lo spruzzerebbe in faccia, poi interviene un suo
collega: C' qualche problema? fa.
No rispondo, scusa.
Me ne vado lasciando le pizze surgelate nel coso della
cassa.
  
Capitolo 14.
Todor.

Oltre a Francesca, l'altro amico saggio al quale posso
confidare i miei turbamenti si chiama Todor ed  bulgaro,
o meglio  italo-bulgaro. Abita a Sofia e ambisce a
farmi conoscere al suo popolo traducendo le mie poesie
nella sua lingua. Oltre a parlare di letteratura, io e Todor
ci scriviamo delle lunghe mail nelle quali ci raccontiamo
le nostre reciproche avventure. Lui spesso mi scrive
delle frasi di saggezza bulgara che mi confortano nei
momenti di difficolt e di solitudine tipici della vita del
poeta semiprofessionista vivente nella societ occidentale
moderna. Purtroppo Todor non ha abbastanza soldi per
venire a trovarmi in Italia ma li sta mettendo da parte e
un giorno ci vedremo e andremo a bere insieme.
Tornato dalla spesa fallita guardo le mail e ne apro una
appena arrivata proprio dal mio amico bulgaro Todor:
La pi profonda saggezza bulgara, quella che deriva dalla
povert, caro Giacomo,  di distillarsi la rakija abusivamente,
ha una graduazione pi alta del vino a parit
di uva.
Sappi che sto continuando la ricerca dei detti saggi che
tanto alleviano i tuoi turbamenti di giovane poeta. Provengono
pi dalle campagne, qui in citt si ricordano
solo gli slogan comunisti, o anti-comunisti, sono impazziti;
di saggio ci sono rimaste solo le bagasce.
Per quanto riguarda il tuo fantasma, la donna fantasma
della quale mi scrivi da alcuni giorni, caro amico poeta,
niente di male, goditela, non capita certo tutti i giorni di
avere un'esperienza di tal fatta, neanche qui in Bulgaria,
dove, come sai, cose curiose ne accadono parecchie.
Ti ricordi Liubomir, il mio amico poeta di cui sto curando
la traduzione in italiano? Tre giorni fa una sua
fan ha cercato di accoltellarlo a un reading, la ragazza
diceva che non ci potevano essere due Liubomir Vazov
al mondo, e lei era quello vero.
Voi poeti, caro Giacomo, fate una vita avventurosa, devi
andarne fiero.
Sorrido alle parole che vengono dalla lontana Bulgaria,
dal mio amico Todor, apro il frigo e lo trovo estremamente
vuoto. Apro lo sportello del freezer, rimangono un
paio di Sofficini al gusto pizza. Meglio che niente.
  
Capitolo 15.
L'ansia da pianeta blu.

L'altra sera ero l che ascoltavo la pioggia novembrina
scendere senza soluzione di continuit e ho avuto l'idea
malaugurata di guardarmi Melancholia di Von Trier. I
film di Von Trier dovrebbero essere goduti previa assunzione
di ansiolitici, solo che me lo dimentico sempre.
E insomma mi ha preso malissimo sta storia del pianeta
blu che ci viene addosso. Ho fatto fatica a addormentarmi
con tutti i pensieri che frullavano velocissimi
dentro la mia testa e poi mi sono addormentato malamente
e a un certo punto mi son svegliato nel culo della
notte, la guancia in una pozza di saliva e abbracciando
il cuscino fortissimo e non sapevo bene dove mi trovavo
e con una cazzo di paura che non capivo di cosa e una
sensazione come di morte con il cuore che pompava a
manetta, insomma una specie di attacco di panico notturno,
credo.
Lars Von Trier  come le canne per me: se non sei sereno
 meglio di no. E io sereno proprio no, non sono. Direi
che sereno, in sto periodo,  una parola forte.
Perch non sono sereno? chiede la mia editor interiore.
E io chiedo a lei: dopo il punto interrogativo, ci va la
maiuscola o no?
Credo di sentirmi solo. Ho sempre avuto un rapporto
strano con la solitudine.
Ho smesso di cercare Agata?
Ho mai iniziato davvero?
E se ho iniziato perch ho smesso?
E se non ho smesso, cosa sto davvero facendo?
Probabilmente questa infatuazione per una bella ragazza
sconosciuta, vista una sola volta, parlata una volta
sola, annusata per un'ora e mezza, ascoltata e goduta, ma
non ancora davvero capita, intravista, poi, una sola mezza
volta, forse, questa infatuazione, perch parlar d'amore,
con tutto l'impegno,  un po' esagerato, dico, forse questa
sorta di infatuazione, che bella parola infatuazione
per, forse  sintomo di qualcosa, forse  sintomo di una
mancanza, di un qualche tipo di mancanza, non credete?
Vi prego di dirmi la verit, se lo pensate.
Forse questo autunno invernale dentro la mia testa 
dovuto al fatto che mi sento solo come un cane, che poi
io una volta vorrei chiedere a un cane: Ma tu quando ti
senti solo, come  sta cosa? Che tipo di solitudine provi?
Perch voi cani vi usano sempre per questi modi di dire
stupidi?.
Una volta ho chiesto a un turco perch secondo lui si
dicesse fumare come un turco. Mi ha guardato malissimo.
Ma malissimo malissimo.
Comunque devo riacquistare un po' di serenit, perch
se  vero che crepare di maggio ci vuole tanto, troppo
coraggio,  anche vero che essere angosciati a novembre
- scusate non mi viene la rima - non va per un cazzo
bene.
Mi piace pensare alla mia solitudine come a una tigre
ammaestrata, ci vogliamo bene e giochiamo come bambini,
pu staccarmi la testa in qualsiasi momento.
Inoltre sono ipocondriaco a manetta, e la cosa curiosa
 che ho iniziato presto, tipo verso i quindici, sedici anni.
Credo sia abbastanza raro un sedicenne ipocondriaco, io
lo ero e lo sono tuttora.
Avevo un medico della mutua che aveva capito il problema
e dunque ogni volta che lo andavo a trovare lui mi
visitava con la massima seriet e poi mi dava una medicina
a base di ananas, un placebo a tutti gli effetti che,
a tutti gli effetti, in effetti, mi guariva sempre. La mente
umana  davvero potente, non ci son cazzi.
Dunque morte, solitudine, malattia. E poi odio la gente,
lo so che non dovrei ma, man mano che passa il tempo,
odio le persone.
Credo che la mia tendenza a bere parecchio sia legata
a questo: bevo per sopportare le persone, dunque bevo
quando esco e mi trovo circondato.
Il problema diventa davvero serio quando inizi a bere
per sopportare te stesso.
Spero di non arrivarci mai.
In caso, abbattetemi.
Stamani prima di andare al lavoro nella stanza col neon,
ero al supermercato sotto casa e ho notato una cosa: la cassiera
magra aveva qualcosa di diverso. E intanto che facevo
la coda la guardavo e pi la guardavo pi notavo qualcosa
di diverso in lei. E la coda avanzava e io la guardavo e non
capivo ma sapevo.
I capelli? No. I capelli erano sempre loro, neri, molto
corti.
I vestiti? Era vestita in modo diverso? Neanche. Indossava
il solito abito da lavoro verde con il marchio del
supermercato.
Cosa allora?
E poi  arrivato il mio turno, lei passava i prodotti sotto
il coso elettronico che fa bip! E io mi concentravo sul
suo viso e poi mi ha guardato. Mi ha guardato e mi ha
visto che la osservavo concentratissimo e ha fatto come
un suono, come un singhiozzo, come se si fosse un poco
spaventata e allora l ho capito: il trucco. Aveva il viso
un po' truccato, un po' di ombretto, forse, non so i nomi
dei trucchi delle femmine, era un po' meno pallida, un
leggero velo di belletto su quel viso di ragazza pallida, s.
E le stava bene, sapete.
Che quasi glielo dicevo, glielo stavo per dire, le stavo
per dire: Ma lo sai tu ragazza cassiera, ma lo sai che oggi
con questo velo di trucco sei proprio carina anche se a
dirla tutta ti trovo sempre un po' troppo magra ma mi fa
piacere vederti cos un poco pi curata.
Poi per, mi sono accorto che l'uomo dietro a me in
coda era Tonio Cartonio.
L'ho guardato.
Mi ha guardato.
Era proprio lui: Tonio. Tonio Cartonio, quello del Fantabosco.
Ho guardato subito cosa avesse nel carrello: niente
dolci. Niente caramelle. Ci son rimasto male.
Ho pagato la mia insalata finta autocondente senza
guardare pi in faccia la cassiera magra con i capelli corti
neri e me ne sono andato al lavoro.
Nel computer ho Antichrist di Lars Von Trier.
Col cazzo che lo guardo.
  
Capitolo 16.
Annullare l'ansia da pianeta blu.

L'uomo con il quale lavoro, o meglio con il quale condivido
la stanza al neon, che poi sarebbe una specie di capo
ufficio, oggi non c'. E la prima volta da che sono stato
assunto in questa stanza illuminata al neon che l'uomo
panciuto, basso e prepotentemente calvo non  al lavoro.
Le due donne s. Loro sono alle loro postazioni silenziose
vestite simili, acconciate simili, tendono a colori castani,
sono molto castane anche nei vestiti, sono molto autunnali
le due donne con le quali ho la ventura di dividere
questa stanza illuminata al neon, parlano a voce bassa e
si alzano raramente dalla loro postazione.
Ho la sensazione che se cercassi dentro i loro capelli,
troverei delle castagne. S, sembrano due alberelli di castagne
le due donne.
Lavoro poche ore.
Non resisterei pi di quattro ore in questa stanza.
Inserisco dati.
Il palazzone in cui lavoro  in centro e lo raggiungo
comodamente a piedi o in bici se voglio fare in fretta.
 un palazzone moderno, perfettamente incastonato tra
due palazzi vecchi, tirato su negli anni Cinquanta al posto
di una casa vecchia venuta gi con le bombe.
Il gancio per il colloquio di lavoro me lo ha fornito il
mio amico Franco. Un suo conoscente ha lavorato nell'azienda
alcuni mesi e si  licenziato. Sapeva, Franco, che
cercavano qualcuno addetto all'inserimento dati.
Io non sono un grande esperto di colloqui di lavoro
e quel mattino ero parecchio teso; mi ero vestito bene,
con la giacca, la camicia buona e le scarpe carine, che io
ho solo un paio di scarpe carine che uso per le occasioni
particolari tipo colloqui di lavoro, funerali, cresime.
In realt non so se siano proprio carine. Diciamo che
sono scarpe ottime per le occasioni importanti.
Me le ha comprate mia mamma. Temo che siano un
po' anni Ottanta, come scarpe.
Avete presente le scarpe che andavano di moda negli
anni Ottanta? Io no, ma ho la netta sensazione che siano
scarpe tipicamente anni Ottanta.
Io degli anni Ottanta ricordo le Timberland che facevano
coppia con il Moncler. Ma io non le ho mai avute.
Probabilmente vestivo anni Sessanta negli anni Ottanta,
io. Non ricordo.
Sono arrivato con un buon tre quarti d'ora di anticipo:
sono un anticipatore professionista. Ha a che fare, suppongo,
con la mia tendenza all'ansia. Non sopporto l'idea
di arrivare in ritardo e questo ha fatto s che io abbia
accumulato una quantit notevole di tempo ad aspettare.
Sarebbe interessante sommare le ore di attesa nella mia
vita, che diverrebbero certamente giorni, settimane, chiss,
forse mesi di attesa.
Uno, avesse un contatore di tempi di attesa potrebbe
fare una festa: quando arriva tipo a sei mesi di attesa fa
una grande festa e invita tutti gli amici che lo hanno fatto
attendere arrivando in ritardo. E lui per vendetta potrebbe
arrivare con un gran ritardo. Tipo tre giorni di ritardo.
No, forse  una minchiata.
Il signore che mi fa il colloquio porta occhiali tipo
quelli di Venditti, davvero brutti. Proprio quelli tipo da
Antonello Venditti, che se uno  Venditti se li pu permettere
ma se no, no, davvero no.
Comunque mi fa accomodare e mi chiede se ho esperienza
lavorativa nell'ambito dell'inserimento dati.
Pi o meno il colloquio va cos:
Lei ha esperienza nell'ambito lavorativo dell'inserimento
dati?.
No.
Sa di che tipo di dati si tratta?
No.
Preferirebbe non saperlo?
Come?
Preferirebbe non saperlo?
S, vorrei non saperlo.
In ogni caso, vedo dal suo curriculum che non capirebbe.
Infatti.
Ambisce a una carriera nella nostra azienda?
Dipende: che ruolo hanno i poeti nella vostra azienda?
Nessuno.
Infatti.
E sposato?
Preferirei non rispondere.
Ha figli?
Non che io sappia.
Conoscenza lingue?
L'ho scritto nel curriculum.
Me lo dica a voce.
Malissimo, a parte l'italiano anche se non so gli accenti.
Uso del computer?
Pi o meno terza elementare ma da ripetente.
Perch vuole questo lavoro?
Ho bisogno di soldi.
Lei  laureato in Lettere.
Lo ammetto.
Perch non insegna?
Lei in che cosa  laureato?
Preferisco non rispondere e comunque qui le domande
le faccio io.
Qui le domande le faccio io l'ho sentito solo nei
film americani.
Risponda alla mia domanda.
Non credo di essere in grado di insegnare alcunch
ad alcunch.
Crede di essere in grado di passare diverse ore inserendo
dati in un data base?
No.
Ok, pu iniziare luned.
Mi darete i buoni pasto?
Se lo scordi.
Ogni volta che mi siedo alla mia scrivania trovo, sulla
destra del PC, una pila di fogli stampati.
Sui fogli sono stampati i dati che io devo inserire dentro
il PC.
 un lavoro ripetitivo, noioso, privo di soddisfazioni ma
mi pagano per farlo e poi, quattro ore passano in fretta. Il
computer non  collegato a Internet, in questo modo non
posso accedere a Facebook e perdere tempo guardando le
foto delle ragazze in costume da bagno sulla spiaggia
Devo annullare l'ansia da pianeta blu che ci viene addosso,
cos ho deciso che oggi pomeriggio andr al cinema
a vedere un cartone animato con quei buffi personaggi
gialli che parlano in modo strano e vanno ghiotti
di banane.
Devo annullare l'ansia da pianeta blu che ci viene addosso.
Mi piace molto andare al cinema da solo, in verit
 una vita che non vado al cinema con qualcuno. L'ultima
volta sono andato con la mia ex fidanzata a vedere
un bruttissimo film che si intitolava se non mi sbaglio
Godzilla e parlava di un mostro molto grande che faceva
sfracello in citt. Non ricordo quasi nulla del film, se
non che tre giorni dopo io e la mia ex fidanzata ci siamo
lasciati e quando penso a Godzilla io ci collego il dispiacere
d'amore e la sfiga.
E poi ci sta il fatto che a me, quando esco dal cinema, non
mi viene per niente voglia di chiacchierare del film,  come
se mi fossi appena svegliato e avessi fatto un sogno e preferisco
stare solo e pensare ai fatti miei. Io quelli che vanno al
cinema in gruppo non li capisco. Al limite con la ragazza per
limonare, ma a dirla tutta io al cinema non ci ho mai limonato
un granch che, a essere sinceri, a me, limonare in posti
pubblici per quanto bui, non  che mi piaccia molto.
Fatte le mie quattro ore, mi alzo, indosso il loden, avvolgo
la sciarpa, metto il berretto di lana, saluto le signore
ed esco.
Sono a piedi, il cinema  vicino, cammino.
Torino d'inverno secondo me un tempo faceva pi
freddo. Io mi ricordo grandi nevicate e mi ricordo che
quando andavo a scuola passavo sempre davanti a un
palazzo con un orologio di quelli elettrici con i numeri
rossi che diceva anche la temperatura e io poco prima di
guardare cercavo di indovinare la temperatura e spesso
era sotto zero anche di brutto.
Oggi secondo me no.
Se mia mamma non fosse venuta a studiare a Torino
da Mantova io non esisterei.
E se mio nonno non fosse emigrato dalla Sicilia a Torino,
neanche.
La quantit di caso che ci vuole per esistere  abbastanza
incredibile;  una roba che uno  meglio che non
ci pensi troppo che se no si rischia di impazzire o quantomeno
gli vengono le vertigini e casca per terra.
Torino una volta dicevano che era una citt grigia e
triste, tutta Fiat e Juventus. Adesso non lo dicono pi,
soprattutto dopo le Olimpiadi invernali. Io non credo
che centri cos tanto la faccenda delle Olimpiadi, io credo
che Torino abbia passato un lungo autunno e poi un
lungo inverno e adesso sia il momento della primavera.
Capita cos a molte citt, se ci pensate.
Capita anche agli uomini, alle donne e ai cani.
Torino  la citt dell'automobile. Anzi lo  stata. Eppure
una cosa che amo della mia citt  proprio che non
c' un gran traffico. Odio il traffico e odio le automobili.
Non provo molta simpatia neanche per il calcio moderno.
Forse dovevo nascere a Venezia.
Mi piace camminare per i viali di Torino, tutto imbacuccato
con una sciarpa lunghissima e larghissima che
mi permette di parlare da solo senza che la gente mi veda.
Parlo molto da solo, lo ammetto. Mi faccio i discorsi.
Spesso fingo di discutere con persone esistenti, tipo fidanzate
o amici che mi hanno fatto arrabbiare. Magari ci
litigo pure e vinco sempre io.
Adesso per esempio immagino di parlare con Tonio.
S, con Tonio Cartonio in persona, mi immagino che stiamo
camminando assieme a passo spedito per arrivare al
cinema in tempo. Anche Tonio ha una sciarpa: di foglie
di vite. Per il resto veste con una specie di salopette di
velluto rosso. Sembra non sentire il freddo.
Che dici Tonio, sono stato sciocco? Sapevo dove lavorava
e non ho insistito... quella faccenda dei salatini, Tonio,
che dici, son stato sciocco? Dovevo insistere, vero?
Nella mia immaginazione Tonio Cartonio non ha la voce
del vero Tonio della Melevisione, bens quella di Jack
Nicholson in Shining. Per la voce italiana, dunque se non
sbaglio, quella di Giancarlo Giannini. Curioso no?
Forse Francesca ha ragione, forse dovrei iniziare con
qualche farmaco.
S, Giacomino, sei stato sciocco, sei stato proprio un
po' sciocco. Se vuoi una cosa devi darci dentro, porca
troia, devi sbatterti, non puoi tirarti indietro davanti al
primo portinaio col riporto che si frappone tra te e l'amore,
Giacomino.
Odio quando mi chiamano Giacomino. Odio gli storpiamenti
di nomi, ma lui  Tonio e tengo pazienza.
Ma tu Tonio, nel Fantabosco, non dicevi porca troia,
dicevi accipigna, se ricordo bene.
Non preoccuparti di come parlo, Giacomo, e fatti
furbo.
Senti, se sto parlando con me stesso, decido io come
devi parlare.
Vaffanculo Giacomino.
Non chiamarmi Giacomino, accipigna!
Sei arrivato Giacomino, buon film.
Ciao Tonio.
Ciao.
  
Capitolo 17.
Elio papaghena tu l' bela con la papaya.

Arrivo al cinema con un buon venti minuti di anticipo,
compro i pop corn, entro e mi metto in quarta fila
anche se il cinema , e rimarr, semivuoto. Mi piace stare
davanti, mi piacciono i pop corn, mi piace un sacco l'odore
del cinema vuoto, mi piace quando nella sala non
c' quasi nessuno, tipicamente il pomeriggio infrasettimanale;
sono fortunato, penso, a potermi permettere di
andare al cinema il mercoled pomeriggio senza essere
un pensionato o un bambino accompagnato dalla mamma.
Il film, che poi  un cartone animato, parla di questi
esserini gialli completamente dementi che combinano un
sacco di casini e che mi fanno scassare soprattutto a causa
della loro lingua assurda che  un misto di lingue vere.
Mi addormento dopo nove minuti circa con ancora
buona parte dei pop corn intonsi.
E un periodo strano, letargico, dormo tantissimo,
troppo. Sar l'inverno, ma non mi  mai capitato cos tanto.
D'altra parte questa primavera dormivo pochissimo,
mi svegliavo a orari improponibili e non riprendevo pi
sonno. La mia amica Francesca dice che  dovuto al mio
stato mentale alterato e che sto attraversando il periodo
depressivo legato, tra l'altro, al cambio di stagione e che
dovrei assumere qualche psicofarmaco tanto per gradire.
Mi risveglio, c' una musica forte, Jimi Hendrix. I tre
ometti gialli in salopette di jeans si muovono per le strade
di New York. Alla mia destra sento un rumore di
sgranocchiamento: mi giro,  una bambina riccia che mastica
a quattro palmenti patatine Pi Gusto, vicino a lei una
ragazza.
Impiego un po' a mettere a fuoco.
 Agata.
Indiscutibilmente Agata, incredibilmente, assurdamente,
meravigliosamente, ricciolinissimamente lei, la ragazza
dell'aereo e dei ragni e ora, la ragazza del cinema degli
ometti gialli.
Come mai  possibile?
Sar un'allucinazione?
Non ho assunto alcuna droga, almeno nelle ultime
quarantotto ore.
No, nessuna allucinazione,  reale.
Agata ha una figlia, incredibile, come  possibile? Una
ragazza madre? Quanti anni avr? Una trentina direi. E
la bimba? Cinque? Sei? Una ragazza madre, chi l'avrebbe
mai detto? Io no.
  
Capitolo 18.
Mini Agata.

Va cos: dopo averle viste, nella fila dietro di me, spostate
sulla destra, fingo di concentrarmi sul film e cerco
di escogitare un piano per agganciare Agata e la sua
piccola figlia. Intanto che penso al piano perfetto sento
toccarmi la spalla:  la bambina, mandata in missione da
sua madre che mi ha visto, e ha visto che io l'ho vista ma
ho finto di non vederla. La bambina mi tocca la spalla e
mi sussurra: Mia sorella chiede se vuoi sederti vicino a
noi.
Sorella.
Era chiaro, sono un allocco. Quando l'allocco emette
il suo suono, si dice che bubola. Come Massimo, esatto.
Mi alzo e raggiungo Agata e la sorellina che  risgatta-
iolata al suo posto.
Ciao le dico.
Ciao.
Ti piacciono gli ometti gialli dunque?
Da pazzi.
Agata illuminata dalla luce sfarfallante dello schermo
cinematografico  la quinta essenza dello splendore. Anche
se non conosco le altre quattro, di essenze. Comunque
la quinta mi sa che  la migliore. Non ci diciamo
quasi nulla per il resto del film che io non vedo, cio lo
guardo ma non lo vedo. Offro i pop corn ad Agata che
accetta entusiasta e inizia a sgranocchiare pure lei a quattro
palmenti, sembrano due conigli sgranocchioni queste
due ragazze,  una cosa piuttosto romantica, io, Agata e la
bimbetta. No, forse romantica proprio no, ma bella; poi
il cartone finisce e ci alziamo e si accendono le luci e mi
sento rimbambito come quando ti svegli di colpo.
Poi usciamo alla luce vera.
Agata mi presenta Mini Agata. Il suo nome  Anna,
ha sei anni, moltissimi ricci neri sulla capoccetta ed  la
sorellastra Spider Woman. Che brutta parola sorellastra.
Si assomigliano parecchio e io mi sento alleggerito dal
fatto che Agata non sia ragazza madre.
Ti ho vista l'altra sera al Kat.
Camminiamo verso il bar vicino, Mini Agata ripete a
nastro la frase: Elio papaghena tu P bela con la papaya
e ride da sola.
S, sono andata via presto che c'era troppo casino,
non si respirava.
Ti ho vista dietro un ciccione che ti eclissava.
Sei stato bravo.
Ti ho cercata al museo.
Davvero?
S, il portiere  uno stronzo.
Lo so.
Cri?
Non so, dipende da quando sei passato.
Alcuni giorni fa.
Mi hai portato un regalo?
Salatini.
Pizzette?
In abbondanza.
Bravo.
Grazie, se li  mangiati il portiere.
Male.
Al bar Mini Agata ordina una cioccolata calda, io un
chinotto, Agata una fetta di torta e un caff.
La guardo molto, e ho paura che si accorga quanto la
guardo molto con tutto che siamo seduti a un tavolo insieme
ed  giusto guardarsi ma io so di avere questa tendenza,
quando mi piace una ragazza, di guardarla in un
modo tipo che non sbatto pi le palpebre e gli occhi mi si
ingrandiscono del trenta per cento.
Se mi concentro sul concetto di ragazza pi bella del
mondo, penso subito a Natalie Imbruglia nel video Tom
e a mia madre in una foto incredibile fattale da mio padre
per sbaglio tanti anni fa.
Agata  al terzo posto che comunque non  mica male.
Passeggiando verso il bar ho definitivamente notato
che Agata  pi alta di me di almeno cinque centimetri.
Mini Agata no,  nana, ma d'altra parte  una seienne.
  
Capitolo 19.
 strano quando vai fuori tempo da dentro.

Non vorrei che si pensasse che il fatto di essere brevilineo
mi abbia creato qualche tipo di complesso. Non 
cos.
Men che meno con le ragazze: mi piace l'idea di girare
con una donna pi alta di me. Non che mi sia capitato
spesso, ma mi garba.
 cosa risaputa che gli uomini bassi, anche se non possono
fare il portiere di calcio, sono parecchio cazzuti.
Faccio degli esempi:
Napoleone Bonaparte
Woody Allen
Sylvester Stallone
Wolfgang Amadeus Mozart
Gandhi
Giacomo Leopardi (che per forse era pi gobbo che
altro).
Oltre alla bassezza fisica, ci vedo male, ho i piedi
piatti e una discreta aritmia cardiaca. Avete mai avuto
un'aritmia cardiaca? E strano quando vai fuori tempo
da dentro.
Pensavo che tra tutti i miei difetti fisici non mi avrebbero
preso al militare. Mi son detto: Ok, non posso fare
il portiere di calcio ma col cazzo che mi faccio chiudere
per dieci mesi in una caserma di merda.
Ho fatto il furbo e non ho richiesto di fare il servizio
civile.
Avevo ventisei anni circa. E mi hanno chiamato.  arrivato
il foglio verde.
Per  servito, a militare ho imparato delle cose. Tipo
che se hai i piedi piatti non ti fanno tirare la bomba a
mano. L'unica cosa sensata di stare sotto le armi secondo
me  avere l'opportunit di tirare la bomba a mano, ma
a me non me l'hanno fatta tirare perch ho i piedi piatti.
Non ho mai capito il nesso.
Non ho neanche sparato col fucile perch il giorno che
hanno fatto sparare col fucile ero all'ospedale militare di
Genova a farmi misurare il piattismo plantare.
L'Esercito Italiano per me  stato una delusione su
tutti i fronti, per andare sotto le armi mi  servito per
imparare delle cose su di me.
Tipo i livelli.
Sotto le armi tu vieni valutato con dei livelli da 1 a
4. Io secondo l'Esercito Italiano avevo livello 3 di piedi
piatti. Livello 4 di cecit. Livello 3 di altezza o bassezza,
dipende dal punto di vista. Livello 203, non ricordo, di
circonferenza toracica.
Uno, per fare il paracadutista, deve avere tutti 1 o quasi.
Io non avrei mai potuto fare il paracadutista; in camerata
mia c era un giovane che voleva fare il paracadutista
ed era un nano. Aveva tutti 1 tranne altezza. Assomigliava
a Mastro Lindo nano. Dormiva sotto di me nel letto
a castello. Una notte  scomparso: lo avevano preso nei
paracadutisti. Io ero contento e commosso, perch ho
potuto prendere il suo posto nel letto di sotto che  pi
comodo per fare il cubo.
  
Capitolo 20.
Una certa rara lucidit nel vedere le cose.

Mini Agata  molto contenta perch nel fine settimana
la sorella la accompagna a Disneyland a Parigi. Le due ragazze,
insieme al padre, si spareranno tre giorni nel parco
di divertimenti pi fico del mondo.
Beata te, Anna, sar bellissimo, sei contenta?
Mini Agata  davvero la versione rimpicciolita di Agata,
mi guarda strano. Penso che io coi bambini non ci so
fare un granch, faccio loro domande stupide, tipo se sono
contenti di andare a Disneyland. Mi succede la stessa
cosa con i matti e le belle ragazze, credo sia una questione
di imbarazzo.
S, perch non ci vai anche tu?
Mi piacerebbe un sacco ma non ho nessuno che mi
ci porta.
Portaci i tuoi figli.
Non ne ho di figli.
Si vede.
Si vede?
S.
Poi mi mostra la sua collezione di mostri di plastica
colorata.
Pensavo che le bambine seienni non amassero i mostri
di plastica. Pensavo pi a tipo le fatine o roba del genere.
A Mini Agata invece piacciono i mostri di plastica. Ha la
collezione quasi completa, dice, e un paio di doppioni.
Le chiedo come si chiamano.
Mi risponde che al suo amico Nino gli manca quello
verde.
Lei no, ce l'ha.
La invidio. Fra qualche giorno va a Disneyland, ha una
bellissima collezione di mostri colorati.
E una certa rara lucidit nel vedere le cose.
Una delle prime cose che racconto di me ad Agata 
che non ho la patente di guida. Oltre a non avere mai
avuto alcun interesse per le macchinine, ho anche sviluppato
una certa avversione per le automobili vere.
E tu? le chiedo.
Io guido benissimo e mi piace.
Me ne compiaccio, la usi molto?
No abito qui vicino, vado in bici.
Anche io.
Una volta ti porto in un posto, se vuoi.
In un posto?
S, un posto bello.
In bici?
No, bisogna andarci in macchina.
 come una specie di appuntamento?
Sorride, Agata.
S,  come una specie di appuntamento.
Quando?
Quando torno.
Ok.
Sabato vado a Milano a leggere le poesie.
Ho voglia di venirti a vedere in un posto comodo
senza troppo casino.
Succeder.
Poi parliamo ancora della Sicilia.
E andata bene l in Sicilia?
S, un posto pazzesco.
Avete scoperto dei ragni sconosciuti giganti cannibali?
No, abbiamo trovato un sacco di ragni violino.
Come sono?
Piccini e con una sorta di macchia sul dorso che ricorda
un violino.
E le grotte? Dov'erano gi?
A Sciacca, sul monte Kronio.
Fa molto fantasy.
L dentro c' un ambiente estremo, si pu arrivare
al cento per cento di umidit, pu essere pericoloso, sai,
ci puoi rimanere secco, ci sono trentasette gradi, tu non
sudi e ci rimani.
Racconto ad Agata che ho pensato molto a loro due
nelle grotte, che da poco ho visto un film di paura in
cui un gruppo di speleologhe si perdono in delle grotte
pazzesche argentine, mi sembra, e vengono piano piano
mangiate da dei mostri cannibali che vivono nelle grotte.
Mi piacciono i film di paura mi dice.
A me no interviene Mini Agata
Per ti piacciono i mostri. Indico le bestioline di
plastica verde in formazione d'assalto attorno alla tazza
di cioccolata calda.
S, ma loro sono buoni.
Guardo Agata. E raro, sai, incontrare una ragazza
che ama i film di paura.
Non sono una ragazza, sono una bambina interviene
Mini.
Certo, dicevo a tua sorella.
Ah.
Una volta ne vediamo uno assieme?
E Maxi Agata, questa. Mi ha appena proposto di guardare
un film di paura assieme, non so se vi rendete conto.
Se vi rendete conto, capirete l'enormit della faccenda.
La capite?
Secondo me s.
  
Capitolo 21.
La ragazza dalle tette tonde.

Quando sono stato sotto le armi avevo una fidanzata
bionda dalle tette miracolose e la sera le telefonavo con la
scheda telefonica.
Erano tempi che non esistevano mica i cellulari, credo.
Forse esistevano ma io non ne possedevo uno. Comunque
il momento della telefonata serale alla mia fidanzata abbastanza
bionda dalle miracolose tette era un importante
momento che io aspettavo tutto il giorno. Mi sedevo in
questa specie di bugigattolo - non credete che la parola
bugigattolo sia bellissima? - e telefonavo alla mia fidanzata
bionda dalle tette strepitose che poi era praticamente
la mia prima fidanzata, ma forse lei non lo sapeva, e parlavamo
al telefono per i minuti che la scheda telefonica ci
concedeva e a me veniva da piangere e mi rendevo conto
che mi era impossibile spiegarle cosa accadeva dentro una
caserma e cosa succedeva a me, vestito da soldato con la
gente che mi urlava addosso gratis e i napoletani diciottenni
che parlavano solo in napoletano stretto, e la paura.
Perch le caserme, lasciatemelo dire, fanno paura, anche
senza guerra annessa.
La guardavo tantissimo la ragazza dalle tette tonde,
nell'aula della biblioteca universitaria dove fingevo di
studiare durante i miei studi universitari. Frequentavo
quella biblioteca perch era piena di ragazze, alcune
parecchio desiderabili. Io per ero troppo timido e non
rivolgevo loro la parola, ma per guardarle, le guardavo
parecchio con una tecnica detta anche Super Tecnica
dello Sguardo Fuggente (STFS) che poi sarebbe quel tipo
di sguardo che tu la guardi, la ragazza che ti piace e poi,
appena lei alza gli occhi dal libro sul quale sta studiando,
zac! tu smetti di osservarla e se sei abile lei non si
accorger mai che la stai guardando con concupiscenza e
insomma tutto ci, lo capirebbe anche un bambino, non
serve a un cazzo.
Comunque io ero diventato piuttosto bravo a guardare
le ragazze in quel modo l.
Per la ragazza dalle tette tonde era a sua volta una
campionessa di Aggancio Veloce di Sguardo (AVS), che
 quella speciale capacit di beccare il minchione che ti
guarda di nascosto, con un velocissimo scatto della testa
e un aggancio visivo occhi negli occhi. Credo sia legato
a una specie di sesto senso, e insomma pi di una volta
la ragazza dalle tette tonde mi aveva colto ad ammirarla.
Ammiravo certamente il suo seno, ma altres mi garbava
molto quel suo casco di capelli biondi naturali e poi mi
sembrava una ragazza spiritosa perch aveva una bicicletta
buffa e colorata. Il manubrio della sua bici era pieno
di quei braccialetti che vendono i venditori ambulanti,
quelli che quando poi si staccano si esaudisce il desiderio;
ne aveva attaccati centinaia, credo.
Mi disse poi, dopo il primo bacio, che si era accorta
che la guardavo tantissimo e siccome le piacevo si chiedeva
perch mai, porco mondo, non mi facessi avanti.
Mi disse poi che le piaceva come camminavo: coi piedi
a papera.
E poi mi disse che aveva chiesto in giro di me: avevamo
un paio di conoscenze comuni e si era informata e
quando me lo disse io ebbi difficolt a crederci perch
ero in quella fase della mia vita che mi sembrava un miracolo
che una ragazza che mi piaceva potesse esprimere
un qualsiasi interesse nei miei confronti. Era un periodo
della mia vita che era un po' come se guardassi il mondo
non da un obl, ma dalla poltrona di un cinema e
tipo le belle ragazze che mi piacevano erano attrici di un
film e dunque pare abbastanza difficile che - per fare un
esempio - Meg Ryan, a un certo punto, ti guardi dallo
schermo e ti dica: Sai, mi ero accorta che mi guardavi e
mi piaceva essere guardata e vorrei uscire con te sabato
sera .
Poi per succede che se ragioni in questo modo, se vivi
un amore come un colpo di fortuna pazzesco, come un
miracolo, come qualcosa di caduto dal cielo, come una
meravigliosa faccenda che in realt pensi, per qualche assurdo
motivo, di non meritare, poi le cose vanno in vacca.
Poi ti chiamano a fare il militare dentro la caserma.
Poi inizi a essere super geloso poich ritieni che l'oggetto
del tuo desiderio sia in pericolo e che tutti gli esseri
umani dotati di un pisello lo desiderino e facciano di tutto
per portartelo via, l'oggetto del tuo desiderio.
L'insicurezza ti rode come uno scoiattolo dentone e ti
rende stupido, isterico, ansioso, gonzo.
Poi fai le scenate al telefono.
Poi lei ti dice che ha visto un vostro comune amico gay
e ci  andata a prendere un aperitivo e tu hai la certezza
che lei sia riuscita a sedurlo e a portarlo sulla via dell'eterosessualit.
E la distanza e la gelosia e l'insicurezza portano con s
il gelo, la cornetta del telefono si fa fredda e ti si attacca
al padiglione auricolare e i silenzi si fanno lunghi come
quegli inverni lunghi delle favole di inverni lunghi e nevosi
e pieni di lupi magri e affamati.
Poi la fidanzata bionda dalle strepitose tette mi ha
mollato.
Ero ancora sotto le armi. A Torino, questa volta. Prima
ero ad Albenga.
Ad Albenga ci sta un casermone dove si faceva il CAR.
Il CAR  il Corso Addestramento Reclute che tu andavi
ad Albenga a farlo a febbraio e faceva un freddo da rimanerci
secchi. Un vento gelido alle sei e mezza della mattina
quando stavi l intirizzito sotto la bandiera che era
ancora notte a cantare fratelli d'Italia - giuro - e io non
potevo manco mettere gli anfibi ma dovevo stare con le
scarpe da ginnastica di cartone a causa del mio piattismo
plantare di cui sopra.
Al Corso Addestramento Reclute ho imparato a pulire
i cessi come pochi.
E Fratelli d'Italia invece non l'ho mai imparata.
Muovevo le labbra ma non dicevo le parole vere.
  
Capitolo 22.
Perch Pippo sembra uno sballato.

Poi Agata e Mini Agata devono andare. Agata deve
riaccompagnare la sorella dal padre. Fa il medico il padre
delle Agate, niente male, un suocero medico, niente male
davvero soprattutto per una cintura nera di ipocondria
come il sottoscritto.
Riesco a pagare il conto solo grazie al sotterfugio di
guarda l, c' una rissa. Agata la cerca con lo sguardo
fuori dalla vetrata del bar e io mi fiondo alla cassa.
Agata veste un cappotto di lana cotta secondo me, anche
se non ho idea di cosa sia la lana cotta ma secondo
me  lana cotta, e una cuffia blu. Le scarpe mi dispiace
ma non le ricordo.
Allora mi raccomando, divertitevi un sacco da Topolino.
Topolino non mi piace dice Mini Agata.
Chi ti piace, Minni?
No, Paperino.
Brava, e Pippo?
S.
Sai perch Pippo sembra uno sballato?
Eh?
Agata ride. Mi sono innamorato di due femmine in un
colpo solo.
Il cielo continua a essere grigio ma il mondo  bello e
dio potrebbe essere un grand'uomo.
Che dici, ci diamo i numeri? chiedo.
S, otto.
Otto? Ma  solo un numero!
S, preferisco cos, ti dar un numero alla volta fino
a che non avrai il mio numero intero e mi potrai chiamare.
Ma il prefisso me lo dai tutto in un colpo?
Mmmh...
Eh?
Che dici Anna, il prefisso glielo do tutto assieme?
S.
Ok, te lo do tutto assieme.
Il numero?
No! Il prefisso.
Siete due matte.
Un po', vero Anna?
S.
Ma fai cos con tutti gli uomini?
Cosa?
Di dare il tuo numero a puntate.
No, solo con te.
Ah, ecco, mi pareva.
Detto il mio numero ad Agata. Mini Agata mi d la
mano, che cosa strana una bambina che ti d la mano.
Con Agata ci diamo un bacio sulla guancia. Mi d un
bacio pieno, non di quelli finti, sento le sue labbra sulla
mia guancia e sento gli angeli del Paradiso nelle sue tette,
lievemente premute su di me, con tutto che c' un loden
e un cappotto di lana probabilmente cotta, tra di noi.
Guardo Mini Agata. Elio papaghena tu l' bela con
la papaya!
Intanto che cammino verso casa con un discreto sorriso
stampato sulla faccia, mi arriva un SMS. Guardo il
numero sconosciuto. Inizia con un 8, recita: Tieniti libero
mercoled pomeriggio, se sopravvivo a Topolandia ti
porto nel posto segreto.
Ho tutto il numero.
Il mio discreto sorriso si trasforma in notevole sorriso.
Se incontro adesso Tonio Cartonio, gli offro da bere.
  
Capitolo 23.
Milano.

A Milano ultimamente le cose funzionano parecchio bene.
Ci vado spesso a leggere le poesie e viene un sacco di
gente. A sto giro sono in un circolo Arci in zona Bovisa, un
gran bel palco con una sala da almeno duecento persone.
Arriva Pietro, il mio amico milanese che spesso e volentieri
mi ospita quando vengo a Milano, ci frequentiamo
da pi di quindici anni, forse addirittura venti. Pietro
 uno dei pochi esseri umani che possiede la collezione
completa dei miei libri di poesia, riedizioni rare comprese.
 una persona che mi mette serenit Pietro, uno di
quei rari individui che sanno ascoltare ma che sanno anche
parlare e raccontare, un caso di equilibrio come non
se ne trovano molti in giro. Ci mangiamo un tagliere di
prosciutti e formaggi e ci raccontiamo.
Pietro mi racconta dell'ultimo concerto che ha fatto
con la sua band: suona la tromba in un gruppo punk-ska.
Luca  cascato dal palco.
Di nuovo?
Di nuovo.
Ma minchia.
Ti dico solo che prima di salirci si  fatto fuori una
media di mirto.
Come fa a suonare in quelle condizioni?
 il suo superpotere.
Luca, detto La Merda o Lo Schifoso: anch'egli
trombettista, con una smodata tendenza all'assunzione
di quantit demenziali di alcol, prima, durante e dopo i
concerti.
Una volta - io c'ero - ha dato fuoco alla tromba, durante
un concerto. Il padrone del locale lo ha percosso
con un estintore, fino a fargli quasi perdere i sensi.
E poi?
Poi niente,  caduto sulla tromba che si  accartocciata
sotto la sua faccia.
E la sua faccia?
Puoi immaginare.
Entro fine mese mi sposo.
Davvero?
Giuro, sei invitato, dillo a Luca.
Chi  la fortunata?
Agata si chiama, fra un paio di giorni ci baciamo.
Te la sposi tra un mese e non vi siete ancora baciati?
I grandi amori non si baciano subito.
Se lo dici tu.
Lo dico.
Milano  una citt che una volta non amavo un granch,
poi a un certo punto ho iniziato ad andarci d'accordo.
Credo che l'antipatia che provavo per Milano, un
tempo, fosse dovuta all'atteggiamento di supponenza che
avevo notato in alcuni milanesi nei confronti della mia
citt. Un po' come se i milanesi vedessero noi torinesi
come dei cugini sfigati.  la stessa sensazione che provo
nei confronti dei francesi. Infatti io, i francesi, alle volte
mi viene un istinto di violenza nei loro confronti quando
iniziano con tutte quelle pernacchiette del cazzo.
Poi per fortuna arriva quel galantuomo di Materazzi e
aggiusta tutto.
A un certo punto della mia vita, io, a Milano, ci ho
pure vissuto. Quasi un anno ci ho vissuto.
In realt dieci mesi.
E ci ho pure lavorato.
Era estate e mi ero lasciato dalla fidanzata Giovanna.
Con la fidanzata Giovanna ci convivevo, in un appartamento
di circa ventuno metri quadrati in una mansarda
dell'abbastanza famoso quartiere di San Salvario, Torino.
Abitare in spazi stretti o strettissimi con una donna
porta, prima o poi, a una serie di problemi, tipo la violenza.
Decisi di lasciare la fidanzata Giovanna la mattina in
cui sradic letteralmente dal muro una mensola dove tenevamo
i libri e mi percosse con l'oggetto contundente
urlando che mi avrebbe staccato la testa dal collo.
Era qualche mese che le cose non andavano benissimo
con la fidanzata Giovanna. In realt le cose erano iniziate
ad andare male da quando avevamo preso casa assieme,
cio tipo un mese dopo il primo bacio nella sua macchina.
Tutto molto veloce. Ci eravamo conosciuti a una mostra
di un amico comune, Carlo. Carlo lavorava col pongo:
statue di pongo. Roba forte, roba molto quotata a
New York.
Ci baciammo la sera stessa, io e Giovanna. Nella sua
macchina, mentre mi dava un passaggio di ritorno. Limonammo
duro per un'ora in auto. Un mese dopo vivevamo
nella mansarda di ventuno metri quadri. Sei mesi dopo,
una donna posseduta dal demonio, gli occhi fuori dalle
orbite, cercava di spiccarmi la testa a colpi di mensola di
legno. Io, nascosto dietro il divano che mi facevo scudo
con un enorme peluche di Doraemon, il gatto psichedelico,
che le avevo vinto alle giostre, quando ancora il nostro
idillio era idilliaco.
Una scena niente male.
Scena di gelosia tra l'altro.
Riteneva, la fidanzata Giovanna, che fossi stato troppo
gentile, la sera prima, con l'amica di una sua amica che,
a onor del vero, aveva un corpo da farglielo ricrescere a
un eunuco.
Quella della mensola era l'ultima di tante scenate di
gelosia. Gelosia tra l'altro mal indirizzata, dato che, tutto
sommato, ero un ometto piuttosto ligio, ai tempi.
Decisi di andare in esilio d'amore. Pensavo a un'isoletta
del Mediterraneo dove avrei potuto scrivere, meditare,
lasciarmi alle spalle i problemi e le brutture metropolitane.
Avevo qualche soldo e avrei potuto passare, quanto
meno, l'estate in serenit.
Mi fermai a Milano.
Ci son stato una decina di mesi, dormendo sul divano
letto di Pietro e trovandomi addirittura un tipico lavoro
milanese. Un lavoro che la mia esperienza di lettore
di poesie in pubblico aiut non poco: facevo il lettore ai
funerali. Leggevo brani sacri e profani durante l'ultimo
saluto al caro estinto. Vestito d'ordinanza, capelli e barba
a posto e via a leggere pezzi di tutti i generi e tipi.
Una mattina mi venne richiesto di leggere una poesia
in dialetto pugliese. Feci notare che non me la cavavo
molto con il pugliese, e con i dialetti in genere, ma non
ci fu modo di convincere la famiglia del defunto e allora
lessi, con esiti piuttosto dubbi.
Lessi anche testi di canzoni: De Andr andava per la
maggiore. Una volta anche Umberto Tozzi, giuro. Lessi
roba di Sacre Scritture, lessi robaccia scritta appositamente
da qualche copy di famiglia.
Il mio esilio d'amore si trasform in esilio di morte.
Mi fu utile per dimenticare la fidanzata Giovanna e
per diminuire drasticamente la mia tendenza all'ipocondria.
Avere a che fare con la morte aiuta.
Il locale alle 20,30  gi pienissimo.
Il reading va alla grande, ho bevuto poco e leggo bene.
Alterno aneddoti simpatici tra una poesia e l'altra e mi
sento in forma, leggo molte poesie d'amore e penso ad
Agata, a quanto sarebbe bello se fosse l in prima fila,
venuta di nascosto, per farmi una sorpresa, a Milano.
Amandomi, dovrebbe. Sarebbe logico.
Anche se in amore la logica non  una tendenza di tendenza.
Immagino la scena, una scena da film americano:
io a un certo punto leggo la mia poesia d'amore pi d'amore
tra tutte le mie poesie d'amore e dico al pubblico:
Questa poesia d'amore, signori e signore, questa poesia
d'amore  la poesia d'amore pi d'amore tra le mie poesie
d'amore e con tutta probabilit  la pi d'amore tra le
poesie che voi abbiate mai sentito, o letto, signori. E intanto
che finisco di dire questa cosa si inizia a sentire The
Sound ofSilence nella versione solista di Paul Simon, che
vi giuro, spacca, e una specie di occhio di bue illumina
una persona che entra nella sala, tutta bagnata di pioggia,
con un impermeabile rosso e i capelli inzuppati d'acqua
ed  lei,  Agata!
E venuta in macchina da sola, cos poi mi riaccompagna
a casa, ci facciamo tutta la Milano-Torino sotto il
temporale estivo anche se siamo a novembre e ridiamo e
ascoltiamo la musica che poi  sempre Paul Simon e arriviamo
sotto il portone di casa mia e io le chiedo se vuole
salire un secondo che le volevo mostrare la mia collezione
di fucili da caccia e lei dice s, io sono appassionatissima
di fucili da caccia, e saliamo e io le offro un cognac e
fuori inizia una bufera di neve a primavera e io accendo il
camino e stiamo seduti sul divano sempre pi vicini mentre
parliamo a bassa voce illuminati dalla luce del fuoco
e mentre Elvis, che  subentrato a Paul, canta Can't Help
Falling in Love con la sua pazzesca, calda voce, i nostri
visi son cos vicini che le punte dei nostri nasi si toccano
e le nostre ciglia si carezzano facendo flap flap e lei
sussurra: Le punte dei nostri nasi si stanno toccando.
Sembra anche a me.
Che strano, fino a poco fa erano staccate.
S, che strano.
Cosa vorr mai dire?
Hai un naso bellissimo.
Anche tu.
Ritieni plausibile baciarci?
Vitale.
  
Capitolo 24.
L'ultimo treno.

Chiaramente non succede nulla di tutto questo ma in
compenso dopo il reading saluto tutti, prendo i soldi e
scappo. Riesco a farmi portare a tutta velocit alla Stazione
Centrale per l'ultimo treno. All'improvviso mi  venuta una
voglia boia di tornare a casa e non mi va di dormire a Milano
e riesco a prenderlo l'ultimo treno, un regionale veloce.
Trenitalia si  inventata il regionale veloce. Quale  la differenza
tra RV e R? Nessuna. Ci penso intanto che aspetto
che parta, seduto in una carrozza vuota e freddissima. Penso
a quanto siamo rincoglioniti dalle minchiate che ci propinano.
A un certo punto questi geni del male si inventano
il regionale veloce che uno dice: Va be', hanno cambiato
nome: prima si chiamava regionale, ora regionale veloce.
No. Ora sulle strade ferrate italiane viaggiano sia i regionali,sia i regionali veloci. E non si capisce che differenza ci sia.
Perch non c' nessuna differenza. Sono la stessa cosa solo
che il pendolare italiano - immagino - psicologicamente 
pi contento di viaggiare su un treno veloce. Che per non
 pi veloce. E uguale al regionale lento. Ecco, se lo avessero
chiamato regionale lento, allora s avrei capito.
Come la classe Business Area Silenzio.
Mi chiedevo cosa fosse. Immaginavo un luogo coibentato
in modo che ci fosse pi silenzio che negli altri vagoni.
Niente di tutto questo: l'unica differenza  che ci sono
degli adesivi appiccicati ai finestrini con scritto che siamo
nell'Area Silenzio e dunque bisogna evitare conversazioni
ad alta voce e, insomma, stare silenziosi.
Poi arriva un SMS.
Penso sia Pietro che mi saluta e mi augura buon viaggio,
invece  Agata. Ciao come va a Milano? Domani
parto, cosa vuoi che ti porti da Parigi? Mi vien tutto un
calore di contentezza e rispondo senza pensare troppo:
Bene qui, son gi di ritorno. Sarebbe bello ci fossi stata.
Avrei bisogno di un paio di pantaloni nuovi ma fai tu.
Ok. Ti porto la macchina di Paperino.
Perfetta.
Poi l'ultimo treno parte nella notte milanese per arrivare
nella notte di Torino.
Ho il mio taccuino, non ho sonno, mi sento abbastanza
felice, cosa che non succedeva da un bel po' e allora
scrivo, mi avvolgo nella sciarpa, che nei regionali veloci
fa un freddo boia e scrivo dell'ultimo treno. L'ultimo treno
 quello delle puttane,  quello che arriva il giorno
dopo. L'ultimo treno penetra la notte senza lubrificante.
L'ultimo treno c' una solitudine che manco le puttane.
L'ultimo treno  un buon momento per dormirci sopra se
ci riesci, io no. Se tu fossi qui, Agata - scrivo - se tu fossi
qui sull'ultimo treno con me, ti confesserei cosa faccio
davvero. Il mio mestiere  falsificare.
Sono un falsario di storie d'amore. E poi ti scriverei,
Agata, che nell'ultimo treno c' bisogno di coraggio, che
ho freddo e sete e mi sento solo e che c' bisogno di dire
la verit.
Di me si dir: veniva pagato per viaggiare sull'ultimo
treno della notte e scrivere cose convincentissime sull'unico
argomento di cui non sapeva davvero nulla.
  
Capitolo 24 Bis.
Tecnica segreta.

Alle tre di notte circa sono nel mio letto. Prima di addormentarmi
scrivo un SMS ad Agata: Una volta andiamo
a mangiare la pizza assieme?. Poi spengo subito il
cellulare. E una mia tecnica segreta che cos ho la speranza,
appena mi sveglio domani mattina, di accendere
e di trovare un bel messaggio della ragazza che mi piace.
  
Capitolo 25.
Non puoi stare tutti i giorni sul ciliegio.

La mia fidanzata dalle tette tonde e meravigliose dopo
che mi ha lasciato intanto che facevo il militare si  messa
con uno che gi mi stava sul culo prima, figuratevi ora.
Secondo me era frocio, ma forse no. Temo infatti che i
due scopassero, con tutto che un uomo che ha questa cosa
dell'omosessualit - ok non dico pi frocio che non sta
bene - il pene comunque dovrebbe averlo e quindi non 
detto che non possa scoparsi la mia ex bellissima e
profumatissima tonda fidanzata dalle tette bionde, il frocio.
Sicuramente il fatto di essere mollato in quel frangente,
mentre ero in caserma, dalla mia splendida innamorata
dalle tette strepitose mi ha aiutato parecchio. Dico
a livello ansia e depressione. Dico che io ero veramente
innamorato e insomma ci sono rimasto male.
Era spiritosa la ragazza dalle tette spaziali. Aveva proprio
un bel senso dell'umorismo e poi era bella ed era
capace di baciare che uno pensa sia facile baciare ma non
 vero. Come tutte le cose apparentemente semplici, baciare
bene non  affatto facile a farsi. Come la pizza e il
caff se capite cosa intendo.
Fare l'amore no.
Quello  gi pi complesso.
Le ex fidanzate che si rifidanzano sono come giocatori
di calcio che prima giocavano nella tua squadra del cuore
e che quando facevano gol tu esultavi felice e gli volevi
benissimo e li stimavi e avresti voluto abbracciarli e baciarli
e diventare il loro migliore amico.
Poi vengono venduti e vanno a giocare nella squadra
che tu pi odi.
In pratica tutti gli altri maschi sono, in potenza, la
squadra che pi tu odi. Potenzialmente tu odi tutti gli
uomini maschi.
E il tuo giocatore preferito che faceva bella mostra in
formato poster sul muro della tua cameretta e al quale
volevi benissimo, ora  un traditore.
Tutto ci  molto triste e infantile.
Come il calcio e l'amore, d'altra parte.
Comunque ho sofferto come una bestia. E non potevo
neanche mandare i messaggi prima di dormire, che non
esistevano ancora.
A questo proposito, cio a proposito dell'indicibile
sofferenza amorosa e della delusione annessa, ho chiesto
al mio amico e traduttore ufficiale in bulgaro, Todor,
una frase di saggezza tipicamente bulgara da utilizzare
in qualche poesia di sofferenza e lui mi ha scritto: Non
puoi stare tutti i giorni sul ciliegio.
Niente, la saggezza bulgara  parecchio avanti.
Non  che la capisco sempre, ma sta avanti.
  
Capitolo 26.
La donna perfetta.

Mi sveglio, accendo il telefono e il trillo del messaggio
ricevuto suona come una campana celeste del paradiso,
posto che in paradiso esistano siffatte campane.
Inforco gli occhiali.
Leggo.
E la Vodafone di merda.
Mi sono svegliato alle nove, troppo presto. Mi sembra
di avere un drappello di suonatori di bonghi cocainomani
dentro il cranio che percuotono i loro strumenti fuori
tempo. Mi sembrava di avere bevuto poco, invece no.
Ultimamente mi succede spesso e non  un buon segno
quello di non accorgersi che si sta bevendo troppo. Mi alzo,
vado in bagno, mastico un Maalox intanto che piscio,
cerco nell'armadietto, Cibalgina, un sorso d'acqua. Torno
in camera da letto che poi  anche camera da pranzo,
che poi  anche studio, che poi  anche stanza dei giochi,
che poi  anche stanza da biliardo, senza biliardo. Mi ributto
nel letto, la luce entra da una delle porte finestre in
tutta la sua luminosit autunnal-novembrina soprattutto
da quando ho scardinato, in un moto di rabbia, una sorta
di facsimile di tapparella disfunzionante che doveva servire
a bloccarla, la luce.
Latto di violenza nei confronti della tapparella fu ispirato
da un SMS che la ex fidanzata Giovanna mi mand
una mattina.
Ci eravamo lasciati ormai da un po' e stavamo vivendo
quel periodo tipico e fondamentale in cui si tenta di evitarsi
come la scabbia. Volevo dire come la morte ma mi
sembra di aver gi usato abbastanza la parola morte e
siamo solo a pagina 109.
Comunque, dicevo, mi arriva un SMS della ex fidanzata
Giovanna nel quale mi comunica di aver buttato via la
mia intera collezione di Dylan Dog, i primi cento numeri,
che mi aveva intimato di andare a prendere pi volte ma
io me ne ero fregato e cos imparavo.
Il mio primo istinto fu di cercare in tutti i cassetti della
casa la pistola. Per fortuna non avevo una pistola.
Poi ho iniziato a urlare e a prendere a pugni il frigorifero.
Poi siccome prendere a pugni il frigorifero non mi dava
mica tutta questa soddisfazione, ho scardinato via la
tapparella.
Scardinare via una tapparella pu essere un buon modo
per scaricare le energie negative che ti scaturiscono
quando scopri che la tua ex ha buttato via per ripicca la
tua collezione di Dylan Dog, i primi cento numeri, che tu
ti ostinavi a non andare a ritirare nella tua ex casa.
Caccio la testa sotto il cuscino e cerco di riaddormentarmi
nella speranza che il mal di testa sia sconfitto dalla
giusta quantit di ibuprofene e confidando nella
gastroresistenza della pillola in questione o quantomeno
nell'aiuto coibentante dell'ottimo Maalox.
Con la coda dell'occhio, intravedo Tonio Cartonio,
seduto sulla poltroncina affianco al letto. Mi sorride. 
vestito con un maglione girocollo giallo canarino e degli
assurdi pantaloni verde pisello. Mi vien da vomitare. Mi
gira un po' la testa. Cosa cazzo avrai da sorridere, penso,
brutto gnomo. O elfo, o che cazzo sei. Mi riassopisco
piano piano, poi ecco di nuovo il suono delle Santissime
Campane del Paradiso Felice dai Prati Infiniti e le Mucchine
Rotanti.
Scatto veloce verso il mio Nokia da 39 euro e 90 e
leggo: Certo che vorrei mangiare la pizza con te. Potrei
vivere di sola pizza.
Forse la donna perfetta esiste.
Durante il fine settimana, aspettando il ritorno di
Agata, decido di sfruttare il tempo per scrivere. Prosa,
non poesia.
Il mio amico, nonch traduttore ufficiale in bulgaro,
Todor, dice che i poeti scrivono romanzi per soldi.
Secondo me ha ragione.
 un tipo piuttosto saggio il mio amico.
 bulgaro, lui. Ne ha viste.
Ci scriviamo delle lettere bellissime, io e Todor, sembrano
lettere ottocentesche. Manca solo la tubercolosi e
sembra che siamo due uomini ottocenteschi.
Leggo una sua mail intanto che faccio colazione.
Gli ho da poco raccontato di Agata, ma lui ha reagito
piuttosto freddamente. E rimasto invece impressionato
dalla notizia che una Grande Casa Editrice mi abbia
commissionato un romanzo. Pi o meno la contrattazione
si  svolta cos:
GCE: Vorremmo che pubblicassi un romanzo per noi.
io: Io non scrivo romanzi ma poesie.
GCE: Secondo noi sei pronto per un romanzo.
io: Secondo me no.
GCE: Sei sicuro? E una bella occasione,
io: Vi ringrazio molto per la ghiotta occasione ma sono
piuttosto sicuro.
GCE: Ti pagheremmo un lauto anticipo,
io: Lauto?
GCE: No.
io: Ok.
Ho scritto a Todor a quanto ammonta il lauto anticipo
e gli ho chiesto di dirmi per quanto tempo potrei campare
in Bulgaria con i soldi in questione se decidessi di fuggire
dall'Italia, una volta presa coscienza di non essere
in grado di ottemperare agli obblighi di contratto con la
GCE, famosa, tra l'altro, per i modi terribili e crudeli che
utilizza per rivalersi sugli autori che non ottemperano.
Faccio colazione e leggo: In campagna, caro Giacomo,
potresti vivere a tempo indeterminato. A Sofia dipende,
ma se non vai a bagasce anche un anno, forse
qualcosa di pi.
Lo contatto in chat, lo trovo.
Buongiorno Todor, come procede?
Buongiorno Giacomo. Sto ancora tentando di definire
la tua poesia, per ora, spero di non sbagliarmi di
troppo la definirei poesia lirica, d'avanguardia, melodica,
rock-pop (forse preferisci rock).
Il pop ci sta senz'altro.
Anche l'avanguardia ci sta tutta.
Vuoi sapere Todor l'ultimo commento a una poesia
che ho postato sul blog?
Dimmi.
Ehm... Qualcuno di voi ha mai letto dei veri poeti o
solo i biglietti dei Baci Perugina? Questo tipo dice delle
banalit assurde. Che paraculo.
Non ti preoccupare Giacomo, anche Borges era un paraculo
ma non per questo meno virtuoso, non ho letto i
tuoi primi libri ma sullultimo mi sembra che hai risposto
alle critiche. Tu hai capito ci che ho capito io circa due
anni fa: alla gente piace ridere, anche di riso amaro, ed
eccitarsi sessualmente. Poi la poesia  nata come parola
parlata, standardizzata in dei canoni per essere ricordata
facile dalle generazioni a venire. Anche l'avanguardia diventa
banale quando invecchia, ma tu sei giovane!!! Quello
che penso di aver capito, al giorno d'oggi,  che il poeta
 un selezionatore, c' scritto anche sui Baci Perugina.
Grazie Tod, la tua saggezza tipicamente bulgara mi
rincuora.
Hai firmato il contratto con la Grande Casa Editrice?
Tre settimane fa.
E come va?
Sono innamorato.
Benissimo, benissimo maestro.
Passo la mattina davanti alla pagina virtuale del computer
cazzeggiando con Facebook e rispondendo a qualche
mail.
Ho un'idea forte per il romanzo che mi ha commissionato
la GCE. Non l'ho ancora proposta, devo scrivere
qualche pagina e mandare. Loro sono fiduciosi e non
sanno che sto organizzando la mia fuga in Bulgaria dove
vivr di rendita per un anno a Sofia o per molto pi
tempo nelle desolate campagne bulgare fino a che la GCE
scoprir dove sono e mi mander un killer di scrittori
non ottemperanti.
Non ho ancora iniziato, non trovo la spinta. Continuo
a scrivere poesie, tutt'altro che brutte, tra l'altro. Voglio
scrivere qualcosa per Agata, la scrivo.  una poesia che
parla di un astronauta che fa un atterraggio di fortuna su
un pianeta. Il pianeta  un pianeta-ragazza che si prende
cura dell'astronauta, finch lui ha aggiustato l'astronave e
anche se stesso e riparte e ripartendo non capisce il perch,
che stava cos bene con quella ragazza ma lui parte
lo stesso, e contemporaneamente si sente libero e cretino.
Si sente un cretino ad abbandonare quel pianeta-ragazza
sul quale stava cos bene con tutti quei boschi e quei mari
e l'aria buona e i frutti dolci e gli animali belli e liberi e
bradi e insomma  un po' anche la storia della mia vita,
credo, e in tutta sincerit questa poesia la penso per Agata
ma in realt forse pensavo a un'altra ragazza ma non
ho avuto il coraggio di ammetterlo con me stesso. Anzi
no, pensavo a tutte le ragazze che ho avuto, tutte le ragazze-pianeta
che hanno avuto la bont e la bellezza di farmi
atterrare su di loro e di prendersi cura di me e che poi mi
hanno visto decollare verso galassie lontane dove nessun
uomo  mai stato prima in una missione quinquennale
alla scoperta di nuove razze e terre sconosciute e alla via
cos.
Si chiama Ulisse Effect questa tendenza alla fuga.
Partire, andare all'avventura, fare nuove esperienze,
trombare il pi possibile prima che arrivi l'andropausa,
posto che esista l'andropausa, secondo me no.
Nella prima parte della mia vita sentimentale, non mi
 stato dato il tempo di fuggire: le ragazze delle quali mi
innamoravo si disinnamoravano prima che io potessi anche
solo pensare di partire per nuove avventure.
Poi dopo succede che ti viene come un nervoso. Un
nervoso dentro ti viene, come i bambini. I bambini che
non riescono a stare seduti al posto. I bambini che stare
quattro ore seduti al banco sembra una cosa impossibile,
una tortura cinese sembra, i bambini hanno bisogno di
muoversi, di correre, di fare le capriole, di dire, di fare, di
baciare, mica possono stare l incatenati alla sedia come
piccoli Giacomi Leopardi studiosi.
E poi ti guardi indietro e alle volte, non sempre, ti senti
scemo, avere abbandonato quell'isola gentile.
Alle volte.
Alle volte no.
E comunque anche se non lo do troppo a vedere sono
contentissimo di questa proposta editoriale, sono contentissimo
ed eccitatissimo.
Quando mi succedono cose come queste, non avere
una gatta alle quali raccontarle, con la quale condividerle,
 triste. E triste non avere a portata di mano qualcuna
che un po' ami alla quale raccontare le cose belle che ti
capitano.
E il rovescio della medaglia.
Il lato buono della medaglia  che posso mangiare tutte
le pizze surgelate che voglio, all'ora che voglio, sbrodolandomi e guardando l'ultima serie di Dexter senza che
nessuno mi rompa la minchia.
E comunque, come dice il mio vecchio amico bulgaro
Todor: Non puoi tenere allo stesso momento il cazzo
nella marmellata e il culo nel miele.
Che non so quanto c'entri, ma secondo me abbastanza.
  
Capitolo 27.
Se al risveglio  diventato un poeta.

Una domenica di met novembre invito Francesca a
pranzo. Le faccio la pizza surgelata Findus con abbondante
mozzarella e aggiunta di prosciutto e funghi come
piace a lei, senza funghi.
Voglio parlarle del mio progetto di libro e della mia futura
moglie di nome Agata, in cambio lei mi parler della
sua sceneggiatura per una serie televisiva che a suo dire
spaccher il culo a Sex and th City e a tutti gli epigoni del
famoso telefilm dove quattro stronze ricche newyorkesi
fanno la bella vita alla faccia nostra.
Durante il pranzo discutiamo animatamente del verso
Che resta di un sogno erotico se al risveglio  diventato
un poeta della celeberrima canzone Maledetta Primavera
scritta da Amerigo Cassella e Gaetano Tot Savio
e interpretata dalla meravigliosa Loretta Goggi al Festival
di Sanremo del 1981 e classificatasi al secondo posto
dopo Per Elisa, interpretata dall'altrettanto meravigliosa
Alice. Solo per farvi capire cos'era il Festival di Sanremo
qualche annetto fa. E non aggiungo altro che se no poi
mi incazzo.
Secondo Francesca il verso incriminato  chiaramente
lesivo nei confronti dei poeti e delle loro capacit sessuali
creando una chiara antitesi tra il poeta e l'uomo sessualmente
attivo, tipo l'elettricista, il benzinaio o, perch no,
lo stalliere.
Credo che sia, tra l'altro, una gustosa perifrasi per
dire: La sera leoni, la mattina coglioni.
S Francesca ma sant'iddio, lo stalliere?
E cosa c'ha lo stalliere?
Capisco il benzinaio, ma lo stalliere.
Tu che ne sai di stallieri?
S, perch tu sei un'esperta.
Certo, ho scopato per tre mesi con uno stalliere quando
stavo ancora in Toscana.
Ah.
Eh.
Ed era un bel scopare?
Non ne hai idea.
S, e preferisco non averne, in effetti.
Hai visto l'ultima di Fargo?
No, mi mancano le ultime due, per favore cambiamo
argomento che poi mi racconti come va a finire.
Ma figurati, solo che sono rimasta un po' delusa dal
finale.
Per favore smettila!
No,  che  come lo fanno morir...
Bla bla bla bla bla!!!
A quel punto mi piazzo le mani sulle orecchie e inizio
a fare versi ad alta voce, e chiudo pure gli occhi, che
Francesca  capace di farmi lo spoiler mimando; per fortuna
capisce e smette.
Allora questa tua nuova innamorata?
Torna domani da Eurodisney e mi porta in un posto.
Eurodisney?
Ci ha portato la sorella.
E ti porta in un posto?
S un posto segreto.
Vi bacerete?
Lo spero.
 bella?
Ha delle sopracciglia bellissime.
E poi?
 molto carina.
Carina o bella?
Carina e/o bella.
E poi?
 un po' pi alta di me.
Non ci vuole molto.
Quando sorride fa deragliare i treni.
Minchia.
Eh.
Fa davvero l'aracnologa?
S.
Andrai pazzo per questa cosa.
Abbastanza, e poi ama i film dell'orrore.
Anche io amo i film dell'orrore.
S, ma tu sei matta.
 vero.
Francesca, che senza tema di smentita posso considerare
la mia migliore amica, ama i film dell'orrore, la pizza,
le piacciono il film e le serie televisive che piacciono a
me e anche i libri. Ha un gran bel senso dell'umorismo,
 una persona creativa e ultimo, ma non ultimo,  anche
una bella ragazza.
La verit  che una volta ci siamo quasi baciati.
Ma il quasi bacio vale?
Ma l'amicizia tra uomo e donna  possibile?
Ma perch devo pagare tutti questi soldi a un commercialista?
La verit  che ci siamo quasi baciati una volta; in un
luogo non convenzionale tra l'altro: il reparto surgelati
del mio supermercato preferito sotto casa. L'avevo invitata
a cena, sar stata la quarta o nona volta che ci vedevamo
e avevamo deciso per una cena a base di surgelati a
manetta e vino.
Insomma era stato un bel pomeriggio. Eravamo andati
al cinema a vedere un film di fantascienza con Tom Cruise
che aveva dei problemi piuttosto importanti con il concetto
di spazio-tempo, poi eravamo andati a bere una birra in
un locale vicino, e non c'era nulla da fare, stavamo bene e
io l'avevo invitata a cena, cos, senza secondi fini. Forse.
Comunque era uno di quei momenti che si sta bene
con una persona, cos, che uno magari non se lo aspetta,
che magari non ha mica delle aspettative, si chiacchiera,
si scherza, si prende in giro Tom Cruise e i suoi problemi
con lo spazio-tempo, si fanno i pettegolezzi sugli amici
comuni di Facebook e sulle minchiate che scrivono giorno
dopo giorno e a un certo punto, forse un po' allegri
a causa delle due birre doppio malto appena bevute, davanti
al frigo dei Quattro salti in padella, ci si trova
vicini, io la guardo, lei mi guarda, i nostri occhi si agganciano
e...
Gnocchi con vongole e funghi porcini come la vedi?
Mmmh, forse linguine allo scoglio.
Ma hai mai provato la paella ricca?
Non ricordo... forse... ma sar davvero poi cos
ricca?
E l io l'ho guardata dentro quei suoi occhi chiari e ho
sentito come una voce, come fosse, giuro, il Capitano che
mi parlava, il vecchio Capitano Findus che mi diceva, con
la voce per identica a Tonio Cartonio, dunque di Giancarlo
Giannini nella sua maestosa prova di doppiaggio su
Jack Nicholson, insomma un casino.
Dai cosa aspetti, per mille pappafichi! Baciala! Baciala
ora, in nome del Santo Merluzzo!
Ma Capitano! Mio Capitano! Noi siamo amici,
non posso! Non posso mio barbuto Capitano dal fritto
facile!
Pazzo! Cogli l'attimo e baciala! Ogni lasciata  persa!
Ogni bacio negato  un marinaio che muore affogato!
Davvero?
No, per fatti furbo.
E insomma, io le dissi: Prendiamo anche dei bastoncini?.
Lei mi disse: S ma mi piacciono con il ketchup.
Mentre pronunciava la parola ketchup, io lessi nei
suoi occhi piuttosto grandi come un po' di delusione,
perch lo aveva intuito quel quasi bacio, quasi partito e
quasi giunto sulle sue labbra, mai arrivato.
Quanti marinai ho ucciso nella mia vita, Capitano?
  
Capitolo 28.
Sopracciglia.

Le sopracciglia sono la cornice degli occhi.
E siccome gli occhi sono lo specchio dell'anima, credo
di potere affermare senza tema di smentita che le sopracciglia
siano la cornice dell'anima.
Trovo folle l'uso di sfoltirle fino a quasi annullarle.
Annullare la cornice dell'anima  rischioso.
Un'anima senza la sua cornice  un'anima debole.
Agata ha una splendida cornice dell'anima che incornicia
questi occhi che non ho capito il colore per  un
colore che mi piace tipo un castano luminoso che per
ha qualcosa di verde scuro che entra nel blu oltremare,
quando meno te l'aspetti, forse dipendentemente dallo
sguardo, dalla luce, dall'umore, dall'avere o meno appena
ricevuto un bacio, averlo dato, chiss.
  
Capitolo 28 BIS.
Ipobaciosi.

Non  che sto parlando troppo di baci?
Non  che sto esagerando coi baci?
State forse avvertendo come un'esagerazione a livello
baci?
Mi avvertite se esagero coi baci?
Siate sinceri, mi raccomando.
Il problema  legato alla sindrome da mancanza di baci,
detta anche ipobaciosi.
Chi ha subito, come il sottoscritto, una grave mancanza
di baci, soprattutto in fase adolescenziale, pu rischiare
di ammalarsi di ipobaciosi: per il resto della sua vita,
il malcapitato rimarr ossessionato dall'atto baciatorio e
ne parler un casino con tutti, anche con gli sconosciuti
in tram.
Ne scriver.
Ne canter.
Se sa disegnare, ne disegner.
Io sono un caso classico di persona affetta da ipobaciosi
cronica, dunque vi prego di avere pazienza.
Grazie.


Capitolo 29.
La sfera.

Finite le nostre pizze surgelate ci accomodiamo in salotto
che poi sarebbe la stanza da letto che poi sarebbe
la sala da biliardo senza biliardo che poi sarebbe il mio
studio che poi sarebbe la stanza dei bambini e/o degli
ospiti. Ma forse ve l'ho gi detto?
Ci beviamo il limoncello che ho comprato al supermercato
e che sa di detersivo per i piatti alcolico. Racconto
a Francesca della mia idea per il romanzo per la GCE.
Trattasi di una storia di fantascienza distopica, ambientata
in una grande Citt Stato. Il nostro eroe  un
tenente poliziotto speciale di origini irlandesi e abruzzesi
(Rocco Sheneghan) e fa parte della Squadra Anti Suicidi
(SAS). In pratica in questo mondo distopico il livello
di suicidi si  alzato in maniera preoccupante e dunque
esistono questi esperti che cercano di prevenirli, i suicidi.
Nella citt in questione il suicidio  diventato un
reato grave e se tu ti ammazzi ci vanno di mezzo i tuoi
parenti. Tipo che se ti uccidi, tua moglie va in galera, o
i tuoi figli, o tuo nonno, o ti sopprimono il cane sulla
sedia elettrica. Se il tentato suicidio va male, cio non
crepi, ti mettono in un grande barattolo pieno di una
roba che sembra marmellata di fragole e ti fanno vivere
l in una sorta di semi-vita che vedi e senti ma non puoi
fare nulla a parte galleggiare nella marmellata, ma forse
questa idea va valutata meglio.
Malgrado ci, la gente in preda alla depressione assoluta
continua a farsi fuori. Lo Stato della Citt Stato ha altres
inventato una specie di gioco di intrattenimento per
la popolazione: una volta al mese un aereo sgancia una
sfera d'acciaio del peso di settantasette chili, dall'altezza
di diecimila metri, su un punto a caso della citt. Non si
sa mai il giorno n il luogo, n l'ora, dato che  un super
computer (Hugo), che decide il dove e il quando. La sfera
d'acciaio pu dunque cadere nel mezzo di un campo da
calcio alle tre del mattino formando un discreto cratere
nel terreno ma senza fare reali danni, o finire sul tetto
di un grattacielo sfondandolo e attraversandolo per una
dozzina di piani, seminando morte, panico e distruzione,
o altres cadere in mezzo a una strada trafficatissima
all'ora di punta creando un notevole bordello a livello di
mobilit stradale.
In tutto ci, il tenente speciale Sheneghan, il protagonista
del romanzo, (il cui titolo provvisorio : SAS - Squadra
Anti Suicidi), personaggio dalle mille sfaccettature e
dalla grande profondit psicologica,  depresso a bestia e
ha una voglia boia di farsi fuori anche perch se si ammazza
danno l'ergastolo alla moglie che lo ha da poco
tradito con suo fratello, un avvocato di grido, famoso,
ricco, bello e figlio di puttana, uno che prende duemila
dollari l'ora, per intenderci.
Ma Sheneghan riuscir a superare il desiderio di morte.
Scopre che Hugo, il computer che decide dove e quando
casca la sfera, bara. Pagando puoi scongiurare che la sfera
ti becchi la casa o la macchina o la scuola dove vanno i
tuoi bambini.
Ora non so ancora come Sheneghan scopra l'inghippo,
ma mi immagino un sacco di colpi di scena, sparatorie e
poi chiaramente una bellissima ragazza identica ad Agata
che fa innamorare il nostro eroe e lo salva definitivamente
dal desiderio di farla finita.
Che dici?
Francesca mi guarda coi suoi occhi grandi e azzurri
sgranati come solo lei sa sgranarli,  una grande sgranatrice
di occhi, la mia amica Francesca.
Un bel trip.
Vero?
S.
Secondo te la GCE che dice?
Ti manda a fare in culo.
Lo supponevo.
Vogliono la roba per il grande pubblico le GCE.
E questa secondo te non  roba per il grande pubblico,
da pile negli Autogrill? Da Fazio? Da Bignardi?
No.
Vero?
Versami ancora un po' di detersivo.
  
La Posta del Colon #3.

Ci scrive Marialberto ( un nome di fantasia) da Cagliari.
Marialberto ha un problema:
Cara redazione, ho un problema di carattere sessuale. O
meglio, non sono io ad averlo ma la mia partner. Che poi
non so neanche se si possa definire problema.
Mi spiego: quando faccio l'amore con la mia fidanzata
Giancarla ( un nome di fantasia), lei urla. Ma non urla
in modo normale, cara redazione,  una cosa che non so
neanche come spiegarvi che dovrei farvi sentire la registrazione
per capire l'entit di queste urla che sono una
roba che i vicini di casa pi di una volta hanno chiamato
i Pompieri e la Protezione Civile.
Insomma, cara redazione, a me fa piacere che Giancarla
esprima la sua soddisfazione sessuale in modo cos intenso,
ma la faccenda ci sta un po' scappando di mano
e anche io, non vi nego, cara redazione, io mi spavento
perch queste urla belluine, un misto tra un raglio, una
sirena antiaerea, e un ruggito, insomma, capirete anche
voi, alle volte mi creano turbamento e mi sconcentrano
nel delicato atto.
Cosa posso fare?
Caro Marialberto, la faccenda , come dici tu stesso,
delicata. Un'opzione potrebbe essere un cuscino in faccia,
ma  poco pratico e anche piuttosto pericoloso. In
alternativa ti consigliamo di coibentare con materiale
specifico la stanza dove consumate i vostri atti amorosi.
Ti coster un po', ma risolverai senz'altro i problemi col
vicinato.
Per quanto ti riguarda, usa dei tappi per le orecchie.
Ti consigliamo quelli di cera. Io li uso da anni contro il
russio del mio cane. Funzionano alla grande.
In ogni caso, puoi mandarci una registrazione?
Ci interessa davvero.
  
Capitolo 30.
Sogni.

Il pomeriggio con Francesca continua con lei che mi
racconta della sua idea di soggetto per la serie televisiva
definitiva su un gruppo di donne giovani e cazzute
con molto sesso e battute brillantissime, che per io non
ascolto perch a un certo punto inizio un fitto scambio di
messaggi con Agata che mi racconta di Eurodisney e di
quanto Mini Agata sia contenta e che domani mi passa a
prendere alle tre.
Ci scoliamo tra l'altro tutta la bottiglia di limoncello
al Last.
A un certo punto Francesca si accorge della mia chiara
incapacit di ascoltare il suo progetto e smette, non
prima di avermi tirato una ciabatta in mezzo alla fronte,
causandomi un discreto dolore a livello nasale dovuto
all'impatto della calzatura volante sugli occhiali.
Non mi offendo, ha ragione.
Francesca va e io mi sdraio a fantasticare su Agata e sul
nostro matrimonio, con Mini Agata vestita da Minion,
un matrimonio semplice ma divertente, e poi la luna di
miele nella nostra bellissima casa di legno sul lago dove
potremo fare l'amore per ore e ore e ore e poi andiamo
pure a pescare che secondo me pescare con tua moglie
deve essere una cosa fichissima e poi facciamo dai quattro
ai sette figli per lo pi figlie e abbiamo dai tre ai nove
gatti e lei  bellissima e poi mi addormento e sogno la
sfera che cade e cade e cade attraverso le nuvole e il cielo
e gli uccelli e io la vedo, la vedo come se il soffitto della
casa fosse trasparente e non posso muovermi e so che fra
pochi secondi impatter con il tetto e mi prender in pieno
viso e cerco di muovermi ma vacca troia non ci riesco
l'ultimo mio pensiero : Ma mia madre dorme?.
Poi mi sveglio sudatissimo,  buio,  novembre, fra
un'ora vado a cena dai miei.
  
Capitolo 31.
Mia mamma fuma di nascosto.

Mia mamma fuma di nascosto. Ha ottantanni circa e
fuma di nascosto; alcuni anni fa ha avuto una specie di
blocco cardio-polmonare e ci  quasi rimasta secca. Per
fortuna mia mamma tiene il corredo genetico dei suoi
genitori, Nonno Nino e Nonna Nina, che sono morti rispettivamente
a centodue e centoquattro anni. In ogni
caso mia mamma se l' cavata per il rotto della cuffia.
Sapete perch si dice cavarsela per il rotto della
cuffia?
E probabile che il modo di dire alluda alle antiche giostre
medievali dove il cavaliere doveva centrare lo scudo
dell'automa che una volta colpito girava su se stesso
e tirava una mazzata con una specie di mazzafrusto e alle
volte beccava la cuffia-elmo del cavaliere senza per
prendergli la capoccia.
Ecco ora sapete una cosa nuova.
Comunque mia mamma quando ha avuto questo
sdrummone ha dovuto smettere di fumare ed  ringiovanita
di dieci anni. Poi ha ripreso a fumare di nascosto.
Se giro per casa trovo sigarette semi-fumate dappertutto
e ormai  arrivata a fumarti di nascosto praticamente davanti,
tipo che tu sei l che guardi la tele e lei sta a due
metri con la sigaretta nascosta come i soldati di notte per
non farsi individuare dal cecchino. Io faccio finta di non
accorgermene che comunque penso che non puoi vietare
a tua madre di fumare e anche se glielo vietassi lei fumerebbe
comunque. Mio padre non credo che se ne accorga
neanche. Lui smise di fumare intorno ai cinquanta perch
inizi a vederci doppio e il medico gli disse: Lei signore
ha due possibilit: morire presto in un modo lento
e doloroso o smettere di fumare adesso.
Bastano due parole al momento giusto, altroch quella
minchiata del libro per smettere di fumare.
E iniziare a vederci doppio da un occhio mi sa che
aiuta.
Anche io comunque fumo di nascosto, non di nascosto
da tutti ma di nascosto dai miei, che non sanno che fumo
da dieci anni. Ebbene si, signori della Corte, ho iniziato
a fumare a trentanni. Sono un coglione.
Ultimamente per sono preoccupato a causa del problema
della lingua nera.
Il fenomeno della lingua nera, d'ora in poi FLN, funziona
che tu un mercoled di settembre ti stai lavando i
denti e ti viene l'istinto di guardarti la lingua e ti accorgi
che  nera, allora pensi che sia colpa della liquirizia,
solo che fai mente locale e nel locale della tua mente
non trovi il ricordo di te che mangi della liquirizia, almeno
non di recente. Allora provi a spazzolarti la lingua
nera con lo spazzolino e inizi a cristonare con la
lingua di fuori che non si capisce cosa stai dicendo, che
cristonare con la lingua di fuori  difficilissimo, ma per
fortuna non c' nessuno nei paraggi a non capire le tue
cristonerie. Cristonerie che aumentano di intensit nel
momento in cui ti rendi conto che, malgrado lo spazzolamento
intenso, la tua lingua rimane nera che ti sembra
di essere il frate obeso del Nome della rosa allora ti
viene l'intuizione e vai in cucina e prendi il bicarbonato
e provi col bicarbonato e va un po' meglio col bicarbonato
di sodio ed  quello il momento, il momento in cui
ti trovi a spazzolarti la lingua nera di catrame con uno
spazzolino intriso di bicarbonato di sodio,  il momento
quello che capisci che forse  il momento di smettere di
fumare.
A cena mia mamma ha fatto le cotolette alla milanese
delle quali io vado ghiotto.
A tavola mio padre mi chiede come procede il romanzo
per la GCE. Gli dico che ho un'idea forte.
Interviene mia madre con il suo proverbiale ottimismo
mantovano.
Tu non sai scrivere romanzi.
Be' ci provo.
Ma tu non hai mai scritto un romanzo.
Lo so mamma, ma la GCE mi ha dato fiducia e io colgo
l'occasione.
E se non ci riesci?
Sono ottimista mamma, siilo anche tu!
S ma se non rispetti i tempi di consegna?
Be' mamma, tipicamente quelli della GCE mandano dei
killer professionisti a torturare e a uccidere i cari dell'autore.
Normalmente iniziano dagli anziani genitori.
Stupido.
Hai dormito stanotte mamma?
Certo che ho dormito, vuoi una spremuta?
Non cambiare discorso ma', tu non dormi.
Sei un cretino, certo che dormo.
Ho portato la telecamera, stanotte la monto in camera
vostra e vediamo.
Ma lo senti tuo figlio cosa dice?
Pap tu sai che tua moglie non dorme mai, ammettilo,
tu lo sai pap, tu la copri, tua moglie pap  un ultracorpo,
non continuiamo con questa farsa vi prego!
Mio padre si alza e dice: Vado a fare il dormi dormi.
Lui usa questi termini, mio pap, il dormi dormi.
Che ne pensi dell'idea a livello di romanzo, padre?
Hai la mia benedizione, figlio.
Sono le nove padre, non puoi andare a dormire cos
presto.
Sono stanco, figlio.
Buonanotte padre.
Buonanotte.
  
Capitolo 32.
Mimma.

Una volta in famiglia eravamo quattro. Eravamo io,
mia mamma prima che diventasse un ultracorpo, mio
padre e Mimma.
Mimma era una gatta siamese che giunse in famiglia
quando facevo le elementari e mi accompagn per tutto
il corso di studi. Fino all'universit. Mor che aveva diciotto
anni.
Era bellissima Mimma, aveva grandi occhi blu e una
bella coda nera. Il suo pelo era color del caff e latte e ci
volevamo molto bene.
Alle elementari una volta la portai in classe per farla
conoscere ai miei compagni. Fu molto bello, ci divertimmo
tutti molto e lei fu gentile con tutti.
Facevamo un sacco di giochi io e Mimma:
- la stradina di croccantini;
- viaggi volanti nella scatola da scarpe;
- combattimento di cani (durante il quale impersonavamo
due cani e la cosa ci faceva molto ridere ma ce le
davamo di santa ragione);
- il pifferaio magico (l lei faceva il topo);
- agguati.
Una cosa che amavo di Mimma era quando mi faceva
la pasta sulla pancia. Se avete avuto un gatto sapete di
cosa sto parlando, se no, peggio per voi.
Mimma voleva sempre dormire nel letto con me ma io
non sempre avevo voglia e la chiudevo fuori della camera
e lei mi faceva le serenate d'amore. Oggi, pensandoci, mi
spiace non averla fatta dormire con me tutte le volte che
avrei potuto.
Quando Mimma si ammal dovetti portarla io dal veterinario
a farla uccidere.
Ci andai in taxi. Il tassista mi faceva delle domande
sulla gatta che tenevo nel cestino di vimini ma io non avevo
voglia di raccontare che stavo portandola a uccidere.
Poi il veterinario mi disse che le avrebbe prima fatto la
puntura di sonnifero e poi le avrebbe fatto quella di veleno
e lei non avrebbe sentito nulla. Gli guardavo le mani:
aveva mani forti, devastate da anni di graffi e morsi.
Poi dopo che le fece la puntura di sonnifero, andai di
l, nella stanza d'attesa con Mimma, per aspettare che si
addormentasse. Mi fece un po' di pip su una gamba.
Tutto ci per dire che una volta eravamo in quattro in
famiglia.
Si chiamava Mimma e aveva gli occhi blu.
Dopo la morte della nostra gatta siamese Mimma mia
madre rimase a letto in lutto per tre giorni e tre notti, poi
si riprese. Decidemmo che non avremmo mai pi avuto un
gatto. Ai tempi mia mamma non era ancora un ultracorpo
e provava dunque delle emozioni umane, come tutti noi.
Un altro momento importante, a livello di emozioni
familiari, fu quando presi la decisione di intraprendere la
professione di Poeta.
Mio padre, tramite le sue influenti conoscenze, era
riuscito a farmi avere un prestigioso lavoro in una casa
editrice torinese.
Forse prestigioso  una parola forte: correggevo bozze.
Penso di essere stato il peggior correttore di bozze della
storia dell'Einaudi, da Cesare Pavese a oggi.
Il giorno che decisi che la carriera di correttore di bozze
non faceva per me e che avrei fatto di tutto per diventare
poeta professionista vivente andai a casa dei miei
senza avvertirli della visita. Portavo con me un tre chili di
fogli, l'ultimo lavoro che avrei dovuto correggere. I miei
erano entrambi in casa. Prendevano il caff.
Sbattei il plico di carta sul tavolo per creare un momento
teatrale.
I miei mi guardavano tra lo stupito, l'allarmato e il privo
di speranza.
Mamma, pap, ho deciso.
Cosa? chiese mia madre.
Mio padre girava il cucchiaino nella tazzina.
Il vento, fuori dalle finestre, muoveva le foglie delle
piante del terrazzo.
In lontananza, su un tetto, un uomo piantava una parabola.
Pi su le nuvole si rincorrevano allegre.
Ho deciso che il mio futuro  quello del poeta professionista
vivente e dunque non posso pi fare questi stupidi,
meccanici, disumanizzanti lavori. Devo concentrarmi
sulla mia arte, sulla mia poesia, se no non ce la faccio
mica a scrivere i versi immortali che tra l'altro mi renderanno
ricchissimo e famoso nel mondo persino oltre
frontiera e renderanno dunque anche la vostra vecchiaia
pi serena e godibile.
Fu mio padre a intervenire.
Hai bisogno di soldi?
S.
Non ti diamo una lira, vai a lavorare.
Ok.
  
Capitolo 33.
I grandi amori si baciano subito?

La giornata  complessa: supermercato, lavoro, appuntamento
con Agata che mi passa a prendere al lavoro.
Vado a comprarmi la mia insalata autocondente al supermercato
sotto casa per poi schizzare in ufficio. E una
giornata di quelle che io vorrei raccontare a quelli che
dicono che Torino  una citt grigia. E una di quelle giornate
fredde, con il cielo cos azzurro che sembra dipinto e
le montagne che a uno gli pare che siano disegnate su un
grande foglio appiccicato all'orizzonte.
Io quelli che dicono che Torino  una citt triste e grigia,
io gli darei un pugno sul naso, e poi oggi sono di
buon umore perch ho l'appuntamento pomeridiano con
la mia futura moglie nonch madre dei miei sette figli.
Al momento di pagare, scopro che alla cassa non c' la
mia cassiera troppo magra preferita con i capelli corti, al
suo posto c' l'uomo antipatico che poi credo sia il capo
del piccolo supermercato. E un uomo la cui bruttezza 
superata solo dalla sua antipatia, credo che sia stato programmato
geneticamente per non essere in grado di sorridere
mai. O forse gli fa male sorridere, alla faccia. Dovrei
provare a farlo sorridere per vedere se prova dolore.
Dove sar la mia cassiera magra preferita dal taglio
sbarazzino? Cosa sar successo?  la prima volta che non
la trovo al suo posto di cassiera, mi verrebbe da chiedere
informazioni ma non me la sento che poi l'uomo antipatico
potrebbe pensare dei pensieri tipo che la magra
cassiera mi piace e che io ho delle mire nei suoi confronti
e invece io non ho mire nei suoi confronti vorrei solo che
mangiasse di pi, non tanto di pi, un poco di pi, che
prendesse quei, non dico sei, dico quattro chili che la
renderebbero, tra l'altro, anche pi bella.
Magari  malata, magari posso chiedere all'uomo antipatico
capo del supermercato se la mia cassiera preferita
 malata, mi sembra una cosa carina informarsi sulla salute
di una cassiera magra che a un certo punto tu non la
trovi al suo posto di lavoro, non credo che l'uomo antipatico
se ne risentir, non ne avrebbe motivo tra l'altro, mi
sembra un gesto adatto al Santo Natale, anche se il Santo
Natale  tra pi di un mese ma facciamo finta.
Mi scusi...
L'uomo antipatico mi guarda. Ha una strana fronte
estroflessa e gli occhi incassati, piccoli, azzurri.
S?
Volevo chiedere... la signorina... la signorina cassiera...
per caso, non che mi voglia fare i fatti suoi, come si
suol dire, ma  che  la prima volta che non la vedo... 
successo qualcosa?
L'uomo antipatico posa la mercanzia che ha in mano e
mi guarda ma male. Ma male male. Ma di un male che io
penso: Minchia come mi guarda male.
Poi esce dalla sua postazione di cassiere e l, io inizio
davvero a preoccuparmi. Fa il giro della postazione e mi
si piazza davanti; non  alto ma  piuttosto grosso. Nervoso.
Minchia se  nervoso. Mi si piazza davanti.
Chi sei tu?
Mi sta dando del tu?
S s, Giacomino, sembra proprio ti stia dando del
tu.
Questo  Tonio. Tonio Cartonio che mi si  affiancato
col suo carrello della spesa vuoto. Mi sorride. Io guardo
l'uomo antipatico. Non sembra neanche essersi accorto
della presenza di Tonio che tra l'altro  vestito in modo
piuttosto notevole: tutto di arancione dalla testa ai piedi.
Ha anche un simpatico berretto arancione con tanto di
pon pon.
Sono un vostro affezionato cliente mi chiedevo solo...
Non sono affari tuoi, prendi la tua roba e vattene.
Guardi che lei non pu darmi mica cos del tu che
mica siamo andati a fare merenda assieme che mica siamo
compagni di giuochi sa, e comunque io me ne vado
se e quando lo riterr opportuno anzi adesso mi faccio
ancora un bel giro del suo supermercato che mi  venuta
un'irresistibile voglia di pistacchi, ce li ha i pistacchi?
Non mi sembra di averli visti i pistacchi, voglio fare una
bella torta al pistacchio e ho bisogno di pistacchi e poi
anche di curcuma, ce l'ha la curcuma? E poi ho bisogno
di mele cotogne, cedrata, patate dolci e poi di pasta di
kamut e poi di...
Sento Tonio che ridacchia al mio fianco.
Giacomino, occhio che questo ti spezza e ti vende al
trancio nel reparto surgelati.
L'uomo antipatico mi guarda come fossi, non so, un
topo, o uno scarafaggio, dice qualcosa tra s e torna alla
sua postazione.
Va be', comunque mi saluti la signorina cassiera.
Me ne vado.
Sei proprio pazzo dice Tonio
S, ha parlato l'elfo dei miei coglioni.
In ufficio siamo solo in due; oltre al signore basso e
calvo, manca anche una delle due signore. Saluto la sopravvissuta,
la sopravvissuta saluta. Ha i capelli strani,
come gonfi. Ha occhiali rettangolari che le stanno male
perch ha la faccia rettangolare. Ha una gonna marrone
e le sopracciglia quasi inesistenti. Calze pesanti, scarpe
nere. Non conosco il suo nome e non lo conoscer mai.
Accanto al computer c' una pila di fogli, sui fogli ci
sono i dati che devo inserire nel computer. Mi piace questo
lavoro perch  semplice e meccanico e lo posso fare
utilizzando circa il venticinque per cento delle mie facolt
cerebrali attive. Con il resto del mio cervello posso pensare
ad altro. Nell'ultimo periodo, tipicamente alla mia prossima
vita futura felice con Agata e al mio romanzo di fantascienza
dal titolo provvisorio SAS - Squadra Anti Suicidi.
Sono un po' emozionato per l'appuntamento delle tre.
Dove mi porter Agata? Ci baceremo? Riuscir a baciarla,
io che non riesco mai a baciare la ragazza che mi piace
al primo appuntamento,  una cosa difficilissima per me
baciare la prima volta. Baciare la prima volta la ragazza
che vorrei baciare e che magari anche lei vorrebbe baciarmi
ma io non faccio il primo passo e lei si aspetta che
io lo faccia il primo passo poich nella societ moderna
occidentale contemporanea si presuppone che il primo
passo sia l'uomo a doverlo fare e se tu non lo fai la ragazza
ci rimane male e pensa di non piacerti e invece
magari ti piace un botto ma sei una persona timida che
hai difficolt a fare il primo passo e finisce che non vi
baciate e lei torna a casa ed  triste e racconta alle amiche
che tu non l'hai baciata e le amiche stronze dicono,
lascialo perdere a quello, quello non ti merita e lei crede
alle amiche stronze poich  in confusione da bacio non
ricevuto (CDBNR) e non ti risponde pi al telefono e poi
incontra un tipo a una festa, tipo uno alto, biondo riccio
e fico che la bacia dopo trentasette secondi netti che si
sono conosciuti e se la tromba pure nella camera da letto
del proprietario della casa dove si tiene la festa e tu ce
l'hai - scusate la franchezza - nel culo.
Ecco cosa penso con il restante cervello che mi rimane,
intanto che inserisco dati dentro il computer e cerco
di non autosuggestionarmi troppo che poi porta sfiga.
A pranzo mangio la mia insalata autocondente e intanto
che mangio osservo la signora che batte i tasti del suo
computer.
In realt la fisso e lei se ne accorge e mi guarda.
Ha notizie di...
Non so come si chiama l'ometto calvo. Lei mi guarda
silenziosa.
Il signore... Indico con il dito la scrivania vuota.
Sa il... Mimo con la mano il concetto di bassezza.
Lei abbassa di nuovo lo sguardo e si rimette a schiacciare
i tasti della tastiera del suo PC, io mi rimetto a masticare
le foglie croccanti, geneticamente modificate, della
mia insalata da asporto, autocondente.
Intanto che mi fumo la sigaretta del dopo pranzo nel
corridoio-fumatori, penso che non ho con me i preservativi.
E se Agata volesse fare l'amore al primo appuntamento?
E se non si accontentasse del primo bacio ma volesse
scopare e io non avessi i preservativi come in effetti
non ho? Magari li ha lei.
A casa ho dei preservativi scaduti nel 2012.
Ma questa  un'altra storia.
  
Capitolo 34.
Margherita Hack.

La ragazza dalle tette tonde mi lasci al telefono.
La mia prima vera ragazza che collim con la mia prima
esperienza e per fortuna unica e ultima sotto le Armi,
mi lasci per telefono.
L'Esercito Italiano mi aveva concesso la bellezza di
quaranta giorni di riposo anche se loro non lo chiamavano
riposo. Lo chiamavano in un altro modo che non mi
ricordo.  passato un sacco di tempo.
I quaranta giorni mi sarebbero dovuti servire a guarire
dall'ansia e depressione e dunque evitare che mi lanciassi
dal quarto piano di una finestra della caserma, quando
fossi ritornato a fare il mio dovere di cittadino che regala
alcuni mesi della sua vita alla causa.
Mi disse: Non ti amo pi.
Me lo disse al telefono.
Io cos mi ricordo.
Mi ricordo che mi si ghiacci il padiglione auricolare.
Impiegai quattordici minuti a capire il senso della
frase.
Me lo ricordo perch guardai il mio orologio Seiko a
cristalli liquidi della Prima Comunione.
Per capire l'enormit di questa frazione di tempo,
quattordici minuti, vi basti sapere che quando il sole si
spegner di colpo, impiegheremo otto minuti ad accorgercene.
Passeranno sette minuti e cinquantanove secondi prima
che calino il buio e il gelo su di noi.
Non so come sopravvissi.
Bisognerebbe chiedere a Margherita Hack, ma probabilmente
c'ha di meglio da fare, dovunque si trovi in
questo momento.
  
Capitolo 35.
La ragazza matta.

Una volta mi sono innamorato di una ragazza matta.
Matta davvero, non pazzerella, proprio matta.
Pi matta di Francesca.
O quantomeno affetta da una matta differente.
Era un periodo che non lavoravo un granch e dunque
passavo i miei pomeriggi alla Biblioteca Nazionale a tentare
di scrivere e a leggere.
Come al solito fu il viso di questa ragazza che mi colp
a manetta.
Si sedeva sempre allo stesso posto e arrivava sempre
alla stessa ora. Praticamente tutti i giorni.
La chiameremo Ada.
Ada aveva i capelli neri di un nero che sembrava finto.
Era un nero assoluto e luminoso. Un nero liscio, il nero
perfetto e lungo.
Aveva degli occhi blu che nascondeva con degli occhiali
da miope con la montatura grossa.
Vestiva di scuro, sempre.
Aveva un corpo piccolo e la pelle pallida.
Sembrava un po' un personaggio di un cartone animato
dark.
A un certo punto del pomeriggio faceva una cosa
assurda e inquietante. La faceva tutti i giorni, circa
un'ora dopo essersi seduta al suo posto e aver iniziato a
leggere da un grosso libro: tirava fuori dal portapenne
del cotone e una specie di cerotto a forma di scotch, si
metteva l'ovatta nelle orecchie e poi con il cerotto se le
coibentava.
Ogni volta i frequentatori della biblioteca si guardavano
tra loro, qualcuno ridacchiava, la cosa faceva abbastanza
impressione in effetti.
Io ero attratto da quegli occhi blu e da quei capelli
neri e da quella pelle pallidissima come quasi non avesse
rapporti con la luce solare.
Fu una delle pochissime volte nella mia vita che presi
l'iniziativa.
La seguii all'uscita della biblioteca e le rivolsi la parola,
cos semplicemente. Era luglio. Erano le sei del pomeriggio.
Faceva caldissimo.
Ciao.
Ciao.
Senti, posso farti una domanda?
Non sembrava per nulla infastidita, anzi quasi mi sembr
sorridere.
Dimmi.
Perch fai quella cosa con il cotone e il cerotto?
Per concentrarmi.
Ma non basterebbero dei tappi per le orecchie?
Non sono sufficienti.
No?
No.
Studi?
S.
Cosa?
Psicologia.
Mi chiamo Giacomo.
Piacere, Ada.
La invitai a bere una cosa nel bar vicino alla biblioteca.
Ci sedemmo a un tavolino esterno.
Continuavo a godere molto del suo viso affilato e pallido
e di quegli occhi iper blu. Aveva uno sguardo faticoso
da sostenere e parlava a bassa voce, tanto che ogni tanto
dovevo chiederle di ripetere ci che aveva detto.
Lei prese una coca io una birra. Fum tantissimo, una
sigaretta dietro l'altra.
Parlammo molto dei suoi studi, le mancava un esame
e la tesi.
Non mi fece mai una domanda personale, se non ero
io a chiedere rimanevamo in silenzio.
Il giorno dopo le portai dei tappi di gommapiuma e
dei tappi di cera.
Provali, magari funzionano.
Li prese e se li mise in tasca. Un'ora dopo era l che si
scotchava le orecchie col suo metodo assurdo.
Uscimmo un paio di volte la sera.
Furono serate faticose nelle quali io facevo praticamente
delle interviste e lei mi raccontava della sua famiglia e
del rapporto complesso con i genitori. Dei suoi studi e
del suo futuro di psicologa.
Aveva avuto un lunghissimo fidanzamento con un tizio
del Sud che era tornato al Sud e la cosa aveva concluso
il rapporto.
Malgrado la fatica, mi piaceva quella minuta ragazza
che sussurrava pi che parlare e che sembrava sentirsi in
costante pericolo con le cose del mondo.
Mangiava lentissima e non sorrideva quasi mai, Ada.
Chiaramente non aveva nessun interesse nei miei confronti
se non per il fatto che la ascoltavo e che probabilmente
ero il primo uomo da molto tempo che le si avvicinava.
Una volta sola feci un tentativo di rompere lo schema:
la seconda volta che uscimmo, davanti a una pizza.
Hai degli occhi molto belli, Ada.
Grazie.
Perch non mi chiedi nulla di me?
Non voglio farmi i fatti tuoi.
Ma lo sai che nella conversazione tra adulti  buon
uso, ogni tanto, dimostrarsi interessati alle cose dell'altro?
Fare qualche domanda, anche se non te ne frega nulla,
cos per la conversazione.
Forse non sono cos adatta alla conversazione tra
adulti. Perch mi inviti Giacomo?
Perch mi piaci.
Cosa vuol dire?
Non lo so.
Fu l'unica volta che abbass quegli occhi troppo blu.
Per qualche secondo.
Non ci rivedemmo pi dopo quella volta.
Io smisi, per i casi della vita, di frequentare la biblioteca,
lei, non so.
  
Capitolo 36.
La Troia.

Una volta transumato dal Car di Albenga alla caserma
di Torino, ho iniziato il mio breve iter per convincere i
signori della guerra che io, in una caserma, era meglio
di no.
Ero felice di lasciare la Liguria e tornare nella mia citt.
Ricordo lo spostamento da una caserma all'altra con
un treno speciale: abbiamo impiegato tipo dieci ore di
viaggio.
Forse ci volevano far fare tipo un'esperienza vintage
come fossimo in un treno a vapore nella Prima guerra
mondiale. Eravamo stipati come bestioline, carichissimi
di zaini, borse e borsoni.
Guardavo dal finestrino e vedevo il mondo reale come
fosse su uno schermo.
Le persone nelle stazioni, i bambini, i cani, le donne
incinte, tutto mi sembrava lontano. Lontano e bellissimo
e colorato e profumato, avessi potuto annusarlo.
Ed era passato poco pi di un mese, ma mi sembrava
un anno. Giuro.
L'iter, dicevo. L'iter dell'ansia e depressione.
Quello che i miei compagnucci ripetevano spesso era:
Occhio che poi non puoi prendere la patente.
Alla patente, pensavano i compagnucci.
Io pensavo al fatto che da dentro una caserma io non
ci potevo mica riuscire a convincere la mia splendida fidanzata
dalle tette speciali a non mollarmi.
Una delle cose pi assurde e nel contempo spaventose
che mi siano capitate durante il percorso per sfuggire alla
Naja  stato il colloquio con una donna.
Che di donne, ai tempi, in caserma, non ce nera un
granch.
Una psicologa. D'ora in poi la chiameremo: la Troia.
Con tutto il rispetto per le puttane e le femmine del maiale.
Ho sempre pensato che le donne dentro una caserma,
le donne vestite da soldato, le donne armate di armi, non
abbiano senso.
Se poi vogliamo fare il discorso delle pari opportunit,
qui mi sembra che si parli di avere l'opportunit mica
cos tanto opportuna.
Io eviterei, ma poi fate voi.
Comunque, la Troia era una donna non-soldato che
faceva la psicologa non-soldato e mi hanno preso un appuntamento
con lei appena arrivato alla caserma di Torino
per capire cosa c'era che non andava.
La Troia ha trentacinque anni circa, capelli lisci e giacca
e pantaloni.
Mi fa: Sei depresso?.
Non lo so.
Cosa ti senti?
Sono triste, inappetente, ho voglia di riabbracciare la
mia gatta e di ribaciare la mia fidanzata, non dormo e mi
viene da piangere al telefono quando la sera parlo con
mia mamma.
Be', se sei depresso puoi prendere gli ansiolitici.
Gli ansiolitici.
Forse la Troia pensava che la prendessi per il culo.
Forse pensava, la Troia, che fossi tipo Jack Nicholson in
Qualcuno vol sul nido del cuculo che fingevo di essere
matto per scampare agli altri otto mesi di caserma che mi
aspettavano per contratto, la Troia.
Non so cosa pensasse.
Io avrei voluto parlarti della ragazza dai seni divertenti,
Troia, che mi stava per mollare anche se ancora non lo
sapevo ma lo intuivo.
Io avrei voluto, Troia, spiegarti che non stavo bene con
me stesso, con gli altri, con le ragazze, con i gatti, con
dio, che non sapevo dov'ero e dove stavo andando e, s,
me ne sarei tornato volentieri a casa ma non era quello il
problema principale.
Questo era il tuo lavoro, ascoltare le persone che non
stanno bene e capire perch non stanno bene e aiutarle
a stare bene.
Mi ha mollato mentre ero all'ospedale militare di Torino.
Questa volta ero all'ospedale non per i piedi piatti ma
per vedere se ero veramente cos ansioso e depresso da
dovermi allontanare dall'allegra vita militare. Il rischio 
che gente come me si lanci da una finestra.
Molto sta nel fargli credere che la vita di caserma non
ti fa bene. E che le caserme sono piene di finestre.
Senza sbarre, se capite cosa intendo.
Sicuramente il fatto di essere mollato in quel frangente
dalla mia splendida innamorata dalle tette strepitose mi
ha aiutato parecchio. Dico a livello ansia e depressione.
Dico che io ero veramente innamorato e insomma ci sono
rimasto male.
Poi gli ansiolitici non li ho presi e con l'aiuto di una
task force esterna (una psicologa non troia e uno psichiatra)
sono riuscito ad avere un colloquio con il colonnello
medico e gli ho spiegato che era meglio di no.
Lui  stato d'accordo.
Mi hanno riformato.
  
Capitolo 37.
The Muse Syndrome.

Alle tre meno venti sono gi sotto al portone del palazzo
dell'ufficio ad attendere Agata. Sono nervoso come
un alce albino nano. Non tutti lo sanno ma l'alce albino
nano, oltre a essere una specie rarissima e in via di estinzione,
soffre di nervoso acuto, si suppone che il motivo
sia legato appunto al fatto dell'estinzione. Insomma, sta
cosa di stare estinguendosi gli sta parecchio sulle palle.
Comprensibile, direi.
Agata arriva puntuale su di una macchina rossa di cui
non so dire la marca poich non riesco a riconoscere le
marche delle macchine a parte la Ferrari che  facile e
l'Alfa Sud, perch ce l'aveva il mio amico Alberto e ci
andavamo in giro in giovent e ci facevamo le canne su e
ci ho scritto pure una poesia sull'Alfa Sud del mio amico
Alberto.
Agata  bellissima.
Ha un vestito corto che le si vedono le gambe e delle
calze blu.
Sorride molto.
Ti porto in un posto.
S, portamici. Come  andata a Disneyland? Raccontami.
Agata guida bene,  a suo agio. Ho quasi sempre avuto
ragazze amanti della guida, credo sia una sorta di attrazione
degli opposti. Mi racconta che si sono divertite
molto lei e Mini Agata, che faceva freddo ma il tempo era
bello e che ha un regalino per me. E sul sedile posteriore,
un pacchetto rettangolare. Lo scarto:  la 313 di Paperino,
l'automobile decappottabile rossa, gialla e blu con
Paperino e Paperina a bordo che se ne vanno felici a fare
una gita in un giorno di primavera, una gita fuori porta,
forse un picnic, o almeno  cos che io immagino.
Nel bagagliaio posteriore spuntano Qui, Quo e Qua
coi loro cappelli colorati.
Ce l'avevo da piccolo,  bellissima.
Son contenta che ti piaccia.
Mi piace molto, grazie.
Prego.
Sai come si chiamano in Germania Qui Quo Qua?
No.
Tick, Trick e Track.
Ma va?
Giuro, e in francese lo sai?
Secondo te?
Secondo me non lo sai.
Bravo.
Si chiamano Fifi, Riri e Loulou.
Ma pensa, ne sai altri?
S, portoghese: Huguinho, Zezinho e Luisinho e ungherese,
Tiki, Niki e Viki.
Bello.
Ok, dove mi stai portando?
 un segreto.
Sei un serial killer di poeti brevilinei e mi stai portando
in un luogo deserto per uccidermi e farmi a pezzi
per poi darmi in pasto ai ragni giganti che vivono nel tuo
appartamento allo stato brado?
No, sono un'appassionata delle tue poesie con la sindrome
della musa e ti sto portando in un casolare dove ti
spaccher entrambe le gambe e ti costringer a scrivere
solo poesie d'amore per me per i prossimi sei mesi.
Ok.
Agata ha parlato di poesie d'amore,  inutile negarcelo,
lo ha fatto.
Agata ha il senso dell'umorismo ed  capace di farmi
ridere che  una cosa che vale pi o meno come tutto
l'oro del mondo.
Ha le gambe belle Agata e adesso, intanto che guida in
silenzio, io gliele guardo anche se sono foderate da calze
pesanti. Immagino questa primavera quando la temperatura
le consentir di liberarle, le sue gambe, dall'imposizione
calzidica e finalmente tutto il mondo ne potr
godere in piena libert.
Sono naturali quei riccioli?
Ma certo!
Ah, sei sensibile all'argomento riccioli?
Come ti viene in mente che non siano super naturali
i miei riccioli?
Mi ricordi Frieda.
Chi ?
Un'amica di Linus Van Pelt, quella che nomina in
continuazione i suoi riccioli naturali.
E tu mi ricordi Pig Pen.
Quello che vive in una nuvola di sporco?
S.
Non  vero.
Mi piace un sacco Schulz.
Anche a me.
Ho quasi tutto di lui.
Io anche, nei libroni giganti.
S, nei libroni giganti.
Percorriamo corso Francia e ci allontaniamo dal centro
sempre pi.
Se mi innamoro son cazzi.
Comunque di questa ragazza Agata, io mi ci sto innamorando
a vista d'occhio, se l'occhio umano fosse in
grado di vedere questa cosa dell'innamoramento, si vedrebbe
proprio bello chiaro e netto.
Siamo arrivati.
Dove siamo?
 il villaggio delle casette rosse.
  
Capitolo 38.
Il villaggio delle casette rosse.

Il villaggio delle casette rosse, conosciuto come Villaggio
Leumann, si trova a Collegno, che poi  come il
proseguimento di Torino, ed  un agglomerato di case,
un quartiere operaio, costruito alla fine dell'Ottocento.
Si chiama Leumann perch  nato dall'idea di un imprenditore
svizzero che di cognome si chiamava cos.
Di nome faceva Napoleone.
Lo stile del villaggio  liberty e il rosso dei mattoni
domina.
O almeno io cos lo ricordo.
Forse avevo il sangue alla testa.
Sembra di essere dentro la scenografia di un film.
Sai che ci hanno girato un film qualche anno fa?
Quale?
Non ricordo, uno italiano.
 bello qui.
Lo so, ti ci ho portato per questo,  uno dei miei posti
preferiti, ci ha abitato mio nonno.
S?
 stato dipendente del cotonificio.
Non c' pi?
No, ho finito i nonni.
Anche io.
Tu sei figlio unico?
S.
Vieni.
Passeggiamo tra le case dai mattoni rossi,  tutto abbastanza
deserto anche se ci vivono delle persone ancora.
C' una chiesetta e una stazione dei treni inattiva.
 tutto mantenuto molto bene.
C' anche una piccola scuola, sai?
Tu cosa sei Agata?
Cosa sono? Una ragazza?
S, direi di s. Ma sei una scienziata?
Studio il comportamento degli animali.
Dei ragni.
Mi sto specializzando in questo, s.
Come sta la tua collega?
Laura tecnicamente non  una mia collega,  il mio
capo.
Ma di, giovanissima.
S, molto,  una bravissima studiosa e ricercatrice, sa
tutto sui ragni.
E tu?
Io me la cavo, mi piace, ci sediamo?
C' una panchina di legno in una specie di piazzetta
tra le casette rosse, non fa neanche troppo freddo.
Mi sono laureata in scienze naturali con specialistica
in zoologia, ho fatto un dottorato che aveva come protagonista
il ragno pescatore e adesso sto lavorando con un
assegno di ricerca.
E i soldi chi ve li d?
L'Universit, si chiamano fondi di ricerca.
L'Universit ha soldi?
Pochissimi.
Agata tira fuori dalla borsa un termos.
Vuoi del t?
S, grazie.
Non trattengo la contentezza per questo piccolo colpo
di scena che per me  un piccolo colpo di scena, ma poi a
pensarci non  niente di cos speciale ma io non trattengo.
Sembri un bambino alle volte.
Ti infastidisce la cosa?
No, non  zuccherato.
Lo prendo senza zucchero.
Bravo.
Dimmi del ragno pescatore.
Ti interessa davvero?
Ti giuro che erano anni che aspettavo di incontrare
un'esperta di ragni pescatori ma ormai avevo perso ogni
speranza.
Agata sorride, si tocca i capelli, li aggiusta.
 un ragno che vive nelle aree umide del Piemonte e
si trova nelle Liste Rosse.
Comunista?
Sei molto sciocco, no, significa che  a rischio di
estinzione poich le aree umide diminuiscono a causa
della pressione antropica.
L'uomo.
S, e anche la donna, e lui, il ragno pescatore, non 
molto bravo a spostarsi e a cercare nuove aree umide e
muore.
Ci sono ragni che si fanno portare dal vento, vero?
Bravo, s, si chiama ballooning, lui no, non  capace.
Mi dispiace, mangia i pesciolini?
Qualcosina,  capace di immergersi sott'acqua anche
cinque minuti.
Zanzare?
Ho passato settimane tra canneti e paludi, armata
di stivaloni e litri di Autan. Era inutile, mi hanno massacrata.
Hai incontrato suonatori di banjo psicopatici con
mutazioni genetiche dovute al fatto che si accoppiano solo tra loro da secoli appollaiati sugli alberi che ti guardavano
strana e poi ti davano la caccia?
No, solo piemontesi che ci guardavano come marziani
e borbottavano frasi incomprensibili. Sai come funziona
il corteggiamento del ragno pescatore?
No.
Per farsi riconoscere dalla femmina fa vibrare l'acqua
con frequenze specifiche che cambiano da specie a specie
e la femmina lo riconosce e ci sta. Maschi di diversa specie
usano diverse frequenze.
Quasi come se suonasse l'acqua.
S.
Potevano chiamarlo ragno suonatore d'acqua.
Agata, la bocca nascosta dalla tazza, mi sorride.
Con gli occhi.
  
Capitolo 39.
Dottor Manhattan.

Agata mi racconta ancora.
Mi parla di Mini Agata, piccola sorella cinquenne, figlia
d'altro letto del padre che dopo essersi mollato dalla
madre si  messo con una giovanissima medica creando
non poco turbamento nella figlia.
Il padre medico: un giorno diventer mio suocero,
penso, dovr comprarmi un vestito buono per andare a
chiedere la mano della figlia, penso.
La mamma di Agata insegna alle medie, scienze.
Agata vive sola con due gatti - non lo mettevo in dubbio
- e ha avuto un fidanzato molto lungo dal quale si 
lasciata ormai da un anno.
Dice proprio lungo per significare che la storia  durata
molto.
Forse lo conosci, fa il DJ,  abbastanza famoso.
Ah, DJ Lungo?
Sei un professionista della sciocchineria.
Si dice sciocchinaggine, o scioccosit, o sciocchinismo, o al
limite, sciocchinanza.
Lo sei.
Come si chiama DJ Lungo?
Paolo, in arte DJ Nano.
DJ Nano? Dici davvero?
Lo sai i DJ, hanno nomi cos.
S,  vero, conobbi un DJ Ascella, quando facevo il
ragazzo immagine a Ibiza.
Certo.
Comunque no, non lo conosco, non frequento i luoghi
di perdizione che frequenta DJ Nano.
Capisco, e i tuoi?
Mio padre era un orologiaio, lasci il suo lavoro quando
Einstein scopr che il tempo  relativo.
Non  vero.
Come fai a saperlo?
Mi sono informata.
Ah.
Io prima di portare un uomo tra le casette rosse mi
informo, mica ci porto il primo venuto, sai?
Ne hai portati molti dunque di uomini qui?
No, sei il primo.
Non  vero.
Ok, sei il secondo.
Mi sta bene ma devi darmi l'indirizzo del primo che
devo farlo uccidere.
Vuoi dell'altro t?
S, grazie, sai chi ha detto quella frase del padre orologiaio?
S.
Non ci credo.
Giuro.
Non ci credo.
Ma giuro.
Non lo sai.
Scommettiamo?
Cosa, una pizza?
Sushi.
Ok, chi la dice?
Il Dottor Manhattan, in Watchmen.
Minchia.
L'ho rivisto da poco.
Anche io.
Son quelle cose che ti capitano quando ti piace una.
Quando ti piace un sacco una e ti sembra di piacerle.
Quando ti sembra che tutto collimi, ti sembra che ci
sia una specie di incastro miracoloso, che si rasenti la perfezione,
che parlare con lei sia semplice e che le battute si
incastrino quasi come ci fosse dietro uno sceneggiatore,
uno scrittore che fa dire e fare e speriamo baciare i due,
che tutto  giusto al momento giusto che sembra impossibile
ma non lo .
Son quei momenti che lo spazio e il tempo mutano e le
leggi fisiche se ne vanno a zonzo e se adesso si mettesse
a piovere io manco me ne accorgerei, sono ancorato ai
suoi occhi con i miei di occhi, se la terra fosse scossa dal
terremoto, non ne avrei coscienza, quantomeno fino al
sesto grado della Scala Mercalli, se ci fosse un'invasione
di extraterrestri incazzati, qui, proprio qui nel cielo di
Collegno, io non mi accorgerei di nulla.
Parliamo tanto e parlare con Agata mi d gioia, le racconto
della mia amica Francesca e di Todor, e poi intanto
che le racconto penso che se non la bacio qui, sulla
panchina, tra le casette rosse, in un limpido giorno di
novembre, sotto il cielo di Collegno, se non la bacio sono
un imbecille, che siamo sempre pi vicini,  abbastanza
chiaro che i nostri corpi in questa ora che abbiamo fino
a qui passata seduti, i nostri corpi, piano piano si sono
avvicinati, si stanno avvicinando, millimetro dopo millimetro,
centimetro dopo centimetro, come due placche
terrestri che al posto di allontanarsi, desiderano
riagganciarsi e Agata non sta con le braccia conserte, che ho letto
nel manuale del perfetto seduttore che le braccia conserte
sono cazzi, e in pi si  toccata diverse volte i capelli che
invece quello  un buon segno, e intanto il pomeriggio
scivola verso la sera.
E io so che non vale chiedere, non vale chiedere, posso
baciarti?.
Non vale chiedere, posso darti un bacio? Che ne pensi
se ci baciassimo adesso qui su questa panchina bevendo
un t tra le casette rosse sotto il cielo di Collegno? Non
senti un irrefrenabile desiderio di ricevere un bacio, proprio
qui, adesso, ma anche due se vuoi, e che ne diresti
se te ne dessi tre? Quattro? Vada per quattro, ma anche
cinque se ce la fai ad assumerne cinque. Ne vuoi sei? Per
me va bene, vada per sei.
Sette.
E c' un momento che l'aggancio di occhi  perfetto, 
il momento chiarissimo in cui scende il silenzio e i nostri
corpi sono davvero vicini e alle nostre capocce basterebbe
un movimento minimo per far s che le reciproche labbra
si posassero delicatamente le une sulle altre a unirsi
nel nostro primo bacio e io sento - giuro - distintamente
una voce. Ed  la voce di Tonio.
Indiscutibilmente la sua voce. O meglio quella di Giancarlo
Giannini.
Coglione, baciala adesso!
  
Capitolo 40.
Messaggi subliminali.

Poi nessuno bacia nessuno.
Giunge la sera, lei deve andare a casa del padre a fare
compagnia a Mini Agata che il genitore  via, a un convegno
di medici e la giovane madre deve andare da qualche
parte e le ha chiesto se pu fare da baby-sitter alla sorella
e insomma a me scappa tantissimo da pisciare con tutto
il t che ho bevuto ma mi vergogno a dirlo ad Agata e me
la tengo e ci ritroviamo in macchina,  buio.
Una cosa che soffro dell'autunno-inverno: il buio alle
cinque del pomeriggio.
La macchina va, torna verso il centro citt.
Grazie di avermi portato nel villaggio delle casette
rosse e grazie per la macchinina di Paperino.
Mi spiace di dovere andare, fossi libera potevi offrirmi
il sushi imperiale che ho vinto con la scommessa.
Sushi imperiale?
Certo, un enorme vassoio rettangolare di due metri per
uno, pieno di sushi e sashimi, sei bellissimo, lo fanno nel
mio ristorante preferito, costa un po' ma  un'esperienza.
Ecco.
Io a un certo punto ho la sensazione che Agata tra la
parola sashimi e l'articolo lo, abbia sussurrato: Sei
bellissimo.
L'avete sentito anche voi?
Solo che non credo che labbia detto, cio mi sembra
assurdo, forse sto iniziando ad avere le allucinazioni uditive,
forse dovrei andare da un neurologo, forse  che mi
sto pisciando addosso.
Dai, allora quando sei libera andiamo al tuo giapponese
preferito?
S.
Poi una volta guardiamo un film dell'orrore assieme?
La macchina  arrivata
S.
Ci diamo un bacio veloce scomodo da seduti nella
macchina.
A presto Agata, salutami Anna.
Ciao Giacomo.
L'auto di Agata parte, mi sta per esplodere la vescica,
meno male che non siamo rimasti in macchina a limonare
che mi pisciavo addosso, e comunque sono un coglione.
  
Capitolo 41.
Messaggi di felicit.

Corro zompando tre scalini alla volta per i quattro piani
senza ascensore che mi dividono dalla porta di casa,
corro con una piscia incredibile in corpo, quasi scardino
la serratura, mi fiondo al cesso, mi vibra il telefonino, mi
siedo per pisciare, vien gi che  una meraviglia, estraggo
il cellulare dalla tasca,  un SMS.
E di Agata: Non ti azzardare mai pi a non baciarmi.
La migliore pisciata della mia vita.
  
Capitolo 42.
Quante seghe.

Intanto che la mia pizza surgelata si cuoce dentro il
forno elettrico, io danzo per la casa un finto tango solitario,
un monotango amoroso di contentezza amorosa con
il cellulare in mano. Devo rispondere ad Agata.
Come rispondo al suo SMS?
Le scrivo qualcosa di neutro o di poetico o di aggressivo?
Faccio l'aggressivo attivo o quello passivo?
Faccio il passivo poetico attivo? Le scrivo qualcosa di
esplosivo, di finto cattivo, di falso ironico, di metasar-
castico, d'intelligentissimo lievemente parafrastico? La
lodo? Ma se la lodo l'imbrodo? Lei  bellissima, lo sa
di esserlo?
Le dico che  brutta.
Ecco, le dico che  brutta: di' a una bellissima che 
brutta e la fai sbarellare, diventa tua in un nanosecondo.
Le dico che oggi pomeriggio l'ho trovata brutta ma
simpatica e la invito a bere un caff subito domani o
aspetto che m'inviti lei a prendere un gelato dopodomani?
E se non le piacesse il gelato?
Quante seghe.
Quante, quante seghe.
Le scrivo: Che dio mi fulmini se m'azzardo ancora a
non baciarti. Sei molto bella.
Mangio la mia pizza surgelata con aggiunta di mozzarella
e prosciutto crudo davanti al computer. Su FB trovo
collegata Francesca, la chatto.
Sono uscito con Agata oggi pomeriggio!
Avete scopato?
Ma no! Siamo andati a fare una passeggiata.
E che cazzo vuol dire? Avete limonato almeno?
No.
Sei scarsissimo.
Chi va piano va sano e va lontano.
Cazzate.
 vero.
Domani pizza a pranzo?
Domani lavoro.
Vengo a scrivere a casa tua, scriviamo assieme?
Ok, alle tre e mezza.
Scrivo una mail a Todor, voglio raccontargli della ragazza
che sta rendendo piacevoli questi miei ultimi giorni.
Gli spiego che Agata ha un senso dell'umorismo che
mi fa sbiellare e gli racconto delle casette rosse e dei ragni.
Poi gli racconto che Agata  bella e che se si mettesse
i tacchi probabilmente le arriverei con la faccia alle tette.
Gli dico che sono felice e che spero che anche lui lo sia.
Intanto la pizza mi si deposita lenta nello stomaco pesante
come solo una pizza iperfarcita surgelata sa essere.
Cerco di scrivere un po'. Devo iniziare a imbastire il
mio romanzo. Ma come diamine si fa a imbastire un romanzo?
Devo fare una scaletta? Non ne ho idea. Domani
chiedo a Francesca.
Mi addormento pensando ad Agata. Devo invitarla
presto a cena. Gi domani sera? No, troppo presto. Dopodomani
ho un reading fuori Torino, con il mio amico
musicista Diego. Non sarebbe male sabato che sono libero.
Prima di spegnere la luce le scrivo: Buonanotte
Agata, sabato sera sushi imperiale?. Non faccio in tempo
a spegnere la luce che mi arriva un bellissimo: S.
Dormo molto bene e sogno Joe Cocker che, nel tinello
della casa di mia nonna Nina, in un perfetto italiano, mi
racconta delle sue pene amorose.
  
Capitolo 43.
Ho paura.

La cassiera magra oggi  al lavoro.
L'uomo antipatico per fortuna non  nei paraggi.
Il paraggio, per chi non lo sapesse, e secondo me non
lo sa quasi nessuno,  un tratto di mare vicino alla costa,
per qui, in questo supermercato, non c' ombra di mare.
Sarebbe bello ce ne fosse, ma no, niente mare.
Non mi trattengo e intanto che pago la mia insalata
autocondente con noci, formaggio, acciughe e ribes le
chiedo: Sei stata malata?.
No fa un piccolo sorriso.
Un piccolo miracolo a base di sorriso.
Me ne compiaccio dico
Grazie, sono sei euro e cinquanta.
Ce l'avete la curcuma?
Eh?
Niente, scusa, senti, l'altro giorno  successa una cosa
un po'...
Mi interrompe: Lo so.
Mi dispiace, non volevo creare problemi.
Non importa.
Ti sta bene questa nuova pettinatura.
Non ho una nuova pettinatura.
S, infatti, va be' vado.
Perch non ti fai la tessera?
La tessera?
Ti conviene, per i punti.
Ci penso, ok?
Ok.
Ciao.
Ciao.
Prendo il resto e, intanto che gi le ho voltato le spalle,
sussurro: Mangia un poco di pi che sei troppo
magra, ma glielo sussurro cos piano che il messaggio
diventa subliminale e questa sera a casa lei avr un po'
pi di fame del solito e manger di pi, non il solito
yogurt ch non ha voglia di cucinare, sono sicuro che
succeder, si cuciner qualcosa nella sua solitudine di
cassiera troppo magra e coi capelli corti, questa sera di
novembre e lei probabilmente sar sola a guardare la
televisione, forse dovrei invitarla a guardare la televisione
da me, senza secondi fini, intendo, io attualmente
sono innamorato di Agata, le potrei dire, senti questa
sera ti va di guardare un po' di tele assieme, magari da
te, che io non ho la televisione, ti preparo una bella
cenetta se vuoi, una cenetta a base di pizza surgelata
iperfarcita, sai quante calorie si porta una pizza surgelata
iperfarcita? Secondo me tipo novemilasettecento,
e non ti preoccupare non ci sono secondi n terzi e
manco quarti fini, che io sono innamorato di Agata, 
solo che secondo me non fa bene stare sempre sole e
mangiare solo yogurt.
Ma per fortuna non lo faccio.
Oggi in ufficio siamo di nuovo tutti e quattro. L'uomo
basso pelato mi saluta con un cenno del capo, le due signore
no.
Una delle due, che chiameremo Si, ha chiaramente
cambiato pettinatura, o meglio sta succedendo qualcosa
di strano ai suoi capelli. L'avevo gi notato l'altro giorno,
sembrano gonfi, troppo gonfi, tipo cotonatura anni Cinquanta.
Fa caldo in ufficio, tengono il riscaldamento a palla,
esageratamente a palla, mi tolgo il maglione, mi siedo alla
mia postazione, accendo il computer.
Dopo una decina di minuti sento una presenza dietro
di me:  l'ometto calvo.
Mi giro, lo guardo, mi guarda.
Qualche problema?
Devo parlarti un attimo.
Dimmi.
Usciamo in corridoio.
In corridoio ci accendiamo una sigaretta.
Alfio, mi pare si chiami Alfio, ma non ne son sicurissimo,
vuole che gli dia del tu. La cosa mi mette in imbarazzo
ma mi sforzo.
Dimmi tutto.
Come stai Giacomo?
Mah... bene direi...
C' qualche problema a casa?
A casa?
A casa.
No, a parte la porta del frigo che si chiude male, tutto
bene direi, ma perch mi chiedi?
Non so, ti vedo strano in questi giorni.
Strano?
S, poco concentrato.
Sul lavoro dici?
Eh s.
Sono arrivate lamentele?
Dall'alto.
Dall'alto?
Alto.
Ma alto quanto?
Alfio mima con la mano l'altezza, pi alto della sua
testa e della mia.
Minchia, alto.
Eh abbastanza.
Cosa mi consigli?
 tutto da vedere, bisogna capire come si sviluppa.
Come si sviluppa cosa?
Alfio fa una pausa teatrale, tira fuori il pacchetto morbido
di sigarette americane, ne tira fuori una, stacca la
punta e la getta nel portacenere. Mi guarda serissimo.
Lo sviluppo.
Lo sviluppo?
S Giacomo, lo sviluppo.
Poi torniamo ai nostri posti. Le due megere marroni
mi osservano, sembrano sorridere ma non sorridono, forse
sorridono dentro, loro sanno.
Guardo lo schermo sfarfallante del computer.
Si sono accorti che me ne fotto.
Ma come hanno fatto?
Ho paura.
Anche se non so perch.
  
Capitolo 44.
34 case in 39 anni.

Torno a casa, scosso. Devo parlarne con qualcuno.
Francesca non capirebbe. Todor  lontano. Mia mamma
 un ultracorpo. Non ho un gatto. L'unica  Agata, ho
voglia di sentirla.
Accendo il computer, devo mettermi al lavoro sul romanzo
per la GCE.
C' una mail:  una lunga lettera di Todor.
Caro Giacomo, sono molto felice per il tuo nuovo amore.
Ti meriti una storia bella e potente e poi sei un poeta e
ne hai bisogno.
Mi chiedi, nella tua ultima, come va, sono le 22,33, ho
appena fumato l'ultima canna di erba. Volevo farmi 15
giorni senza ma forse domani chiamo il mio pusher. Qui
in Bulgaria  fallita la quarta banca del Paese,  caduto
il governo di sinistra-turco-mafia ed  andato al potere
un governo di destra-antiturco-mafia. Nel frattempo il
mercato della ganjia si  adeguato abbassando i prezzi.
Da fine dicembre sono diventato il proprietario di un appartamento
a Sofia, in centro. E forse ho trovato il tema
per il mio romanzo. Sono cose legate penso. Perch dopo
essere andato dal notaio, e dopo aver appurato attraverso
la mia firma dell'avvenuto effettivo cambio di propriet,
ho iniziato a pensare inavvertitamente a quante case avevo
cambiato in vita mia. E ho scoperto, ma lo sospettavo,
di aver cambiato 34 volte casa in 39 anni. Cos penso che
scriver Il libro dei traslochi, come II libro dell'acqua di
Limonov, ma sui famigerati traslochi.
Che altro dire, be', mi sto innamorando anche io, di una
bella ragazza psycho, ora  via, ma torner; limonavamo
e basta perch si era appena lasciata dal ragazzo. Mentre
la mia ex ragazza bulgara, oltre a guadagnare tantissimi
soldi con il suo lavoro, oltre ad avere una famosa fondazione
per gli orfani gi finanziata, ha pure pubblicato
un libro di poesie con la Einaudi bulgara (quella con cui
vorremmo pubblicare noi il tuo libro di poesie). Di cui
7-8 poesie su 38, sono su di me. In una sono Il mio bel
ragazzo italiano, in un'altra mi taglia i capelli e sono un
poeta, in un'altra sono Il macellaio, che taglia le ali con
crudelt a una povera rondine in volo. Ma non voglio
pi vederla perch non vuole pi scopare. Poi quella 
vendicativa e mi fa sempre piangere.
Alla bionda psycho che ti dicevo ho spedito una lettera
vera, di carta con la posta. Ho provato a scriverla a
mano ma non ce l'ho fatta, cos ho scritto a computer e
ricopiato, come quando si ricopiava il tema delle medie
in bella copia.
Venerd scorso ho ballato con troppe fotomodelle nella
festa per il libro-antologia sugli ABBA, e non mi sono accorto
che se ne andavano via una a una. E peccato che
poi mi sia ritrovato con l'ultima chance che non voleva
venire da me, diceva di abitare in Canada. Ma la capisco.
Poi il giorno dopo non ho usato adeguatamente il numero
di telefono della sua amica, che mi piaceva di pi,
almeno stava zitta e si alzava la gonna.
Be', si vedr. Speriamo anche di vederci presto io e te.
Il mio oroscopo dice apertamente che ho vissuto 2 anni
di merda con Saturno contro, e gli altri pianeti a cazzo,
ma adesso se n' andato a 'fanculo. Adesso ci sarebbero
Giove e Marte leggermente incazzati.
Adoro le lettere di Todor.
Le metterei in un romanzo epistolare se solo fossi capace
di scrivere un romanzo epistolare.
Dovevamo nascere nell'Ottocento io e Todor, quando
a livello epistolare si andava forte.
Citofona Francesca, la faccio salire, arriva ansimando
con il suo orrendo zaino rosa.
Porca puttana 'ste scale, quand' che fai mettere un
ascensore?
Ti prometto che la prossima casa avr l'ascensore.
S, e probabilmente abiterai al primo piano.
Sei di buon umore oggi?
Mi hanno fatto incazzare in negozio.
Vuoi un caff?
S.
Lo prendiamo fuori.
Come fuori?
Ho voglia di fare una passeggiata.
Ma porca vacca, potevi evitarmi le scale!
Di che ti fa bene ai glutei, porta lo zaino che lavoriamo
fuori.
Che palle, fa freddo.
Andiamo al fiume e poi alla Casetta.
Abitare vicino al fiume ha i suoi vantaggi. Quando hai
bisogno di fare una passeggiata sul fiume e abiti vicino al
fiume, hai il fiume l, a portata di mano.
In qualsiasi stagione dell'anno il fiume c'.
Non se ne va, non evapora, non cambia direzione. Al
limite ingrossa con le piogge. Il fiume, dicono, fa paura
quando ingrossa con le piogge. Io l'ho visto il fiume in
piena ma non mi ha fatto paura, probabilmente perch
abito in citt, ai piani alti, ma chi abita in campagna vicino
al fiume sa la paura quando l'acqua aumenta e sale
e poi  capace di uscire dagli argini e portarsi via tutto,
uomini, donne, case, cani, vacche, alberi, automobili.
La parola argine  una parola che mi ricorda l'infanzia.
I miei nonni abitavano in campagna in un paese
vicino a un fiume.
Andavo con mio cugino a pescare i pesci gatto.
Ci sedevamo sull'argine del fiume, lui li pescava e io
lo aiutavo.
Cosa ne facesse poi di quei pesci baffuti non ricordo,
ma ricordo la nebbia e il freddo. Ricordo le mani assiderate
a contatto con il pesce ancora vivo che si dimenava.
Non avevo piet per quellssere viscido che vedevo morire
soffocato, dimenarsi, non avevo tendenze animaliste
a sette anni.
Nel negozio d'abbigliamento per cani ricchi dove lavora
Francesca, la clientela spesso non brilla per simpatia:
madame isteriche dai modi scortesi che trattano i loro
barboncini di razza come figli mettono a dura prova l'equilibrio,
gi non stabilissimo, della mia amica che ogni
tanto le manda a fare in culo, rischiando il posto.
Attraversiamo il ponte, uno dei ponti che unisce le rive
del Po, in pieno centro, e Francesca mi racconta del nervoso
che la prende quando una di queste donne annoiate
dalla vita le fa richieste assurde per il suo cagnetto di
razza purissima.
L'ultima cercava un cappottino che aveva visto su una
rivista specializzata con delle lucine incastonate, luci, esatto,
per vedere la creaturina anche di notte, come un piccolo
albero di Natale a quattro zampe.
Anche io oggi in ufficio ho avuto un'esperienza
strana.
Cio?
Sembra che si siano accorti del mio non attaccamento
al lavoro.
In che senso?
C' stata qualche lamentela dai piani alti.
E cosa possono mai dirti?
Non so.
Sei preoccupato?
Non me ne frega una cippa.
Bravo. Senti, tu quanto ce l'hai grande?
Cosa?
Secondo te?
Stai parlando del mio coso?
S.
Perch vuoi saperlo?
Nella mia serie tv voglio che uno dei protagonisti sia
superdotato.
E cosa centro io?
Voglio sapere cosa si intende per superdotato.
Boh, non so, credo sui venti centimetri, forse di pi,
cerca su Google.
Tu sei superdotato?
Ma non direi.
Ce l'hai piccolo?
Ma che cazzo dici? Sono normodotato.
E come fai a saperlo?
Me l'ha detto l'andrologo.
Sei stato dall'andrologo?
S.
Perch?
Son cazzi miei.
In effetti, anni fa sono stato da un andrologo.  li che
ho scoperto la parola penieno che  l'aggettivo che si
utilizza per parlare del pene. Mi fa molto ridere l'aggettivo
penieno. Peccato non esista vaginieno. D'altra
parte, penale era gi preso.
Comunque sono normodotato a livello penieno, me lo
ha detto l'andrologo.
Una cosa che mi diverte per  chiedere alle mie fidanzate
di dire in giro che sono superdotato. Chiedo loro
di raccontare alle loro amiche, quando si trovano a fare
i tipici pettegolezzi femminili, all'ora del t, chiedo loro
di dire a un certo punto, un po' fintamente imbarazzate,
magari arrossendo: Sapete... (risatina) Giacomo ha una
particolarit.. .(risatina, mano davanti alla bocca), ce l'ha
davvero grosso....
Ma quanto grosso? chieder lamica pi curiosa e
coraggiosa.
Eh, sapessi, proprio grosso grosso, mai visto cos
grosso, tipo cos (mimare con le mani una grandezza peniena spropositata).
Minchia direbbero tutte in coro con la loro tazza di
t in mano.
Minchia s direbbe la mia fidanzata.
Ma poi non lo fanno mai.
Non la raccontano mai alle loro amiche questa divertente
fandonia.
Ci fermiamo in un bar oltre il ponte a prendere il
nostro caff. Francesca ci mette quantit sovrumane di
zucchero. Io lo bevo amaro per mantenere la mia discutibile
linea. Mi racconta di un tipo che ha conosciuto in
negozio. Un giovane con un grande cane che  venuto a
comprare un osso di quelli finti per la sua bestiola e poi
 tornato pi volte fingendo di essere interessato a piccoli
gadget ma in verit con il chiaro intento di chiacchierare
con lei.
Il tipo a quanto pare  un bel ragazzo simpatico e anche
il suo cane.
 molto gentile e non rientra nella tipologia di clientela
da negozio di abiti per cani ricchi.
E non ti ha invitato a uscire?
S.
E allora?
Sto prendendo tempo.
In che senso?
Non me la sento.
Devi scopare, Francesca, ti farebbe bene, almeno limonare
un po'.
Senti chi parla.
Io ci sto lavorando.
Con la donna ragno?
Esatto.
Quando vi vedete?
Sabato, sushi.
Che noia.
Che noia... dove dovremmo andare, a sparare ai topi
alla discarica?
Devo scrivere la mia serie TV.
Devo scrivere il mio romanzo.
Andiamo a lavorare alla Casetta?
La Casetta  un posto che ci piace, un ex imbarco sul
fiume riadattato a locale. D il suo meglio d'estate con i
tavoli fuori e un pergolato di vite bellissimo con tutti i
grappoletti di uva che non si pu mangiare. Ma anche
d'inverno  un posto piacevole. Tutto legno. Quando il
fiume si incazza, va sott'acqua.
Non preferiresti vederti una puntata di Dexter a casa
mia?
S.
Ok.
  
Capitolo 45.
Morto che parla.

Venerd sera.
Ho un reading fuori Torino in un piccolo teatro che
prima era qualcos'altro ma l'associazione di giovani che
mi ha invitato ha trasformato il qualcos'altro in un piacevole
luogo, di una cinquantina di posti, con un palco, le
luci e le sedie.
Sono con Diego, il mio amico, socio, nonch valido
pianista che ogni tanto mi accompagna negli spettacoli.
Mi accompagna in macchina e al piano, intendo.
Diego  un ottimo musicista e riesce ad ascoltare e seguire
le storie che racconto creando una sorta di colonna
sonora alle mie poesie. Il risultato  quasi sempre decisamente
buono. Mi piace molto lavorare con i musicisti,
d'altro canto volevo fare la rock star, ma poi ho ripiegato
su poeta semiprofessionista perch c'erano pi posti liberi.
Facciamo coppia fissa da circa tre anni io e Diego e ne
abbiamo fatti parecchi di spettacoli. Anche in condizioni
proibitive.
Il teatrino ha, come ho detto, una cinquantina di posti
a sedere ma c' un casino di gente in pi, direi il doppio,
seduti sotto il palco e ai lati. Ci sono un sacco di ragazze
carine. Il teatro ha anche un piccolo bar, fatto che apprezzo
oltre modo e anche se non posso farmi un Negroni,
hanno dell'ottimo vino.
Siamo nelle Langhe.
Decidiamo, con i ragazzi dell'organizzazione, di spezzare
il reading in due tempi. La cosa non mi dispiace perch
mi posso riposare.
Durante la pausa mi posiziono al bar mentre Diego si
trastulla con una tipina bionda che dimostra un'et passibile
di denuncia penale ma speriamo di no.
A un certo punto mi si avvicina una ragazza, anch essa
piuttosto giovane, che ordina un bicchiere di vino, mi
sorride e fa:
Hai le mani piccole.
S,  vero.
La guardo.
Ha i capelli lisci, lunghi e di un colore strano. Tendono
al blu.
Parliamo delle mie mani.
Mi colpisce il fatto che abbia notato le mie mani.
Le usi molto quando declami.
S, vero?
S, sembra che dirigi un'orchestra o che plasmi la materia
davanti a te.
Me l'hanno detto, in effetti. Gesticolo molto anche
quando parlo normalmente.
Poi mi prende la mano e facciamo prova di mano, cio
palmo contro palmo per vedere chi ce l'ha pi grande.
Lei.
Ho incontrato pochissime donne adulte con la mano
pi piccola della mia. Maschi, mai. A parte un mio amico
di Firenze che per  affetto da una rara forma di nanismo
di Venere.
Avere le mani piccole come le mie mi piace.
Puoi fare l'orologiaio,  risaputo che per fare l'orologiaio
devi avere mani piccole.
Magari non potr fare il portiere di calcio ma sarei
un ottimo orologiaio se solo lo volessi, come il padre del
Dottor Mahnattan.
Charles Bukowski aveva le mani piccole e diceva che
questo era un grosso handicap quando faceva a pugni nei
vicoli dietro i bar.
Comunque la prova di mano, palmo contro palmo, 
un buon modo per un primo contatto.
Il contatto fisico  importante.
Adoro le donne che mi invitano al contatto perch il
primo contatto mi fa paura.
Poi con le mani piccole puoi fare delle cose alle ragazze
che con le mani grosse no. E poi avere la mano piccola
ti sembra, quando lo tieni in mano, di avercelo grosso.
Ci presentiamo con la ragazza dai capelli blu, si chiama
Alice. Per fortuna che sono promesso sposo con Agata,
penso, che se no questa Alice qua, io non so mica,
che questa Alice mi ha fatto sto gioco di mano gioco da
villano che mi ha messo tutto un friccicorio che non so
mica. Durante tutto lo scambio con la bella Alice dai
capelli blu, noto, con la coda dell'occhio, un tizio con i
dreadlocks, piuttosto alto, con un piccolo cane in mano,
che ci guarda. Ci guarda strano ed  strano anche sto fatto
del piccolo cane, ma io non ci faccio pi di tanto caso,
che di gente strana ne incontro diversa durante le serate.
Poi succede una cosa davvero raccapricciante.
Abbiamo iniziato il secondo tempo dello spettacolo da
non pi di cinque minuti che il tipo con i dreadlocks si fa
largo tra la piccola folla e si piazza in piedi sotto il palco.
Sempre con il piccolo cane in mano. Mi guarda fisso e
noto i suoi occhi: ha gli occhi iniettati di qualcosa che
preferisco non sapere.
Io e Diego facciamo finta di niente e continuiamo, e il
tipo col cagnetto inizia a insultarmi.
Fondamentalmente afferma che io sono un omosessuale
del cazzo, anche se non usa la parola omosessuale
ma, se ricordo bene, frocio o ricchione o forse culattone.
 chiaramente in preda a un delirio indotto dall'assunzione
di prodotti chimici, e continua a darmi della merda,
del frocio. Probabilmente le mie poesie hanno toccato
una corda delicata del suo sistema nervoso gi di per
s non saldissimo e a rendere davvero assurda la cosa  il
piccolo cane vivo che tiene in mano e che lui a un certo
punto cerca di aizzarmi contro, sempre tenendolo in mano
e intimandogli: Attacca! Attacca!.
Cerco di utilizzare la tecnica del far finta di niente ma
inizio a innervosirmi. Anche il pubblico  chiaramente a disagio.
Guardo Diego che mi guarda, nessuno dell'organizzazione
interviene, al che smetto di fare il bravo poeta, faccio
segno al mio socio di smettere di suonare e scendo dal palco.
Posa il cane gli dico.
Lui lo posa blaterando qualcosa sempre riguardo le
mie abitudini sessuali e poi inizia a toccarmi. Questa cosa
mi fa salire il Cristo. Lo spingo. Non forte ma lui ha
un equilibrio precario e casca per terra, sbattendo il culo
e perdendo la presa sul piccolo cane che guaisce forte.
Il pubblico emette un boato di contentezza e speranza
che la faccenda si tramuti in una rissa come si deve.
Il tizio si alza piuttosto velocemente, per essere ridotto
come  ridotto.
I suoi occhi son due pozzanghere di capillari rossi, ma
intravedo anche un po' di azzurro in quei due buchi di
piscio.
Faccio in tempo a levarmi gli occhiali e sento il suo
pugno, diretto al mento, colpirmi la spalla destra. Casco
a terra.
Poi tutto bordello.
Diego interviene sfruttando i suoi novantatr chili circa
e placca il minchione; contemporaneamente e finalmente
intervengono un paio di ragazzi del posto per evitare
il peggio e trascinano fuori il drogato. Intervengono
anche due giovani amici del disgraziato, senza intenzioni
ostili ma urlando all'ingiustizia.
Io non trovo pi gli occhiali e non vedo nulla.
Il pubblico rumoreggia.
Diego consegna il povero canino a uno degli amici del
cretino, consigliando loro di accompagnarlo a casa e metterlo
a letto prima che si faccia davvero male.
Io mi massaggio la spalla e sento un lieve dolore di
striscio nel mento.
Il primo pugno non si scorda mai.
Meno male che non vado in giro armato.
L'imbecille col cane, scopriremo poi,  il fidanzato
della bella Alice dai capelli blu.
  
Capitolo 46.
Sessuologia oggi.

Il gran giorno del primo appuntamento serale con colei
che sar la nonna dei miei nipoti inizia presto, con un
t e una Nastrina del Mulino Bianco riscaldata nel tostapane
e semicarbonizzata come piace a me.
Faccio colazione davanti al computer, controllo i miei
network sociali e la mail. Ecco una mail di Max, l'uomo
sulla carrozzella.
Mi racconta brevemente che in redazione sono tutti
contenti di come sta andando la rubrica, stanno ricevendo
molti commenti positivi.
Mi confessa poi che l'idea di propormi una rubrica di
fanta-sessuologia, gli  venuta dopo avere letto un mio
post in cui raccontavo degli assurdi modi coi quali la
gente approda al mio blog, usando cio chiavi di ricerca
per lo pi a sfondo sessuale.
La chiave di ricerca pi utilizzata, ad esempio, : Come
si pu facilitare l'entrata del pene, e siamo, a oggi,
sulle settantamila visite di gente che ha digitato queste
parole per arrivare sul mio sito.
A scorrere le centinaia di chiavi di ricerca si trova un interessante
miscuglio sessual-amoroso che, a mio parere, testimonia
l'esigenza di un sacco di gente di sapere qualcosa in
pi sul fantastico mondo del sesso e, perch no, dell amore.
Per citarne solo alcuni, ecco una piccola collezione di
ricerche:
- ridere dopo l'orgasmo;
- sesso lei sopra;
- dove si infila il pene;
- rumori vaginali;
- profumare lo sperma;
- dolcificare lo sperma;
- pene doccia;
- sessorale;
- omosessualit latente;
- quando viene una donna?
- ti amo ma non posso spiegarti;
- peni lunghi;
- usciamo insieme ma non mi bacia;
- cosa dire a una ragazza prima di baciarla;
- non riesco a baciare;
- ridere dopo aver fatto l'amore;
- orgasmo insieme;
- la prima volta lei sopra;
- come fare un pompino senza vomitare;
- come se ne viene una ragazza.
Dunque una certa difficolt di penetrazione s, ma anche
un'ansia da prestazione di bacio (apb), il curioso intento
di rendere dolce lo sperma e il meraviglioso istinto
di ridere dopo avere fatto l'amore.
E dove vogliamo mettere i giochi da fare alle ragazze?
E lei che esce con lui (io mi immagino una lei), e lui
che non la bacia?
Ah, quante cose vorrei dirti ragazza che non vieni baciata
dallo sciocco! Ti vorrei rassicurare ragazza, che lui
ti bacer, non temere.
E se non lo fa lui, perdinci, bacialo tu!
Poi sbrigo l'ordinaria amministrazione, rispondendo
ad altre mail.
Ultimamente ricevo molte proposte di reading anche
in giro per l'Italia.
Sono contento, mi accendo una sigaretta e penso: come
mi vesto stasera? Devo combattere la mia ansia da
prestazione per questa sera, devo essere tranquillo e sereno,
non devo fare di tutto per piacerle, non devo mangiare
troppo velocemente, n bere troppo che poi se bevo
troppo straparlo, devo essere gentile ma non affettato,
che affettato non so manco che cazzo vuol dire a parte
il prosciutto ma secondo me non centra, non devo fare
come faccio quando sono nervoso o in imbarazzo che
inizio a tempestare di domande la ragazza in questione,
ma devo anche essere in grado di raccontare qualcosa di
me, ma non troppo perch si rischia che lei si accorga che
sono un egotico maniaco di protagonismo, devo essere
spiritoso ma non esagerare con le battute.
E poi ora che abbiamo parlato di baci?
Come faccio ora che abbiamo parlato di baci?
O meglio ci siamo mandati un SMS a livello di baci.
Vale?
L'SMS a livello di baci vale nel mondo dei baci?
La devo baciare prima di cena che poi cos  tutto pi
buono, gustoso e digeribile, o aspetto il dopo cena?
E cosa accadr dopo cena?
La devo invitare a casa mia gi al primo appuntamento
vero serale o devo aspettare che lei inviti me a casa sua, e
se lei si aspetta che io la inviti e non la invito?
E se ci troviamo in una delle nostre reciproche case,
poi cosa bisogna fare, come bisogna fare, facciamo subito
l'amore sul divano?
Ma io non ho un divano. Devo procurarmi subito un
divano.
Le offro da bere prima, come fanno nei film americani,
uno scotch con ghiaccio? Ma non ce l'ho lo scotch! E
neanche il ghiaccio!
Ho del vino buono per, ho del vino buono pugliese.
Non so neanche se lei beve o  astemia.
Speriamo non sia astemia.
E se mi viene l'ansia da prestazione sessuale?
Minchia l'ansia da prestazione sessuale!
Minchia l'ADPS!
Ce l'ho gi ora, figurati stasera.
Andr tutto bene.
Lo sento.
S.
Speriamo.
  
Capitolo 47.
I bambini sono pazzi.

Agata mi passa a prendere in bici alle otto, monta una
simil-Graziella di un verde strano, direi un verde passato
di piselli con aggiunta di latte e con un enorme cestino
di vimini davanti e un seggiolino dietro.
Ci portavo Anna quando era piccola.
Hai un bellissimo berretto.
Indossa Agata un berretto rosso con due pon pon a
loro volta rossi.
Un copricapo buffo ma a lei dona.
Fai strada tu capa.
Ok.
Non sono mai stato al ristorante giapponese preferito
di Agata. La signorina tiene un ritmo ciclistico livello
Pantani nella sua forma migliore, faccio una fatica boia
a starle dietro. Inizio a fischiare il pi forte possibile, lei
rallenta.
Capa, se corri cos mi ammazzi.
Ma stavo andando piano.
Questo  piano per te?
S.
Tipo che quando vai veloce superi il muro del
suono?
Sei tu che sei un lumacone.
Il semaforo diventa verde e ripartiamo, lei pedala piano
e ogni tanto si gira guardandomi beffarda, ha i jeans
che aveva in aereo e che le fanno un culo strabiliante, un
leggerissimo trucco, ma non le serve; in quanto ragazza
pi bella del mondo conosciuto, non le serve il trucco e
manco il parrucco.
Arriviamo al Sukiyaki in poco pi di dieci minuti.
Ci sono le cameriere vestite con bellissimi kimono e ci si
siede praticamente per terra. Agata ha prenotato il tavolo.
Mi sento rilassato e anche lei mi sembra stare bene.
Come sta Anna?
Bene, ha un nuovo fidanzato.
Precoce.
S, fa molto ridere, l'altro giorno a una festa di compleanno
lo ha picchiato.
Chi?
Jonathan, il fidanzato.
Jonathan?
Eh, s.
Perch?
Credo che lui le abbia guardato sotto la gonna.
Anche io lo facevo un sacco.
S?
S, a un certo punto, non ricordo se in prima o seconda,
guardavo un sacco sotto le gonne delle mie compagne,
con tutto che consideravo le femmine una sottospecie
animale di scarso interesse.
Come eri da bambino?
Ero buono, parlavo molto, avevo una testa gigantesca.
Anche adesso hai la testa gigantesca.
Vero? Ho problemi con i cappelli, ho preso da mio
padre.
L'orologiaio.
Brava.
E la tua passione per i ragni? Fin da piccola?
Gli animali in generale e gli insetti, s, mi piacevano
molto i ragni.
Non ti facevano paura?
Niente affatto.
Io tuttora soffro di una discreta aracnofobia.
Potrei aiutarti a superarla.
Agata dice spesso le cose che spero dica nel momento
esatto in cui sarebbe bello le dicesse.
Sai che nella mia classe avevo un compagno piromane?
Ma va?
S, cavolo, mi  venuto in mente adesso, non ci pensavo
da un sacco.
Cio?
Portava i fiammiferi in classe. Di base il suo fine era
di dar fuoco alle bambine. Riusc a convincermi che dare
fuoco alle bambine oltre che divertentissimo aveva anche
un'utilit sociale dato che le bambine erano quanto di
pi inutile e fastidioso avesse inventato dio. Dettato ortografico
compreso. Un giorno, all'intervallo, dopo diversi
tentativi, riusc ad appiccare un fuocherello al nastro per
capelli di Arianna, una nostra compagna. Il mio ruolo
nell'operazione era quello di distrarla facendo delle facce
divertenti. Ai tempi ero molto bravo a fare le facce divertenti.
Fortunatamente Arianna si accorse del fatto e, dopo
essersi strappata il nastro dalla testa, corse urlando dalla
maestra a denunciare il fatto.
Mio padre, dopo essere stato informato dalla maestra
del mio coinvolgimento nella faccenda, mi convinse della
profonda immoralit del mio comportamento. Us poche
parole e molte mani.
Non lo vidi mai pi cos incazzato, tranne la volta che
tagliai i baffi alla gatta.
Accidenti.
S, pazzesco.
Io invece da bambina ero cleptomane.
In che senso?
Rubavo i fazzoletti dalle tasche dei miei compagni,
ho iniziato all'asilo, credo. Mia mamma mi trovava le tasche
del grembiule piene di fazzoletti sporchi, li lavava,
li stirava e li restituiva. Credo fosse anche preoccupata, a
un certo punto. Poi di colpo ho smesso.
Io a un certo punto ho iniziato a pisciare nel portaombrelli
di casa.
Agata ride. Mi piace farla ridere.
S, sto bene.
Se n' accorta la donna delle pulizie, mia mamma
non mi ha sgridato, credo.
Che stranezze i bambini.
I bambini sono pazzi.
  
Capitolo 48.
Imperial sushi.

Agata  una professionista del sushi.
Ordina una specie di portaerei di legno strabordante
di pesce crudo e riso. Uno spettacolo gi solo a
vedersi. Il tutto anticipato da due zuppe di miso per
aprire lo stomaco e accompagnato da una bottiglia di vino
bianco.
Non sar l'ultima.
Usa le bacchette con la maestria di un gran ciambellano
alla corte dell'imperatore giapponese, io invece ho
qualche problema, soprattutto a mantenere unite le polpette
di riso alla strisciolina di pesce.
Se poi tento di intingerle nella soia, faccio disastri.
Guarda, ti mostro, devi tenerle cos.
 un gran casino.
Mi prende la mano per farmi capire come si impugnano
i due stecchetti.
Ecco vedi, cos, il pollice qui, l'anulare qua.
Una scarica di energia di elettricit di benessere passa
dalle sue dita alla mia mano e mi attraversa il braccio fino
a raggiungermi la nuca che mi formicola tutta.
E come fanno col pur?
Dubito che ne assumano un granch.
Abbiamo fatto rima.
Bene, siamo ben sincronizzati. Approposito di rime,
raccontami un po' della tua vita di poeta professionista.
Semiprofessionista.
Semi?
S, mi tocca di fare un altro lavoro per sopravvivere, ma
conto di entrare nel professionismo entro un paio di anni.
Con partita Iva inclusa.
Certo.
Racconto ad Agata come ho cominciato, mi fa le domande
giuste, sembra sinceramente interessata alle mie
storie. Spesso io ho paura di essere noioso quando racconto
di me. E per questo che utilizzo la poesia per raccontarmi.
Con la poesia non ho paura di essere noioso, 
come se i versi facessero da filtro e mi permettessero di
esprimermi pi liberamente che chiacchierando.  anche
il motivo per cui, quando la GCE mi ha proposto di scrivere
un romanzo, ho subito escluso l'ipotesi di scrivere
qualcosa di autobiografico e ho deciso di lanciarmi in
una storia distopico-fantascientifica.
Spiego ad Agata che ho iniziato come cantante in un
gruppo rock, nel quale scrivevo i testi delle canzoni.
Hai qualche registrazione?
No! Stiamo parlando della preistoria e poi mi vergognerei
a farti sentire quella roba.
Come vi chiamavate?
Pikkia Froid.
Di?
Giuro.
Come erano le canzoni?
La nostra hit era Mia madre si droga, per farti capire
il livello. Poi c'era Il vento mi scompiglia le ascelle fa volare
nell'aria il mio odore, una ballata amorosa ad alto livello
intimistico.
Chiss come beccavi da cantante.
Assolutamente no, ero una cintura nera di nerdismo.
 da quando faccio il poeta che le cose funzionano con
le ragazze.
In effetti dici di essere diventato un sex symbol, no?
Certo che lo dico, lo sono! Bukowski affermava che
se avesse saputo quanto scopano i poeti, non avrebbe iniziato
a scrivere poesia a quarantanni ma molto prima, ed
 vero, il poeta cucca.
Ci credo che lo sei.
Non  vero che lo credi.
Giuro.
Quanto?
Cos cos.
Eh.
Agata mi guarda con quel sorrisetto ironico-sensual-divertito
che mi fa formicolare le piante dei piedi. Il vino
scorre che  un piacere, le racconto dei primi reading,
dopo lo scioglimento del gruppo, del primo libro pubblicato
dalla casa editrice di un mio amico d'infanzia,
casa editrice che si occupava e si occupa tuttora di robe
farmaceutiche, racconto di quanto, anno dopo anno, le
occasioni per leggere la mia roba in giro si siano moltiplicate
fino a diventare un lavoro.
E ora, con la prosa?
Sono un po' in ansia.
Ci credo, che storia racconti?
E via a raccontare della Squadra Anti Suicidi e della
sfera che cade dai diecimila e sfonda tetti e crani della
popolazione e insomma la bottiglia  finita e ne ordiniamo
un'altra.
Tanto non siamo in auto.
S, tu ci scherzi, ma io una volta in bici sono morto.
Sei morto?
Be', quasi, ero sbronzissimo, in via Milano, la notte
di Capodanno del 2001, mi pare, e sono cascato battendo
la testa e poi mi sono rialzato ma ho visto il mio cadavere
scatazzato a terra come nel mio film d'amore preferito.
Quale?
Ghost - Fantasma
Ah.
Eh, ero l che aspettavo che uscissero i demonietti a
portarmi via.
E poi?
Poi non ero morto ma solo devastato di alcol e avevo
le allucinazioni e poi me ne son tornato a casa e non cera
Demi Moore ad aspettarmi e a curarmi. In quel film era
davvero bellissima.
Vero.
Pi che bellissima super carina.
Mai pi stata cos carina.
Giusto.
E poi?
Poi mi son svegliato la mattina dopo con tutto il cuscino
pregno di sangue.
Porca l'oca.
Porca?
L'oca.
Porca l'oca non lo sentivo dalla fine della guerra di
Secessione.
Lo diceva mio nonno.
Quello delle casette rosse.
Proprio lui.
  
Capitolo 49.
Fare rima.

La portaerei di sushi  stata ormai privata di un buon
settanta per cento del suo carico e mi rendo conto che
parlo solo io, il che  un buon segno in realt: significa
che sto a mio agio, in caso contrario entro in modalit
Le interviste di Enzo Biagi e tempesto il mio interlocutore
di domande che davvero sembra che io voglia scrivere
un libro su di lui o su di lei.
Ora voglio sapere dei ragni.
Cosa vuoi sapere?
Agata da qualche minuto ha iniziato a mangiare il sushi
con le mani e io l'ho seguita a ruota senza farmi pregare.
Questa cosa che la femmina si mangia il maschio dopo
la copula.
La?
Copula.
Ci guardiamo per tre secondi in silenzio e scoppiamo
a ridere.
Perch, non si dice copula?
Certo che si dice ma lo hai detto in un modo buffo.
Ok, insomma, la ragna si tromba il ragno e poi se lo
magna.
Giusto.
Quindi il ragno maschio  un cretino?
 la natura Giacomo, la natura  forte e l'istinto 
potentissimo. L'istinto alla procreazione fa sopravvivere
la specie.  cos forte che il ragno pur di copulare si fa
magnare. Per poi ci sono evoluzioni geniali: pensa che
esiste un ragno che per evitare di farsi mangiare porta un
dono nuziale alla ragna.
Cio?
La ragna mangia il ragno non perch  stronza ma
perch ha bisogno di energia per portare avanti la gravidanza.
E si mangia il marito?
 la prima cosa che si trova sottomano e, ti dicevo,
c' un tipo di ragno che porta alla moglie un dono che
poi sarebbe un involucro di tela di ragno con dentro
qualcosa da mangiare. Cos si salva.
Fico.
E ascolta questa: un altro tipo di ragno porta alla ragna
un dono nuziale farlocco.
Cio?
 sempre un bozzoletto di tela ma dentro non c'
nulla di buono da mangiare, solo che intanto che la ragna
lo apre, il ragno ha il tempo di scappare dopo averla
cosata.
Copulata?
Bravo.
Incredibile.
S,  pieno sai di queste storie pazzesche nel mondo
della natura.
Il sushi  finito, ho la panza in tensione e la testa leggera
di vino bianco. Bevitrice niente male la signorina
Agata. Ordiniamo il caff, niente dolce, siamo obnubilati
entrambi dal cibo.
Minchia, imperiale davvero sto sushi.
Te l'avevo detto, qui non si scherza.
Dimmi un altro ragno strano.
Ce n' uno sempre in fase di accoppiamento che fa
una cosa notevole: lascia un pezzo di pedipalpo nell'epigino
della femmina dopo aver consumato l'atto.
Potresti essere leggermente meno tecnica?
Certo: i pedipalpi sono appendici con le quali il ragno
inserisce il seme nella femmina e il ragno in questione si
priva di un pezzo di questa appendice lasciandola nella
femmina per evitare che un altro ragno se la...
Copuli.
Bravo,  un caso di emasculazione.
Minchia che roba,  la quintessenza della gelosia, una
specie di cintura di castit con autoevirazione.
S, tu sei geloso?
Io?
Tu, s.
Dipende.
Da cosa?
Dalla sicurezza.
 una cosa che ha a che fare con le tue guardie del
corpo?
Stupida.
Dunque?
Senti, l'altro giorno in macchina ho avuto la percezione
che tu abbia detto sei bellissimo, mi  sembrato
di sentire questa frase come fosse quasi un messaggio subliminale
ma ritengo appunto di avere avuto una sorta di
allucinazione uditiva.
L'ho detto.
Perch?
Ti trovo bello.
Veramente?
S, e io ti piaccio?
Molto.
Quanto?
Come la lama della ghigliottina che si inceppa al condannato
a morte.
Di.
Giuro.
Giura.
Giuro.
Che facciamo?
Pago e andiamo.
Abbiamo fatto di nuovo rima.
  
Capitolo 50.
Catene.

Sfrecciamo io e Agata nella misteriosa notte di Torino
sulle nostre biciclette. Il vino ci rende leggeri. Il chilo e
mezzo di sushi che ci siamo scafannati, meno.
Ti va di venire da me? chiedo.
Mi va.
Alle volte le cose si fanno semplici e la vita sembra
pure bella.
In cortile, intanto che mi appresto a incatenare la bici
a quella di Agata, penso che forse non  la mossa giusta,
penso che incatenare la mia bici alla sua forse  sbagliato,
penso che se lei a un certo punto volesse andarsene
nella notte misteriosa di Torino, se si trovasse a disagio
e volesse andarsene da casa mia, se a un certo punto si
alzasse di scatto e dicesse con gli occhi in pianto: Devo
andare scusami, scusami, devo andare! e se ne corresse
via oltre la porta, gi per le scale a rotta di collo, ma senza
rompersi nulla, n il collo, n altre ossa, perdendo magari
una scarpa al secondo piano, se insomma a un certo
punto nella notte lei fuggisse nel vento e nella nebbia,
anzi no, che se ci sta la nebbia non pu esserci il vento
ma i lupi s, se a un certo punto nella notte ventosa senza
nebbia ma zeppa di lupi, lei fuggisse via da me, avrebbe
certamente bisogno della bici sua, ma io, da minchione,
gliel'avrei bloccata incatenandola, e sai le bestemmie nella
notte.
E dunque mentre che son l che mi appresto all'incatenamento
erroneo e piuttosto ottimista dei bicicli mi rendo
conto che forse sto facendo una stupidaggine, mi giro
verso Agata che  proprio dietro di me che mi osserva
curiosa, sorridente, c' la luna, non c' il vento e neanche
i lupi, ha gli occhi cos grandi, per guardarmi meglio,
penso, e non fa freddo per nulla,  un novembre gentile,
 un po' pi alta di me, cos, l'uno davanti all'altra, con
tutto che mi son messo gli anfibi che guadagno qualche
centimetro,  un po' pi alta di me ed  bellissima.
Indico le bici.
Senti, nel caso che tu... forse dovrei incatenare...
Baciami subito o mai pi, tonto.
E cos ci baciamo per tredici minuti consecutivi senza
praticamente staccare i nostri labbri dai nostri labbri ed
 un impeto di schiocchi e lingue rotanti l nel mio cortile
sotto un cielo notturno torinese di novembre con la
luna che ci sorride e due bici scatenate che si amano a loro
volta luna vicina all'altra, che probabilmente domani
mattina troveremo dei piccoli tricicli accanto a loro di un
colore misto tra il verde e il nero.
E ci abbracciamo e tra un bacio e un altro ci guardiamo
in silenzio e questa cosa di guardarsi tra un bacio e
un altro secondo me, tra le cose che esistono in natura, e
ne esistono di gran belle, questa cosa del guardarsi in silenzio
negli occhi abbracciandosi baciandosi,  una delle
pi meravigliose e incredibili nel mondo conosciuto.
  
Capitolo 50 BIS.
SBR.

Una cosa che mi piace  il sapore di bacio di ragazza.
Quasi sempre il sapore di bacio di ragazza (SBR)  una
delle cose tra le pi belle.
Il sapore di bacio di ragazza  fatto di nebbia e di fiore,
non so quale fiore, forse non  un fiore che esiste,  umido
e morbido e dolce,  selvatico, ecco, s, c' qualcosa
di selvatico e nebbioso e dolce, nel sapore di bacio di
ragazza.
E poi c' un profumo,  un profumo di caramella, ma
non  una caramella che esiste dal caramellaio,  un profumo
di caramella che puoi trovare solo sulle labbra di
bacio di ragazza.
Bisogna chiudere i tuoi occhi per sentirlo bene, il sapore
di bacio di ragazza, tu devi chiudere i tuoi occhi e
lo senti.
Il sapore di bacio di ragazza non sa di miele e neanche
di zucchero o latte, semmai di un frutto, un frutto che 
molti frutti assieme, un frutto che al mercato tu non lo
trovi.
Il fruttivendolo, uva?, ti chiederebbe, melograno?, ti
chiederebbe, mela?
No, il sapore di bacio di ragazza sa di un frutto, ma 
un frutto che tu non puoi trovare dal fruttivendolo.
Il sapore di bacio di ragazza ti rimane sulle labbra anche
dopo, anche dopo molti minuti, anche dopo molte
ore, giorni, se sei fortunato.
Il sapore di bacio di ragazza non ti stanca mai, non
pu stancarti, il sapore di bacio di ragazza  il sapore pi
buono di tutto il mondo.
  
Capitolo 51.
Casa mia casa mia per piccina che tu sia.

Siccome la speranza  l'ultima a morire, prima di uscire
ho messo in ordine la mia casetta e ho pure fatto un
po' di pulizia, quel tanto per non farmi sequestrare il cesso
dall'Ufficio di Igiene.
Lo ammetto: ho anche cambiato le lenzuola che non
si sa mai.
Che casa carina.
La mia amica Francesca dice che assomiglia al tipico
appartamento da gay parigino.
E com' un tipico appartamento da gay parigino?
Come questo suppongo, gradisci una tisana, un succo
di frutta, un vino, un whisky?
Un whisky?
S.
Ok.
Non ce l'ho.
Lo sapevo.
Un vino s, per, pugliese, buono.
S, di.
Puoi avere un rosato fresco buono o un primitivo
buono temperatura ambiente.
Rosato fresco buono.
Agata si siede sul letto mio che poi, escluse le sedie e
un pouf scomodissimo tipico da appartamento gay parigino,
 l'unico posto sensato dove sedersi sul morbido.
Porto la bottiglia e i bicchieri.
Potrei sedermi per terra sul parquet ma poi, a livello
tattico, le sarei lontano.
Accanto a lei?
S, accanto.
Verso il vino.
Avrei un casino voglia di fumare ma resisto.
Brindiamo in silenzio.
Diamo un sorso.
Mi avvicino.
 buono dice.
La bacio.
Poi la guardo intensamente come solo io so fare.
Agata, le tue labbra hanno il sapore del sole della Puglia.
Lo sussurro con tipico accento bitontino.
Ride.
Posiamo all'unisono i bicchieri a terra, io, con invidiabile
destrezza, mi sfilo pure gli occhiali lanciandoli sul
pouf e di nuovo ci baciamo, ci baciamo abbracciati semisdraiati,
mezzi fuori, mezzi dentro al letto, ci rotoliamo
per raggiungerne il centro.
Dalla porta finestra, penso, ci possono vedere.
Me ne fotto.
Che le stelle guardone vedano, e meraviglino.
Poi, a dirla tutta, meraviglino forse  una parola
forte.
Sar il maledetto cibo giapponese, sar il vino, sar
l'ansia da prestazione, sar la fame nel mondo, saranno le
piogge acide, il buco nell'ozono, i servizi segreti deviati,
sar che non ci sono pi le mezze stagioni, saranno le scie
chimiche, la fine del mondo, Dio, Satana in persona, sar
che mi faccio troppe seghe, ma non mi viene duro.
S, rimane morbido ragazzi.
Ci aggrovigliamo splendidamente io e Agata, lei ha
quel corpo che avevo immaginato e sperato e intuito
avesse, ci strappiamo via i vestiti, come nella migliore
tradizione, in un impeto di caos e ansimi e riesco pure
a slacciarle il reggiseno con una mano sola, che normalmente
ci impiego dieci minuti e ho bisogno del libretto
di istruzioni, le sfilo via i jeans e porco Giuda, ha delle
mutandine con i lupi che  una bellezza.
Lupi... sono bellissime.
Sapevo ti sarebbero piaciute.
Sapevi?
S.
E poi gi di baci e poi gi di mani che le mie mani
non bastano per tutto ci che c' da fare e Agata ha dei
seni piccoli, forse medi, forse medio-piccoli che sono una
meraviglia e...
Pronto qui  la Base, rispondi Cazzo.
Zzzzzzzzzz.
Pronto Cazzo, qui  la Base, rispondi Cazzo.
Zzzzzzzzzzz.
Proviamo su un'altra frequenza. Pronto Cazzo ci ricevi?
Cazzo pronto qui  la Base, ci sarebbe da ergersi
Cazzo,  il momento Cazzo.
Pronto? Chi ?
Cazzo,  la Base, siamo in fase E7 Cazzo, ripeto, E7.
Ah... E7... acqua.
Cristo ragazzi,  fuori... Cazzo non  battaglia navale!
Ah... c' qualche problema?
S, sinceramente s, E7, Cazzo, erezione, ripeto erezione!
In che senso?
Ragazzi, qui bisogna attivare Lingua o Mani, questo
 andato.
Pronto Base?
Cazzo, dicci.
No, scusa, cazzo dici lo dici a tua sorella.
Il tempo stringe Cazzo, credi di farcela?
Cosa?
E7 in Pi!
Oh, minchia, mi hai mangiato la regina.
Ragazzi, Protocollo Omega Faust Kastrat Kommandatur,
ripeto: protocollo ofkk, abbandonare la base, si
salvi chi pu, dio vi benedica.
  
Capitolo 53.
Eugenio.

La prima volta che ho fatto l'amore non  stato un
granch divertente, ero teso, ero spaventato, era un momento
troppo importante, diceva quel grand'uomo di
Eugenione Finardi.
Io uguale, solo che ogni volta che faccio l'amore con
una ragazza nuova per me  la prima volta.
 una cosa abbastanza seccante, non lo nego.
Tipo che se impari ad andare in bici hai imparato.
Tipo che se impari a nuotare, pure.
Se impari a tirare la bomba a mano, anche.
Se impari a leggere l'orologio con le lancette, ad allacciarti
le scarpe, a sbucciare una mela, a fare le fusa - se
sei un gatto, s'intende - se impari a battere a macchina,
hai imparato, vai liscio e leggi e allacci e sbucci e fusi e
batti, io scopare, ogni volta, ho l'ansia ed  un casino.
La mia prima volta ero gi vecchio, mentre lei no.
Un po' di esperienza ce l'aveva la ragazza dalle tette
tonde, e dava per scontato che io sapessi.
Non sapevo.
Fino ad allora seghe. Gran seghe, ma solo seghe.
La prima volta che ho fatto l'amore, quel pomeriggio,
a casa sua, non ho proprio fatto l'amore,  stata piuttosto
un'esperienza come di distacco dell'anima dal corpo. Ho
visto succedere delle cose da un punto di vista altro: tipo
come fossi attaccato al soffitto della camera da letto
dei genitori della ragazza in questione. Vedevo due corpi
nudi, avvinghiati, che si dimenavano e a un certo punto
lei sale sopra a lui e si struscia e io da l sopra pensavo
che non andava mica bene, pensavo che fosse lui a dovere
stare sopra e insomma, era una scena strana, non come
nei film porno di cui mi ero cibato fino ad allora, dove
tutto funzionava a meraviglia e le femmine godevano e i
maschi pompavano e insomma, i film porno li avete visti
anche voi.
Penso che un po' di educazione sessuale mi sarebbe
stata utile.
Io ne avrei avuto senz'altro bisogno.
I miei non mi hanno spiegato nulla.
A scuola neanche.
E i film porno, diciamocelo, non  che siano il modo
migliore di imparare.  come se uno che vuole fare
l'ingegnere aerospaziale basasse i suoi studi su Guerre
Stellari.
Si chiama frustrazione da spada laser non pervenuta.
O qualcosa del genere.
  
Capitolo 54.
Tenendo il tempo della notte.

S, baciarci poi ci baciamo come non ci fosse un domani
e io a un certo punto parto con lo spiegone.
Sai... sono cintura nera settimo Dan di ansia da prestazione...
spesso e volentieri la prima volta con una ragazza...
cio, soprattutto se mi piace molto... e niente,
succede sta roba... che poi non  che...
Agata mi azzittisce con un gesto delicato, due sue dita
sulle mie labbra.
Stai tranquillo.
Mi abbraccia con un abbraccio che se fossi in grado di
spiegarlo farei di lavoro il professionista di descrizione di
abbracci.
Siamo nudi nel mio letto, dalla porta finestra ai piedi
del letto entra la luce della notte. Mi piace giocare coi
ricci di Agata, e mi piace poi accucchiaiarla, da dietro,
che con la mano le prendo una tetta e mi assopisco con il
calore della sua schiena sulla mia pancia e i nostri respiri,
a un certo punto, vanno via all'unisono, la mia pancia, la
sua schiena, la sua nuca, le mie braccia.
I piedi nei piedi che si carezzano.
Tenendo il tempo della notte.
Fottendosene del Regno dei Cieli.
  
Capitolo 55.
Il posto delle parole dimenticate.

Dormiveglia.
Che bella parola dormiveglia.
Come bagnasciuga.
Come nottetempo, come castigamatti, come gommapane,
quante belle parole abbiamo.
Abbiamo un sacco di splendide parole che non
usiamo, che dimentichiamo, e loro, le parole, rimangono
l, abbandonate e tristi, al freddo, in una specie
di luogo vuoto, come un deserto di sale, con il cielo
grigio.
Il posto delle parole dimenticate me lo immagino come
un deserto freddo, dove le parole aspettano che qualcuno
le usi, ma capita cos raramente. O mai.
Poi gli viene la tosse e muoiono.
Anatema, rincitrullito, ridondanza, abnorme,
azzimato, fecondo, illusorio, savio, inettitudine,
lallazione, irriguardoso, refolo, pimpiripettenusa,
facezia, rinfocolare, fifone.
Ma dicevo: dormiveglia.
Filtra la luce della mattina presto, e i rumori dalla strada
mi confermano che lo , presto.
I primi pochi tram sferragliano gi nella via, io dormiveglio
e sono portatore sano di una meravigliosa erezione,
Agata mi sta facendo un lavoro di bocca - scusate
l'americanismo - che  una meraviglia.
Una volta chiesi a un medico da cosa dipendono le
erezioni notturne e il famoso alzabandiera mattutino.
Non mi seppe rispondere.
Comunque, grazie al cielo, si  risvegliato.
Ulisse ha ritrovato Itaca.
Il Capitano Kirk, l'Enterprise.
Pollicino, casa sua.
Facciamo l'amore come fosse la prima volta.
 la prima volta.
Lo facciamo in tutti i modi che conosco.
Anche alcuni che non conosco.
Mi conduce, Agata, per mano, nel mondo del suo corpo
splendido e io mi ci trovo a meraviglia come un naufrago
felice di essere sbarcato su quell'isola a forma di
femmina.
Passiamo la mattina nel mio letto.
Ci raccontiamo. Abbiamo un sacco di cose da raccontarci,
succede quando conosci una persona che ti piace. 
uno dei momenti pi belli che vorresti durasse per sempre
o, se non per sempre, per molto.
Passiamo la mattina dentro al mio letto dalle lenzuola
rosse.  vietato alzarsi.
Si fa eccezione solo per andare in bagno e verso le
undici io preparo la colazione del campione: toast con il
prosciutto cotto e il formaggio, uova strapazzate, spremuta
d'arancia, yogurt, cereali, latte.
S, ogni tanto oltre alle pizze surgelate, ricordo di comprare
qualcosa d'altro.
Porto tutto a letto.
Facciamo un sacco di briciole.
Non so voi ma io la colazione del campione riesco a
farla solo quando sono innamorato. Se no, la mattina,
quando mi sveglio da non innamorato, le mattine senza
amore, fame zero. Ci impiego ore prima che mi venga in
mente di mangiare qualcosa. Al massimo un t. Invece
quando mi sveglio con una ragazza accanto, l mi viene
fame ed  una pacchia. Voglio dire, riesco a mangiare
pure le uova alle dieci del mattino.
L'amore fa miracoli, c' niente da fare.
  
Capitolo 56.
Flash Dance.

La settimana prossima devo andare a Roma.
Perch?
Un congresso.
Sui ragni?
Anche.
Quando parti?
Dopodomani.
Vuoi ancora del succo?
No grazie.
Quanto stai?
Fino a domenica.
Mi spiace non puoi.
Perch?
Mi ha telefonato l'amministratore delegato di Trenitalia,
dice che questa settimana per lavori sulla linea Torino-Milano-Roma,
tutti i treni sono soppressi.
Vado in aereo.
Mi  appena arrivato un SMS da Alitalia, dice che a
causa dell'eruzione di un supervulcano in Cambogia, a
causa dei venti sfortunati che portano i superfumi, tutti i
voli del mondo sono cancellati per almeno una settimana,
mi dispiace ma non puoi proprio andare a Roma a
sto giro.
Mi fai un altro toast?
Come fai a non essere una grande obesa con tutto
quel che mangi?
Smetti di dire cose intelligenti e baciami.
E poi passammo la giornata tra toast, baci, corpi che si
incastrano alla perfezione, e ci guardammo anche Flash
Dance che  il nostro film musical-ballerino preferito.
  
Capitolo 57.
Pizza settimanale.

Quando me la fai conoscere?
Quando torna da Roma, ma solo se ti comporti
bene.
Io mi comporto sempre bene!
Francesca, ti ricordi Maria?
La cicciona?
Non era cicciona.
Ma se sembrava un barattolo con le gambe.
Va be', ti ricordi quando siamo usciti a fare l'aperitivo
che te la volevo fare conoscere?
Certo che mi ricordo il barattolo.
Ecco, ti ricordi che l'hai fatta piangere?
Non  stata colpa mia.
 stata colpa tua Francesca, siete andate in bagno assieme
e lei ne  uscita piangendo e non mi ha mai voluto
dire cosa era successo.
Cosa vuoi che sia successo?
Guarda non lo so e non lo voglio sapere, comunque
Agata  una dura e se le dai fastidio ti pesta.
Voglio vedere.
Stai avvisata.
Non la finisci la tua pizza?
Serviti pure.
L'appuntamento pizza settimanale con Francesca  ormai
un consolidato uso.
Sono circondato da donne che mangiano tantissimo
e non ingrassano, io invece tendo all'ingrasso come un
maiale da fiera. Le ho raccontato per filo e per segno della
sera-notte-mattina di meraviglia che ho passato con la
bisnonna dei miei futuri pronipoti. Non ho tralasciato
particolari intimi, come il fatto che Agata  una ragazza
multi orgasmica, posto che esita questa parola.
Tipo quanti?
In una sessione amorosa anche quattro.
Finti.
Che cazzo dici?
Ma di, lo sai come funziona.
Magari tu funzioni cos, Agata no e poi io sono un
piccolo torello da monta.
S, certo.
Ti piacerebbe farti un giro, eh?
Suca.
Va be', e il tuo ammiratore col cane grosso?
Usciamo domani.
Di?
S.
Brava.
Grazie.
Occhio che cane grosso, pirillo piccolo.
Ha parlato Rocco Siffredi.
Ho deciso di cambiare il nome del protagonista del
mio romanzo, Sheneghan  troppo difficile.
E 'sticazzi.
Sai che mi hanno assunto su un giornale on line per
tenere una rubrica di sessuologia?
Sessuologia tu?
Sessuologia io. Ho gi pubblicato tre risposte.
Non ci credo.
Giuro,  una cosa un po' ironica, ma ad alto coefficiente
scientifico.
 la fine del mondo.
 l'inizio del mondo.
  
La Posta del Colon #4.
Capire quando viene.

Carissimi lettori e lettrici inauguriamo la puntata di
oggi con un tema caldo e delicato.
Luigi ci chiede e si chiede come fare a capire se la sua
ragazza quando ha un orgasmo, ha davvero un orgasmo
o finge.
Un tema di scottante attualit.
Innanzitutto tranquillo Luigi, si pu.
In un famoso film americano una giovane e bella
ragazza bionda simulava un orgasmo al tavolo di un ristorante
per convincere un uomo che le donne possono
infinocchiare quando vogliono il loro partner sessuale,
fingendo ad arte.
La simulazione, dunque, mio caro amico.
La simulazione dell'orgasmo  arte antica, ma la domanda
che ci si deve porre prima di imparare le tecniche
per capire quando viene (d'ora in poi CQV), la domanda
: perch lo fa?
Capisci? Stai capendo?
Secondo me no.
Comunque, amico mio, se ti poni il problema del CQV
significa che non sei sicuro che la tua ragazza venga davvero
quando viene.
E se non viene davvero quando viene non va bene.
Se la tua tipa dice vengo ma non viene lo fa per uno
dei seguenti motivi:
1) la state tirando per le lunghe e lei s'annoia;
2) non ti vuole far sentire in colpa che non sei capace
di farla venire e dunque simula l'orgasmo per farti sentire
un piccolo Elvis del sesso.
Con tutta probabilit, nel tuo caso, entrambi i motivi
sono veri: tu sei un incapace e lei s'annoia.
Giustamente aggiungo.
Dunque questa santa donna pensa bene di tagliar corto
e ti d pure la soddisfazione di farti credere di essere
un piccolo bravo Elvis del sesso.
Non lo sei caro. Sei un incapace tonno.
Hai capito bene: tonno.
Ma il problema grosso  che se lei, ogni volta che vi
date al dolce su e gi, finge, tu non mi impari nulla, tu mi
rimani un ignorante.
Tu crederai di saperla far godere e lei rimarr frustrata
e insoddisfatta per sempre.
Dunque caro incapace tonno, puoi fare due cose.
La prima  pi tecnica, e secondo me tu non sei capace
di attuarla: quando una donna viene avvengono nel suo
corpo una serie di robe fisiologiche di tutto rispetto. Per
esempio un'accelerazione a manetta del battito cardiaco.
Hai uno stetoscopio? No? Procuratelo subito e nascondilosotto il cuscino e quando lei urla: Aaaaah vengo!, o
non so cosa urli lei, magari non urla, comunque, le piazzi
il coso dello stetoscopio sotto la tetta sinistra e ti accorgi
se il suo cuoricino sta impazzendo per il godimento.
Ci sono poi un sacco d'altre meravigliose reazioni fisiche
all'orgasmo femminile che, caro incapace tonno,
non ho intenzione di spiegarti, non solo perch non te
lo meriti e non mi paghi per il servizio, ma soprattutto
perch nel tuo caso la cosa da fare  un'altra. Tu prendi
la tua ragazza e le dici: Senti Ursula - facciamo che si
chiami cos - io ho dei dubbi che mi pare che secondo
me tu non  che vieni sempre quando vieni. Io, Ursula,
quando faccio l'amore con te il mio massimo desiderio
al mondo  che tu sia felice e godente come io lo sono,
che in quanto maschio io vengo sempre e tu secondo me
no, ma vorrei imparare a farti venire sempre anche pi e
pi volte in una singola sessione amorosa Ursula, ti prego
dunque, senza imbarazzo, di dirmi nella tua sincerit di
donna moderna che ha piena coscienza del suo corpo, se
posso, possiamo, fare qualcosa per migliorare il nostro
mnage sessuale.
Puoi anche evitare di usare la parola mnage, se ritieni
che Ursula non ce la faccia a capirla.
Poi magari Ursula ti dice: Ma checcazzo stai dicendo
tonno? Io vengo per davvero!.
Se invece, come io penso e credo, soprattutto trattandosi
di te che sei, appunto, un incapace tonno, se invece
lei ammetter che non sempre o mai viene, allora fatti dire
cosa le piace e, malgrado io dubiti delle tue possibilit
di imparare, attua.
Attua e riattua e cerca di far felice la povera Ursula.
Fammi sapere e stai sereno.
  
Capitolo 58.
Willoby.

Agata  a Roma, io sono felice e passo il tempo a guardare
video di YouTube sui ragni.
Si chiama felicit a distanza e non  un paradosso.
Funziona che tu, se da una parte vorresti vicino il tuo
oggetto del desiderio e un poco soffri, dall'altra parte sai
che la ragazza torner e pregusti il momento in cui vi
rivedrete e vi abbraccerete e farete all'amore e vi racconterete
le cose successe nel periodo di lontananza.
La prima volta che godetti della felicit a distanza fu
con la fidanzata Giovanna. Ci eravamo da poco fidanzati,
era primavera quasi estate e lei aveva organizzato una vacanza
con un'amica, nella Lontana Irlanda. L'aveva organizzata
prima di conoscerci. Un mese in Irlanda. Fu dura
starle lontano un mese ma sapevo che sarebbe tornata - a
meno che i pirati irlandesi non la rapissero, nel qual caso
sarei andato a salvarla - e in pi mi mandava delle bellissime
lettere di carta, con buste e carta colorata che si era
appositamente portata dall'Italia e me ne scriveva una al
giorno dove mi raccontava le sue avventure irlandesi.
Bellissimo.
Credo di essere, in generale, un esperto di felicit a
distanza amorosa. Ho vissuto felicit a distanza anche
piuttosto lunghe. Forse amo la distanza. Forse ho bisogno
di spazio.
Una delle migliori esperienze a distanza della mia vita
amorosa l'ho vissuta con Marie, ballerina svizzera francese
dai capelli lunghi e neri.
Ci conoscemmo in un modo magico. Un modo magico
a distanza, appunto.
Era molto tempo fa, facciamo quindici anni, e da poco
tenevo letture di poesie in un bar del centro di Torino.
Un giorno il gestore mi chiese di spedire un mio libro -
avevo pubblicato il mio primo libro di poesie editatomi
dall'amico che si occupava di robe farmaceutiche - mi
chiese, dicevo, se mi seccava di spedire una copia del mio
libro a un suo amico che viveva a Londra.
Circa due mesi dopo mi arriv una lettera, era una lettera
lunga, su almeno quattro fogli di carta pregiata. Una
scrittura fitta in un italiano strano, quasi fosse un italiano
antico, con qualche bizzarro errore, ma tutto sommato
scritta bene.
Era una ragazza che mi scriveva. Si chiamava Marie e
abitava a Losanna.
Nella sua lettera mi raccontava la storia di un piccolo
libro di poesie con il disegno di un cane in copertina,
che partiva da Torino, giungeva a Londra e poi si faceva
mezza Europa per arrivare, appunto, a Losanna, sul
tavolo della sua cucina di ballerina svizzera dai lunghi
capelli neri.
Un suo amico la era andata a trovare e si era dimenticato
(o forse aveva lasciato apposta?) il librino mio, prima
di partire per le sue avventure di fotografo per il mondo.
Lei aveva letto, aveva cercato il mio indirizzo e mi aveva
scritto. Oltre al viaggio del libro mi parlava della sua
terra, del lago che vedeva dalle sue finestre e del fatto
che le sarebbe piaciuto conoscermi poich quelle poesie,
di uno sconosciuto poeta italiano, l'avevano colpita nel
profondo della sua profondit di ragazza svizzera.
Una cosa che mi fece molto ridere fu che lei immaginava
che fisicamente io assomigliassi a Corto Maltese.
Marie mi lasciava un numero di telefono e io la chiamai.
Fu subito facile parlare con lei. Parlava un ottimo italiano
e lo insegnava pure. Poi mi raccont del suo lavoro
di ballerina dai capelli lunghi e neri e fu davvero naturale
decidere, subito, l alla prima telefonata, che sarei andato
a trovarla nella Lontana Svizzera.
Era inverno e faceva un freddo inaudito.
Mi venne a prendere alla stazione e notai nei suoi occhi
neri una discreta delusione: non assomigliavo un granch
al buon Corto Maltese, in effetti.
Marie mi trasmetteva una calma e una serenit che poche
volte avevo provato.
Bevvi per la prima volta l'Ovomaltina.
Mi fermai a casa sua due notti e non ci baciammo mai.
Non ci baciammo e non facemmo l'amore, malgrado dormissimo
nello stesso letto.
Dormii malissimo.
Lasciai a Marie una lettera nascosta in cucina. Mi
scusavo per non aver neanche tentato di baciarla. Il mio
problema, le scrissi, era la timidezza patologica di bacio
(TPDB).
Marie mi telefon la sera stessa che ero appena tornato
a Torino e mi disse che mi sarebbe venuta a trovare nelle
vacanze di Pasqua.
Fui molto d'accordo.
Facemmo l'amore la prima notte sotto l'abbaino.
Lei volle spostare il materasso sotto l'abbaino e fu una
gran bella idea. C'era la luna pienissima e io non avevo a
che fare con un corpo di donna da una vita.
Mi innamorai moltissimo di Marie.
Mi chiamava carinuccio e di notte parlava nel sonno
e raccontava delle storie stranissime e divertentissime in
un misto francese, italiano e lingua dei sogni.
Soffriva di asma Marie e una notte ebbe una brutta
crisi. Mi spaventai molto e la riaddormentai di baci. Il
nostro rapporto a distanza dur sei mesi circa.
Io andavo a trovarla in Isvizzera e lei veniva in Italia.
Fu un periodo di grande felicit a distanza. Poi decisi
di andare a vivere a Losanna per amore. Preparai le mie
valigie di cartone e partii.
Sopravvissi quindici giorni.
La storia di emigrazione pi breve nella storia delle
storie di emigrazione amorosa.
Ragni, dicevo.
Esistono una quantit di ragni assurdi che uno non si
capacita, o almeno non ci crede fino a che non incontra
sulla sua strada una studiosa di ragni dagli occhi grandi
e dal culo perfetto.
Il ragno bolas che cattura le sue vittime con delle specie
di bolas prodotte con la tela, che manco l'Uomo Ragno, il
ragno palombaro che tramite una campana d'aria riesce ad
andare sott'acqua e a catturare piccoli animaletti acquatici.
Poi ci sta il ragno gladiatore che tesse una tela quadrata
con quattro zampe e la lancia sul suo pranzo.
Una meraviglia  il ragno pavone e la sua danza di corteggiamento;
 microscopico e coloratissimo.
Diventer un esperto di ragni e durante i cocktail party
ai quali verr invitato, quando sar un poeta e scrittore
famoso, potr intrattenere i convenuti con aneddoti
divertentissimi a base di aracnidi, mangiucchiando arachidi.
Scriver poesie sui ragni. Anzi, gi che ci sono, i ragni
li metto dentro al romanzo. S, la GCE ne sar felice.
Potrei fare che il tenente Scheneghan - che comunque
gli devo cambiare nome - potrei fare che incontra una
bella aracnologa e se ne innamora, che comunque la storia
d'amore ci vuole.
Geniale. Sheneghan e l'aracnologa. Yolanda Willoby,
potrei chiamarla. Geniale.
Ho gi tutta l'idea in testa, la vedo, come se fossi davanti
a un film.
Agata sar felicissima che la metto nel mio futuro best
seller da duecentocinquantamila copie nella prima settimana,
tradotto in quarantasette lingue, opzionato per
film, serie TV e serie di videogiochi per la Play Station.
  
Capitolo 59.
Neve.

I meteorologi dovrebbero stare attenti a dir che nevica,
che se poi non nevica i bambini ci rimangono male.
A questo giro ci hanno azzeccato, e io me la cammino
verso l'ufficio godendomi i fiocchi che scendono dal cielo
grigio.
Il grigiore del cielo grigio nevoso  un grigiore funzionale
a far neve, che la neve  una bella cosa se non
esagera. Se te ne puoi stare a casa a guardarla scendere e
posarsi sui tetti, vicino al camino, con un gatto che ti fa
le fusa e un bicchiere di cognac. Se sei astemio va bene
un chinotto.
Sono anni che qui a Torino la neve non esagera. Ho
dei ricordi di bambino quando veniva gi seria, incazzata,
quando chiudevano le scuole e per giorni e giorni la
citt cambiava. Soprattutto i suoni ricordo, cambiano i
suoni, i rumori, l'ovattamento portato dai cumuli,  tutto
ovattatissimo.
Che bella parola ovattato.
I vecchi scivolano sulle lastre di ghiaccio.
I bambini felici fanno a palle di neve.
I pi fortunati, pupazzi.
Non vedevo la neve a fine novembre da una vita, forse
mai vista, non ricordo.
Ho iniziato a parlare da solo che ero bambino, ma credo
che il parlare da soli sia abbastanza normale da bambini.
O no? Devo controllare quando incontro qualche
bambino.
Per io ho continuato a parlare da solo anche pi avanti,
da adulto. Tuttora lo faccio e amo l'inverno poich mi
consente di farlo anche intanto che cammino per strada.
Grazie alle abbondanti sciarpe che uso, posso parlare da
solo mentre cammino o vado in bicicletta senza che la
gente mi prenda per matto.
 anche vero che la tecnologia moderna ha abbastanza
sdoganato il parlar da soli per strada. A bizzeffe sono gli
uomini e le donne che parlano da soli davanti alle vetrine,
sui marciapiedi, mentre attraversano la strada, un filo
di gomma che gli esce dall'orecchio.
Che bella parola bizzeffe.  una locuzione avverbiale.
Credo non esista al singolare: una bizzeffa. Anzi non esiste
neanche senza l'a di a bizzeffe. Viene dall'arabo: in
arabo bizzef significa molto.
Da bambino volevo sposare mia cugina perch aveva
gli occhi azzurri, e in effetti poi le prime ragazze che mi
son piaciute avevano gli occhi chiari.
Da bambino volevo fare il mago, l'inventore e lo scrittore
che se ci'si pensa  esattamente lo stesso lavoro.
Il libro degli incantesimi in inglese  lo Speli Book,
cio il libro delle parole. Penso alle poesie come degli
incantesimi che hanno un effetto sulle persone che le
ascoltano. Proprio come una magia. Possono incupirti,
innamorarti, spaventarti, rallegrarti, commuoverti, possono
insomma emozionarti. Se non  magia questa, cosa
 la magia, signori della Corte?
Un bel ricordo che ho della neve  una volta in campagna
con amici di famiglia.
Nevic tantissimo e facemmo un grande pupazzo di
neve.
Aveva per braccia due rami di legno, come vuole la
tradizione.
Io gli aggiunsi il cazzo.
Grandi risate degli adulti presenti.
Io non capivo mica perch.
Suona il telefono,  Agata.
Pronto ciao!
Ciao!
S ciao ciao!
Ciao s ciao, ma  vero che nevica? Mi ha detto Anna
che l sta nevicando.
Verissimo, vien gi bene.
Anche tu.
Come?
Niente, qui  primavera.
Vuoi dire che lo Stivale  spaccato in due?
S, mi manchi, sarebbe bello che tu fossi qui.
A me, non ci stan cazzi, quando una che mi piace da
matti mi dice una frase tipo mi manchi, sarebbe bello
che tu fossi qui, a me non ci stan cazzi, mi ammazza.
In senso buono, s'intende.
Come va l?
Bene, son tutti simpatici, ci sono importantissimi studiosi
da tutto il mondo.
Tutto?
Tutto tutto.
Anche dal... Kurdistan?
No, Kurdistan no, ma Russia, Giappone e America
s, e Messico.
Ci sono molti uomini belli e giovani e fichi e alti e
prestanti fisicamente e superdotati sessualmente che ti
corteggiano a sangue?
S tantissimi.
Come gestisci la situazione?
Dico che a Torino c' una persona che mi aspetta e
che non sono interessata.
Brava.
Grazie.
E poi?
Poi stanotte non ho quasi chiuso occhio che sono in
camera con Laura che ha sta cosa del digrignamento dei
denti che fa un'impressione pazzesca, un rumore che non
ti dico.
Forte?
Incredibile, sembra... non so, come un ballerino di
tip tap sulla ghiaia.
Torni domani?
Lo sai che no.
Ah non hai saputo?
Cosa?
 scoppiata una guerra tra Roma e la Padania, avete
ventiquattrore massimo per abbandonare la citt, poi vi
arrestano.
Ok, che stai facendo tu?
Sto andando all'ufficio.
E poi?
Poi oggi scrivo e poi domani faccio spettacolo al Teatro
di Calunnia.
Cavolo mi piacerebbe esserci... sei solo?
Con un'arpista nana.
Stupido.
Son solo.
Ho letto l'ultimo pezzo sessuologico.
Che dici?
Molto divertente.
Grazie.
Devo andare, adesso.
Ti bacio di lontano, ti arriver un bacio gusto neve.
E a te uno gusto primavera cacio e pepe.
  
Capitolo 60.
Vuoto.

In ufficio sembra tutto normale, tutto calmo.
Le megere ai loro posti digitano sulle tastiere, i visi
illuminati dalla luce dei monitor.
Alfio scartabella in piedi i fogli di una qualche misteriosa
pratica davanti a un armadio aperto.
Che bella parola scartabellare.
Mi siedo alla mia postazione di lavoro e subito noto
che in cima alla pila di fogli dai quali estrapolo i dati da
inserire nella banca dati c' un biglietto piegato in due.
Un biglietto di carta gialla piegato in due. Sento il battito
cardiaco aumentare di frequenza, sento come una sorta
di formicolio a livello di nuca.
Mi giro verso Alfio che, con un faldone in mano -
niente male anche la parola faldone -, mi guarda. Lo
guardo. C' un silenzio strano, ora, anche le megere
smettono di picchiare sui tasti delle loro tastiere. Mi faccio
coraggio e dispiego il biglietto giallo.
Mi accorgo solo ora del ronzio di una delle oblunghe
lampade al neon.
Si sta per fulminare, penso.
Guardo Alfio, noto una goccia di sudore attraversare
lenta la sua fronte tonda.
Nel cestino della carta straccia, vicino a me, c' un
gatto morto.
No.  una confezione di Buond Motta, vuota.
Sembra che le donne delle pulizie non facciano il loro
giro da un po'.
Leggo: sono atteso nell'ufficio del dottor Lauda alle
undici.
Il Dottor Lauda, per quel che ne so,  abbastanza il
capo qui. Il suo ufficio  al nono piano, il nono e ultimo
piano.
Non mi sono neanche tolto il loden, mi alzo e vado a
fumare in corridoio. Poco dopo Alfio mi raggiunge. Gli
faccio accendere. Mi guarda simulando tranquillit, ma
lo so che  teso.
Convocazione?
Lauda.
Lauda?
Lauda.
Santi numi, Giacomo.
Santi?
Numi.
Mi devo preoccupare Alfio?
No, tranquillo.
Cosa vorr?
Lo sai.
E no che non lo so Alfio!
Te l'ho detto, girano voci.
Oh Cristo, Alfio, cos non  che mi tranquillizzi.
Non preoccuparti, torna al lavoro di. Quando ci devi
andare da Lauda?
Alle undici.
Santi numi.
Va be' grazie Alfio.
Torno al mio posto e aspetto. Guardo lo schermo ma
combino poco. Non riesco a concentrarmi sul lavoro.
Mi licenzieranno perch si sono accorti che uso solo il
venticinque per cento delle mie capacit cerebrali e con
l'altro settantacinque per cento mi faccio i cazzi miei. Ma
questo  un lavoro troppo stupido per impegnare pi del
venticinque per cento delle proprie energie. Non avrebbe
senso fare altrimenti.
Arrivano le undici.
Alfio mi guarda uscire dalla stanza con una faccia che
sembra, cazzo, che sto facendo l'ultimo miglio prima che
mi brucino la capoccia sulla sedia elettrica.
In ascensore c' Umberto Tozzi.
Non lui in carne e ossa purtroppo, ma la sua voce che
esce dagli altoparlanti. Stella stai, credo.
C' anche Tonio Cartonio. E vestito tipo da ammiraglio,
con tanto di cappello che nei primi secondi faccio fatica a
riconoscerlo. Ha pure la cravatta. Come sempre mi sorride.
Teso?
No.
Bravo Giacomino.
Non mi chiamare Giacomino che lo sai che mi d
fastidio. Cosa ci fai qui?
L'ascensorista.
L'ascensorista?
S.
Bravo.
Buona fortuna.
Grazie.
Arrivo al nono. Mi sembra di essere in un film di Fantozzi.
Il megadirettore, le piante di ficus. Mi chiederanno
di fare il pesce nell'acquario del capo dei capi?
Una signorina gentile mi fa accomodare in una saletta
d'attesa.
C' Renato Zero. Non lui in carne e ossa.  la sua voce
che canta Il triangolo.
Poi vengo chiamato.
Il Dottor Lauda assomiglia in maniera notevole a Padre
Ralph di Uccelli di rovo. Incredibile, penso, mentre mi accomodo
su una poltrona di pelle nera davanti alla sua scrivania.
Il dottor Lauda sorride e legge da un foglio che tiene
in mano. Mi guarda, d un occhio al foglio, mi riguarda,
 un bell'uomo, innegabilmente, l'ufficio  semplice, bella
vista, niente ficus, niente acquario.
Allora Giacomo, come la mettiamo qua? Sorride.
Come la mettiamo dottore? Sorrido.
Me lo dica lei Giacomo.
Mi sudano i palmi delle mani.
Mi sfugge qualcosa, dottore?
Le sfugge, Giacomo?
S, dottor Lauda, non le nego che mi sfugge, le hanno
mai detto che lei assomiglia incredibilmente a Padre Ralph,
quello di Uccelli di rovo?
No.
Ah.
Problemi in famiglia, Giacomo?
Chi?
Siamo io e lei qui, Giacomo, mi scusi la domanda
poco formale, ma noi qui ci consideriamo appunto una
grande famiglia e ci teniamo al benessere dei lavoratori e
delle lavoratrici: lei  innamorato Giacomo?
Questo  il momento in cui penso: questo  un sogno,
adesso mi sveglio sudato e tiro un sospirone di sollievo,
mi faccio un t e ci rido su.
Dottor Lauda lei mi ha appena chiesto se sono innamorato?
S Giacomo.
Senz'altro dottore, lo sono e di brutto.
Felicitazioni.
Grazie.
Per il resto?
Per il resto mi manca un gatto, i miei stanno bene,
mia madre fuma di nascosto, che altro, sono una decina
di chili in eccesso ponderale, sto scrivendo un romanzo.
Ah, interessante, un romanzo, di cosa tratta?
Guardi  un po' lungo da spiegare, una storia distopica,
d'amore e suicidi e di palle d'acciaio che cascano
dal cielo.
Ritiene di aver bisogno di riposo, Giacomo, le spiace
se la chiamo Giacomo?
Guardi dottor Lauda,  in effetti il mio nome e ci
sono piuttosto affezionato, dunque no, non mi spiace e
per quanto riguarda la sua prima domanda, non direi,
ma non le nego che sono piuttosto confuso riguardo al
motivo della mia convocazione qui nel suo ufficio.
Giacomo sar schietto.
Lo sia, la prego.
Il dottor Lauda apre un cassetto della scrivania e per
un secondo penso che tirer fuori una pistola, se la punter
sotto il mento e si far esplodere il cranio, lordando
di sangue e cervello la parete azzurra alle sue spalle.
Invece tira fuori un temperamatite a forma di Sponge
Bob e inizia temperare una matita rossa.
Bello vero? Me lo ha regalato mia figlia per la festa
del pap.
Notevole, dottore.
 chiaro, penso, che questa  una psicotattica aziendale
tipo quelle robe che ti insegnano in quei corsi di
roba psicologica per avere il controllo sul tuo interlocutore,
per capire se mente da come si tocca gli occhiali, per
metterlo in difficolt con gesti e modi che apparentemente
non hanno nulla di aggressivo.
Come cazzo fa il dottor Lauda a sapere che ho un debole
per Sponge Bob?
Dunque Giacomo, su questo foglio che ho in mano si
dice che tu, ti spiace se ti do del tu?
No, giuro.
Si dice che tu sei sottoutilizzato.
Sotto?
Utilizzato.
Mi sta per licenziare?
Tutt'altro, direi il contrario, ti sto proponendo un miglioramento.
Mi aumentate lo stipendio?
No.
Lo supponevo.
Da luned lavorerai al terzo piano nell'ufficio 101
bis.
Bis?
Bis.
Cosa faccio?
Te lo dir il dottor Jacovelli.
Non mi anticipa nulla?
Giacomo non preoccuparti, come si chiama la tua
morosa?
Tecnicamente non  la mia morosa.
Compagna?
No.
Fidanzata?
Innamorata.
Ok.
Agata.
Bel nome.
Grazie.
Puoi andare.
Vado.
Mi  venuta un'idea per capire se mia mamma  davvero
un ultracorpo. Il dottor Lauda mi ha suggerito involontariamente
il modo.
  
Capitolo 61.
Terrore dallo spazio profondo.

La neve scende felice e leggera e a pranzo mia mamma
ha preparato il mio piatto preferito che  la cotoletta con
le patate fritte.
Racconto ai miei della strana convocazione di Lauda e
dell'ansia che mi ha messo addosso quel suo strano modo
di non dirmi nulla, poi, di colpo, cambio discorso per
prendere alla sprovvista mia madre.
Mamma?
Eh?
Ti devo fare una domanda.
Eh.
Ti ricordi Padre Ralph?
Chi?
Mamma?
Eh.
Padre Ralph.
Chi ?
Lo sapevo.
Cosa?
Pap, sei testimone.
Cosa sta dicendo tuo figlio?
Mia mamma quando la metto alle strette chiede spesso
aiuto a mio padre, ma lui difficilmente si intromette
poich  un uomo saggio.
Poso il coltello e la forchetta e guardo mia mamma con
lo sguardo pi serio che riesco.
Mamma, Padre Ralph.
Non so chi sia.
Mamma tu lo amavi.
Chi?
Mamma per dio, Padre Ralph!
Sei matto.
Mamma tu non sei una mamma tu sei un ultracorpo,
perch se tu fossi una mamma tu ti ricorderesti il tenero
e contemporaneamente focoso amore che ti ha legata nel
1983 al maledetto prete di Uccelli di rovo, tu l'hai amato,
lo ricordo bene, o meglio mia mamma lo ha amato, io ero
un bambino ma mi ricordo bene che la mia povera mamma
aveva perso la testa per Padre Ralph, s, pap scusa se
dico queste cose davanti a te, pap scusa ma devo, poich
questa donna che hai davanti non  la moglie che hai
sposato davanti a dio e allo Stato italiano una quarantina
di anni fa ma un ultracorpo che si  impossessato della
mia genitrice, anzi forse no, forse  uscita da un bozzolone,
non ricordo bene, come minchia funziona, dovrei
rivedermi Il villaggio dei dannati o Terrore dallo spazio
profondo, che non ricordo bene come accidenti funziona
sta cosa degli ultracorpi.
Vuoi ancora una cotoletta?
Poi va be', racconto ai miei di Agata che prossimamente
gliela porto a conoscere che lei sar la madre dei loro
nipoti e mi sembra la cosa giusta da fare.
A casa leggo la posta elettronica: Max scrive che il
post di sessuologia ha avuto un gran successo. Un sacco
di condivisioni su FB.
I commenti son da far cappottare dalle risate.
C' un sacco di gente che prende sul serio qualsiasi cosa
legga sull'Internet. Mi chiede, Max, di scriverne altri
appena posso.
Mi scrive anche Todor, riguardo alla traduzione delle
mie poesie.
Volevo solo dirti che la traduzione va, cerco di fare una
poesia al giorno quando sono in forma, e due-tre nei
giorni di festa, sono a pag. 39.
Mi ci vorr l'inverno se arriva e la primavera
quando ci sar la guerra civile
tra miseria e classe media
sar tutto finito e inizieranno le offerte per
le tue coraggiose parole.
L'ottimismo pessimista di Todor mi riempie di speranza.
  
La Posta del Colon #5.
Dopo l'orgasmo vi viene da ridere?

Ce lo chiede un lettore che afferma di chiamarsi Caro
Lettore e noi ci vogliamo credere.
S, Caro Lettore, pu capitare.
L'orgasmo  uno sconquasso psicofisico che pu indurre
a reazioni diverse e curiose. Immagino, Caro, che
ti sia successo, o sia successo alla tua ragazza. Non c'
nulla di preoccupante, ho visto davvero di peggio.
Ti faccio un esempio incredibile ma vero: il fratello di
un mio amico dopo l'orgasmo aveva l'irrefrenabile spinta
a lanciarsi dalla finestra. Per fortuna abitava all'ammezzato
e risolveva con piccole fratture.
La risata post-orgasmica (d'ora in poi RPO)  un evento
che va preso in senso positivo posto che la persona che
ti vede scassarti dalle risate non se la prenda a male. 
importante che capisca, la persona, che non stai ridendo
di lei o di lui, ma anzi, trattasi di risata di felicit.
Qualche anno fa mi capitava spesso di ridere dopo essere
venuto, e la ragazza s'incazzava da bestia. Era molto
brutto perch io dovevo cercare di trattenere la risata
finale.
Se ci riuscivo mi veniva uno spiacevole male di testa.
Se non ci riuscivo lei si offendeva.
Poi non mi  pi capitato.
Ultimamente, dopo un grand'orgasmo, mi viene voglia
di fare una partita a dama.
Interessante notare che ci sono alcune donne che, dopo
l'orgasmo, si mettono a piangere. L'ho visto coi miei
occhi. L'ho sentito con le mie orecchie. Se non sei pronto
all'evento, in quanto uomo, siilo caro Caro. Trattasi sempre
dello sconquasso psicofisico, ch, la ragazza, quando
ha la fortuna di raggiungere l'orgasmo,  proprio un
grande sconquassone.
 un'esperienza piuttosto spiazzante vedere la tua ragazza
che piange nel letto dopo che l'hai fatta godere. S.
E l, comunque, qualche domanda uno magari se la fa.
Tipo: ma le faccio cos schifo?
Concludiamo dicendo che trattenere le reazioni psicofisiche
quali riso, pianto, starnuti, vomito, feci, gas gastrointestinali,
orina e bestemmie, fa male. Dunque si rida,
si pianga, possibilmente, si faccia all'amore a manetta.
  
Capitolo 62.
Reading.

Che brutta parola reading. Perch non uso la parola
lettura? Perch mi fa schifo, credo. Lettura di poesie
non mi piace. Reading fa fico, fa americano, fa fico americano,
io che me la prendo con quelli che abusano di
anglicismi e americanismi, io poi li uso anche io e proprio
nell'ambito pi importante, nella mia attivit di poeta e
performer. Ecco, performer, vedi? Siamo dannati, siamo
dannati, usiamo parole straniere a cazzo.
Il teatrino dove mi esibisco quest'oggi  gremito, c'
gente anche ai lati in piedi e in fondo, sempre in piedi, e
continua ad arrivarne. Non user microfono che il posto
 piccolo e la gente non mormora e posso andare liscio di
voce nuda. Le luci sono semplici, un piazzato frontale e
dei laterali che mi consentono di leggere tenendo in mano
i libri. Non ho mai capito l'uso del leggio, io ho bisogno
di tenerlo in mano, il libro, o anche il foglio, mentre
c' un sacco di gente che non pu fare a meno del leggio.
Per me usare il leggio  come farsi una sega senza mani.
Cinque minuti e iniziamo.
Lupo, il gestore del teatro, mi ha fatto trovare nel camerino
- uno stanzino di circa due metri quadri - una
bottiglia di vino.
Vai tranquillo Lupo, falli accomodare con calma.
Il vino  di tuo gradimento?
Assolutamente s.
Tanta merda!
Ecco, se c' una cosa che detesto sono questi usi e costumi
tipici del teatro, tipo augurare il merda, che poi
non so mai come si deve rispondere. Io davanti a tanta
merda mi vien da rispondere vaffanculo, ma non penso
vada bene.
Ancora ancora in bocca al lupo, che gi di per s
 una rottura di minchia che ti costringe a rispondere
crepi, ma merda davvero no.
Intanto che aspetto, curioso tra le cianfrusaglie teatrali
accatastate nel camerino: vestiti di tutte le guise, maschere,
cappelli, una spada, una tromba di plastica, drappi,
mantelli, candele, bottiglie dalla forma strana, una pistola
finta, libri, una roba che sembra un topo impagliato,
ma spero di no.
Poi il reading va bene.
E va bene non solo perch sono un maledetto capo
nel fare questa cosa che  il leggere le mie poesie in pubblico,
no, non solo per questo motivo che, come motivo,
 gi un motivo di un certo peso. Va bene anche perch
in questi giorni il mio cervello rilascia una quantit imbarazzante
di dopamina, che non so cosa sia, ma l'ho
letto da qualche parte. Anche il mio programma di scrittura
elettronica non sa cosa sia la dopamina, infatti me
lo segna errore. Comunque il fatto di sapere che esiste
su questa terra una giovane donna per la quale io sono
importante e che a mia volta  importante per me,
una giovane e bella ragazza alla quale piaccio e che mi
piace davvero a manetta, ecco, questa cosa, dopamina o
non dopamina, malgrado le giornate si accorcino, il buio
aumenti e insieme al buio, il freddo, questa cosa del ricambio
amoroso,  come avere una pila atomica piantata
nella spina dorsale che ti d un'energia che, giuro, era un
bel po' che non mi capitava.
Poi il reading finisce e viene la gente a farsi firmare i
libri e Lupo mi chiede se voglio continuare la serata con
lui e i suoi, quelli del teatro, andare a berci qualcosa nel
posto vicino, ma io sono stanco e ho voglia di andare a
casa e di chiamare Agata, non  troppo tardi, credo, ha
smesso di nevicare, fa freddo, prendo i soldi e sfreccio
verso casa con la bicicletta.
Appena chiusa la porta alle mie spalle chiamo Agata
ma il telefono fa tuuuuu tuuuu tuuuu tuuuu tuuuu.
Non risponde Agata, sar a cena con gli scienziati alti,
biondi, ricci e fichi, maledetti scienziati di merda, sono
geloso.
Sono geloso?
No che non lo sono.
S che lo sono, dannazione!
Ho voglia di scrivere una poesia d'amore ad Agata,
le scrivo un SMS: Ora ti scrivo una poesia d'amore che
vedi!.
E poi scrivo.
  
Capitolo 63.
Ho sognato.

Ho sognato di correre in un bosco vestito da cuoco, ho
sognato che sparavano a Waldo e io non potevo far nulla,
ho sognato la notte e il temporale e te che bellissima venivi
abbracciata dai lampi, eri vestita di bianco, di fuoco, avevi
le calze venate di fiamme, di mari in tempesta. Ti ho sognata
coi capelli neri e gli occhi di un colore che  troppo
difficile dire, ho sognato che ti dicevo le cose d'amore e tu
non credevi, dicevi sei pazzo, sei pazzo non voglio giocare
al tuo gioco.
Ho sognato di prendere a calci la nebbia, di morire di
sete, di salvarmi bevendo i tuoi baci, li ho sognati quegli
occhi che ridono, i tuoi occhi che ridono, ho sognato di
scriverti mille poesie d'amore pazzesco e poi mille pazzesche
poesie, ti ho sognata seduta ai bordi del lago, sul bordo
del letto leggevi i miei versi accavallando le gambe tue
lunghe abbronzate dal sole, alzavi lo sguardo, ho sognato
che ti ero seduto vicino, sdraiato, ti ho sognata dicevo,
lo so rispondevi stanotte mi hai stretta come non avevi
mai fatto.
La scrivo di getto, di botto, la rileggo e mi dico:
Minchia.
Per non voglio mandargliela via mail.
La stampo e la metto in una busta. Domani gliela
mando via posta cos quando torna, la trova in buca. Ecco,
secondo me tutti dovrebbero avere il diritto costituzionale
di trovare nella loro buca delle lettere una busta
con dentro una poesia d'amore. Almeno una volta nella
vita tutti, secondo me, dovrebbero.
  
Capitolo 64.
Non siamo mica gli americani.

Non spengo il telefono, ma svengo semivestito nel
letto.
 un sonno ingarbugliato,  un sonno agitato, mi alzo
e vado a pisciare, guardo il cellulare: niente.
Mi rimetto a letto, conto le pecore, alla numero settantanove
mi rialzo, ho sete, apro il frigo, do due golate di
acqua ghiacciata, torno a letto, ma prima guardo il telefono,
non si sa mai che sia arrivato un messaggio che ho la
suoneria bassa: niente.
Basta. Dormo. Buonanotte.
Ho chiuso male il frigo.
Quando chiudo male la porta del frigo, che  difettosa,
vibra tutto e non riesco a dormire.
Mi rialzo e vado a chiudere bene.
Occhiata al cellulare, non si sa mai: niente.
Dormo.
Ciao.
Addio.
Fine.
Driiiiin driiiin driiiin driiiiin, anzi, in verit la mia
suoneria non fa proprio driiiiin, ma  il tema di Fortunate
Son dei Creedence Clearwater Revival, o almeno ci assomiglia
molto.
Mi lancio sul telefono con un colpo di reni degno di
un tuffatore professionista,  Agata.
Ciao.
Ciao.
Dormivi?
Ero svenuto, credo, che ore sono?
Quasi le tre... Mi spiace di averti svegliato, scusa.
Ma no, son contento.
Siamo state con Laura a cena con un po' di altri ragazzi
e poi a bere a Trastevere.
Bello.
S bello, e tu?
Son stato bravo, bella serata, tanta gente.
Ti manco?
A madonnasantissima.
Quanto ?
Molto.
Come funziona?
Funziona che ti penso e quando ti penso e penso che
sei lontana mi dico madonnasantissima quanto mi manca
questa ragazza dai riccioli naturali!
Bello.
Bello s.
E la mia poesia d'amore?
 dentro una busta.
Una busta?
S.
Non me la fai leggere?
La leggerai quando torni.
Di, mandamela ora.
No.
Di.
No.
Eddi!
Enn!
Uffa.
Devi imparare la nobile e antica arte della pazienza.
Uffa.
Che bella parola uffa.
Vero?
S, dev'essere di origine onomatopeica.
Mi mandi la poesia?
No.
 bella?
 bellissima.
Uffa.
Sei a letto?
S.
Come sei svestita?
Piuttosto bene.
Poi ci raccontiamo un po' le cose. Da due letti, a cinquecento
chilometri di distanza, ci raccontiamo la nostra
giornata.
Pensa, le dico poi, pensa che bello se i nostri letti fossero
macchine del teletrasporto, che bello, che comodo
venirci a trovare adesso, io l o tu qui, quanto sarebbe
bello.
Poi  ora di dormire. E prima di attaccare ci salutiamo,
non siamo mica gli americani, noi. Prima di attaccare noi
salutiamo.
Buonanotte Agata, sognami se puoi.
Sar fatto Giacomo, buonanotte.
  
Capitolo 65.
I cani non hanno cognome.

Francesca mi invita a cena. Mi invita a cena a casa mia.
 una cosa tipica sua. Lei abita in condivisione con una
coppia di punkabbestia con relativi cani e io non amo
frequentare il posto a causa del caos che vi regna notte e
giorno. Oltre al fatto che la casa  sprovvista di riscaldamento
e vengono utilizzate stufette elettriche assai poco
funzionali nonch pericolose, alla lunga.
Quando Francesca mi invita a cena a casa mia, funziona
che io compro il vino bianco, che a lei il rosso non
piace, e lei porta il cibo e lo cucina.
A sto giro, pollo e patate arrosto.
Normalmente quando Francesca mi invita a cena a casa
mia  perch mi vuole raccontare qualcosa di importante.
L'ultima volta aveva a che fare con il fatto che le
avevano accettato un'idea per una web serie, della quale
aveva scritto soggetto e sceneggiatura e voleva festeggiare.
E festeggiare avevamo festeggiato, facendoci fuori una
discreta quantit di vino e una bottiglia intera di San Simone,
il nostro amaro non amaro preferito.
Poi la web serie  saltata perch il sedicente regista si
era lasciato con la fidanzata nonch l'attrice protagonista,
o qualcosa del genere.
Dai spara, qual  la buona notizia?
Quale buona notizia?
Amore, lavoro o salute? Sei guarita dalla pazzia?
Non si guarisce dalla pazzia.
Amore dunque?
Un po'.
Oh finalmente. E il ragazzo col cane grosso?
S, Luca.
Cognome?
Non ha cognome.
Come non ha cognome?
I cani non hanno cognome.
I cani?
I cani, tonto, Luca  il nome del cane grosso.
Non ci credo.
Credici, si chiama Luca.
Niente male, e lui?
Luca.
Non ci credo.
Credici.
No.
Ok, si chiama Fabrizio.
Avete scopato?
Una specie.
Una specie?
Gira le patate che bruciano.
Racconta dai!
 venuto a casa mia e insomma ci siamo baciati e poi
siamo finiti a letto e lui aveva pure il preservativo e tutto
ed  stato molto carino ma poi quando eravamo l nudi
io no.
Tu no?
No.
Ah, non ti piace lui?
Ma no, mi piace, mi piace lui, mi piace Luca, Fabrizio
 dolce ed  pure bello.
Ce l'ha piccolo dunque, no?
No per nulla, muovi 'ste patate che bruciano.
S per vieni qui, dici ti invito a cena a casa tua, e poi
cucino io, poi mi tocca fare tutto io!
Non  un cazzo vero, versami del vino per cortesia.
E dunque?
E dunque non abbiamo fatto l'amore ma  stato bello
lo stesso.
E lui?
Lui  stato carino.
Come Agata.
Agata non centra una fava.
S che centra, Agata centra sempre con tutto nel
mondo e nell'universo tutto.
S va be'.
Comunque domani mi ha invitato a cena da lui.
Scoperete?
Se me la sento s.
Qual  il problema?
Credo le medicine.
Smettile..
Lo sai che non posso.
Lo so.
Lui sa che prendi le medicine?
Certo.
Comunque l'amore ti dona.
Non sono innamorata.
Per sei pi bella.
Davvero?
S.
Alle ragazze piace un sacco sentirsi dire che sono belle
e io ho imparato a farlo. A dir loro che sono belle quando
sono belle. Bisognerebbe dirglielo spesso alle ragazze che
sono belle, non costa molto, davvero poco. La ragazza
dalle tette tonde me lo diceva, ricordo, mi diceva: Se
avremo una bambina, ricordati di non scordarti di dirle
che  bella,  molto importante. Poi non facemmo nessuna
bambina io e la ragazza dalle tette tonde, per.
Anche mio padre dice sempre a mia madre che  bella.
Quando sono da loro spesso mio padre dice: Guarda la
mamma come  bella. Be', quando fa cos mio padre 
un tipo ganzo.
Ho un'idea per il romanzo.
Sono giuste le patate?
Direi di s.
Il pollo?
Perfetto, croccante fuori, morbido dentro.
Doppia cottura.
Sei una maga del pollo.
Che idea hai?
Il capitano Sheneghan...
Ma non era tenente?
S, va be', non  importante, il tenente...
Ma non volevi cambiargli il nome?
Ok, mi fai spiegare?
Vai.
Insomma mi  venuta questa idea che Sheneghan 
muto.
Muto?
Muto.
Sordomuto?
No, solo muto perch da bambino ha avuto un incidente
di mala sanit che tipo gli dovevano togliere le
tonsille ma gli hanno asportato per sbaglio le corde vocali
e quindi lui si porta sempre dietro una lavagnetta,
tipo anche quando deve fare un interrogatorio, lo deve
fare per scritto e poi odia i medici e se tipo gli sparano si
rifiuta di andare all'ospedale perch ha un terrore pazzesco
tipo che entra in sala operatoria per farsi togliere una
pallottola da una spalla e gli amputano una gamba, ha
questo tipo di paure.
Merda.
Eh, ma aspetta, che poi faccio che la protagonista
femminile...
Samantha.
Ma no, la bella Yolanda.
Va be'  uguale.
S, certo. Comunque la bella Yolanda non fa l'aracnologa
ma fa il medico femmina, per quando lui si innamora
di lei, lui non lo sa che lei  un medico femmina.
Perch pensa che sia un'aracnologa, giusto?
Ma no! Non pensa un cazzo, semplicemente non sa
che Yolanda  un medico femmina, tipo sarebbe fortissimo
facesse l'otorinolaringoiatra e quando lui scopre che
lei  medico femmina scoppia un casino, ma poi l'amore
trionfa e lei trova la cura contro il suo mutismo e l'amore
trionfa!
Ma come fa a trovare una cura contro il suo mutismo
se gli hanno asportato le corde vocali?
Trapianto di corde vocali mia cara, un intervento di dodici
ore a gola aperta, con un rischio altissimo di morte.
Complimenti.
Grazie, complimenti a te per il pollo.
Grazie.
  
Capitolo 66.
Sindrome di Pinocchio.

Poi capita una cosa strana.
Io non vado mai al mercato per decido di andarci, 
sabato e domani torna Agata e voglio fare una spesa squisita
a base di verdure e frutta e ogni ben di dio possibile
e immaginabile.
Vado raramente al mercato poich soffro di mercatofobia.
Oltre all'aerocessofobia c'ho pure quest'altro disturbo
che consta nell'avere paura dei mercati, nella fattispecie
ho paura dei mercatari. Quelli che urlano, tipicamente
in lingue meridionali, queste urla da mercato mi mettono
ansia e poi il caos che regna nei mercati e io che non so
mai quanto comprare e sbaglio e prendo o troppo, o troppo
poco e insomma, mi faccio coraggio e vado al mercato
di piazza Madama Cristina che  un mercato tutto sommato
abbastanza tranquillo, rispetto per esempio al mastodontico
mercato di Porta Palazzo che quello mi incute
davvero terrore.
Comunque sia, son l che faccio la coda davanti al banco
di un fruttivendolo che voglio comprare dell'insalata
e dei pomodori, che poi anche l, i veri esperti di mercato
hanno i loro banchi preferiti, sanno chi vende le cose
pi buone e con un rapporto qualit-prezzo migliore, io
no, io vado a caso, o quasi, pi che a caso io vado dal
mercataro che mi fa meno paura, che urla di meno, che
non assomiglia a Mangiafuoco - ecco, potrei chiamarla
Sindrome di Pinocchio, la mia paura dei mercatari -
che poi alla fine Pinocchio era anche un po' attratto da
Mangiafuoco, io dai mercatari, a essere sincero no, non 
come i ragni che c'hai l'attrazione-repulsione, i mercatari
mi fanno paura e basta, con tutto che non ricordo di avere
mai avuto esperienze traumatiche al mercato.
Comunque son l che faccio la mia coda e guardo di
lontano i molteplici tipi di insalata che non so quale scegliere
e davanti a me ci son 'ste signore con i loro trolley
da spesa, che le vedi che son delle esperte e toccano la
mercanzia, la tastano, la valutano con perizia da scienziate
del vegetale, che io avrei una paura fottuta di toccare
che mi immagino il mercataro che estrae un machete e
mi amputa una mano, se solo oso sfiorare un porro, o un
avocado, che vorrei prendere anche un paio di avocadi
ma ho paura che non siano maturi che non c' niente di
peggio di un avocado duro, e quasi quasi, penso, potrei
chiedere aiuto a una di queste signore professioniste della
mercatanza e sta per arrivare il mio turno quando mi
sento toccare la spalla...
E la ragazza dalle tette tonde.
Mi sorride. E molto bella in mezzo al chiasso merca-
tale.
E proprio bella, non c' niente da fare.
Da quanto non la vedo? Una vita. Una vita e mezza.
  
Capitolo 67.
Le ex fidanzate.

Le ex fidanzate rimangono belle, da farti del male,
non ci stanno cazzi, quando le vedi, da farti sognare, rimangono.
E non puoi farci nulla, le incontri alle feste, sui
treni, nei campi, se vai a far vendemmia le incontri tra
l'uva, un fazzoletto che tiene i capelli.
Raccolgono i grappoli.
Se fai il muratore loro si affacciano dalla finestra, sorridono.
Le trovi dovunque, su spiagge, in collina, nei boschi
lontani del Nord.
Fuggire non serve, le ex fidanzate le incontri e son
belle.
Se hanno i capelli biondi, son pi biondi di prima.
Se hanno gli occhi azzurri, son pi occhi di allora.
Se hanno un corpo, be', hanno un corpo che tu vorresti
farci le cose.
Se tu poi vai in guerra, vieni quasi sicuramente ferito
da un nazista, poi finisci in ospedale e l'infermierina
francese che ti cura,  lei, la tua ex fidanzata.
Se tu cammini di notte, dio bono, nella notte tu vedi
sfrecciare una bici e sulla bici c' un sellino e sul sellino
c' un culo, il culo  di lei, la tua ex fidanzata che sfreccia
di notte.
E se tu vai al mercato di piazza Madama Cristina sfidando
la tua Sindrome di Pinocchio, le incontri davanti
al banco del verduriere gentile, quello che urla meno degli
altri e lei ti dice: Ciao e tu anche le fai: Ciao e: Ti
sapevo a Roma.
Sono a Roma.
Dunque quella che vedo  un'immagine olografica
ad altissima definizione?
No, son qui a trovare i miei.
Fai la spesa?
Sto cercando un regalo per mio padre che compie gli
anni.
Al banco delle verdure?
S, pensavo a un misto broccoli e patate.
Ti accompagno a cercare il regalo.
Ma la tua spesa?
Aspetter.
Ok.
La ragazza dalle tette tonde che poi sarebbe la prima
ragazza, la numero zero, lei  sempre piuttosto bionda ed
 davvero tanto che non la vedevo e qualche volta ci penso,
penso: Pensa se la incontro per caso che effetto mi
fa?. Non che non labbia incontrata pi dal mollamento
per  un bel sacco di tempo, ma credo di averlo detto.
Mi fa un bell'effetto rivederti.
Anche a me, Giacomo, ti trovo bene.
Ti trovo bene pensavo lo dicessero solo nei film.
Per  vero.
Sono grasso.
Prendiamo un caff?
Preferisco una cioccolata calda.
Sei grasso.
Hai ragione.
E poi prendiamo un caff in un bar di piazza Madama
Cristina e lei mi racconta del suo lavoro in una Grande
Casa Editrice, che per non  la mia GCE, quella che pubblicher
il best seller da cinque milioni di copie che mi
render definitivamente ricco e felice per sempre.  fidanzata,
la ragazza dalle tette tonde, ma gi lo sapevo, con
uno scrittore veneto di media fama che mi sta sul cazzo
da sempre e che  tra l'altro davvero brutto fisicamente.
E lei si toglie il cappotto e in effetti le sue tette sono
ancora tonde e quasi quasi glielo dico, anzi sembrano
quasi pi grandi e tonde di come ricordavo, e lei  in
forma davvero, e lei mi domanda e io mi vanto un po' del
mio piccolo successo di poeta semiprofessionista vivente
e lei mi dice che mi segue, che legge le mie poesie di lontano
e che sta per uscire con un libro di poesie anche lei e
io ribatto con il mio libro di non-poesie e lei mi dice che
bello e io mi rendo conto che sto facendo lo sborone e
sto cercando di tirarmela che vorrei dirle pure che mi
bacio con la ragazza pi bella del mondo e che sono l'uomo
pi felice del mondo e che l'ho perdonata per avermi
lasciato sull'Altare della Patria che ancora ho stampate a
fuoco sulle pareti molli del mio cervello le parole di fine
rapporto che us per finire il nostro rapporto, parole che
recitavano pi o meno cos:
Non ti amo pi.
Che come parole di fine rapporto non  che siano cos
originali. Per son funzionali, questo bisogna ammetterlo,
son semplici e funzionali alla funzione di fare capire
al malcapitato, nel caso specifico io, che, non ci son cazzi,
l'amore  finito. Le batterie sono esaurite. Gli uccellini
non vengono pi, la mattina, a posarsi sul davanzale della
tua finestra a cinguettare felici come in un cartone animato
di quel bastardone di Walt Disney.
E tu fai una fatica boia ad alzarti dal letto.
E il sole non sorge.
E dio non  pi un grand'uomo.
E scopri l'importanza di piangere sotto la doccia, unire
gocce alle gocce.
E ti sembra impossibile sopravvivere.
Ma poi sopravvivi.
Sopravvivi e sopravvivendo ti fortifichi come un piccolo
Elvis.
E sei pronto per continuare il tuo meraviglioso, lungo,
avventuroso viaggio verso l'ovest.
O qualcosa del genere.
Sono incinta.
Non ho capito la prima parola.
Sono?
No, scusa, la seconda.
Incinta?
S.
Aspetto un bambino.
Nel senso che hai un appuntamento con un bambino?
No Giacomo, nel senso che fra alcuni mesi avr un
figlio fuoriuscito dal mio corpo di giovane donna.
Direi che non  colpa mia dato che non ci vediamo da
circa sette anni o pi.
In effetti no.
Porca vacca.
Porca vacca?
S, io davanti a simili enormi notizie non so mai bene
cosa dire, scusa.
Potresti farmi gli auguri.
Auguri.
Grazie.
Ma come hai fatto a rimanere incinta se dopo di me
non hai mai pi fatto l'amore con nessuno?
Si chiama immacolata concezione.
Ok.
Sei felice? Vedete che sono davvero bravo a fare domande
stupide.
Molto.
Speriamo che sia femmina?
E uguale.
Ti dona sai?
Cosa?
L'incingimento.
Dici?
S molto, mi chiedevo cosa fosse, e ora ho capito.
Hai capito?
S, sei molto bella.
E poi mi rendo conto che questo  un periodo strano
che dico a un sacco di ragazze che sono belle e mi rendo
anche conto che sono contento per lei, per la ragazza
dalle tette tonde che  felice anche se non con me ma con
lo scarso scrittore veneto brutto e cattivo ed  una bella
sensazione e poi la accompagno in libreria dove lei compra
un libro di foto di un qualche fotografone famosone
da regalare al babbo e io mi compro l'ultimo di Stephen
King in ultra brossura che io con il Re non resisto, appena
esce devo averlo, ci sono affezionato troppo e poi ci
diamo un bacio e ci diciamo ciao e lei se ne va, coi suoi
capelli abbastanza biondi e una bambina, secondo me
una bambina, dentro la pancia.
  
Capitolo 68.
Sulla panca di pietra.

Una cosa che ti sconsigliano  scrivere un romanzo
in cui il protagonista sia uno scrittore. Lo dice anche
Carver, in una specie di saggio che ho letto sulla
scrittura. Io infatti nel mio romanzo non parlo di uno
scrittore ma di un poliziotto muto specializzato in indagini
legate ai suicidi che si innamora di una bella
otorinolaringoiatra figlia di un famoso scienziato apparentemente
suicida ma in realt assassinato dal Sistema
Corrotto.
Cos sono salvo dalla trappola del metaromanzo del
cazzo.
Penso a questa cosa intanto che aspetto Agata alla stazione
dei treni di Torino e a un certo punto vedo una
scena che mi lascia quasi senza fiato.
Mi trovo alla macchinetta dei gustosi snack che aspetto
che il bicchiere di plastica di caff gusto liquirizia - ch
non so se ci avete fatto caso ma il caff delle macchinette
sa di liquirizia e anche quello che ti servono sui treni,
che mi sa che  lo stesso e comunque a me piace molto
- son l che aspetto che il bicchiere si riempia e vedo questo
ragazzo e questa ragazza, seduti su una delle panche
di pietra sulla passerella in mezzo ai binari. Hanno una
ventina danni, qualcosa di pi, sono seduti appiccicati
e belli imbacuccati che fa un bel freddo, lei ha i capelli
biondi, corti, lui porta, occhiali pesanti, scuri.
Leggono. Ma non leggono due libri diversi, leggono lo
stesso libro.
Il fatto per  che non sono due copie dello stesso libro.
I due ragazzi, seduti, luna accanto all'altro, leggono
da una sola copia dello stesso libro e lei lo tiene in mezzo
e gira le pagine lentamente e sono davvero belli e ben sincronizzati,
questi due ragazzi seduti sulla panca di pietra,
tra i binari.
E io, intanto che sorseggio il mio caff alla liquirizia,
badando di non ustionarmi lingua e palato, li guardo,
mi riesce difficile non guardarli che hanno questo modo
intimo di leggere, che non avevo mai visto o almeno mi
sembra di non avere mai visto, e cerco di ricordare ma mi
viene in mente una coppia di ragazzini che si dividono gli
auricolari. Un libro in due, mai.
Penso a me stesso che guardo un film accanto a una
donna, sdraiati sul mio letto, come  difficile concentrarsi,
senza toccarla, baciarla, penso.
E a un certo punto lei fa per voltare pagina e lui le sfiora
la mano,  in ritardo di qualche riga, lei si ferma, sorride
impercettibile ma io lo percepisco quel sorriso perch
sono un abile percettore di sorrisi di belle ragazze.
Pochi istanti e lui la sfiora di nuovo, ora pu andare
avanti, girare pagina.
E intanto che aspetto Agata, penso che sia meraviglioso
leggere un libro come stanno facendo questi due innamorati.
Perch io li immagino innamorati, mi  impossibile
pensare che non lo siano.
Lo sono.
  
Capitolo 69.
I Don't Want to Miss a Thing.

Agata  atterrata a Milano e da l ha preso il treno
che arriva con solo quaranta minuti di ritardo; scende
la gente e io cerco la mia ragazza preferita nel flusso di
persone, sono tantissimi, giovani, anziani, famiglie con
bambini che si tirano dietro giganteschi trolley colorati,
alcuni davvero enormi, sembrano roulotte, dovrebbero
avere la targa, e le persone che arrivano incontrano altre
persone che aspettano ed  un affastello di abbracci, di
baci, di sorrisi, minchia, uno dovrebbe farsi un giro nelle
stazioni, ogni tanto, all'arrivo dei treni, per ricordarsi che
le persone si vogliono anche del bene, alla fin fine un po'
di bene la gente se lo vuole e c' questo libro di Paolo
Nori, che a un certo punto lui, che  uno che di stazioni
ne vede, lui dice che spesso quando aspetta il treno, arrivando
in anticipo, guarda le persone aspettando di vedere
in quanti si baciano, ma non becca mai nessuno che si
bacia. E io invece ne vedo un sacco, non so, sar che sono
innamorato, forse lui no.
E intanto che un sacco di gente si bacia e si abbraccia io
non riesco a trovare Agata nel bordello e mi viene l'ansia
che son quei momenti che ti vengono i pensieri assurdi e
ti immagini cose surreali tipo che lei all'ultimo momento
ha deciso di non tornare perch si  innamorata di un
venditore di caldarroste romano obeso, oppure  stata rapita
dalla mafia russa e adesso si trova nel giro della tratta
delle bianche o ancora, penso, ho sbagliato giorno, ho
sbagliato treno, ho sbagliato ora e poi eccola, sorridente,
bellissima, bellissima, bellissima che quasi mi stavo dimenticando
di quanto  bella Agata e lei molla lo zaino
a terra e come nelle migliori tradizioni cinematografiche
mi corre incontro e ci abbracciamo, e nelle migliori tradizioni
cinematografiche lui la tira su e le fa fare un mezzo
giro in aria, ma nelle migliori tradizioni, lui  pi alto di
lei, io no, io non sono un fidanzato tradizionale da film
americano e comunque  un gran bell'abbraccio e tutto
intorno a noi cambia la luce e siamo illuminati da un occhio
di bue e parte una canzone degli Aerosmith a tutto
volume e la gente adesso ci guarda e ci invidia, tutti che
fanno: Ooooh, che belli come si amano come si baciano
ooooh, questo si che  amore, che invidia, che bellezza,
che dolcezza, e, cazzo, sul tetto del treno ci sono proprio
gli Aerosmith in carne, ossa e strumenti che cantano I
Don't Want to Miss a Thing e Steven Tyler ci sorride con
la sua bocca enorme e anche se  dicembre gli uccellini
escono dal loro letargo invernale e iniziano a cinguettarci
attorno e si posano nei capelli ricci di Agata.
Ti son mancata?
Tantissimissimo.
Come che cosa?
Come la notte ai vampiri.
Poi?
Come il latte ai corn flakes.
Poi?
Come il terzino che salva di testa sulla linea, al portiere.
Poi?
Come la benzina allo Zippo.
Poi?
Come la pera al cacio.
Poi?
Come le labbra al bacio.
Poi?
Come quello che sta sotto la trave d'equilibrio e t'acchiappa
al volo se cadi, alla ginnasta bambina.
E poi niente, uno di quegli stronzi su macchine elettriche
che portano cianfrusaglie su e gi per la stazione
quasi ci investe suonando il clacson e la magia finisce.
  
Capitolo 70.
Come un calabrone sovrappeso che si fuma
due pacchetti al giorno.

Natale come si suol dire  alle porte, solo che a sto
giro ho come la sensazione che per le strade della citt
ci siano pochi segni della festa imminente. Nelle vetrine
poca roba e pochissimi di quei Babbi appesi fuori
da finestre e balconi che fino a qualche tempo fa imperversavano
su tutti i palazzi, pochi alberi e alberelli
imbanditi, insomma mi sembra che quest'anno ci sia un
sottotono natalizio notevole. Sar la crisi, penso, intanto
che osservo estasiato il reparto surgelati del mio supermercato
di riferimento alla ricerca della mia pizza surgelata
preferita.
Poi non riesco a trattenermi e glielo chiedo, alla cassiera
magra.
Secondo te  la crisi?
Cosa?
Dico, questa mancanza di addobbi, anche voi qui,
poca roba, mi sembra, l'anno scorso a quest'ora avevate
gi messo l'albero.
Io l'anno scorso non c'ero.
Gi, comunque tu non noti questa cosa degli addobbi?
In generale, dico.
Guardi, non saprei.
Mi stai dando del lei?
S.
No, ti prego mi viene la depressione se mi dai del lei.
La cassiera magra  pi carina del solito, non so, mi
sembra pi colorita, anche pi in carne, e non  solo il
trucco, no,  proprio pi in forma. Mi guardo attorno: nessuna
traccia dell'uomo antipatico, n di Tonio Cartonio.
Sai che ti vedo bene, in forma.
Grazie, sono ventiquattro e cinquanta.
S, non ti sto corteggiando, eh.
Come scusa?
No,  che sto molto tempo senza parlare, sai sono
uno scrittore e noi scrittori professionisti passiamo molto
tempo chiusi in casa, figurati che io alle volte, mi capita
di non parlare con nessuno anche per ventiquattro ore,
anche per trentasei ore alle volte, una volta per due giorni
interi.
Deve essere terribile.
Fantastico, ho creato il contatto. Adesso lei si fida. O
forse che le faccio pena?
Ma chi se ne frega.
No, non direi terribile. E un po' una caratteristica
della vita di noi scrittori, sai, dobbiamo stare concentrati,
immergerci nella nostra storia, non possiamo permetterci
di perdere la concentrazione con le chiacchiere, con la
vita mondana, siamo un po' come dei monaci, noi professionisti
romanzieri, tra l'altro mi chiamo Giacomo,
piacere.
Le porgo la mano. Noto che lei guarda oltre la mia
spalla sinistra.
Sento un colpo di tosse.
 l'uomo antipatico.
Ci guarda, prima me, poi lei.
Lei guarda me e fa: Sono ventiquattro e cinquanta.
S.
Ho cinquanta euro. Glieli passo.
Tenga pure il resto.
Come?
Scusi, sono in confusione.
Minchia cala una tensione di ghisa, lei mi d il resto,
prendo la mia roba, passo vicino alluomo antipatico che
mi guarda malissimo e mi sembra emetta come un borbottio,
tipo una caffettiera quando sta per uscire il caff,
che poi non ho mica fatto niente di male, non capisco che
cazzo c'ha da guardarmi come fossi un topo di fogna.
A quel punto mi rendo conto di avere due possibilit.
Andarmene con la coda tra le gambe, proprio come un
topo marcio, o uscirmene con un colpo di teatro come si
deve.
Scelgo la seconda.
Mi fermo sulla porta, mi giro, guardo la ragazza: Signorina
complimenti, lei mi sta diventando sempre pi
bella, giorno dopo giorno, e la sua maestria nel dare i resti
 encomiabile, torner senz'altro a servirmi in questo
piccolo ma accogliente supermercato, arrivederci.
Forse sto diventando matto.
Passo dal mio ormai ex ufficio a salutare Alfio e recuperare
il mio temperino a forma di mappamondo e altre
due o tre cose mie che giacciono sul tavolo di lavoro.
Alfio mi accoglie con un grande paterno sorriso.
Allora Alfio, hai saputo?
Mi fa accendere, sempre bello sorridente.
Ho saputo Giacomo, complimenti.
Addirittura complimenti?
Be' di vai da Jacovelli,  praticamente una promozione.
S, senza aumento.
Ma che vuoi che sia, il prestigio aziendale dove lo
metti?
Dici sul serio?
No.
Ah.
Cosa mi hanno mandato a fare, Alfio? Puoi dirmelo
adesso.
Non ne ho idea, quelli sono gli uffici che si occupano
della distribuzione.
Ah, distribuir dunque?
Qualcosa del genere.
A questo punto non dovresti darmi un consiglio paterno
sulla vita?
No.
Buongiorno.
Dica.
Cercavo il dottor Jacobelli.
Jacovelli.
Giusto.
Sono io.
Mi hanno trasferito qui.
So tutto.
Bene.
Quello  un temperino?
E anche un mappamondo.
Jacovelli sembra avere la mia et circa. Porta baffi molto
curati imbrillantinati e degli occhiali con la montatura
di metallo dorata marca Enzo Guru. Ha un taglio
notevole, secondo me si fa i capelli da Carmelo, il mago
della tinta, in piazza Bengasi. Indossa un vestito di finta
organza brossurata cromato John Femberlech & Son. La
camicia  di seta traforata cotta al vapore, di un tenue rosa
lingua di gatto. Cravatta Mendelson, anch'essa in seta.
Blu. Ai piedi indossa un paio di mocassini di vacchetta
bulgara, Carlo Magari, e al polso un cipollone d'oro, che
non riesco a capire la marca perch  seminascosto dalla
manica della giacca.
Intuisco il profumo del suo dopobarba: usa Acqua di
Gongo, roba che puoi avere solo al mercato nero dei dopobarba.
Intanto che lo guardo penso con angoscia che non ho
ancora prenotato la pizzeria per stasera. Sto rischiando
grosso.
Il mio nuovo capo mi accompagna in una stanza piccola,
illuminata al neon, senza finestre e arredata con un
lungo tavolo e una sedia.
Vede quel tavolo?
Lo vedo.
Quella  la sua postazione di lavoro.
Non c' un computer.
Non ne avr bisogno.
Sul tavolo lungo e bianco c' un contenitore di plastica
pieno di quelle che mi sembrano buste di carta quadrate
bianche. Mi avvicino e in effetti sono buste; poi ci sono
centinaia di francobolli e altro fogliame di varia natura.
Allora Giacomo, il suo lavoro  questione assai delicata:
lei dovr imbustare quelle lettere prestampate,
affrancare le buste, appiccicare gli appositi indirizzi che
noi le forniamo e dividere poi le buste per codice postale.
Passer un addetto a ritirare il tutto e a portarlo alle
Poste.
Di cosa si tratta?
Per ora, auguri di Natale, poi si tratter di altro, ma
lei non si preoccupi, imbusti, affranchi, appiccichi, chiuda,
divida.
Credo di avere capito dottor Jacovelli, imbusto, affranco,
appiccico, chiudo, divido.
Bravissimo, buon lavoro.
Grazie.
Mi vien da piangere ma non piango.
Anzi forse mi vien da ridere. Ma non rido.
Avrei bisogno di un bacio. Ma non c' nessuno atto a
baciarmi.
Prendo una busta in mano e ci guardo dentro:  vuota.
  
La Posta del Colon #6.
Come si fa a non morire per amore.

Caro amico o cara amica - non essendoti firmato o
firmata, d'ora in poi caroa amicoa - la tua  una bella
domanda, non priva di profondit e foriera di spunti
interessanti per noi che qui, da anni, nel nostro bunker
antiatomico studiamo la magmatica e caotica materia del
sesso e delle faccende amorose umane.
Lucio Battisti, il grande Lucione Nazionale, caroa
amicoa, diceva, anzi il Mogol diceva e il Battisti cantava
e suonava: Ho visto un uomo che moriva per amore, ne
ho visto un altro che pi lacrime non ha.
Ecco, partiamo dal Mogol per capire. In effetti se analizziamo
bene questi magnifici versi, il Mogol non diceva:
Ho visto un uomo morto per amore ma che moriva.
Dunque  probabile che il Mogol non abbia visto il cadavere
o se lo ha visto, non ce lo dice. Perch non ce lo dice?
Cazzi del Mogol.
Io, per farti capire bene di cosa stiamo parlando, caroa
amicoa, una volta ho visto un uomo svenire per amore e a
un altro che conosco gli  venuto il vomito. Personalmente
mi  capitato che mi sono scheggiato un dente, ma l la
questione  semplice: sono stato percosso con una mensola
di legno in pieno viso dalla ragazza, che in realt voleva
uccidermi, su questo non c' dubbio, ma non c' riuscita.
Tutta questa lunga premessa, caroa amicoa, per dire
che, in condizioni normali, morire morire - intendendo
il concetto come la permanente cessazione di tutte le funzioni
vitali del disgraziatoa - per amore  raro assai. Ci si
pu fare del gran male, questo s, anche fratture scomposte,
ustioni gravi o amputazione di arti, ma morire morire
no. E chiaramente qui non prendiamo in considerazione
l'omicidio o il suicidio per amore, che quella  un'altra
faccenda. Non prendiamo neanche in considerazione la
cardiopatia grave, anche se non tutti sono d'accordo.
E ora rispondiamo alla tua interessante domanda: come
si fa a non morire per amore mioa sofferente amicoa.
La risposta  semplice per quanto dura, nel senso di durezza,
non nel senso cronologico di durata. La risposta :
non si pu, ci dispiace ma no.
Per si risuscita.
Tranne in caso di cardiopatia grave e/o suicidio e/o
omicidio.
Insomma, concludendo, muori pure per amore che fa
bene.  un'esperienza che va fatta, spesso inevitabile. Io
sono morto e resuscitato un paio di volte ed entrambe le
volte mi son risvegliato pi incazzato che mai, ho strappato
il sudario che avvolgeva il mio corpicino sofferente, ho
dato un calcio al masso che ostruiva la cripta e ho ripreso
la lunga, lunga strada verso l'ovest!
  
Capitolo 71.
Volevo venire a volerti bene in pausa pranzo.

Mi piace pranzare con Agata durante la sua pausa
pranzo. La sua pausa pranzo  dall'una alle due e succede,
qualche volta, che le indicano riunioni a mezzogiorno
e mezza. Io lo trovo inaudito, lo fanno apposta,
penso, per costringere gli innamorati a non vedersi a
pranzo.  una politica anti-amorosa delle aziende che
pensano che se i loro dipendenti son troppo felici a livello
amoroso, poi non producono abbastanza, come
me che mi hanno trasferito alla spedizione delle lettere
perch probabilmente si sono accorti dell'amore che mi
tracima da dentro.
Indire riunioni a mezzogiorno e mezzo dovrebbe essere
vietato dalla Costituzione italiana.
Siamo in un bar del centro, il tempo  poco e dalla
vetrata vediamo gli alberi del piccolo parchetto che mi
piace molto.
Il piccolo parco che mi piace molto ha nel mezzo
una statua equestre. Torino ne  piena.  piena di statue
equestri. Io non so quasi mai chi sono questi tipi sui
cavalli con la spada sguainata e lo sguardo rivolto verso
l'orizzonte. L'unico che riconosco  Garibaldi, ma Garibaldi
 facile. Il tipo che vedo dalla vetrata del caff dove
pranziamo secondo me  Guglielmo Pepe. Lo desumo
dal fatto che il bar dove desiniamo io e Agata si chiama
Guglielmo Pepe.
Guglielmo Pepe fu una delle figure pi nobili del Risorgimento
italiano anche se secondo me non ebbe molta
fortuna in battaglia e si spos con una scozzese che nella
mia immaginazione era molto bella.
Agata tiene i capelli raccolti in un coso che sicuramente
ha un nome ma non lo so. Io ordino un'insalata greca,
Agata un tris di cose varie.
Sai che mi stavano per mettere una riunione anche oggi?
A mezzogiorno e mezza?
S.
La prossima volta che succede telefono e faccio la voce
del terrorista pazzo e dico che abbiamo piazzato una
bomba nei vostri laboratori e che avete dieci minuti per
evacuare e poi salta tutto.
S, ti prego fallo.
Lo far.
Potresti scriverci una poesia.
S, la intitolo: Volevo venire a volerti bene in pausa
pranzo.
Racconto ad Agata del mio trasferimento all'imbustamento
e affrancamento.
Sei triste?
Ma no, alla fine imbusto e penso ad altro, penso al
mio romanzo, penso a te, e poi mi diverto a battere dei
record di velocit e poi mi piace stare da solo in una stanza
senza finestre illuminata con un neon giallo per quattro
ore, s sono triste mi fa schifo, a Natale andiamo io e
te da qualche parte tipo al lago, non so quale lago ma un
lago che fa per noi lo troviamo di certo?
Giacomo, mi piacerebbe un sacco, ma ho pochissimo
tempo, non ho praticamente ferie a Natale.
Ok, non ti preoccupare.
Mi dispiace.
Di, prima o poi riuscir a portarti al lago.
Sei triste.
No, in quanto t'amo.
M'ami davvero?
A spaccamadonna.
Ho parlato di te a mio padre.
Bene spero.
Certo, ha letto alcune tue poesie, ha riso molto, dice
che sei pazzo.
Ha ragione.
Ti va di venire a cena a casa sua?
Di tuo padre?
S.
Quando?
Domani.
Domani?
Troppo presto?
No, ma  che non so se sono pronto.
Ma s che lo sei.
Dici?
Dico, saremo solo io te e lui, Anna e Paola saranno a
una specie di festa di Natale per bambini.
Ci sto.
Bene.
Speriamo.
Mi ami?
Come fai a saperlo?
Me l'hai detto prima.
A spaccamadonna dissi.
Bene, devo andare.
Telefono che c' la bomba.
Magari.
Andiamo a fare l'amore da me?
Magari.
Chi vive di magari muore magarato.
Chi l'ha detto?
Io, adesso.
Non vuol dir niente.
Lo so.
Bella.
Grazie.
  
Capitolo 72.
Pomiciare tra i ragni.

Una volta mi mostri il posto dove lavori?
Certo.
Ci sono tanti ragni?
Alcuni.
Dove li tenete?
In dei terrari.
Come sono fatti?
Una specie di vasche di vetro con dentro terriccio,
piante, rocce, rametti, per fornire ai ragni riparo e punti
di ancoraggio per la tela.
E che tipo di ragni avete? Avete la tarantola mortale?
No, Giacomo, alleviamo per lo pi ragni subsociali,
cio che hanno una struttura sociale primitiva, meno
delle api e delle formiche ma comunque studiamo le loro
interazioni.
Mi piacerebbe vedere.
E poi Agata un tardo pomeriggio di un venerd di fine
autunno, quasi inverno, mi mostra il posto dove lavora.
E importante vedere il posto dove lavora la persona alla
quale vuoi bene. Io non so se me la sento di mostrare ad
Agata la stanza al neon dove imbusto e affranco e incollo,
ma la sala dei ragni  spettacolare.
I terrari sembrano acquari, solo che non ci sta l'acqua,
e non ci stanno i pesci. Sono disposti a file gli uni sopra
gli altri a formare una parete di vetro.
Agata  bellissima nel suo camice bianco.
Che gli date da mangiare?
Grilli.
No!
S.
Giura.
Giuro.
Avrei voluto non saperlo.
Mi dispiace Giacomo,  la dura legge della giungla.
Ma i grilli, poverini! Poveri grillini!
Eh gi e poveri renziani.
Amo il tuo sottile humor inglese.
E io amo il tuo sottile humor ebraico-newyorkese.
Ma tu uccidi anche i topi?
I topi?
S, i poveri topolini bianchi indifesi.
Le cavie?
Eh.
No.
Ah, meno male. Come si chiamano quelli l?
Si chiamano Anelosimus eximius.
Esimi?
S.
Sono piccolissimi, ne posso avere un paio di etti?
Certo, te li glasso o li vuoi cos al naturale?
Quelli son grossi, ecco, quelli mi fan paura.
Cupiennius salei.
Una volta ho visto un film dell'orrore che cera una
tipa che mentre dormiva le entrava un ragno simile a
quello dentro l'orecchio mentre alla sua compagna di
stanza le entrava un ragno nel naso e poi le uscivano, a
quella del naso, centinaia di piccoli ragni dalla fronte, le
si squarciava la fronte e le uscivano migliaia di ragnetti,
minchia che impressione, siamo soli?
Agata guarda la porta dalla quale siamo entrati. Soli.
Io, te e i ragni?
Io, i ragni e te.
Io, Cupiennius, tu, Anelosicosus e i grillini poverini?
S.
Ma lo sai tu che con quel camice...
Lo so.
E poi succede.
Son quelle cose che uno.
Son quelle cose che uno se uno.
Son quelle cose che uno se uno un giorno.
Son quelle cose che uno se uno un giorno mai gli dicesse.
Son quelle cose che uno se uno un giorno mai gli dicesse:
Tu un giorno farai l'amore con una bella ragazza
su un tavolo di un laboratorio circondato da migliaia di
ragni che ti guardano fare l'amore estasiati e tra l'altro vedendoti
ottuplicato, che si sa, i ragni vedono ottuplicato
tu gli risponderesti: Eggi.
E invece succede che facciamo l'amore sul tavolo della
sala dei ragni ed  inutile che ve lo dica, tutto ci  piuttosto
meraviglioso, anzi forse  utile, perch voi possiate
gioire assieme a me, ad Agata e ai magnifici aracnidi dalle
molte zampe.
  
Capitolo 73.
In nome del padre.

Come ci si veste alla prima cena, per quanto informale,
con il nonno dei tuoi prossimi nove figli?
Non  poi un problema cos enorme dato che ho pochissimi
vestiti.
Cosa porto?
Dei fiori?
No,  un signore.
Una bottiglia di vino buonissimo?
Non son capace di scegliere, ho paura di sbagliare e
poi bianco o rosso?
Un dessert?
Magari il dessert c' gi.
Chiedo ad Agata.
Pronto?
Cosa porto?
Eh?
Stasera.
Porta te stesso.
Dammi dei consigli.
Quando lo saluti non usare salve.
No?
No, lo detesta.
Ok, ma cosa porto?
Porta il gelato.
Creme?
Tutte.
Quanto?
Siamo in tre.
Tre chili?
Fatti furbo.
Ok.
Ciao, a stasera.
Mi vesto con il mio maglione preferito blu elettrico
e dei pantaloni di velluto a coste neri che a me il nero e
il blu assieme mi piace un sacco anche se ho sentito da
qualche parte che non va bene ma son vaccate.
Ci diamo appuntamento io e Agata sotto il portone del
padre, bel palazzo tipicamente stile Ottocento torinese in
via della Rocca, roba fina, cortile benissimo tenuto senza auto
parcheggiate dentro, ascensore di legno con portoncino
in metallo tutto istoriato di foglie tipo ghisa, pesantissimo.
Agata ha una gonna lunga e i capelli tutti sciolti e ricci
come mi piace a me.
Ho preso tutti i gusti.
Tutti tutti?
Quasi, tranne frutto della passione che mi fa impressione.
Bravo.
Nell'ascensore c' un buon profumo di legno e qualcosa
d'altro, forse lavanda, il piano  il quinto, c' anche
un seggiolino, due posti per sedersi, lo indico ad Agata
che annuisce e si siede, mi siedo anche io con la confezione
da mezzo chilo di gelato comprato nella, secondo me,
migliore gelateria di Torino, dunque una delle migliori
gelaterie al mondo.
 bello stare seduti appiccicati nel vecchio ascensore
che scricchiola ed emette rumori di meccanismi
antichi.
Guardo Agata che mi guarda che la guardo.
Primo piano.
Ti va di rendermi felice?
Neanche per sogno.
E perch mai, mia cara?
 pericoloso, mio caro.
Da che punto di vista? Se  lecito.
Renderti felice significa avere il potere di renderti infelice.
Secondo piano.
Accetto il rischio.
Sei sicuro?
Lo sono.
Ti amo.
Sono felice.
Non ti amo pi.
Terzo piano.
Soffro.
Vedi?
Cristo, avevi ragione.
Lo so,  una storiaccia.
Devo riflettere.
Rifletti pure.
Ho riflettuto.
Quarto piano.
A quale conclusione sei arrivato?
Voglio essere felice.
Anch'io.
Allora basta cazzate e accolliamoci sto rischio.
Accolliamoci sto rischio  uno dei concetti meno
romantici che io abbia, non dico sentito, ma pensato di
poter mai sentire.
Sono felice.
Anch'io.
Siamo arrivati.
Dopo di lei, mister.
Non sia mai, mademoiselle.
Il pap di Agata  un bell'uomo di sessanta e qualcosa
anni, capelli grigi, barba curata, atletico ma piccolo di
statura, me lo immaginavo alto, comunque se ci picchiamo
vince lui.
La casa del pap di Agata  notevole: pavimenti in
parquet scuro, mobili d'epoca, tappeti, una televisione
da duecento milioni di pollici. L'appartamento  circondato
da un terrazzo-balcone ricco di vegetazione,
la nuova moglie del signor Pap di Agata ha il pollice
verde. Attraverso le vetrate si vedono i tetti delle case
del centro di Torino. Un bell'albero di Natale vero fa da
padrone nel centro del salotto, sento il profumo degli
aghi di pino e mi ricorda quando ero bambino e anche i
miei prendevano l'albero vero e qualcuno  pure sopravvissuto
in terrazzo.
Devo stare attento a non bere troppo che in questi casi
poi bevo troppo perch son teso e straparlo.
Comunque il vino bianco  buonissimo e il Signor
dottor padre di Agata  molto gentile e mi mesce a pi
riprese.
C' il pesce.
Mi rilasso abbastanza.
Bevo.
Tutto procede bene tra chiacchiere sul lavoro di Agata,
simpatici pettegolezzi su Anna e io che bombardo di domande
il Dottor padre sul suo, di lavoro: da ipocondriaco
professionista quale sono, ogni volta che ho l'occasione
di avere un medico con cui parlare e chiedere, la sfrutto.
Peccato che il Signor padre sia ginecologo.
Questo fatto limita notevolmente la mia sfera di interesse.
Pi complesso  il momento in cui - siamo al secondo,
un pescione sotto sale di cui non ricordo il nome posto
che io lo abbia mai saputo - il Dottor Padre mi chiede
della mia attivit di poeta.
Agata mi ha detto di aver dato un paio di miei libri al
pap, che li avrebbe pure letti, ma mi  abbastanza chiaro
che lui non li ha letti, anche se finge di s.
Per me  sempre un casino parlare di questa cosa e,
insomma, quando affermo con una certa sicurezza che,
secondo il mio piano quinquennale, entro un paio d'anni
diverr poeta professionista vivente, il Signor Padre mi
guarda con quel tipo di sguardo che non mi  nuovo; lo
chiamo: Lo sguardo ma questo  scemo o mi prende per
il culo?.
Detto questo, non mi piace parlare della mia attivit
poetica coi padri delle mie future mogli. E una sorta di
imbarazzo legato alla difficolt di essere convincente rispetto
alla possibilit che il lavoro di poeta professionista
vivente mi consenta di prendermi cura della famiglia, e
dunque e per fortuna le chiacchiere prendono velocemente
altre, meno insidiose strade, e al momento del gelato
riusciamo pure a parlare di Juventus.
E Tacconi? Se lo ricorda Tacconi dottore?
Come no?
Che baffi, Tacconi, si ricorda i baffi di Tacconi dottore?
Baffi?
S, se non ricordo male Stefano Tacconi aveva dei
gran baffi e poi si metteva la brillantina, anche Zenga,
se la metteva, erano gi giocatori che ci tenevano al look,
non come questi che sembrano dei modelli brutti, ma ci
tenevano.
Zoff no: Zoff era uno di quelli della vecchia guardia,
in bianco e nero Zoff, che portiere, che uomo di poche
parole ma che concretezza, che correttezza, che stile, Dino
Zoff.
Il Signor padre di Agata forse vorrebbe parlare di tattiche
e di moduli o di calcio mercato ma io son mica capace,
poi arriva il momento del caff, sento la porta di
casa sbattere,  la nuova compagna del Dottor padre che
rincasa con Mini Agata.
Mini mi fa un sacco di feste.
La tipa del Padre, Paola,  una figa pazzesca.
  
Capitolo 74.
Primo litigio.

Son quelle cose che a scuola mica te le insegnano.
Tipo dire alla ragazza che tu ami che la nuova giovanissima
compagna di suo padre  una figa pazzesca, ecco,
quello  davvero meglio di no.
Agata  una maniaca delle spese di Natale, deve fare
regali a tutti, e quando dico tutti, dico che si pu arrivare
fino all'ex fidanzato della moglie del cugino, se capite il
livello.
Siamo in un negozio di roba per la casa costosissima,
in centro citt. Tipo che ci sono 'sti coltelli di ceramica
che costano duecentocinquanta euro e un cazzo di tostapane
super fashion firmato da qualche architetto di
tostapani pu arrivare a cinquecento euro.
Robe da pazzi.
Comunque siamo nella zona taglieri in legno di quercia
nana finlandese trattati con olio di foca e io a un
certo punto, non so come mi viene, a un certo punto mi
scappa un: Be', certo che tuo padre si  sistemato bene.
Agata si blocca con un forchettone in mano, un forchettone
in legno d'acero a nove denti e mezzo per inforcare
al meglio la carne di renna.
Mi guarda con quei suoi occhi cangianti che adesso
sembrano di due misure pi grandi.
Sembra sorridere, ma  pi un ghigno.
Cosa intendi per si  sistemato bene, Giacomo?
Io l, fossi una persona che ne sa della vita, che capisce
le donne, fingerei uno svenimento, uno sbocco di sangue,
direi: Cazzo scusa, ho dimenticato la macchina in tripla
fila e il mio senso di ragno mi dice che c' il vigile che sta
facendo le multe.
Oppure con una piroetta psicolinguistica riuscirei a
trovare una giustificazione geniale alla mia uscita, disinnescando
cos la bomba che ho armato come un minchione
da sbarco.
Ma invece.
Be', gran bella donna... signora... ragazza... no?
...
No, dico, cio. E ancora una bella donna no? Che
comunque non  mica una ragazzina... cio cosa avr, un
quarantacinque... Un cinquanta dici? Perch mi guardi
cos? Ti va di posare quel forchettone, Agata?
Ti piace Paola?
Che c'entra, di, dicevo che tuo padre, insomma, 
stato fortunato, no?
Fortunato dici? Allora, di, ti do il suo numero e la
inviti a prendere un aperitivo.
Ma di Agata, ma di, ma su, ma di ma su ma di,
ma di ma su! Posa quel forchettone che mi sembri un
cacciatore di renne finlandese con quella faccia l, mi
sembri un cacciatore di cervi svedese, pronto ad assalire
la sua preda, un povero cervo indifeso della steppa russa,
ma secondo te in Russia ci sono i cervi?
Sei uno stronzo.
Agata posa il forchettone e a passo svelto esce dal prestigioso
negozio, io la seguo picchiettandole l'indice sulla
spalla e ripetendo il magico mantra ma su ma di ma
di ma su che sar mai, di fermati un attimo parliamone
di.
Quello  il preciso momento che tu, qualsiasi cosa dica,
quel qualsiasi cosa, verr usato contro di te.
E quel momento quello, che tu dovresti evitare assolutamente
di parlare se non in presenza del tuo avvocato.
Ma deve essere uno di quegli avvocati cazzutissimi di
New York, avvocati da mille dollari l'ora.
Ti piace Paola.
Mi piaci tu.
Hai detto che  figa.
Non l'ho detto.
L'hai detto, hai detto che mio padre  fortunato.
Baciami adesso nella piazza.
Vaffanculo.
Ti amo.
Di' che  brutta.
 bruttissima fa schifo  orrenda.
Ha il culo grosso?
Come si suol dire che fa provincia.
 vecchia?
Decrepitissima.
E mio padre?
Ah poverino che iattura il tuo povero vecchio padre
nelle mani di questa stregaccia incartapecorita e cattivissima.
E io?
Tu sei la super principessa delle mie brame.
Ok, ho voglia di un kebab.
Con tutto?
Tutto e doppia cipolla.
  
Capitolo 75.
Mini Agata 2.

 un mese bello questo mese di dicembre.  un mese
bello per me che normalmente non mi innamoro mai
in autunno-inverno ma prediligo, poco originalmente, lo
ammetto, la primavera o la quasi estate.
A sto giro usciamo, io, Agata e Mini Agata a far le
compere di Natale. Vorrei comprare qualcosa per Francesca
che si  anche lei innamorata o quasi del ragazzo
dal cane grosso e mi voglio fare consigliare da Agata.
Mi piacerebbe un capo d'abbigliamento ma  difficile,
sbaglio sempre a livello di capi d'abbigliamento femminili,
io.
Le comprer un libro.
Cosa hai chiesto a Babbo Natale, Anna?
Una gru.
Una gru?
S, gialla.
Ti piacciono le gru?
S, da grande ne voglio guidare una.
Mi sembra un'ottima idea.
Si muove e fa le luci.
La gru?
S.
E poi?
Poi ci costruisco le torri con Marco.
Chi  Marco?
Un mio compagno, lui ha un camion.
Un camion come?
Arancione.
E cosa fa?
Porta i detriti.
I detriti?
S.
E cosa costruite? Le torri? I grattacieli?
S.
Bello.
Per Babbo Natale non esiste.
Dici?
S.
Chi ti porta la gru?
Mio pap.
Ok.
Sai cosa ho chiesto io a Babbo Natale?
No.
Un cavallo vero di pongo.
Vero?
S ma di pongo.
Allora non  vero.
S, ti giuro, un cavallo di pongo vivo vero.
Mini Agata guarda sua sorella che sorride, piuttosto
divertita; amo parlare coi bambini, vorrei farlo di lavoro,
fargli un sacco di domande e ascoltare le loro folli
risposte.
Parliamo con Agata dei nostri Natali passati, anzi passatissimi.
Quando abbiamo smesso di credere in Babbo Natale?
Io in verit non ci ho mai creduto, io credevo che i
regali li portasse Ges Bambino. Davvero assurdo a pensarci,
che cosa minchia centra Ges Cristo, e in pi bambino,
coi regali di Natale?
Temo sia stata l'influenza della mia cattolicissima nonna,
che i miei son sempre stati piuttosto atei e miscredenti.
Che poi  anche difficile da immaginare, dico ad
Agata, pensa tu un bimbette nudo che si cala dal camino
o entra dalla finestra, in pieno inverno carico di pacchi
e pacchetti, cio non ha proprio senso. E mia madre che
credeva da bambina che i regali li portasse Santa Lucia?
La patrona dei ciechi. Cosa accidenti centra una santa
cieca con quest'affare dei regali?
E Babbo Natale? mi chiede Agata, che sembra sinceramente
interessata all'argomento.
Va be', Babbo Natale lo ha inventato la Coca-Cola.
Davvero?
Certo, come l'amore.
Non lo sapevo.
S s, l'amore  un'invenzione dell'ufficio marketing
della Coca.
Tu ricordi quando hai smesso di credere?
Verso i sei anni, penso, forse anche prima e tu?
Abbastanza presto, mio padre  uno scienziato.
A me lo disse il mio amico vicino di casa, ci rimasi
malissimo, lui sapeva le cose prima degli altri, la prima
sega se la fece tipo a nove anni e mezzo, era davvero
avanti.
Mi spavento di aver detto la parola sega davanti a
Mini Agata che non sono abituato a parlare con bambini
attorno e dico spesso cose zozze o sessuali e so che non
si fa, ma la bambina  tutta presa a fare disegni per terra
sull asfalto con il suo ombrellino rosso.
Entriamo in libreria dove vorrei comprare qualcosa a
livello librario per i miei.
Io da bambino mi ricordo che a un certo punto volevo
tantissimo il Dolce Forno che ce l'aveva mia cugina
e ci faceva le tortine crude e mi piaceva un sacco ma poi
mia mamma non ha voluto comprarmelo e ho avuto i Micronauti.
Peccato, saresti diventato un grande cuoco, forse.
S, credo anche io, probabilmente mia madre aveva
paura che diventavo omosessuale.
In effetti tu in cucina non te la cavi mica un granch.
Di merda, per colpa di mia madre e dei maledetti
Micronauti.
Una volta uno dei pacchi regalo sotto l'albero a casa
nostra  esploso.
Un pacco bomba di Natale?
S.
Come accadde?
Non ricordo, ero piccola.
Il Natale  un posto pericoloso.
Vero.
Mini Agata si fionda nel reparto bambini dove  allestito
un vero e proprio spazio giochi con seggioline verdi
di plastica, si siede e inizia a sfogliare un libro sui supereroi,
la seguiamo.
Qual  il tuo preferito?
Hulk.
Perch?
Perch fa ridere.
Non ti fa paura?
No.
Thor  pi forte.
No.
Come fai a dirlo?
Hulk pu picchiare Thor.
Ma sono amici.
Infatti.
Sai qual  il mio preferito?
No.
Wolverine, lo conosci?
S.
Tu chi vorresti essere?
Hulk.
Ma  tutto verde.
Il verde  il mio colore preferito.
Ora ti faccio arrabbiare e vediamo se diventi verde e
gigante?
Mini Agata mi tira uno sguardo che non so se interpretare
come che cosa fichissima che mi hai proposto
o questa  la minchiata pi grossa che un adulto mi abbia
detto negli ultimi cinque anni della mia vita. Poi fa:
S!.
Inizio a darle dei colpetti sulla testa con l'indice. Dai
arrabbiati! Arrabbiati Anna! Di di di!
Continuo a picchiettarla sulla zucca e lei inizia a ridere
sempre pi forte e a un certo punto si cappotta dalla
sedia ormai in preda a un attacco di riso isterico. Io continuo
a darle piccoli colpi sulla testa.
Ma non devi ridere Anna! Devi arrabbiarti! Cos non
funziona, al massimo diventi rossa mica verde!
Niente, mi diverto un sacco coi bambini perch sono
come dei nani ubriachi.
  
Capitolo 76.
Omosessualit latente.

Quando penso che vorrei fare conoscere la ragazza
con la quale mi bacio ai miei, vuol dire che la cosa si fa
seria.
Ma resisto, per ora resisto.
Colgo per l'occasione per fare a mia mamma una domanda
che mi frulla nella testa da un po' di tempo, tipo
trentacinque anni circa.
Ha fatto il polpettone mamma, ritengo il miglior polpettone
d'Europa, almeno d'Europa, ma non escludo anche
delle Lontane Americhe.
Mamma?
Eh.
Tu, quando ero piccolo avevi paura che diventavo
omosessuale?
Senti cosa dice tuo figlio?
Mamma sono serio, ok sulla questione del dormire
ma a questa domanda devi rispondere, mamma.
Cosa?
Tu, quando ero piccolo avevi paura che diventavo
omosessuale?
Ma cosa ti viene in mente?
Mi viene in mente, mamma, che ti sei rifiutata di
comprarmi a Natale il Dolce Forno perch avevi paura
che diventavo omosessuale se mi mettevo a fare le tortine.
Sei uno sciocco.
S, e intanto io ho avuto il blocco del cuoco.
Cos' il blocco del cuoco?
Che anche se non sono diventato omosessuale non
ho imparato a cucinare perch tu mi hai traumatizzato
non comprandomi il Dolce Forno ma i Micronauti, me lo
ricordo bene.
Per avevi la scopina.
La scopina?
S, te la portavi in giro per tutta la casa e spazzavi
dappertutto.
Davvero?
S, era una scopina in miniatura che avevi visto in un
negozio e la volevi tantissimo.
Non ricordo.
E poi avevi anche la bacchetta magica delle fate.
Mamma cosa stai dicendo? Pap di' qualcosa, senti
cosa sta dicendo? La bacchetta magica delle fate!
Mio pap  troppo concentrato sulla quarta fetta di
polpettone per poter intervenire in questo dialogo che,
non lo nego, mi sembra stia raggiungendo livelli di morbosit
di un certo calibro.
S, era una bacchetta magica di metallo con una stella
azzurra di plastica, la adoravi.
Non  vero.
Certo che  vero.
Stai dicendo che da bambino manifestavo chiare
tendenze omosessuali mamma?  forse questo che stai
dicendo? Tu che tra l'altro non sei mia mamma? Tu che
non so cosa ne hai fatto di mia mamma? Tu che chiaramente
stai tentando di infiltrare dei falsi ricordi nella
mia mente e non so per quale malvagio scopo che voi
ultracorpi non si capisce mai a che gioco giocate ma sicuramente
 un gioco finalizzato al male assoluto?
Vuoi degli altri piselli?
No, sono apposto.
E finalmente interviene mio padre: Quando porti qui
la tua fidanzata?.
Non siamo fidanzati.
E cosa aspettate?
Ci piace fare le cose con calma.
Pensate di avere tutto il tempo del mondo.
S, siamo giovani.
Vado a dormire.
Buonanotte padre.
Arrivederci, figlio.
Avrei dovuto attendere la fine del conflitto per capire
cosa voleva significare il mio saggio genitore.
  
Capitolo 77.
Autoreggenti.

L'esondamento emotivo che mi piglia in questo tiepido
dicembre  qualcosa che ricorder nei tempi.
Io e Agata ci vediamo, ci incontriamo, ceniamo e pranziamo
assieme pi volte, lei mi cucina prelibate squisitezze
che io gusto ai quattro palmenti, tipicamente roba
fritta, molto fritta, Agata  una capa del fritto, e infatti
prendo due chili, quasi tre in un paio di settimane.
La vado a prendere al lavoro, passeggiamo mano nella
mano come due innamorati dei film di innamorati tipicamente
ambientati a New York in autunno, e in effetti
siamo tra l'autunno e l'inverno che io dicembre me lo
immagino come un mese invernale e invece  una via di
mezzo, lei viene a vedermi un paio di volte leggere le poesie
in pubblico a Torino e una volta andiamo assieme a
Milano, guida lei, io canto le canzoni nel tragitto.
La nostra prima volta in Autogrill  bellissima.
Le faccio notare che io, non avendo la patente, non mi
son mai trovato da solo in un Autogrill.
La solitudine in Autogrill  per me un'esperienza pressoch
impossibile a meno che qualcuno mi ci abbandoni, e
lei, che  una ragazza spiritosa, mi prende in parola. Torno
dalla toilette e non la trovo pi. Vado alla macchina e non
la trovo pi. Entro in una fase di panico del settimo livello.
Ho lasciato il cellulare nella sua macchina.
Inizio a vedere la mia vita scorrere dall'inizio.
Giunto al primo giorno di seconda media, poco prima
di svenire vedo l'auto di Agata sbucare da dietro
un TIR.
Mi ha fatto lo scherzo. Simpatica ragazza. Spiritosissima
ragazza che quasi soffoca dalle risate vedendomi
bianco come un cadavere in mezzo al posteggio.
Ho scoperto di avere una nuova fobia: la Sindrome
del cane in autostrada ad agosto (SCAA).
Mi piace vedere Agata nel pubblico e recitare poesie
d'amore scritte per lei, cercando i suoi occhi tra le persone,
lei che mi guarda e sorride intimidita ma felice.  la
prima donna che mette le autoreggenti tra le donne che
ho frequentato, poche in effetti, e questa cosa delle autoreggenti
mi fa abbastanza impazzire e mi rendo conto
che io i collant non li ho mai troppo amati per non lo sapevo
perch non conoscevo da vicino le autoreggenti, le
autoreggenti le avevo viste solo al cinema, e a tal proposito
scrivo una poesia che si ispira a queste splendide calze
e alle bellissime gambe di Agata, nella quale racconto che
lei mi dice una cosa che in effetti mi dice davvero. Diciamo
che il dialogo si svolse pi o meno cos:
Io e te non potremo mai far l'amore di notte nei portoni,
io con le autoreggenti e i tacchi.
Dici di no?
No, non arriveresti mai dove dovresti arrivare.
Hai ragione, per sappi che quella piccola scala portatile
che mi porto sempre dietro serve all'uopo.
E poi scopiamo.
Scopiamo molto.
A casa mia, a casa sua, nei cessi dei locali dove faccio i
miei spettacoli, altre volte tra i ragni del laboratorio con
i ragni che ci guardano sbaccaliti dalle loro teche, e fare
l'amore, o scopare, come preferite,  una cosa che se ti dice
bene, pi lo fai, pi hai voglia di farlo, e soprattutto pi
lo fai, meglio lo fai e io e Agata non posso proprio negarlo,
miglioriamo, e lei, questa ragazza dai riccioli naturali e
dalle gambe affusolate ha un'altra caratteristica che mi fa
sbiellare: bacia da dio, anche grazie alla consistenza delle
labbra che si ritrova che fossi capace, riuscirei a parlarvi
di questa consistenza di labbra che si ritrova, e una sera
glielo dico, devo proprio dirglielo una sera di questo tiepido
dicembre che lei mi chiede: Dimmi una cosa che ti
piace veramente di me.
I tuoi baci.
Quanto?
Ogni volta che mi baci, muore un nazista.
  
Capitolo 78.
Pig Pen.

Francesca  ufficialmente semi innamorata del tipo col
cane grosso di nome Luca - il cane, non lui - e dal pene
normodotato; ci ha finalmente fatto sesso e ne  uscita
contenta. Festeggiamo il lieto evento con l'ultima pizza a
pranzo prima del Santo Natale. Lei le feste le passer dai
suoi, a Firenze.
Le ho comprato un regalo: un enorme librone antologico
dei Peanuts, dei quali condividiamo la passione.
Francesca dovrebbe essere in fase up, ha il ragazzo,
scrive, e il lavoro va, che le ricche madame del centro in
prossimit delle Sante Feste investono parecchio in regalini
e gadget per i loro pelosi.
 per pi silenziosa del solito. Non sembra cos up.
Allora  un ragazzo gentile questo ragazzo dal cane
grosso?
S molto.
Che fa?
Porta in giro il suo cane e cerca lavoro.
Ambito?
Audiovisivo.
Auguri.
Lo so.
Farinata?
S, cosa c' in quel sacchetto?
Un regalo per te.
 grosso.
S.
Io non ti ho preso niente.
Hai fatto bene.
Un collare di cuoio con le campanelline ti potrebbe
interessare?
S, lo propongo ad Agata per i nostri giochi sessuali.
Ok.
Che c' che non va?
Ma niente, lo sai, il Natale e poi non ho voglia di
andare dai miei ora che sto bene con il ragazzo dal cane
grosso e poi la sceneggiatura, non riesco a piazzarla.
Di che le vacanze di Natale passano. A chi l'hai
mandata?
Ai soliti, niente da fare.
Me la mandi da leggere?
Te l'ho mandata e non l'hai letta.
Va be' ma era la primissima stesura.
Sei uno stronzo di merda.
Di, ero incasinato, rimandamela e giuro che la leggo.
Col cazzo.
Vuoi vedere il regalo?
No.
Vuoilo!
No.
Di voglilo!
No.
Va bene.
Fammelo vedere.
Francesca scarta il librone antologico e finalmente sorride.
Il meglio dagli anni Sessanta a oggi.
Bello, grazie.
Prego.
Me lo porto a casa cos ho qualcosa da fare.
Brava.
E Agata, come va?
Perch non usciamo in quattro una di 'ste sere?
Col cazzo.
Di.
No.
Eddi.
No.
Andiamo a mangiare il sushi!
Il sushi mi fa cagare.
Non  vero.
S.
Sei solo incazzata perch  Natale.
Non sono pronta ancora per uscire in societ con il
ragazzo dal cane grosso.
Va bene.
Voglio un'altra pizza.
Diventerai obesa.
Ha parlato Mister Linea.
Che centra, io sono sfigato, non brucio, ho le ghiandole
sbagliate.
S certo, con tutti i Negroni che ti bevi altro che bruciare,
dovresti innestarti una centrale atomica nello stomaco.
A proposito, ho scritto una poesia d'amore su uno
che gli innestano una bomba atomica al posto del cuore.
Per Agata?
No, parla di amore disperato e triste.
Come fa?
Ce l'ho qua nel taccuino,  ancora una bozza.
Leggimela.
Ma  triste.
Lo sai che preferisco le poesie d'amore tristi.
Ok, si intitola: L'uomo che gli trapiantarono un ordigno
nucleare al posto del cuore per errore.
Forte.
S, ascolta.
Fu veramente un errore grossolano
aveva bisogno di un cuore nuovo
e al suo posto gli misero una piccola ma potente
bomba atomica
curiosamente l'ordigno funzionava alla bisogna
cio pompava il sangue a guisa di muscolo cardiaco
ed il dottore, accortosi dello sbaglio disse al paziente:
non prenda emozioni forti che succede una tragedia
l'uomo inizialmente si incazz parecchio
per questo caso di mala sanit
poi si chet che comunque almeno respirava
un giorno conobbe una ragazza assai carina
un poco bionda un poco no
si chiamava Clementina, come l'agrume
mandarinarancio
se n'innamor
le disse: mi sono innamorato di te
lei disse: mi sembra una bella cosa perch anch'io di te
lui disse: per ci sta un problema
che tipo di tipo di problema? chiese lei
del tipo a fissione nucleare incontrollata
sei un fisico nucleare?
no, mi hanno ficcato una bomba atomica nel petto
interessante disse lei allora  meglio farla finita da
subito, ciao me ne vado
e si gir
e cammin
nel momento esatto in cui la prima lacrima tocc il
suolo
fu l'inferno.
  
Capitolo 79.
Conosco tutti tranne una.

Natale  anche tempo di cene tra amici, parenti, colleghi
di lavoro.
Mi invita Laura, ex compagna di universit, da poco
diventata mamma a una cena dove ci sono altri vecchi
compagni, alcuni dei quali non vedo da anni.
Non ne ho una gran voglia ma faccio uno sforzo e poi
voglio bene a Laura e il suo fidanzato Gaetano mi sta simpatico,
 un attore molto bravo che mi fa un sacco ridere e poi
non ho ancora visto la creatura che hanno messo al mondo.
Arrivo abbastanza tardi perch trovo la gomma della
ruota posteriore a terra. Il contrattempo mi induce, in
un primo momento, alla bestemmia, poi decido di fare il
signore e chiamo un taxi.
Nel mio mondo perfetto i taxi costano poco e anche i
non ricchi possono utilizzarli senza grossi problemi.
In questo mondo, no.
Conosco tutti tranne una.
Il suo nome  Giulia,  un'amica di Laura ed  davvero
bella.
Ho la fortuna di sedermici accanto.
Ci presentiamo: Giulia  una collega di lavoro di Laura;
sembra giovanissima, credo lo sia.
Che sorriso ha questa ragazza?
Come fa a sorridere cos bene?
Chi glielo ha insegnato?
E forse andata a scuola di sorrisi?
Se io fossi il capo di un'industria che produce pasta
dentifricia, giuro che l'assumerei per una campagna pubblicitaria,
con quel sorriso che si ritrova.
Ha i capelli lunghi Giulia, forse castani chiari, lisci.
Ha - perch negarlo? - le lentiggini anche ora che 
inverno e che le lentiggini normalmente migrano dove
fa caldo.
 in effetti piuttosto giovane: venticinque anni. E sto
bevendo troppo e quando bevo troppo divento troppo
simpatico prima, troppo un coglione dopo.
La serata procede liscia e io, discretamente ebbro,
quando Giulia mi chiede della mia attivit di poeta, della
quale ha sentito parlare, ma non mi ha mai visto in
azione, io colgo l'occasione per invitarla ai miei prossimi
trentasette reading.
E come funzionano?
Semplice, salgo sul palco e leggo le mie poesie.
Leggi?
S non ho il dono della memorizzazione di alcunch.
Anche io, fin da piccola, a scuola, un disastro, conosci
Billy Collins?
Conosci Collins?
Te l'ho chiesto io!
Certo s, mi piace un sacco,  uno dei miei poeti vivi
preferiti!
Anche il mio.
Ma di?
Ma s.
Ma no.
Ma giuro, ho molti suoi libri.
Io solo due, quelli tradotti.
Io lo leggo in inglese,  davvero meglio.
Eh, io non lo so l'inglese.
Una volta se vuoi ti leggo qualche sua poesia in inglese,
cambia molto sai?
Immagino... e un altro poeta che ti piace?
Be', Prvert.
Come Prvert?
Come, come Prvert?
Io vado matto per Prvert.
Be', Giacomo, non siamo proprio in pochi ad amare
Prvert.
Gi... per c' un sacco di gente che lo odia Prvert.
Dici?
Io ho incontrato un sacco di odiatori di Prvert.
Io no.
Meglio cos.
Poi chiacchieriamo ancora assai e io le prometto a
Giulia che le far avere un mio libro il prima possibile,
e scopro che non  fidanzata, che ama i gatti, che porta
una terza abbondante di seno e che il suo colore preferito
 il viola.
Poi il vino fa il suo corso e io inizio davvero a straparlare;
per fortuna interviene Laura che mi salva dalla pessima
figura quando inizio un monologo ad altissima voce
sulle ingiustizie che il poeta contemporaneo occidentale
vivente deve subire in questa societ dei consumi e degli
sprechi.
Racconto a una platea, affascinata prima, esterrefatta
dopo, che io e Prvert abbiamo molto in comune anche
se io non fumo il sigaro, perch secondo me Jacques fumava
il sigaro. Racconto che io e Prvert oltre a essere
due grandi cantori dell'amore, siamo molto invidiati e
odiati, abbiamo molti odiatori e dico che se Prvert avesse
avuto Facebook, sai quanti lo avrebbero insultato, come
succede a me, che ogni tanto sbuca uno che mi dice
che sono una specie di Fabio Volo della poesia e che rendo
un pessimo servizio alla Poesia Contemporanea e io
mi dico porca puttana ma scusa, ma perch mai dovrei
rendere un servizio alla Poesia Contemporanea? Cosa fa
per me, in cambio, la cazzo di Poesia Contemporanea?
E porca mignotta, dico, sta gente al posto di rompere i
coglioni a me e a Jacques e a Fabio, non si pu fare i cazzi
suoi e scrivere le sue poesie tristi e inutili e incomprensibili
e magari vendessi tutti i libri di Volo, che mi potrei
comprare tutte le prime edizioni dei libri di Jacques Prvert,
che ci vuole l'accento su Prvert ma non so quale, e
comunque, cari miei, fatevene una ragione, se parlo cos
tanto d'amore, se ne scrivo senza soluzione di continuit,
se non faccio altro che parlarne nei miei versi, giorno e
notte, in pace e in guerra, tra una sega e l'altra, con il
bello e il cattivo tempo, finch morte non ci separi,  per
un unico, semplice, ma validissimo motivo:
 che voi
vi giuro
non ne siete
per un cazzo
capaci.
A parte Jacques, s'intende.
Giulia non mi ascolta gi pi e parla con qualcun altro,
io vado fuori, scrocco una sigaretta, riaccendo il mio
Nokia non Smart, scrivo ad Agata che la amo anche se
l'amore  un'invenzione marketing di quei bastardi della
Coca-Cola.
O forse di Prvert.
O forse di Federico Moccia.
Non vi nego, signori della Corte, che l'attrazione potente
nei confronti della ragazza mi fa scaturire una punta
di senso di colpa, una punticina, un cicinin, come si
dice dalle mie parti.
Poi corro in bagno e mi ci addormento. Non mi succedeva
dai tempi del liceo...
 Laura a trovarmi. Gli altri sono andati. Il fidanzato
di Laura mi propone di dormire sul divano ma preferisco
chiamare un taxi.
  
Capitolo 80.
Marmurluk.

Il tassista  anziano.
Sono in vena di chiacchiere e gli chiedo perch, secondo
lui, in Italia non c' l'uso di prendere i taxi al volo. Lui inizia
uno spiegone ma io mi addormento dopo pochi secondi.
Mi sveglia sotto casa chiamandomi signore.
A casa accendo il computer e trovo una mail di Todor
che risponde a una mia di qualche giorno fa, in cui gli
chiedevo di raccontarmi qualcosa sulla lontana Bulgaria,
sulle donne, sulla sua vita.
Caro amico,
le bulgare sono sagge soprattutto.
Perch quando ballano la musica popolare anche se
hanno il fidanzato di fronte, si strusciano il culo sul fallo
di chiunque balli con loro, in caso di erezione lo guardano
negli occhi e ridono, poi ritornano all'ovile
e sono cos sagge che vanno a lavoro con tacco 12 e tu
pensi che vadano a battere, ma poi ti dici che  colpa tua
i bulgari sono cos saggi che quando  arrivata la crisi,
non si sono scomposti, ma hanno chiesto quando fosse
finita quell'altra
sono saggi perch il vino e la birra non li rende ubriachi
sono saggi perch hanno la parola marmurluk, che vuol
dire essere ubriachi il giorno dopo dal giorno prima, ma
non  come sbronzo, quasi
sono saggi perch invece di aggiustare, accomodare le
cose, le distruggono
sono saggi perch su 9 milioni di bulgari in Bulgaria ne
sono rimasti meno di 7 milioni negli ultimi 20 anni, ma
non sono morti
sono saggi perch danno delle pensioni di 100 euro al
mese ai vecchi
sono saggi perch la paga minima  150 euro
sono saggi perch non combattono la mafia, no, ma 
proprio la mafia che fa il governo.
Caro Giacomo, purtroppo non ho soldi in questo particolare
momento storico per venirti a trovare a Torino, e
quelli che ho li dar per andare al mare, ma vorrei tanto
che ci vedessimo, e sappi che quando vengo, essendo
bulgaro, star a casa tua un mese, poi entro 2 mesi viene
anche tutta la mia famiglia.
Gli rispondo subito, malgrado lo stato alcolico e la
stanchezza preponderante.
Caro Todor
quando verrai in Italia io sar contento tra i contenti e
la mia casa per quanto piuttosto piccola potr ospitare
te, la tua famiglia, la famiglia della tua famiglia e gli
amici della famiglia dei tuoi amici, compresi gli animali
domestici ed eventualmente i nani (un giorno mi dovrai
parlare dei famosi nani bulgari)
sono in pieno marmurluk e il mio cervello  pieno di
pensieri strani devo diminuire il bere, grazie per le cose
di saggezza bulgare
quando ne hai dimmele pure
poi un giorno vorr parlarti della cosiddetta inondazione
di melassa che provoc ventuno morti, centocinquanta
feriti e milioni di dollari di danni a Boston nel '19.
Una storia incredibile, tragica e dolcissima.
Vorrei scriverne un libro.
Vado a farmi una doccia e a dormire che son distrutto.
E poi d un occhio a FB.
 Giulia che mi scrive un messaggio privato. Pi che
scrivere, mi manda una sua foto, un autoscatto di lei seduta
su un letto con il mio libro. Veste una maglietta lunga,
bianca.
E basta.
Sotto la foto un cuoricino rosso e la scritta: Hai visto,
ce l'avevo.
  
Capitolo 81.
Prescrizione.

Quella poesia che mi hai mandato...
S?
 bellissima. E bellissimo ricevere una poesia d'amore
per posta.
Per posta vera, dici?
S per posta vera di carta.
Un po' come le foto, non trovi?
Le foto?
S, da quand' che non vedi foto stampate?
A parte le mostre, un sacco.
Eh.
Comunque era bellissima.
Sono contento.
Me la leggi?
Dopo colazione s.
Ok.
Cosa regalo ad Agata per Natale?
Ci penso mentre la osservo mangiare la sua fetta biscottata
con la marmellata d'arance inzuppata nel latte
freddo. Con Francesca  stato facile, coi miei, gran lettori,
ugualmente facile; e con la ragazza che rende felici questi
miei giorni dicembrini?
Escluderei un libro.
Capi d'abbigliamento non son buono.
Un'auto, non ho i soldi.
Un diamante  per sempre ma fa buzzurro.
Un gatto?
Un gatto, lo sappiamo, servirebbe a me.
Agata ho scoperto una cosa.
Dimmi.
Sai il periodo di latenza?
Quello dei maschi?
S, che dopo aver fatto l'amore, insomma dopo l'orgasmo
l'uomo ha bisogno di un po' di tempo.
Certo.
Che poi dipende dall'et no? Cio uno tipo a sedici
anni ha un periodo di latenza brevissimo, poi aumenta
col tempo.
S, Giacomo lo so.
Come fai a saperlo, anche i ragni ce l'hanno?
Se non mi dici dove vuoi arrivare, ti mangio.
Be', ho scoperto una cosa che  un po' legata al periodo
di latenza.
Dimmela.
Al maschio capita che dopo aver fatto l'amore, oltre
a non aver pi voglia di scopare per un po', gli capita,
a me  capitato, gli capita che, insomma, la donna
che c' l nel letto con lui, non so come dire, una sorta
di repulsione, ecco, pu capitare questa cosa abbastanza
pazzesca che tu sei l che prima sei tutto eccitato
e attratto e poi, dopo essere venuto, niente, vorresti
essere altrove, da solo, magari al bar con gli amici a
bere birra.
Stai cercando di dirmi qualcosa, Giacomo?
S.
Vorresti essere al bar con i tuoi amici a bere birra
adesso, alle nove del mattino?
No, al contrario.
Vuoi farlo ancora?
Ma no,  che dopo aver fatto l'amore con te non mi
viene la repulsione, mi viene come un discorso di tenerezza
nei tuoi confronti che non  che mi sia successo
spesso, capisci?
Sembra una roba da Volo.
Il trio di tenori?
No, lo scrittore.
Minchia, anche tu.
Cosa?
Niente, devo prenderlo come un complimento?
No, per mi hai detto una cosa molto bella... Anch'io
devo dirti una cosa.
Me lo dice strano.
Me lo dice che un po' mi fa un po' paura.
Cosa?
Ti avevo detto della California Academy Of Sciences?
No.
S di, ti avevo detto c'era la possibilit di far domanda
per una borsa di studio.
No no.
S, Giacomo, me lo ricordo benissimo.
Stai mentendo, me ne vado, qualcuno mi chiami un
taxi per cortesia.
Ma dove vuoi andare, siamo a casa tua.
Ok, dimmi, sono pronto.
Pensavo di far domanda.
Per le Lontane Americhe?
S.
Lo sai che son posti pericolosi? Lo sai che la gente
gira armata ed  pieno di grandi obesi, spesso cannibali?
Lo sai che se vai nelle Lontane Americhe poi diventi
grassissima e nessuno mai pi vorr baciarti? E poi  risaputo
che da quelle parti non ci sono ragni.
Ce ne sono un sacco, molti di pi che qua.
Maledetti ragni bastardi, vedi che facevo bene a
odiarli?
Loro non centrano, potrebbe essere una grande occasione.
Tipo?
A Roma ho conosciuto un professore...
Anziano?
No, avr la tua et.
Nano?
Nano?
 un tipico nano obeso americano?
No, anzi  un tipo sportivo.
Vuoi dire che  bello?
S, ma non c'entra, non fare lo sciocco.
Ok.
 lui, Jack, che mi ha invitato a fare domanda.
Jack?
Si chiama, Jack Rugman.
Ti vuole?
Ma no.
Devo mandare dei sicari a massacrarlo di botte?
Sei sciocco.
E se tutto va bene quando...
 ancora tutto da vedere, per potrebbe essere presto.
Penso che dichiarer guerra all America.
Arruolati nell'ISIS.
Ti leggo la poesia.
 mattina ed  sabato e sono le nove e Agata, in questa
atmosfera ad alto contenuto romantico (d'ora in poi: AACR),
mi chiede di leggerle ad alta voce la poesia che le ho scritto
e inviato per posta cartacea. Mi fa strano leggere una
mia poesia davanti a una sola persona e non davanti a un
pubblico, per quella persona  Agata, una tipologia di
persona che mi piace molto, una tipologia di persona che
mi fa sperare in un mondo migliore, se capite cosa intendo.
Che bella.
Grazie.
Quando posti su FB poesie d'amore che avevi scritto
per altre sono gelosa.
Non preoccuparti, sono cadute in prescrizione.
Anche le mie dunque cadranno?
No, le tue no.
E cos'hanno di diverso le poesie d'amore scritte per me?
Sono come l'omicidio.
Non suona molto bene.
Sono come l'associazione a delinquere di stampo mafioso.
Cos fa proprio schifo.
Senti, non sono un avvocato, per fidati che le tue
non cadranno in prescrizione.
Giura.
Lo giuro sul Codice penale, civile e ci aggiungo pure
quello della navigazione che non si sa mai.
Davvero?
S.
Accipizza.
E le dico questa cosa ma dentro di me so che non 
vero, so che qualsiasi poesia d'amore pu cadere in prescrizione
e comunque, dove diavolo la trovo una ragazza
che dice accipizza alle nove del mattino?
  
Capitolo 82.
Al lavoro.

Sono gli ultimi giorni di lavoro prima della pausa natalizia.
Imbusto e affranco centinaia di lettere al giorno; l'incidente
tipico di questo tipo di lavoro  il taglio da carta:
ho i polpastrelli feriti in vari punti e mi porto dietro dei
piccoli cerotti che servono alla bisogna. Sono solo nella
stanza al neon senza finestre e siccome questo tipo di lavoro
occupa circa il quattordici per cento delle mie facolt
mentali, posso pensare ad altro, tipo al romanzo che
debbo scrivere per la GCE.
In alternativa mi lancio in appassionate fantasie erotiche
la cui protagonista  Agata.
Succede una cosa strana: son l che imbusto e affranco
e affranco e chiudo e mi concentro sulla nostra ultima
scopata, ma a un certo punto mi si materializza in mente
Giulia, la ragazza dalle lentiggini invernali.
Cribbio, mi vien duro come la spada nella roccia, poi
arriva anche Agata, s, non c' male, una cosetta a tre,
una cosa che mi manca come esperienza sessuale, una
cosetta a tre, s s, niente male, be', se  per questo, a livello
sessuale mi mancano anche diverse altre esperienze,
la cosa si fa interessante siamo sul mio letto io, Giulia e
Agata e loro si baciano e si toccano le tette e io le guardo
e porco Giuda, penso, penso porco Giuda e penso pure
chiss cosa succederebbe se proponessi una cosetta a tre
ad Agata, tipo: Ciao amore, senti, ci sarebbe questa mia
nuova giovane amica, Giulia si chiama, l'avrei invitata
questa sera a casa per fare una robina a tre che ne pensi?
 molto carina sai? S sto parlando di sesso, io, te e Giulia,
che ne dici? Carino no?.
Mentre la mia porno immaginazione cavalca libera per
le infinite ed erbose distese del Regno della Fantasia, entra
Guido, il tuttofare-magazziniere-manutentore aziendale
con una carriola colma di buste e di lettere.
U Gi, ecco un bel caricone per te!
Se c' una cosa che aborro  essere interrotto quando
mi godo una fantasia sessuale sul posto di lavoro.
Ce n' poi un'altra di cosa che odio forse ancor di pi:
lo storpiamento dei nomi.
Se non sopporto il diminutivo Giacomino, odio con
tutto il cuore e anche qualche altro organo essenziale il
troncamento dei nomi tipo Ale e Manu, poi Gi fa veramente
orrore.
Io, il mio primogenito lo chiamer in un modo che
sar impossibile diminuirgli o storpiargli il nome. Tipo
Go, Ug o Zu.
Ciao Guidone, ultimo giorno di lavoro?
Penultimo, poi si fa festa.
Ah s? E come festeggi?
Guidone  un nano armonico, con uno spiacevolissimo
accento milanese, una trentina d'anni, con abiti da
lavoro e scarpe antinfortunistiche gialle. Lo chiamo Guidone
nella speranza che la cosa gli dia fastidio, ma non
sembra proprio, anzi probabilmente gli piace pure.
Vado a Parigi.
Ma di, che bella idea.
Parigi a Natale, una bella idea del cazzo.
Con la ragazza?
Macch Giacomino, con due miei amici, andiamo a
spassarcela, figa.
Figa, Guidone, tu s che ne sai della vita, bravo. Goditela
che te lo meriti.
E tu, Gi, che fai?
Credo che mi arruoler in qualche esercito privato
e andr a combattere in una zona di guerra ad alto rischio.
In realt, penso, guardando la fronte, invero poco
spaziosa, di Guido, non sarebbe male andare da qualche
parte con Agata. Ma dove? Per me, le vacanze sono
un discorso davvero complesso che mi sembra una roba
innaturale, per alle ragazze piace andare in vacanza, io,
il mio ideale di vacanza,  stare a casa, guardare la tele e
fare l'amore, secondo me, Agata, che  una ragazza intelligente,
approva, per magari andare al lago, non so quale
lago, un lago, con Agata, d'inverno, be', non sarebbe
male, magari guardo su Internet.
Bravo Giacomino, divertiti.
Non mancher, Guidone, buon lavoro.
A te.
  
La Posta del Colon #7.
Il tradimento mentale conta come
tradimento reale?

Questa s che  una domanda di livello.
Il tradimento mentale conta come tradimento?
 punibile come il tradimento fisico?
Chi non ha fantasticato, almeno una volta, di farsi
un giro di dolce su e gi, che ne so, col macellaio, l'idraulico,
con la collega d'ufficio, il cugino del marito,
la sorella dell'amico, l'elettricista dello zio della madre
della nuora?
Chi non l'ha mai fatto, per cortesia, scagli il primo preservativo.
Ci scrive Carlantonia ( un nome di fantasia) e ci confida
un forte turbamento.
Carlantonia  sposata e ha due figli che ama. Ama anche
suo marito Giangino (be', s,  un nome di fantasia),
ama i suoi due gatti Carlo e Maria (sono i veri nomi dei
gatti, i gatti non hanno diritto alla privacy).
La famiglia di Carlantonia  la classica famiglia felice,
con una bella villetta di quelle a schiera e pure il giardino
davanti e dietro.
Poi per a un certo punto Carlantonia conosce Adonaldo (s).
Adonaldo  un Testimone di Geova di sessantasette
anni circa che, di porta in porta, porta quei depliant che
parlano della fine del mondo, credo. Non mi  chiaro di
cosa parlino, dato che li ho sempre usati per farci i
filtrini, senza leggerli.
In realt Carlantonia conosce Adonaldo al supermercato
perch lui si piazza davanti all'entrata dove spaccia il
suo materiale promozionale alle casalinghe disperate che
fanno la spesa.
Ed  cos che Carlantonia conosce Adonaldo, ci scambia
qualche battuta ogni volta che si reca al supermercato
e lo prende pure in simpatia.
Ed  cos che Carlantonia inizia, non si sa come, non si
sa perch, chiusa nella sua stanza e tutto il mondo fuori,
inizia a fare delle fantasie nelle quali i protagonisti principali
sono lei ed Adonaldo.
Proprio roba sessuale, ci racconta Carlantonia.
Non se ne capacita, ma  proprio roba. Spesso in costume,
in ambientazioni avventurose. S, avete capito bene.
Tipo lei  nuda e indossa solo un paio di pattini e si
trova in un campo da hockey. Ci sono dei giocatori che
la inseguono con le mazze e i caschi e lei scappa, finch
arriva Adonaldo che li picchia e poi si baciano sulla pista
ghiacciata.
O ancora, lei viene rapita nel deserto dai talebani e arriva
Adonaldo, vestito tipo un misto di Rambo e Omar
Sharif in Lawrence d'Arabia, armato di mitra e uccide tutti
i talebani e poi fanno l'amore sulle dune al tramonto.
Oppure, ci racconta, Carlantonia, addirittura, la fantasia
si sposta nell'antica Roma e ci sono gli antichi romani
che la vogliono fare mangiare viva dai leoni e arriva
Adonaldo, vestito da Spartacus e con la sua daga, accoppa le
povere bestie e la salva, portandola via sulla sua biga, via,
sempre verso il tramonto.
Senti Carlantonia, in tutta onest, qui nel nostro bunker,
dove ci scervelliamo sui grandi misteri del sesso e
dell'amore, noi, in tutta sincerit pensiamo che il tradimento
fantastico (d'ora in poi TF), non sia un tradimento,
anzi, faccia pure bene alle sinapsi, ringiovanisca la pelle e
sia un toccasana in caso di problemi alla prostata.
Voglio dire, io guardo i film porno, ma mica mia moglie
si incazza perch guardo le donne nude e ci fantastico
su.
C' da dire che non ho una moglie, ma credo tu abbia
capito il concetto.
E dunque, Carlantonia, vai con dio. Qualsiasi dio va
bene, anche Geova.
  
Capitolo 83.
Messaggi segreti.

La prima volta che mi son innamorato  stato in prima
media.
 stato un momento di passaggio abbastanza traumatico:
fino all'estate della quinta elementare consideravo le
bambine esseri inferiori e piuttosto spiacevoli. Non erano
in grado di fare giochi intelligenti e si vestivano in modo
assurdo. Poi in prima media sono finito in classe con la
ragazzina dagli occhi azzurri. La ragazzina dagli occhi
azzurri aveva un naso notevole e i capelli biondi e aveva
una maturit sessuale almeno dodici volte superiore alla
mia che ero ancora, a tutti gli effetti, un bambino.
Per, mese dopo mese, la ragazzina dagli occhi azzurri
ha iniziato a turbarmi di un turbamento che non capivo
da dove arrivasse.
Io le piacevo ma ero chiaramente un tonno.
Ebbi molte occasioni per baciarla.
Non lo feci mai.
Avevo come un blocco, una paura.
Una volta lei mi disse che le piacevano molto i fumetti
di Jacovitti. Lo trovai strano, poich non conoscevo molti
miei coetanei che amassero questo meraviglioso autore.
Io lo conoscevo bene poich in casa avevo trovato diversi
suoi libri a fumetti di mio padre. Il giorno dopo, mi
ricordo, durante l'ora di ginnastica le portai un paio di
fumetti di Jacovitti, mi ricordo che uno era un libro con
la copertina rigida dal titolo Arcicomiche Stellari, il mio
preferito che lei non conosceva.
Feci una cosa assurda: scrissi a matita in grafia microscopica
dei messaggi d'amore per la ragazzina dagli occhi
azzurri. Non ricordo esattamente che genere di messaggi,
ma credo cose tipo mi piaci molto, vorrei mettermi insieme
a te o forse addirittura ti amo. Ne scrissi diversi
di questi messaggi amorosi, un po' nascosti tra i disegni
di Jacovitti.
Aspettai diversi giorni in tensione nella speranza e nella
paura che lei mi dicesse qualcosa. Speravo che non se
ne accorgesse e speravo che mi dicesse anche tu mi piaci
o qualcosa del genere.
E invece poi nulla, mi restitu i libri senza dirmi nulla.
Forse non se ne accorse, forse non li lesse neanche. Forse.
  
Capitolo 84.
Regali.

 un braccialetto d'argento il regalo che voglio fare ad
Agata per Natale. Lo vedo nella vetrina di un negozio di
gioielli d'argento davanti al quale passo spesso andando
al lavoro.
Il mio posto di lavoro  chiuso per le Sante Feste.
 un bracciale fatto di foglioline d'argento;  bello, leggero,
primaverile. Secondo me doner un sacco, allacciato
al polso di Agata.
Quando la signora del negozio mi dice il prezzo del
gioiello mi si incrina la lente di un occhiale.
La signora nota il mio sgomento e mi viene in soccorso:
Se vuole le mostro altri bracciali simili, a prezzi diversi.
No, ce la posso fare.
Bene, faccio un pacchettino.
Lo faccia bello.
Fare regali alle fidanzate  una delle robe per me pi
difficili al mondo. Mi sale un'ansia da prestazione e una
paura di sbagliare che non vi dico. E quasi sempre sbaglio.
Alla ragazza dalle tette tonde, ricordo, regalai a un suo
compleanno uno zaino a forma di Pikachu, il Pokmon
giallo. Per far capire il livello di maturit che contraddistingueva
il nostro rapporto.
Solo una volta regalai un vestito a una donna. Cannai
tutto ci che si poteva cannare. Modello, taglia, senso, opportunit,
tutto. Lei tenne lo scontrino per andare a cambiarlo
ma le rubarono il portafoglio e non lo cambi mai.
Una volta, alla fidanzata Giovanna regalai una canna
da pesca.
Non so come mi venne in mente ma lo feci davvero.
Era una settimana prima del suo compleanno e vidi
questa bellissima canna in una vetrina di un negozio di
articoli di caccia e pesca e, insomma, entrai e la presi
senza pensarci due volte. Spesi anche parecchio.
Poi nascosi la canna sotto il letto e attesi il giorno del
compleanno. Quando consegnai il regalo alla fidanzata
Giovanna con un grande sorriso di soddisfazione, lei mi
guard con un misto di pena, terrore e imbarazzo. Oltretutto
avevo sbagliato tipologia di canna da pesca. Era una
canna da pesca da altura, credo si dica cos, da mare aperto
e non da mettersi su uno scoglio o su un molo o in riva
al fiume nella speranza che qualche pesciolino abbocchi.
Insomma, anche quando oso, niente da fare, oso male.
Io invece son sempre stato piuttosto fortunato a livello
di regali. I migliori regali che mi abbiano mai fatto delle
ragazze amate?
Una bicicletta.
Una pipa.
Una salopette di velluto a coste, rossa come il fuoco.
  
Capitolo 85.
Giulia.

Poi Giulia mi scrive se mi va di prendere un caff assieme
che vorrebbe acquistare un altro mio libro da regalare
a una sua amica per il Santo Natale.
C' almeno un sessantasette per cento di probabilit
che sia una scusa: i miei libri di poesia si trovano in libreria,
soprattutto a Torino. C' un ventuno per cento di
probabilit che Giulia mi si voglia sbattere, se mi si passa
il francesismo. C' un quarantuno per cento di possibilit
che io sia un cretino e accetti l'invito, controproponendo
un aperitivo.
Il quarantuno per cento vince.
Agata  a una delle infinite cene prenatalizie coi suoi colleghi
di lavoro e io prima di uscire di casa mi scasso due Ceres.
Quando bevo prima di un appuntamento non  un
buon segno.
 un segno che sto teso.
In questo caso la tensione  dovuta alla coscienza.
La coscienza che mi dice, in forma di Tonio Cartonio,
seduto in cima al frigorifero e vestito, non so perch, da
aviatore della Prima guerra mondiale, mi dice, la coscienza:
Che diavolo stai facendo Giacomo? Giacomo, fatti
furbo che  pure Natale e le minchiate a Natale valgono
doppio e hanno l'aggravante.
E io bevo, per bere, ci bevo su, cos quel rompicoglioni
scompare dal mio frigo e posso uscire sereno.
Ci vediamo in un bar dove non ho mai messo piede.
Uno di questi lounge bar, se mi si passa l'inglesismo, anche
se non ho idea di cosa voglia dire. Bar so cosa vuole dire:
vuole dire tipo la barra del bancone o qualcosa del genere.
Giulia  una gnocca siderale,  inutile che ve lo neghi,
signori della Corte.
Pi di gnocca siderale esiste solo gnocca imperiale anche
se sembra meno, ma nella scala della figa (SCF) funziona
cos: imperiale vince su siderale.
Mi sono dimenticato il libro.
Mi son dimenticato il libro.
Non fa nulla.
Sono un gonzo, cosa prendi?
Una birra.
Ordiniamo: lei una birra, io un Negroni. La birra 
gialla, il Negroni  rosso come il sangue e gli occhi di
Giulia sono viola. Lo giuro su Ges Cristo Bambino, sono
viola scuro.
Hai gli occhi viola.
Lo so.
Sono lenti?
No.
Giulia.
S.
Io sono sposato e ho tre figli, la nostra relazione non
ha un futuro.
Non  vero e io voglio solo limonare.
Sei davvero maggiorenne?
Secondo te?
Secondo me s.
Questo dialogo sta davvero avvenendo?
S.
Sono pressoch fidanzato.
L'ho vista.
L'hai vista? Garon, un altro di questi portentosi intrugli
rossi!
 bella.
Sei una specie di groupie di poeti?
I poeti fanno pena.
Ne hai provati gi?
Qualcuno.
Cosa intendi con fanno pena?
Non sanno toccare una donna.
Dici?
Dico.
Giulia.
Dimmi.
Domani parto per il Fronte, tra noi non possono esserci
toccamenti.
Quale Fronte?
Quello Occidentale, e quale altrimenti Giulia, ors,
anche tu, che domande fai?
Quello  il momento in cui Giulia si sporge dallo sgabello
sul quale  intrespolata, avvicina il suo viso al mio,
estroflettendo le labbra piuttosto rosse e, non lo nego,
piuttosto carnose, socchiudendo gli occhi e appoggiandomi
una mano sulla coscia per non cascare.
C' un sessantaquattro per cento di probabilit che io
le dia una carezza, sorrida e dica: Potresti essere mia
figlia, bimba, e poi il mio cuore e le mie labbra sono di
un'altra.
Vince il trentasei per cento.
  
Capitolo 86.
Alberi di plastica bianca.

Il Natale, per quanto mi riguarda,  andato a puttane
quando mia madre ha comprato l'albero di plastica.
Di plastica bianca, per farvi capire l'orrore.
Prima di allora i miei prendevano dei veri pini, ma la
maggior parte morivano tra atroci stenti e sofferenza di
sradicamento e caduta di aghi.
D'altra parte, se ci si pensa, il Natale  la festa di compleanno
di un uomo che, come ultimo sacrificio,  stato
crocifisso dalla gente che era venuto a salvare.
Natale lo passo con i miei, la vigilia e anche a pranzo,
noi tre e basta.
C' ancora il maledetto albero di plastica bianco in
bella vista in salotto.
Potrei fonderlo, penso, intanto che mangio il diciassettesimo
gnocco alla romana. Per qualche sconosciuto motivo
gli gnocchi alla romana sono perennemente presenti
nel menu natalizio dei miei; non so da cosa derivi questa
curiosa tradizione.
Potrei fondere il finto albero di plastica bianca, penso,
ma non sono dell'umore giusto.
Ho il senso di colpa di bacio (SDCDB).
Il senso di colpa di bacio natalizio (SDCDBN). Il senso di
colpa di bacio natalizio, tra i sensi di colpa,  uno dei
peggiori. Non riesco manco a concentrarmi sulla splendida
idea della fusione dell'orrendo albero di Natale di plastica
bianca, poich ho il senso di colpa di bacio natalizio.
Ma io non volevo.
Sono stato costretto.
 stata pressoch una violenza sessuale.
 vero che ci siamo baciati, io e Giulia, per circa ventiquattro
minuti intrespolati su trespoli da bar, ma io mica
volevo veramente signori della Corte!
Signori della Corte sono stato costretto!
Lo giuro, signori della Corte!
Clemenza in nome di dio clemenza,  Natale!
Insomma cosa devo fare? Devo confessare ad Agata
che sono stato costretto a posare le mie labbra sulle labbra
di questa ragazza ladra di baci e le ho anche - lo
ammetto - posato una mano su una tetta - di marmo,
ragazzi - una sera dell'antivigilia circa?
Col cazzo.
Poi succede il fatto. Mentre mio padre, come da tradizione,
sparge lo zucchero a velo sul pandoro, io tiro fuori
il cellulare e senza pensarci pi di tanto scrivo un messaggio
a Giulia. Un messaggio di rara semplicit: Che
fai?.
Velocissima  la risposta: Mi annoio al pranzo di Natale
dai miei.
Velocissima  la controrisposta: Ti va una passeggiata
post prandiale?
A casa tua?
Ok, alle quattro.
Ecco,  fatta.
Per fare un casino ben fatto, nell'era dell'ipercomunicazione,
bastano un centinaio di secondi.
Giulia ha un vestito corto di velluto a coste normanne
trifolate Wuilbur Ghesboro e delle calze scure pesanti,
marca non identificata.
Il vestito  nero.
Ai piedi calza delle scarpe Annabel Mercaden che se
proprio devo dirvela tutta sono uno sballo, tacco medio,
rossissime. Aperte sul davanti.
Una cosa che spesso mi  capitata  di uscire con donne
che non mettono il tacco alto perch temono che io mi
imbarazzi in quanto brevilineo.
Sta a me spiegar loro che non mi crea nessun turbamento
accompagnarmi a donne pi alte di me.
I capelli di Giulia sono intrecciati in una treccia ad
alto livello trecciante.
Ha qualcosa in mano.
Un regalo per te.
Cosa ?
Un dolce.
Un dolce natalizio?
S.
Tendo all'obesit, non dovresti.
Sciocchezze.
Mi fai entrare?
Nella confusione mentale non mi sono accorto che siamo
ancora nella Posizione n 1, cio io sull'uscio, con la
porta aperta e lei fuori dall'uscio, con un pacchetto in
mano.
Nella confusione mi viene in mente la scena di Lasciami
entrare, romanzo e film. La giovane vampira non pu
entrare nell'appartamento del giovane vicino di casa se
non viene invitata appunto a entrare, il ragazzino non ci
crede e lei gli mostra cosa succede se entra senza essere
invitata a farlo.
Non vi dico cosa succede. Andatevelo a vedere, che
merita. Ma prima leggetevi il romanzo di John Ajvide
Lindquist.
Ma Giulia non  una vampira.
O no?
Posizione n 2. Giulia seduta sul mio letto a uso divano,
le gambe accavallate. Io in cucina che scarto il frittissimo
e untissimo trancio di dolciume natalizio che tradisce le
origini meridionali della famiglia della mia ospite.
Chiacchieriamo del pi e del meno. Ci raccontiamo
dei nostri pranzi di Natale. Il mio, minimalista a tre. Il
suo, ricco di cugini, nipoti, nonne, cani, amici di famiglia,
un tripudio di cibi e risa e altissimi volumi.
Come hai fatto a staccarti cos velocemente, di norma
questi pranzi durano fino a notte fonda.
Avevo voglia di vederti.
Posizione n 3. Entrambi seduti sul mio letto a uso
divano, io con un piattino in mano. Nel piattino un'abbondante
porzione di dolce ai mille unti. Penso al mio
telefonino: cosa faccio se squilla?
Non ho voglia di mangiare il dolce anche se ha un
bell'aspetto. Sembra una montagnola fritta che erutta
crema pasticcera. Penso all'apporto calorico di quella
roba.
Assaggio.
Squisito.
Vero?
Come si chiama?
Giulia mi leva il piattino dalle mani, lo posa con fare
sicuro, ma nel contempo delicato sul letto a uso divano.
Riesco a pensare in quei pochi secondi:
Speriamo non si rovesci che non ho lenzuola di ricambio
pronte all'uso.
Meno male che Agata non ha le chiavi di casa.
Chi  il coraggioso editore che ha avuto il coraggio di
editare le poesie di Sandro Bondi?
E siamo alla Posizione n 4. Giulia mi zompa addosso
abbrancandomi con una mossa di gambe degna di una
campionessa olimpionica di lotta greco-romana.
Mi bacia e io rispondo al bacio. Le sue labbra sanno di
cocco. I suoi capelli profumano di shampoo buono.
Non dobbiamo scopare.
Giulia  una che non fa prigionieri anche se non ha
senso questo modo di dire nell'occasione specifica, mi
piaceva usarla per stemperare l'imbarazzo del racconto.
Posizione n 5. Ok, per scopare non scopiamo. Tra l'altro
non ho preservativi.
Per un pompino natalizio,  inutile che ve lo neghi,
ci scappa.
E anche di alto livello, se capite cosa intendo.
  
Capitolo 87.
Scherzi di Natale.

Poi arriva la sera; io e Agata ci vediamo a casa mia.
Ho una paura fottuta che si possano intravedere le
tracce dell'atto sessuale avvenuto da poche ore.
Vado alla ricerca di un qualsiasi elemento che possa
inchiodarmi.
Un capello. Un orecchino. Un profumo. Una scarpetta
di cristallo.
Come mi sento?
Senso di colpa?
Senso di colpa e mortificazione? Senso di colpa e mortificazione
che mi mastica da dentro?
Senso di colpa come un cane che mi mastica lo stomaco,
un cane tutto nero e sporco e puzzolente di cane sporco
e macilento che mi macina da dentro coi suoi dentacci
gialli e salivosi e appuntiti?
No. Ammetto di no.
Cosa mi succede? Sto diventando un vulcaniano? Non
provo pi sentimenti?
Sar il Natale.
 il momento dello scambio dei doni d'amore. Agata
accoglie il bracciale con le foglioline d'argento con un
gran sorriso. In effetti  proprio un bel monile.
Che bella parola monile.
 bellissimo.
Ti sta?
Perfetto.
Bene.
Anche io ho una cosa per te.
Cosa?
Indovina?
Un gatto di pongo?
No.
Un annaffiatoio di cristallo?
No.
Una zucca?
No.
Un pesciolino d'oro?
No.
Un tamburello?
No.
Ho capito: un letto a cinque piazze e mezzo.
No.
Un topo infrangibile?
No.
Ci sono: un misuratore di sciocchezze! No, una banana
parlante? Diecimila biglie di vetro? Delle nacchere
fosforescenti? Un'ora di tuoni e fulmini?
No.
Ci sono vicino come tipologia, almeno?
Non direi.
Una mina anti-cretino?
No no.
Un abbonamento per fare colazione con te per
cent'anni?
Bello... Ma no.
Mi arrendo.
Agata tira fuori un pacchetto a forma cubica e me lo
d. E abbastanza pesante. Lo scarto:  la collezione completa
della mia serie TV americana preferita sugli zombi.
Un'epica avventura di un gruppo di disgraziati che girano
come trottole impazzite per gli Stati Uniti cercando di
sopravvivere ai morti viventi e anche ai vivi morenti figli
di puttana che nel caos globale son diventati pi bestie
degli zombi stessi.
Gliene avevo parlato ad Agata e le avevo detto che mi
ero fermato alla prima serie ma che mi sarebbe un sacco
piaciuto vedere la continuazione.
Che bello, potremo passare un inverno super zombico!
A fine febbraio parto.
Che cosa strana, ho appena avuto un'allucinazione
uditiva, mi  sembrato di aver sentito la parola fine, unita
alla parola febbraio e al verbo partire coniugato alla prima
persona singolare dell'indicativo presente, che roba
strana, sar che ho mangiato troppi gnocchi alla romana.
S, deve essere quello: figurati che ne ho mangiati tipo
diciannove...
Giacomo.
Ok, mi siedo.
Sembra che mi vogliano proprio, in America.
Non  vero, stai mentendo per farmi uno scherzo di
Natale.
Non esistono gli scherzi di Natale, ci sono quelli di
Carnevale ma di Natale no.
Oh s che esistono, questo  uno scherzo di Natale,
un brutto scherzo di Natale.
Sii serio per favore Giacomo,  una grande occasione
per la mia carriera, lo sai.
C' un momento di silenzio.
Ci guardiamo, io e Agata. Lei mi sorride.
Odio i ragni, odio gli americani guerrafondai, favorevoli
alla pena di morte che hanno pure usato non dico
una ma due bombe atomiche sui poveri giapponesi indifesi
per vedere se funzionavano bene, odio Obama, le
Montagne Rocciose e McDonald's e...
E i nazisti, i nazisti e lo sbarco in Normandia dove li
mettiamo?
Va bene, scopiamo.
  
Capitolo 88.
Dai tempi di Bobby M.

Cerco su Facebook Jack Rugman, il professore di merda
che mi sta portando via Agata.
 bellissimo.
Non  obeso.
E ci scommetto che  anche favorevole all'abolizione
della pena di morte e gli spiace un sacco delle bombe
atomiche sganciate sulle teste dei poveri giapponesi.
Ha messo anche diversi like ai post di Agata,  chiaro
che la vuole.
Me la sta portando via.
Ora le scrivo una lettera d'amore pazzesca nella quale
le spiego che andare nelle Lontane Americhe  un errore
della Madonna e che la voglio sposare e fare nove bambini
con lei e che la felicit non  oltreoceano, ma qui.
Anzi no, vado sotto casa sua e le faccio una serenata e le
porto un mazzo di cento rose e le faccio la dichiarazione
d'amore e le spiego che la felicit  qui a portata di
bicicletta.
No.
Chi sono io per dire ad Agata di restare e di rinunciare
a un'occasione del genere? Come Woody Allen in
Manhattan che lui alla fine del film torna dalla bella e
giovane Tracy e le chiede di non partire per Parigi.
 una stronzata.
 una stronzata egoista.
Non bisogna mai dire alla donna che ami di non partire
per Parigi, mai. Se lo fai, caro Woody, vuole dire che
non la ami, ecco cosa vuole dire caro vecchio Woody.
Anche se la donna che ami sta andando a centomila
chilometri di distanza dritta nelle braccia di un giovane
professore scienziato brillante e che potrebbe tranquillamente
recitare come controfigura di Robert Downey Jr,
nel prossimo Avengers.
Mi siedo al mio tavolo di scrittura, intingo il pennino
nell'inchiostro nero come la notte e scrivo su un foglio di
pergamena: Non voglio sapere dove vai. Voglio sapere
che torni.
Poi lo arrotolo e mi ci faccio un cannone come non se
ne vedevano dai tempi di Bobby M.
  
Capitolo 89.
Due donne bellissime.

Poi tutto inizia ad andare veloce; nella mia memoria
fallata i giorni tra Natale, Capodanno e i primi dell'anno
si fanno confusi, bevo molto, troppo, faccio uno
spettacolo di fine anno con gli amici miei musicisti in
un esclusivo club vicino all'aeroporto di Torino. Forse
esclusivo club non d proprio l'idea:  una cazzo di bocciofila
piena di famiglie e bambini urlanti che spaccano
piatti, con una capacit di concentrazione pari a quella
del mio bidet.
Giulia mi scrive e mi chiede se pu venire con delle
sue amiche. Le sconsiglio la cosa, le dico che non sar un
gran Capodanno, le dico di trovarsi una situazione pi
consona alla sua giovane et, tipo andarsi a strafare di
crack in una qualche discoteca di provincia.
La verit  che non ho nessuna intenzione di trovarmi
nello stesso locale a Capodanno con Agata e Giulia, da
gestire.
Lei insiste.
Io le dico fai come vuoi.
Lei si offende.
La serata capodannesca inizia male e finir peggio.
Prima dello spettacolo siamo a cena io, gli amici miei
musicisti Diego, Luca, Marco, Paolo e Giovanni. S, lo so
sembra l'Ultima Cena.
C' anche Agata con noi e qualche amico che all'ultimo
si  unito alla combriccola.
Siamo in un salone abbastanza grande, male illuminato,
dove  stata montata una struttura che nell'idea del
gestore del locale dovrebbe essere un palco e che, intanto
che facciamo le prove del suono, scricchiola in maniera
preoccupante. Io mi becco pure la scossa dal microfono.
Sono nervoso e Agata se ne accorge.
Che c'?
Niente.
Che c'?
Niente.
Che c'?
Vorrei essere altrove.
Non sei contento che sono qui? E il nostro primo
Capodanno.
Probabilmente il prossimo lo festeggerai con Gionni.
Sei scemo e ingiusto.
Lasciamo perdere, di, e godiamoci la serata.
Inizia ad arrivare la gente. Per lo pi famiglie con parecchi
bambini.
Iniziano ad arrivare anche gli antipasti e io bevo.
Il salone  pieno. C' anche una tavolata di tamarri che
inizia a piantare casino gi al vitello tonnato.
Diego, perch siamo qui?
Perch ci pagano bene.
Se fingo un malore?
Perdiamo la serata.
Ti dispiacerebbe?
Pi che altro poi il malore vero te lo induco io a mazzate.
Cos'hai?
Non ne ho voglia.
Su di, ne abbiam viste di peggio.
Tipo quella volta a Venezia.
Se siamo sopravvissuti a Venezia, nulla pu pi fotterci.
Quattro anni fa. Io e Diego in una specie di birreria
veneziana.
Il pubblico era formato da una squadra di calcio di
veneti ubriachi. C'era un piccolo palco di legno con un
pianoforte. Riuscimmo a domarli, ancora oggi non so come.
Alla fine diventammo amici e bevemmo fino all'alba
coi ragazzoni.
Diego si perse tra le calli col cellulare spento e io fui
certo per alcune ore che fosse morto, caduto in acqua
ubriaco. Lo ritrovai, la mattina dopo, in pantaloncini da
bagno, in piazza San Marco. Era andato a fare un bagno
notturno al Lido.
E poi arriva anche Giulia con tre persone. Due ragazzi
e una ragazza. Prendono posto nell'unico tavolo libero.
Giulia guarda da questa parte e i nostri sguardi si incrociano.
Lei fa un piccolo sorriso. Io no.
Lo spettacolo inizia alle undici per scavallare la mezzanotte.
Verso le undici e mezza ringrazio per l'ennesima
volta il Signore di non avere il porto d'armi perch il mio
desiderio di sparare sul pubblico si sta facendo davvero
preoccupante.
Alterniamo poesie a musiche e canzoni e la gente si fa
i cazzi suoi. E c'ha pure ragione la gente:  Capodanno.
La tavolata di tamarri alla nostra sinistra oltre a farsi i
cazzi suoi raggiunge un livello acustico superiore a quello
degli strumenti amplificati sul palco.
A mezzanotte facciamo il conto alla rovescia.
Mi sembra di essere in un cazzo di villaggio vacanze.
Come fanno gli animatori ad animare?
Come resistono?
Ci sono tre bambini sotto il palco che mi guardano e
mi prendono per il culo.
Sento rumore di piatti rotti. Scotty ti prego,
teletrasportami via.
Poi il resto  piuttosto confuso. Faccio una pausa sigaretta
fuori e mi trovo con Giulia che coglie l'occasione.
 bellissima.  bellissima lei,  bellissima Agata. Sono
circondato da donne bellissime. Non mi merito tutto
questo, Signore, perch mi circondi di siffatte bellissime
creature? Io non me lo merito, Signore. Puniscimi ti prego,
punisci questo peccatore, fornicatore, copulatore, crapulatore
e chi pi ne ha pi ne metta!
Come va?
Sei venuta.
In effetti.
Chi sono loro? Indico i tre amici suoi che fumacchiano
a cinque metri di distanza per darci modo di
parlare, se esce Agata ora, le dir che Giulia  mia sorella
e che non ci vedevamo da ventanni quando, durante
la guerra fummo divisi, io andai all'ovest, lei al
nord.
Amici.
Come stai?
Io bene, tu? Serata un po' faticosa?
Non ne posso pi.
Hai visto che nebbia?
Ho visto.
Cosa fai dopo?
Credo morir.
Poi morir non muoio ma per bere bevo a manetta e
insulto, nell'ordine, la tavolata di tamarri che pianta casino
dall'inizio della serata, i bambini isterici e il padrone
del locale. Si sfiora la rissa un paio di volte e verso le due
di notte mi trovo nel cesso comune ad aspettare il mio
turno. Si apre la porta ed esce Giulia. Ci guardiamo per
quattro secondi circa e poi ci diamo un bacio piuttosto
umido. Non entra nessuno per puro caso.
Poi Giulia se ne va con gli amici.  in macchina con
loro. Mi dice anche dove ma lo dimentico subito.
Riesco ancora a litigare con Agata.
La mattina dopo non ricorder il motivo. Dovr farmelo
spiegare da lei.
Anche lei torna a casa con una coppia di amici. Io mi
fidanzo con la bottiglia di sambuca. Chi non dorme assieme
a Capodanno non dorme assieme tutto l'anno?
Per fortuna Diego mi porta a casa e mi benedice con
un: Sei un minchione ma ti voglio bene.
Che bella la virile amicizia tra compagni d'avventura.
No?
Al posto di andare a dormire mi piazzo al computer
e scrivo una lettera al professore americano, via FB. La
scrivo in italiano e me la faccio tradurre dal traduttore
automatico di Google.
Hello I am th love of Agatha. Do not you do it all: you
Yankees shit you've done enough damage in th world
and I wanted to warn you that if you try to get your
hands on th woman I love America and I am there in
th fucking open your ass with my fucking hands.
I know very well what are your ambitions on th
beautiful girl in question and that's why I want to warn.
In our country we say forewarned is forearmed.
Dear Jack.
See you.
Lo so: incredibile ma vero.
  
Capitolo 90.
1 gennaio.

Mi ha scritto Jack.
Eh.
Mi ha detto tutto.
Tutto tutto?
Sei pazzo.
Sono pazzo di te.
Sei uno stronzo.
Sono stronzo di te.
Sei un cretino.
Sei bella.
Non funziona cos.
Sono stato pessimo.
Ieri sera mi hai fatto una scenata di gelosia orrenda.
Non ricordo.
Eri ubriaco.
Molto.
Bevi troppo.
Ne ho bisogno per stare tra la gente.
Non va bene.
Hai ragione, ci vediamo che c' il sole?
Va bene.
Riattacchiamo senza salutare, come nei film americani.
Poi ci vediamo al parco. Fa freddo ed  il primo giorno
dell'anno. Fa freddo ed  il primo giorno dell'anno
ma c' il sole. Lei  bella pallida con i capelli tutti a cazzo
come piace a me, io devo avere una cera, come si suol
dire, di merda.
Lei  triste, ma non per ieri sera e neanche per la minchiata
che ho fatto con l'americano.
Ci sediamo sulla mia panca preferita di legno verde,
quella vicina al torello sputazzone. Il torello sputazzone
 la tipica fontana torinese: l'acqua viene appunto sputata
dalla bocca di un toro.
Non c' nessuno in giro, ancora tutti a smaltire gli eccessi
della sera di festa.
Per terra  pieno dei rimasugli di botti. Alcuni inesplosi.
 incredibile, penso, come le cose, quando si fanno molto
belle o molto brutte, aumentino di velocit. Le cose. Gli
avvenimenti della vita, quando si fanno estremamente belli
o estremamente brutti,  come accelerassero. Che cosa
strana che il verbo accelerare abbia una sola l; son quelle
cose della lingua italiana che non capir mai davvero.
Comunque gli avvenimenti brutti, come quelli belli, sono
come i vagoni delle montagne russe quando scavallano il
salitone e iniziano la discesa pazzesca prendendo velocit.
Pu essere bellissimo o bruttissimo.
Soprattutto se ti sei appena scassato due hot dog giganti
con abbondante maionese.
Vuoi qualcosa da mangiare?
Non ho fame e poi  tutto chiuso.
Ho dello zampone.
Dello zampone?
S, in tasca, l'ho rubato ieri sera e me lo son dimenticato.
Non ci credo.
Giuro, ci sono anche le lenticchie.
In tasca?
Ok scherzavo.
Sei sciocco.
Agata, prima che il carrello delle montagne russe
dell'affanculo amoroso iniziasse la sua discesa a rotta di
collo, mi diceva sei sciocco in un modo che mi piaceva
un sacco perch si capiva che amava le mie sciocchezze, lo
si capiva dal fatto che gli occhi le brillavano, le ridevano
gli occhi, ora invece il suo sei sciocco  uno sei sciocco
annebbiato, come se anche lei si ricordasse quanto le
piacevano le mie sciocchinerie, ma ora non pi.
Non ti piacciono pi le mie sciocchinerie, vero?
Non  questo.
Cos' dunque?
Fra un mese parto.
Lo so, vai oltre l'oceano.
S.
Non pensi sia possibile un rapporto a distanzissima?
Non lo so.
Ti piace l'americano?
Non  questo.
E cos', cristo iddio!
Per favore Giacomo stai calmo.
Stai calmo? Stai calmo un cazzo!
E l purtroppo m'incazzo perch il maledetto vagoncino
pieno di vaffanculo amoroso ormai sta raggiungendo
una velocit inaudita, sta per superare la velocit del
suono, scintille di sfregamento ferroso accompagnano la
sua caduta libera e io m'incazzo e mi alzo e faccio la cosa
pi sbagliata del mondo, cio di cose sbagliate nel mondo
ce ne sono tantissime da fare, tipo sganciare una bomba
atomica su una citt piena di donne, uomini, bimbi, cani,
tartarughe, mosche, forse addirittura giraffe, ma questa,
diciamo, pu essere annoverata quantomeno tra le prime
dieci.
S, nella top ten ci entra di diritto, secondo me.
  
Capitolo 91.

Cosa le dissi?
Che cosa dissi alla ragazza che ha reso preziosa l'ultima
parte della mia vita confusa.
Cosa le dissi?
Non  il caso di riportare l'idiozia per filo e per segno.
Ero geloso. Ero insicuro. Ero stupido (GIS). Lei ascoltava
il mio monologo balbettante; la mia voce un paio di
ottave pi alta del normale.
Cosa le dissi?
E soprattutto perch d'un tratto ho cambiato tempo
verbale?
Lo so: per il pathos.
Le dissi che non gliene fregava un cazzo di me, che mi
aveva preso in giro che tanto lo sapevo che a Roma si era
chiavata l'americano di merda, le dissi che non aveva il
coraggio di dirmi che non m'amava e che stava facendo
la fuga di cervello e la nostra amata Patria aveva bisogno
di lei, la nostra Nazione, gli italiani avevano bisogno di
gente come lei per tirarsi su dopo un ventennio di berlusconismo,
l'Italia aveva un bisogno fottuto di brave aracnologhe
e poi la sua sorellina? Come avrebbe fatto la sua
sorellina senza la sua sorellona? E il suo vecchio padre
malato? E poi le dissi che non me fregava un cazzo che
se ne andasse pure che tanto io lo sapevo che lei stava
con me solo perch sono un bravissimo e sensualissimo
poeta ma non mi aveva mai amato davvero mentre io s
avrei dato un occhio per lei, una mano, le dissi allora
vattene, vattene via lontano, vattene oltre l'oceano, dove
ti farai una vita americana e sarai sposa del professor
figo e ci farai un sacco di bambini americani grassi e
berrai un sacco di whisky e diverrai una casalinga disperata
alcolizzata e lui ti far le cornazze con le giovani
studentesse e tu mi penserai qui nella Vecchia Europa e
ti verr il mal d'amore ma sar troppo tardi, mia cara, oh
se lo sar, perch io vivr solitario sul lago nella mia casa
di legno ai bordi del lago e scriver poemi bellissimi e
immortali guardando i tramonti lacustri e fumando la
pipa, la mia barba sar bianca e sar troppo tardi, oh se
lo sar, per il nostro amore che sarebbe potuto essere
un amore di rara bellezza, di baci, di ragni esotici, di
colazioni, e di lunghe passeggiate sul fiume in bicicletta
e dunque le dissi addio, s, addio le dissi addio il primo
giorno dell'anno al parco, lei seduta sulla panchina di
legno che mi guardava e gli occhi le si ingrandivano e
le si bagnavano gli occhi belli che teneva che in quel
momento pensai che era bellissima anche cos, seduta
con gli occhi grandi quasi in pianto, pallida con i capelli
tutti a cazzo.
Ha freddo, si vede, un poco trema.
Io no, son tutto un fuoco. Esistono due tipi di fuochi:
c' il fuoco buono del sole e del camino, c' il fuoco del
fal che ti scalda quando fai il campeggiatore nel bosco
di notte, c' il fuoco dell'accendino e del fiammifero, del
cerino.
Il mio fuoco non rientra tra i tipi di fuoco buono.
E mi scuso per tutte queste cazzo di metafore ma non
saprei come spiegare altrimenti.
Il mio  il fuoco che consuma, che distrugge e ti rende
secco e gelato; ti rende ghiacciato questo fuoco, ti rende
cenere fredda, non  il fuoco buono, il mio fuoco.
Ciao.
Ciao, vado.
S, ciao.
Magari ti chiamo pi tardi.
S, magari s.
Vado.
S, vai.
S, ciao.
Non fatelo mai, non lasciate mai una ragazza con gli
occhi umidi di tristezza, sola su una panchina nel mezzo
dell'inverno.
Non vi verr perdonato.
Neanche con tutti i baci del mondo.
  
Capitolo 92.
Sbronzi all'alba senza sigarette.

Sono tutti via.
I miei genitori sono via.
Francesca  via.
I miei amici sono quasi tutti via.
Ora che ci penso ho pochi amici.
Perch ho cos pochi amici?
Una volta ne avevo molti.
Ma non scopavo.
Son tutti via, dicevo.
Se avessi un gatto, sarebbe via.
Provo a scrivere un SMS a Franco. Ci conosciamo dalle
scuole medie e ci vediamo tipo tre volte l'anno, tipicamente
a casa sua dove ci si sfonda di canne e birra e si
parla dei bei tempi passati.
 uno che come me non ama andare in giro a far vacanze
e si gode il tempo libero chiuso in casa davanti
al computer, possibilmente con le serrande serrate e, appunto,
una notevole quantit di erba spinella di ottima
qualit.
Mi risponde e lo vado a trovare.
Porto un'onesta quantit di birra doppio malto.
Ti trovo male.
Anche tu sei uno schifo.
Come va?
Una merda.
Vuoi un tiro?
Anche due.
Racconto a Franco di Agata, di Giulia, del mio nuovo
lavoro di imbustatore dal quale sto sinceramente pensando
di licenziarmi in tronco.
E cosa farai?
Entrer nel professionismo della poesia contemporanea
occidentale.
Come si fa?
Penso si debba fare una regolare domanda al Comune
di residenza.
Forte.
S.
Credi di farcela?
Comunque io l'amo.
Chi?
Agata.
Diglielo.
Non ci crede.
Ci faresti davvero un figlio?
Una figlia.
E come la chiameresti?
Altronde.
D'altronde cosa?
No, dico, la chiamerei Altronde.
Bel nome.
Grazie.
E Giulia?
Cosa?
Cosa hai intenzione di fare?
In che senso?
Quella ti vuole, Giacomo,  inutile che te lo neghi.
Posso averle entrambe?
No.
Perch no? E un mio diritto costituzionale.
S, nella costituzione del tuo cervello.
Mi sento in colpa.
Sei sbronzo.
Anche tu. Cosa devo fare?
Bevi molta acqua.
No, dico con Agata.
Va' dove ti porta il cuore.
Vaffanculo.
E cosa vuoi da me? Va dove ti porta il cazzo allora.
Le ho pure fatto la scenata di gelosia.
Perch sei un minchione.
E tu sei un vero amico.
Ti dico la verit.
La dura verit, vuoi dire.
La sacrosanta verit.
Perch  tutto cos difficile, Franco?
Perch se no, sai la noia.
Ho finito le sigarette.
Che ore sono?
Le cinque.
Sbronzi all'alba senza sigarette.
Ci facciamo una partita a Guitar Hero?
Mi addormento sul divano di Franco con il basso di
plastica in mano durante un suo portentoso assolo, alla
chitarra, su un pezzo epico degli ac/dc.
La mattina facciamo colazione assieme.
Ho la testa a pezzi e anche il mio amico non  messo
benissimo.
A colazione il tema della conversazione verte nettamente
su un mio dubbio teologico.
A te, Franco, risulta che Ges avesse fratelli o sorelle?
Come ti viene in mente sta domanda?
Non so, credo di aver sognato qualcosa a riguardo.
S, ne aveva.
Davvero?
Giuro.
Tipo?
Mi sembra quattro fratelli e quattro sorelle.
Giura.
Giuro giuro.
E quindi la Madonna?
Maria?
Eh.
Cosa?
Tutto il discorso della verginit.
Eh?
Quando  stata assunta in cielo non era pi vergine.
Che centra, la verginit della Madonna  un dogma,
c' pure una bolla papale.
Come fai a sapere 'ste cose? Tu sei ateo e miscredente.
Ti ricordi che studi ho fatto? Met della storia dell'arte
 a tema religioso, so tutto su santi, martiri, Ges, madonne,
differenza tra gli angeli, che poi nella tradizione
dei Vangeli, fratelli sono anche i parenti prossimi, tipo
i cugini, ma comunque l'immacolata concezione non
vuol dire che non hanno scopato, lo  perch a Maria 
stato tolto il peccato originale con cui tutti nasciamo.
Minchia quante ne sai.
Vuoi un altro caff?
Fallo forte per.
  
Capitolo 93.
Tre sogni.

Todor mi scrive una mail di auguri di buon anno e
aggiunge:
Ho dato una prima traduzione delle tue poesie a Petar
Atanasov un poeta molto famoso e vecchio e bravo, che
ha subito detto: Io sono pi bravo, poi voleva invitarti
a un simposio con altri poeti, ma vedremo,  veramente
molto vecchio. All'epoca del comunismo dettava i canoni
estetici, e ha detto, rigorosamente dopo due giorni,
che le tue poesie gli erano piaciute, e che aspettava da
tempo un poeta come te, se l'era immaginato. Poi ti ha
paragonato a un poeta francese o belga, non ricordo, e
aveva ragione, adesso non ricordo il nome. Ma ha anche
detto che lui  come la bicicletta, e tu come la Ferrari.
Caro vecchio Todor, meno male che c' lui che mi tira
su il morale. Gli scrivo delle mie disavventure amorose, gli
racconto che sono tre giorni che non sento, n vedo Agata
anche se l'ho sognata tutte le notti per tre notti consecutivamente
e in tutti e tre i sogni facevamo la pace e io ero
felicissimo ma poi qualcosa andava storto. La prima notte
io e Agata eravamo in auto, guidava lei, si andava al mare.
Eravamo felici e non pi litigati, era estate e io cantavo
tutto il repertorio di Baglioni. Poi mi giravo e Agata si era
trasformata in mia madre. Poi la macchina usciva di strada
e finivamo in un burrone, io riuscivo a lanciarmi fuori
dall'auto - lo so, ricorre spesso nei miei sogni sto fatto che
io mi butto fuori da un mezzo in corsa che sta per schiantarsi
- io mi salvo e vedo il corpo di Agata - che non  pi
mia mamma grazie a dio e grazie a Sigismondo Freud -
morto schiantato in fondo al fondo del burrone.
Disperazione.
Nel secondo sogno io e Agata siamo a casa mia, ci baciamo,
e ci tocchiamo, l'eccitazione sessuale  forte, iniziamo
a spogliarci, sono eccitatissimo davvero, lei a un
certo punto nel culmine dell'arrapamento mi dice: Scusa
devo andare un attimo in bagno.
Passa molto tempo e io mi preoccupo, vado a cercarla,
busso. Non risponde nessuno, apro la porta, il bagno 
vuoto se non che la mia piccola vasca da bagno  piena
zeppa di ragni, di quelli col corpo piccolo e le zampe
lunghe, sono centinaia, forse migliaia. Una massa nera
zamputa che si muove e che emette anche una specie di
rumore come un fruscio continuo.
Orrore.
Nel terzo sogno io sono con Giulia, siamo al parco del
Valentino, lei  bellissima io sono eccitato come una bestia
e la bacio, la bacio e la carezzo, la carezzo e le tocco le
gambe e poi passa Agata in bici, so che mi ha visto, non si
ferma, continua a pedalare e io riesco a vedere il suo viso:
piange. Do una spinta a Giulia per levarmela di dosso, mi
si  avvinghiata come un polpo femmina, urlo il nome di
Agata ma lei  gi sparita.
Mi sveglio con gli occhi umidi e un'erezione della madonna.
  
Capitolo 94.
Cane e postino compresi.

Terminano le brevi vacanze di Natale e le persone tornano
in citt. Chi dai monti, chi dai mari, chi dalla casa
dei suoi genitori come Francesca, chi da oltre frontiera
come i miei, di genitori.
Passano i giorni, passano le notti, passano i pomeriggi
e le mattine. Cerco di scrivere qualche poesia di
sofferenza amorosa (PSA); sono piuttosto forte in fatto
di sofferenza amorosa. Se la sofferenza amorosa fosse
un'arte marziale penso che potrei aprire una palestra
e insegnarla. Se ci fosse, alle Olimpiadi, la specialit in
Sofferenza amorosa potrei ambire ad avere un posto
in nazionale.
Non mi viene nessuna poesia buona e allora cerco di
concentrarmi sul romanzo per la GCE.
Il primo capitolo  potente, non lo nego. Solo che non
 che sono andato molto avanti, cio l'idea c', i personaggi
ci sono, lo sviluppo, i colpi di scena, il sesso, la
violenza, gli inseguimenti d'auto, ci sono, solo che sono
per lo pi dentro la mia capoccia e devo trovare il modo
di trascriverli per bene sulla carta.
Il primo capitolo per  forte, anche Agata, alla quale
lo feci leggere quando ancora l'amore tra noi trionfava e
la primavera a dicembre sconquassava i nostri cuoricini,
anche Agata era d'accordo sul fatto che sto primo capitolo
 una bomba.
Il primo capitolo del mio romanzo inizia con la tipica
famigliola felice che fa la sua felice colazione: il pap in
giacca e cravatta pronto per l'ufficio, la figliola di sette
anni, il bambino di cinque e la mamma che prepara le
frittelle con lo sciroppo di acero.
Stacco.
Siamo nella pancia di un aereo a quindicimila metri
d'altezza. Una sfera in super lega di adamantio rinforzato
 poggiata su un cuscino di seta rossa; la sfera  colorata
di giallo e qualcuno vi ha disegnato due occhi e una bocca
sorridente. S, tipo un grosso smile, o forse una specie
di Pac-Man tridimensionale.
Roba da fare accapponare la pelle.
Stacco.
La famigliola felice chiacchiera amabile, intossicandosi
di fritto.
Pap ricordati che alle sei ho il saggio, verrai vero?
Certo cara, ci saremo tutti, anche zio Mark.
E io? chiede il pupo.
Ma certo tutti quanti.
Qualcuno vuole ancora una frittella?
IO! Tutti in coro.
Risate di famiglia felice.
Stacco.
Cabina dell'aereo. Si vede il cruscotto - lo so che non
si chiama cruscotto, poi chiamo l'esperto e mi faccio dire
- con tutte le manopole, le levette, le lucine, i cosi con le
lancette, poi una mano tira una leva.
Stacco.
Il bambino prende il bicchiere della bambina che si
arrabbia. Iniziano a litigare. La mamma sgrida. Il pap
leggiucchia il giornale e non ci fa caso.
Stacco.
La sfera fende l'aria, buca le nuvole, fischia.
Quanto impiega una sfera in super lega del peso di
settantasette chilogrammi a percorrere quindici chilometri
in caduta libera prima di schiantarsi sul tetto della
casetta felice monofamiliare con giardino e cane felici,
sfondando tutto ci che si trova tra lei e la spalla sinistra
della felice madre di famiglia felice intenta ad asciugare
un piatto in piedi, sorridendo dopo avere sedato un inizio
di bisticcio tra i suoi due amati figlioli seduti a tavola
per la prima colazione?
Non lo so, devo chiedere all'esperto.
Posso per immaginare che, oltre a disintegrare la
spalla della brava madre di famiglia, l'impatto provochi
un inferno di morte e distruzione in un raggio abbastanza
ampio, cane e postino compresi.
  
Capitolo 95.
Licenziamento.

Il primo giorno di lavoro dopo le Sante Feste ci vado
vestito elegante.
Purtroppo il mio diretto superiore, il dottor Jacovelli,
non  in ufficio.
Decido dunque di andare a trovare il dottor Lauda e
qui il destino mi  pi propizio: lo becco che aspetta l'ascensore
con un cornetto in mano.
Oh buond Giacomo, ha passato buone vacanze?
Pessime, grazie.
Molto bene, si  caricato? E pronto per ripartire con
sprint?
Guardi, proprio di questo volevo parlarle.
L'ascensore arriva e si aprono le porte automatiche.
Guardi Giacomo sono un po' di fretta, vede? Faccio
colazione di corsa. Magari prenda un appuntamento con
Cinzia? Eh? Buon lavoro Giacomo.
Lauda scompare, inghiottito dall'ascensore.
Vado nella mia stanza, la stanza dell'imbusto, la stanza
del bell'imbusto, come mi piace chiamarla quando parlo
tra me e me. Voglio ricuperare il mio temperino a forma
di mappamondo. Non lo trovo. Vado nell'ufficio vicino.
Ci sono quattro persone, tre donne e un uomo.
Scusate, mica avete visto il mio mappamon... no, un
temperino, avevo un temperino, tipo a forma di mappamondo...
Mimo con le mani una piccola sfera.
I quattro tipi mi guardano in un modo tra il disgusto e
la pena, tipo una pena disgustosa o un disgusto penoso.
C' un momento di silenzio imbarazzato, poi l'uomo sussurra
un no e riprende il suo lavoro al computer.
Ho una fantasia: io che estraggo un fucile a canne
mozze da sotto il loden, faccio due passi nella stanza sorridendo
e guardando lo stronzo, contemporaneamente
puntando il fucile verso la faccia di una delle sue colleghe
e facendo fuoco senza neanche guardare, tenendo l'arma
con una mano sola, la testa della disgraziata che esplode,
inondando la stanza di cervello e sangue e ossa craniche,
un occhio si va a posare sulla tastiera dello stronzo che
inizia a vomitare mentre le altre due tipe urlano di purissimo
e sanissimo terrore, e io sempre sorridendo chiedo:
Sicuro che non hai visto il mio temperino?. Lui apre un
cassetto e tira fuori l'oggetto in questione tremando cos
forte che quasi non riesce a porgermelo. Grazie gli dico
e me ne vado, tenendo il fucile sulla spalla, fischiettando
un'arietta allegra.
Ma qui non siamo in un film di Tarantino e per andarmene,
me ne vado davvero, senza fischiettare e con la
certezza di non tornare pi tra queste mura.
  
Capitolo 96.
Fa un freddo.

Fa un freddo inaudito e io, per risparmiare sul riscaldamento,
tendo a tenere la caldaia spesso spenta.
La tele dice che non faceva un freddo cos freddo tipo
da quattrocentosettant'anni.  pericoloso camminare per
la strada perch si scivola sulle lastre di ghiaccio che si
formano a causa delle lacrime che la gente piange e sparge
camminando sui marciapiedi. Spesso vedo uomini e
donne con delle stalattiti di ghiaccio salato appese alle
guance, penzolanti, che partono dagli occhi e scendono
gi oltre il mento.
Alle quattro del pomeriggio  buio ma forse immagino
tutto.
Non il buio.
Il buio  buio davvero.
E pure il freddo.
Anche i treni non ce la fanno e si fermano per il gelo.
L'acqua si ghiaccia nei tubi.
I piccioni maledicono il loro dio.
I barboni muoiono.
Giro per casa con diversi strati di lana, calzettoni di
lana e un girocollo sempre di lana, azzurro, che uso a
protezione della testa. Probabilmente assomiglio all'Omino
Michelin, per non fatto di gomma, ma di lana.
Succede una cosa che avevo visto solo nelle canzoni.
Meglio: che avevo ascoltato nelle canzoni.
Con tutto che se una canzone funziona bene, tu le vedi
le cose che vengono cantate.
Per esempio io Vasco, il primo Vasco, il vecchio giovane
Vasco, io me lo vedo che si alza la mattina col mal di
testa e va al frigo e beve a canna dalla bottiglia d'acqua
e si appoggia al muro della cucina, in mutande, i capelli
lunghi, sporchi, e maledice il Negro che gli si  fottuto la
tipa, il giovane vecchio Vasco e il suo fegato a pezzi.
Comunque Giulia non molla e io mi chiedo cosa ci trovi
in un tizio brevilineo, sovrappeso, con il doppio quasi
dei suoi anni; qui forse Freud potrebbe venirmi in aiuto,
io non ho voglia di scopare ma la carne  debole e...
Vorresti delle mie foto nuda?
Certo.
Hai delle preferenze?
Non in particolare, ma eviterei il nudo artistico.
Perch?
Mi ci devo masturbare, non appenderle in salotto.
Per capire il livello di abbrutimento che un uomo pu
raggiungere quando, diciamo, non  proprio in un periodo
di gran forma.
Giacomo.
Dimmi.
Posso venirti a trovare?
Non so.
Facciamo una cena.
Da me?
S, ti faccio la pasta al forno.
Non so, forse ho bisogno di stare solo.
Ci guardiamo un film.
Fa freddo.
Ti scaldo.
Di non insistere, sto stanco.
Io che rifiuto l'offerta amorosa di una giovane stragnocca
imperiale, non a pagamento. Un'essere dolce, fresco
e profumato che rasenta la perfezione? Chi sono io
per dire di no a un simile regalo degli di?
Come vuoi, Giacomo.
Va bene vieni ma niente pasta al forno che sono grasso,
facciamo il pollo.
Succede questa cosa che vi dicevo che fino ad allora
solo nelle canzoni d'amore. Succede che mangiamo il nostro
pollo dietetico e chiacchieriamo della nostra comune
amica. Succede che beviamo del vino e che Giulia, dopo
cena, si accoccola sul mio letto a uso divano e poi s, succede
che la natura prende il sopravvento e succede che ci
ritroviamo nudi a fare quelle cose tipiche che un uomo e
una donna fanno quando si trovano nudi su un letto.
E non  che il mio corpo non risponda, tutt altro, risponde
gran bene e i baci e le carezze e gli strofinamenti
e i mugolii di piacere - Giulia mugola di piacere che 
una delle sette meraviglie del creato - e le mie mani, e i
suoi seni e insomma si scopa.
E mentre si scopa io, signori della Corte, si metta a
verbale, io non penso ad Agata, poich son coinvolto
nell'atto potente, e poi vengo, cos si dice, vengo, ed 
un'esplosione, come se nel mio ventre qualcuno avesse
inserito una granata a frammentazione incendiaria, che
mi fa esplodere in un milione di pezzi ma il mio corpo
pingue rimane intatto e anche lei viene in contemporanea,
cosa rara, meravigliosa e difficile da credere e caccia
un urlo, ragazzi, da far tremare l'anima.
Dicevo le canzoni.
Giulia rimane a dormire da me anche se io non son
mica convinto ma  tardi,  l'ora dei lupi.
A Torino, a gennaio, pochi lo sanno, ma per strada,
di notte, nel freddo notturno, girano i lupi. Quelli neri e
affamati e con i denti molto appuntiti.
Posso dormire qui stanotte?
Preferirei di no.
Ma  tardi.
Ti chiamo un taxi.
Ho paura dei lupi.
Ok.
Io quando una ragazza mi dice che ha paura dei lupi,
non ci son cazzi, non ce la faccio.
Dicevo le canzoni. La canzone.
Quella dei Pooh, Tanta voglia di lei. S, quella in particolare.
Pazzesca. Non come Maledetta primavera, ma
comunque pazzesca.
A me quella roba l del mi dispiace devo andare, il
mio posto  l giuro che non mi era mai capitata.
A me sta roba del forse un uomo non sar, ma d'un
tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andr,
a dirla tutta, mai successo.
A me, pensare a lei che d'un tratto muove la mano e
dolcemente cerca il suo uomo che non c' - vado a memoria
- mai.
Per giuro che stanotte, mentre sotto, in istrada, i lupi
ululano affamati come non mai, e Giulia mi dorme
accanto, silenziosa e teporosa come solo una ragazza in
un freddo gennaio sa essere, a me viene tutto uno sturbamento
d'animo e mi capita quella roba che solo nei film:
inizio a vedere tutte delle scene di felicit, come un montaggio
di scene di felicit tra me e Agata, le vedo come
fossi al cinema e la colonna sonora questa volta non  dei
Pooh, ma Nothing Else Matters dei Metallica.
E vedo me e Agata nel villaggio delle casette rosse che
chiacchieriamo e beviamo il t che lei ha portato, e poi
ci vedo che facciamo colazione, io col mio bellissimo pigiama
di flanella azzurro, lei nella sua camicina da notte
verde, la mia preferita. E poi ancora io e Agata che
corriamo in riva al mare, mano nella mano, corriamo e
ridiamo sulla spiaggia e ci sono anche dei cavalli bianchi
che sembra di essere in una pubblicit del bagnoschiuma
anche se non capisco come cazzo sia possibile, dato che
non siamo mai stati al mare assieme, probabilmente l'addetto
al montaggio si  calato un acido.
Poi ancora, eccoci in bicicletta nelle strade notturne torinesi
e il primo bacio, e il primo cinema, e la prima pizza, e
il primo - scusate - pompino, e mi viene tutto un desiderio
di vederla adesso e di andare da lei, s il concetto  proprio
tanta voglia di lei, solo che nella canzone lui  a casa della
disgraziata che viene abbandonata a mordere le lenzuola
mentre adesso siamo a casa mia e io non posso mica lasciare
Giulia nel mio letto, che cazzo di situazione assurda.
Poi il montaggio dei ricordi felici finisce.
Mi alzo, vado in bagno, scrivo un SMS: Ciao che fai mi
manchi che fai ciao.
Bella domanda che fai alle tre e mezza della notte.
Succede tutto veloce. Intanto che bevo un sorso d'acqua
dal rubinetto del lavabo del bagno sento il segnale
dell'SMS.
Son qui, non riesco a dormire anche tu mi manchi.
Dicevo: succede tutto veloce.
Mi vesto lesto come dovessi uscir scappando di casa
causa terremoto settimo grado e mezzo sulla Mercalli.
Giulia.
Mmmh...
Giulia.
Mmmmh...
Giulia c' un problema.
Che c'?
Hanno arrestato mia madre, devo andare in Questura,
tu non preoccuparti, dormi, domani mattina tirati
la porta, fai colazione, non ti preoccupare, ti chiamo io
dormi ciao.
Ma che cazz...
Non le faccio finire la parola cazzo che son gi in cortile
che scateno la bici e mi lancio nella notte facendo
zig zag tra i lupi che mi guardano stupiti per l'incoscienza
coraggiosa, fa un freddo inaudito e ho dimenticato la
sciarpa a casa.
  
Capitolo 97.
Magari vado.

Hai tutta la faccia piena di sonno.
Ci credo che ho tutta la faccia piena di sonno, mi ero
addormentata, cosa ci fai qui Giacomo?
Sull'uscio dell'appartamento di Agata mi viene un brivido.
E non  un brivido di freddo invernale.
Penso a quell'altra canzone in cui lui va a trovare la
sua innamorata e la trova con un altro e dice: Signore
chiedo scusa anche a lei. Gli d del lei.
E se Agata non fosse sola? Dovrei dargli del lei, al
tipo?
Che genio il Mogol.
Avevo voglia di vederti nella notte.
Entra.
Grazie.
Vuoi una tisana?
Preferirei qualcosa di forte.
Ho solo del mirto ma  ghiacciato.
Allora facciamo una grappa.
Ti ho detto che ho solo del mirto oppure ti posso fare
un t.
Ok, vada per una vodka liscia.
Che c' Giacomo?
Ci possiamo rinnammorare per favore?
Mi hai appena chiesto se ci possiamo rinnamorare?
S, credo di avertelo appena chiesto.
Non credo funzioni cos.
Cosa intendi dire?
Penso dovrebbe venire naturale.
Tipo?
Tipo la fame, la sete, la nascita, la morte.
Le lacrime?
S, anche le lacrime.
La pip?
Certo.
La pioggia, il terremoto, le onde, le nuvole, la luce del
sole?
S, proprio come la pioggia, il terremoto, le onde, le
nuvole, la luce del sole.
Come le fusa dei gatti, dunque.
S, Giacomo, mi sembra tu abbia afferrato il concetto.
Agata mi porge una tazza di t. Mi scotta le mani e
le labbra, ma va bene che ho preso un sacco di freddo,
nella notte di gennaio. Credo di avere, tra l'altro, battuto
il record casa mia-casa di Agata in bici.
Agata  bella anche tutta scompigliata dal sonno.
Mi vibra il cellulare, al quale ho tolto la suoneria. Scoprir
pi tardi che  Giulia che tenta di contattarmi. Mi
mander anche sei messaggi con degli insulti che non
credevo potessero essere formulati nella nostra lingua.
Ma dicevo: Agata  bella anche tutta scompigliata di
sonno.
E che mi hai detto che ti mancavo.
S.
Era vero?
Quando non ci sei mi manchi.
E quando ci sono?
Non lo so pi e poi parto e poi tu sei pazzo e anche
alcolizzato.
Sono pazzo, vero?
S.
E bevo troppo, vero?
S.
E poi?
Sei scemo.
Mi dice sei scemo ma me lo dice in un modo carino.
Me lo dice che si vede che mi vuole bene.
Io forse adesso avrei voglia di abbracciarla.
E l'abbraccio.
E lei risponde.
E stiamo cos, attaccati per molti secondi. Ed  bello, 
riposante, lei  calda, profuma.
Poi come spesso accade, io rovino il rovinabile.
Facciamo l'amore?
No.
Sesso non completo?
Se vuoi puoi dormire qui.
Mi  gi capitato di dormire accanto a una donna che
mi eccitava sessualmente e con la quale non mi era consentito
fare le cose sessuali e ho capito che  una cosa che,
se puoi,  davvero meglio evitare se non vuoi incappare
in notti insonni con mal di palle inclusi nel pacchetto.
Non  una cosa molto romantica da dire, vero?
E infatti non lo dico, lo penso.
Ma le dico: Magari vado.
Magari vai.
Magari resto.
Vuoi restare?
Non so.
Giacomo.
Agata.
Domani devo svegliarmi presto.
Scusa, vado.
Va bene.
Ciao.
Ciao.
Comunque stronzo, per essere stronzo, sono stronzo.
  
Capitolo 98.
Pioveva mica.

E quindi?
Quindi non ci siamo pi sentiti.
Da quando?
Non so Francesca, tre settimane direi, ci siamo ancora
sentiti al telefono una volta dopo il primo gennaio ma
una freddezza, una tristezza di freddezza di tristezza che
non ti dico.
Non mi dici?
Guarda mi si  appiccicato il padiglione auricolare al
telefono per la freddezza.
Quando parte?
Tra due giorni credo.
E tu?
E io?
E di cazzo! Reagisci! Sei una chiavica! Non esci di
casa da giorni, qui dentro c' puzza di morto, hai i capelli
e la barba unti!
Anche la barba?
S cazzo, fai schifo! E il lavoro?
Non ci son pi andato.
E quelli?
Mi hanno telefonato un paio di volte, non ho risposto.
E come fai coi soldi?
Diventer poeta professionista vivente e poi anche
romanziere e far un sacco di soldi.
Certo... adesso ti lavi e usciamo.
Non ne ho voglia.
Non hai pi nulla da mangiare.
Voglio morire di fame.
Vai a prenderla.
Cosa?
Lei.
Lei?
S.
Ma sta partendo per le Lontane Americhe!
Fai il super gesto d'amore per dio!
Non sono capace a fare il super gesto d'amore!
Siilo!
Dici?
Dico.
Francesca rientra in quella categoria di buone amiche
che nel momento del bisogno cerca di tirarti su perch
ti vuole bene ma io il super gesto d'amore (d'ora in poi
soda), non so mica se ce la faccio a farcela a farlo.
Tutte le volte che ho cercato di fare un SGDA  andata
a finire in vacca.
Tanti anni fa, quando ero innamorato della ragazza
dalle tette tonde, ma lei aveva deciso di non amarmi pi
e si era messa con uno che abitava in qualche cazzo di posto
in Liguria poco fuori Genova, io decisi di fare il SGDA,
cio presi un treno notturno e andai a cercarla in Liguria.
Sapevo che c'era una festa in un locale sul lungomare e lei
era l; presi un treno serale e partii, senza neanche sapere
cosa avrei detto o fatto o baciato. Sbagliai fermata e presi
un taxi. Il tassista si accorse del mio stato confusionale
e io, in un impeto di empatia, gli raccontai che stavo andando
a cercare la ragazza che amavo e che probabilmente
avrei dovuto uccidere l'uomo che me l'aveva portata
via. Lui non credette alle mie parole ma si compliment,
ricordo, e disse che sicuramente lei avrebbe capito che io
l'amavo e sarebbe tornata con me e saremmo vissuti felici
e contenti per molto, moltissimo tempo.
Era un tassista ottimista. Era un tassista romantico ottimista.
And che io riuscii a raggiungere il luogo della festa.
Era su una scogliera, era un locale a strapiombo sugli scogli
e c'era pure il mare mosso e la luna quasi piena.
Quando lei mi vide fece una faccia come quando uno
rientra a casa e trova un capitano della Guardia di Finanza
che smanetta col suo computer.
Ci salutammo.
Figuratevi, ci demmo la mano.
Poi andai al bar e iniziai a bere una birra dietro l'altra.
Birra pessima della marca italiana che pi odio. Buona
forse per il pediluvio.
L'occasione di parlarle venne un paio d'ore dopo: lei
era fuori da sola, fumava; la raggiunsi, che notte incredibile
di scogli e di cielo terso, di vento e di luna accecante
e, davvero, non scherzo, di onde che si infrangono sugli
scogli con quel rumore come che se un gigante prendesse
a schiaffi la roccia.
Lei era bellissima un po' bionda, un po' no coi seni
tondi che spingevano in su la maglietta fina.
S, la maglietta fina.
Il dialogo tra noi fu breve.
Inizi lei: Vattene.
Ti amo.
Vattene non ti voglio mai pi vedere.
Stai piangendo.
Non piango,  la pioggia.
Fammele assaggiare, allora.
Che cosa?
Le lacrime.
Non sono lacrime,  la pioggia.
Fammele assaggiare per prova.
Sei pazzo.
Lo so.
Poi se ne and.
Pioveva mica, giuro, pioveva mica.
  
Capitolo 99.
Tonio.

Mia mamma quando le dico che mi  arrivato il passaporto:
Sei pazzo.
Ma io l'amo.
Ma non sai neanche una parola d'inglese.
L parlano l'americano.
Non sai neanche l'americano.
Mamma, o meglio, qualsiasi cosa tu sia, un ultracorpo
con tutta probabilit, una volta raggiunte le Lontane
Americhe io non avr bisogno di sapere la loro lingua
bislacca poich mi esprimer nel linguaggio dell'Amore
che, come tu sai, o dovresti sapere,  universale!
Povera me.
Mio pap: Bravo figlio, vai a riprenderti ci che 
tuo. Poi si mette a ridere e va a dormire.
Todor mi scrive una lunga mail nella quale esprime
tutta la sua stima per il coraggioso atto d'amore. Dice che
questa esperienza, comunque vada a finire, mi maturer
come uomo e come poeta, e come soldato, in caso scoppi
la guerra e mi chiede se posso, al mio ritorno, portargli
un barattolo di burro d'arachidi, che in Bulgaria non 
facile trovarne.
Sono al supermercato, in fila alla cassa.
La cassiera magra guarda paziente una vecchina rincoglionita
tentare di gestire una manciata di monetine per
pagare il suo cartone di vino.
Io tengo in bilico una torre di scatole di pizze surgelate.
C' anche l'uomo antipatico,  all'altra cassa. C' pi
gente del solito oggi a fare la spesa. Forse  semplicemente
l'orario.
Poi succede una cosa: l'uomo antipatico chiama con il
microfono: Federica in cassa.
Federica si materializza dopo pochi secondi, l'ho vista
qualche volta, per lo pi tra gli scaffali ad armeggiare
con barattoli e scatole.
L'uomo antipatico si eclissa ma prima vedo che lancia
un'occhiata alla cassiera magra. Ha di nuovo quel bel
colorito sulle guance. I due si guardano. E uno sguardo
strano, carico,  uno sguardo carico di qualcosa di energetico,
c' un'energia.
E poi, pure l'uomo antipatico, mi sembra diverso. Non
so, meno brutto?
La cassiera magra prende i soldi della vecchia e spegne
la cassa.
Mi guarda e guarda quelli dietro di me. Dice: Scusate
un attimo e sorride.
Alcuni clienti cambiano coda sbuffando.
La cassiera magra va verso gli scaffali, veloce.
Io mi giro, dietro di me c' Tonio Cartonio;  vestito
tutto di verde. Verde speranza, penso.
Gli porgo la pila di pizze: Tieni un attimo. Lui le
prende tenendole in bilico, senza fiatare.
Io seguo la cassiera magra e li vedo.
Sono nella zona colazione, tra i biscotti e le marmellate,
tra i corn flakes e le merendine.
Si baciano.
Si baciano fortissimo.
Si amano fortissimo.
La cassiera magra e l'uomo antipatico.
Mi sento in imbarazzo ma anche non riesco a staccare
lo sguardo, poi vedo che lei mi vede, faccio un passo indietro
e prendo in pieno una pila di scatole di panettoni
a met prezzo super offerta post natalizia.
L'imbarazzo  pieno. Lei mi sorride. Io mi lancio verso
la porta automatica, lascio le pizze a Tonio, ma Tonio 
fuori, sembra aspettarmi. Fuma.
Ma fumi?
Ma s, due pacchetti al giorno.
Ma guarda che devi dare il buon esempio ai giovani.
Ma non ti preoccupare dei giovani, Giacomino.
Non chiamarmi Giacomino.
Ok.
Quei due si amano, vero?
S.
Sai che non me nero accorto.
Perch sei tonto.
Dunque l'amore trionfa?
Pu.
Bene, questo  il segno.
Di cosa, Giacomino?
Parto.
Per dove?
Le Lontane Americhe.
Per amore, suppongo.
E per quale altro motivo uno dovrebbe partire per le
Lontane Americhe?
Tu l'ami?
Tonio, non lo so, non so pi niente.
Senti amico, se c' una cosa che ho imparato nella
vita  che il non so non esiste, e smetti di mangiare pizze
surgelate.
L'hai imparato nel Fantabosco?
Lascia perdere il Fantabosco e vai a riprenderti ci
che  tuo.
Devo avere un turbamento freudiano in atto, perch
adesso Tonio Cartonio parla come mio padre.
Fine?
Francesca dice che mi accompagnerebbe volentieri
nelle Lontane Americhe ma non ha i soldi. Mi accompagna
per all'aeroporto. Durante il viaggio in pullman
esercita il suo sadismo canticchiando ininterrottamente il
ritornello Un viaggio ha senso solo, senza ritorno se non
in volo, di Grignani.
Agata  partita da un mese, ci siamo scritti un paio
di mail nelle quali mi racconta che il posto  bellissimo,
i colleghi fantastici. Ha qualche problema con la lingua
e condivide l'appartamento nel campus con una ragazza
cinese.
La terza settimana cediamo alla chat.
Mi manchi.
Non  vero.
 vero.
Ti trombi l'americano.
Ma che cazzo dici?
Lo so che scopate lui  bellissimo e assomiglia a Iron
Man.
 sposato, ha due bellissime bambine e mi tratta in
modo professionale scrivimi delle poesie ne ho bisogno.
Poesie d'amore?
S.
E se io non t'amassi pi?
Fallo lo stesso, far finta che mi ami.
 la prima volta che salgo su un aereo intercontinentale.
Niente a che vedere con i piccoli apparecchi che ho
preso fino a ora.
Sono ventiquattro ore che non assumo liquidi: si chiama
autodisidratazione controllata volontaria (ACV).  una
tecnica familiare a noi aerocessofobici.
Pericolosissima.
Tua sorella?
Ci siamo parlate ieri, mi ha fatto un sacco ridere.
Perch?
Mi ha fatto vedere dei nuovi passi di danza che ha
imparato.
Potevamo diventare cognati io e tua sorella se tu non
partivi.
Stupido.
Sto facendo la dieta.
Basterebbe che bevessi meno.
Diventer bellissimo e tutte mi vorranno.
Vaffanculo.
Suca.
Fottiti.
Nei film americani gli attori americani bevono i drink
dentro gli aerei. Chiss se mi offriranno da bere dei
drink alcolici? Potrei ubriacarmi di drink alcolici ma poi
mi verrebbe da pisciare.
Secondo me all'aeroporto americano mi arrestano perch
ho la barba.
Magari ti vengo a trovare.
S certo, mi ti vedo che prendi l'aereo e vieni fino a qua."
Non mi credi capace?
No.
Mi sottovaluti.
Sono realista.
Lo sei.
Gli americani non son buoni a far finire male le loro
storie.
Gli americani tendono al cos detto Happy End. Questa
 gente che si  inventata l'American Dream, lo Yes
We Can, la bomba atomica, Topolino e il Rock And Roll,
solo per citarne alcune.
Per scrivimi.
Lo so come vanno queste cose.
Come vanno?
Ora hai bisogno di me poi quando ti sarai ambientata,
lentamente ci scriveremo sempre di meno, fino a smettere
del tutto e piano piano dimenticheremo le nostre voci
e le nostre facce e ci che ci piaceva dirci e farci.
Scrivimi una poesia d'amore almeno e smetti di autocitarti.
Sono seduto in un posto esterno. Son circa tre ore che
voliamo, ho provato a leggere ma non riesco a concentrarmi.
Stiamo volando a un'altezza che se uno ci pensa
 meglio di no.
Le hostess sono gentili e bellissime come da manuale.
Dormire non se ne parla.
Certo che te la scrivo, una poesia.
D'amore?
S, molto d'amore.
Mi alzo, attraverso mezzo aereo e mi trovo davanti alla
porta del cesso.
Che cosa curiosa: si pu camminare volando. Si pu
camminare a diecimila metri d'altezza.
La signorina bionda vestita di blu mi sorride a quattrocento
denti.
Attendo.
Attendo.
Attendo.
Ha bisogno?
No.
La porta del cesso  piccola e stretta, un uomo molto
grosso avrebbe difficolt a entrarci.
Continuo a fissarla poi la tocco con un dito.
La hostess ci riprova: Ha bisogno, signore?.
La guardo: ha gli occhi grandi e azzurri e un simpatico
cappellino blu.
S signorina, avrei bisogno della donna che amo, dei
suoi baci, dei suoi abbracci, dei suoi occhi dentro i miei
occhi, questo  quello di cui ho bisogno e sto andando a
prendermelo oltreoceano.
Le persone, anche le bellissime hostess, quando dici
loro la verit lampante, si imbarazzano.
Deve andare alla toilette, signore?
Mi dia ancora un minuto signorina.
E di cosa parler?
La poesia?
S.
Di cosa vuoi che parli?
Di me.
Chiudo il coperchio e mi siedo. Non male per un cesso
volante, stretto ma confortevole.
Tiro fuori la penna e il taccuino e inizio a scrivere a
migliaia di metri sopra il livello del mare, a seicento chilometri all'ora scrivo una poesia che parla di un uomo e
di una donna, della paura, della felicit, della vita e della
morte e della speranza in un mondo, se non migliore,
almeno un mondo.
Solo che te la dar guardandoti negli occhi.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Ci sono delle persone senza le quali questo libro non esisterebbe.
Le vorrei dunque ringraziare.
Enrica Tesio, che mi ha mostrato che si pu fare anche se sembra
impossibile. Cio, a me sembrava impossibile, a lei no. Per fortuna.
Poi Michele Rossi, che un giorno venne a Torino e mi disse
che secondo lui era venuto il momento giusto e io gli risposi: Ma sei sicuro? e lui - eravamo al bar - ordin un punch e l io capii che Mr. Red era un uomo che ne sapeva.
Poi Gemma Trevisani, che ha avuto una pazienza sovrumana,
soprattutto nei momenti critici. D'altra parte sono quasi certo chenelle sue vene scorra sangue elfico.
Poi ancora, Arianna Curci che  arrivata a un certo punto a
dare un aiuto davvero prezioso.
Poi voglio ringraziare Mauro Paschetta per tutto ci che so
sui ragni.
E Todor per la sua saggezza tipicamente bulgara che mi ha
sostenuto nei momenti di difficolt.
E poi Alessia Gemma, che da quando la conosco mi succedono
un sacco di robe ganze.
Poi vorrei ringraziare Benito Jacovitti, Charles Bukowski,
Mogol, Lucio Battisti, Woody Allen, Roberto Freak Antoni,
Charles M. Schulz, Jacques Prvert e Stephen King.
Ultimi ma non ultimi, tutti coloro i quali hanno avuto la bont,
in questi anni, di seguirmi nelle mie avventure poetiche, e che
forse avranno voglia di leggermi anche adesso, che ho smesso
temporaneamente di andare a capo come un ossesso.
.
Guido Catalano.
.
Torino, novembre quasi dicembre 2015
...
.
...
FINE.